La Voce 83 - luglio 2026
Usare la campagna elettorale per rafforzare la lotta contro il governo Meloni fino a cacciarlo e sostituirlo con un governo di emergenza popolare
A mo’ di introduzione. La premessa di ogni ragionamento serio sulla linea da seguire nei prossimi mesi è che l’unica via d’uscita positiva per le masse popolari dalla crisi generale del capitalismo e dalla Terza guerra mondiale in cui la crisi è sfociata è instaurare il socialismo e che costituire il Governo di Blocco Popolare (GBP) è la via più diretta per arrivare all’instaurazione del socialismo. Instaurare il socialismo non è un optional. Per la specie umana il comunismo è lo stadio di civiltà che deve realizzare per superare il vicolo cieco e la catastrofe ecologica, economica, nelle relazioni sociali, nelle relazioni internazionali, in campo intellettuale e morale in cui è finita con il capitalismo: il socialismo è la transizione dal capitalismo al comunismo.
Sulla linea da seguire nell’attuale campagna elettorale noi comunisti possiamo arrivare a una completa unità con chi è d’accordo con questa premessa.
La sostanza della rivoluzione socialista è 1. la costruzione del partito comunista come avanguardia organizzata della classe operaia, 2. l’organizzazione della classe operaia come classe dirigente delle masse popolari e 3. l’organizzazione delle masse popolari. Sono tre processi distinti ma connessi a costituire un unico processo: la rivoluzione socialista. Questa è un processo che richiede una forza motrice consapevole (il partito comunista) e una classe dirigente (la classe operaia) e implica una trasformazione intellettuale e morale della massa della popolazione a formare quella che nel Manifesto del partito comunista (1848) Marx ed Engels hanno caratterizzato come “un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti”. La possibilità di questo obiettivo è fondata nelle condizioni sociali create dalla società borghese. La trasformazione della possibilità in realtà è compito del partito comunista.
Far avanzare la rivoluzione socialista oggi in Italia significa
- rafforzare il Partito, portando i singoli (e, tramite loro, gli organismi di cui fanno parte) soggettivamente più vicini ad assumersi il nostro compito, a operare nella situazione in cui agiscono in conformità alla concezione comunista del mondo, al bilancio del movimento comunista, alla lotta di classe e all’analisi del corso delle cose (in un certo senso sul modello di quello che fa attualmente il Partito dei CARC) e arruolando tutti e solo quelli che sono all’altezza o disposti a mettersi all’altezza del ruolo di Stato Maggiore della guerra popolare rivoluzionaria che sfocerà nell’instaurazione del socialismo;
- mobilitare gli operai e le altre classi delle masse popolari a organizzarsi: costituire organizzazioni operaie e popolari, agire ovunque da nuove autorità pubbliche in modo da far fronte al meglio, da subito e in ogni campo, agli effetti della crisi generale del capitalismo, coordinarsi fino a rendere il paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia e avanzare verso la costituzione di un proprio governo d’emergenza.
Noi comunisti dobbiamo quindi approfittare dell’attuale campagna elettorale
1. per conquistare le persone più coscienti e avanzate alla causa del comunismo o almeno alla lotta per la costituzione del GBP, mostrando loro caso per caso che la loro esperienza contrasta con le loro attuali teorie e programmi;
2. per mobilitare i lavoratori, a partire da quelli più attivi nella resistenza agli effetti della crisi generale del capitalismo, a organizzarsi e costituire nelle aziende e nelle zone d’abitazione organizzazioni operaie e popolari.
Questi sono i due fronti decisivi per far avanzare la rivoluzione socialista. Ma ve ne è anche un terzo che, benché solo ausiliario, è indispensabile stante il seguito e il prestigio di cui i sinceri democratici della società civile, i dirigenti delle organizzazioni sindacali di base e della sinistra CGIL e in generale gli oppositori non comunisti alle Larghe Intese ancora godono tra le masse popolari del nostro paese.
3. Portare gli oppositori non comunisti delle Larghe Intese a svolgere compiutamente il ruolo, a cui in qualche modo e in qualche misura già tendono, di sostegno alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari: quello che chiamiamo il ruolo di Comitato di Liberazione Nazionale o Comitato di Salvezza Nazionale.
Il contesto in cui si svolge la campagna elettorale. La Terza guerra mondiale si allarga, il disastro ecologico devasta il nostro paese, l’economia di guerra, la corsa al riarmo, le grandi opere speculative, i grandi eventi e il turismo usa e getta lo rendono sempre più simile a un campo di macerie. L’orgia della speculazione finanziaria è come un mostro che distrugge uomini e cose, elimina diritti e conquiste delle masse popolari riportando in auge caporalato e schiavitù, ricolonizza i paesi oppressi aggredendo i paesi dove Stati o movimenti oppongono resistenza, nei paesi imperialisti strangola l’economia reale delle piccole e medie imprese e delle aziende familiari, ovunque genera abbrutimento e guerra. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti e UE sprofonda sempre più il nostro paese e il resto del mondo in un baratro senza fondo.
La classe dominante è lacerata da contraddizioni che non può risolvere ma solo aggravare, il suo potere sulla società diventa sempre più debole e la resistenza delle masse popolari e dei popoli oppressi si allarga. L’azione dell’amministrazione Trump e dei sionisti da una parte e il sostegno dell’UE al regime fantoccio di Zelensky dall’altra gettano benzina sul fuoco della Terza guerra mondiale ed esasperano le contraddizioni al loro interno. Il governo Meloni è traballante, così come sono traballanti i governi dei principali paesi imperialisti in Europa. Questo è il corso delle cose nel nostro paese e nel resto del mondo, questo è il contesto in cui è iniziata e si svolge la campagna elettorale.
Il corso attuale delle cose non è un evento strano e imprevisto, è il risultato del dominio della borghesia imperialista nel mondo: esso è conforme alla natura del modo di produzione capitalista, è il frutto degli interessi e del ruolo sociale di alcune classi. Cambiare direzione è possibile, nel nostro paese ci sono anche le classi che hanno l’interesse e la forza per porvi fine: la classe operaia, gli altri lavoratori e il resto delle masse popolari. Le masse popolari organizzate sono in grado non solo di rendere il paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia, ma anche di costituire un governo che rompe con la NATO, con i sionisti e con la UE e di far fronte con successo alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Su di esse poggia e deve poggiare ogni progetto serio di invertire la rotta, ogni proposito serio di “cambiare tutto”. È alla luce di questo che dobbiamo intervenire nella campagna elettorale in corso e valutare la linea di gruppi e personalità.
La campagna elettorale e le tendenze che si delineano. La campagna elettorale è già iniziata e durerà alcuni mesi. Le liste non sono ancora definitive, i raggruppamenti possono ancora cambiare, ma alcune tendenze sono già delineate.
Per quanto riguarda il campo delle Larghe Intese, nel polo FdI-Lega-FI è aperto lo scontro tra chi è per lanciarsi con maggiore decisione nella mobilitazione reazionaria delle masse popolari a braccetto con Futuro Nazionale di Vannacci e chi è invece per un “grande centro”, cioè per l’intesa con il PD. A sua volta il polo PD è diviso tra chi spinge per il “grande centro” e chi, per arginare l’emorragia di voti o perché preoccupato per il corso delle cose, recalcitra: da qui le mosse di AVS per ripetere operazioni come quella fatta con le candidature di Ilaria Salis e Mimmo Lucano alle elezioni europee del 2024 e le speranze nella “discesa in campo” di Di Battista di quella parte del M5S a cui è indigesto il matrimonio con PD, Italia Viva e Azione.
Nel campo delle forze anti Larghe Intese e di quanti nel movimento comunista sono attivi nella lotta elettorale (quindi salvo gli astensionisti di principio incalliti) la linea per ora prevalente è che, stante l’avanzare dei Vannacci nel nostro paese e nel resto d’Europa, bisogna cercare di ridurre i danni battendo la destra e condizionando un eventuale governo del polo PD e cespugli dall’esterno del Parlamento: è la linea promossa da una parte del movimento NO King’s all’assemblea nazionale tenutasi il 18 luglio a Genova in occasione del 25° anniversario del G8. È la riproposizione della linea del movimento delle sardine (2019) e prima del popolo viola (2009), in un contesto aggravato proprio anche a causa dell’azione del polo PD. Una declinazione diversa della stessa linea è quella della promozione di liste autonome da entrambi i poli delle Larghe Intese per mandare in Parlamento una pattuglia più o meno nutrita di strenui oppositori che disturba il “manovratore” qualunque esso sia, denuncia cosa accade a palazzo, fa da portavoce delle rivendicazioni popolari. Questa linea attualmente è incarnata dalla proposta del “blocco politico indipendente” lanciata da Potere al Popolo (PaP) e presentata con un'assemblea nazionale il 14 giugno a Roma e nella proposta di Agorà, lanciata da professor Angelo D’Orsi assieme ad altri esponenti della società civile, presentata con un’assemblea nazionale tenutasi il 27 giugno sempre a Roma (a cui ha partecipato il P.CARC con l’intervento che riportiamo in appendice). La linea che noi promuoviamo è invece che, stante la posta in gioco, bisogna usare anche la campagna elettorale per dare un nuovo indirizzo politico al paese, per costituire un governo di emergenza popolare che avvia un nuovo corso delle cose: un nuovo corso che anche i promotori di Agorà e del blocco politico indipendente indicano come necessario (“cambiare tutto”) e declinano in programmi radicali di cambiamento del paese senza però occuparsi, almeno per ora, di darsi i mezzi per attuarli.
Sul terreno dell’orientamento generale, dobbiamo combattere le tesi che la crisi del capitalismo e la Terza guerra mondiale portano necessariamente al potere la parte più reazionaria e criminale della borghesia imperialista, che apre inevitabilmente la strada al fascismo. Sono i disfattisti e gli opportunisti che diffondono simili concezioni e stati d’animo tra le masse popolari. All’inizio del secolo scorso la prima crisi generale del capitalismo ha dato il via alla prima ondata della rivoluzione proletaria. Il decorso della prima crisi generale del capitalismo è stato dettato dalla Rivoluzione d’Ottobre e dalle lotte di liberazione nazionale che hanno portato alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese e hanno posto fine al sistema colonialista mondiale. Solo i limiti dei partiti comunisti dei paesi imperialisti hanno permesso alla borghesia di far fronte con il fascismo e il nazismo e con i regimi di controrivoluzione preventiva alla rivoluzione socialista in Europa e negli USA. L’esperienza della prima crisi generale del capitalismo, della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e dei primi paesi socialisti è preziosa per chi sa imparare dall’esperienza, per capire il corso attuale delle cose e intervenire a dirigerlo con energia ed efficacia verso l’instaurazione del socialismo.
Dobbiamo combattere l’illusione che una soluzione o attenuazione della crisi generale possa venire dalla classe dominante, dalle istituzioni della Repubblica Pontificia, dai suoi vertici, dai partiti ed esponenti delle Larghe Intese (in concreto dal polo PD e i suoi alleati e dal polo FdI-Lega-FI e alleati), dall’Unione Europea, dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti e UE. Questo campo è già lacerato da contraddizioni irrisolvibili e dalla crisi del suo sistema politico. Il massimo che possiamo ottenere da questo campo, manovrando dall’esterno (ingovernabilità dal basso) e dall’interno (ingovernabilità dall’alto) è approfittare della loro debolezza per indurre i vertici della Repubblica Pontificia a ingoiare, come soluzione provvisoria e d’emergenza, la costituzione del Governo di Blocco Popolare. Per sua natura la crisi in corso si aggraverà in una sequela senza fine di guerre, distruzioni e sofferenze finché in qualche paese le masse popolari organizzate non instaureranno un loro governo e daranno anche agli altri paesi il segno dell’inversione di marcia.
Dobbiamo combattere la tendenza a disperdere energie e tempo per andare a fare la sponda delle rivendicazioni delle masse popolari nelle istituzioni della Repubblica Pontificia (la linea della “sponda politica”). Non importa che i singoli individui siano onestamente guidati dalle loro illusioni o siano invece carrieristi in cerca di onori e ricchezza. L’aggravarsi della crisi del capitalismo spingerà irresistibilmente ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia a infierire sulle masse popolari, chiunque lo presiederà e comunque sia composto. Mentre al contrario per quanto piccolo, sarà di enorme importanza e di sicura efficacia ogni passo compiuto nella direzione giusta sul cammino del rafforzamento e della moltiplicazione delle organizzazioni operaie e popolari, della formazione di Comitati di Liberazione Nazionale, del rendere il paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia, della costituzione del Governo di Blocco Popolare.
Agorà e il blocco politico indipendente. Agorà incarna il tentativo di notabili del regime di chiamare a raccolta le masse popolari contro il catastrofico corso delle cose, al modo di Michele Santoro con Pace, Terra, Dignità nel 2024 o di Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa con La Lista del Popolo nel 2018. È l’espressione di personaggi altolocati ma indignati (e questo è il loro lato positivo su cui dobbiamo far leva) del corso delle cose, che considerano frutto della stupidità o della malvagità dei colleghi con i quali condividono la posizione sociale. Per loro le masse popolari sono solo o principalmente una massa di elettori, incapaci di altro ruolo politico. Non riconoscono che sono le masse popolari che faranno la storia, non si preoccupano di capire il percorso che esse hanno fatto e stanno facendo e tanto meno di scoprire le leggi di questo percorso. Le considerano come una massa di esseri umani degni di un trattamento migliore di quello che subiscono e loro, i notabili, lo promettono senza limiti e vincoli. Questi notabili, per posizione sociale e per scelta estranei alle lotte delle masse popolari, chiamano queste a votarli come se fosse il voto a conferire il potere e promettono un diverso corso delle cose. Sottovalutano l’esperienza e il realismo delle masse popolari. Dopodomani troveranno nella scarsità dei voti raccolti motivazione per confermarsi nel loro disprezzo per le masse popolari.
Con il blocco politico indipendente l’area di Potere al Popolo/Rete dei Comunisti/Unione Sindacale di Base/Opposizione Studentesca di Alternativa/Cambiare Rotta punta a far leva sulle mille lotte delle masse popolari in corso, alle quali in vari modi e in varia misura partecipa (questo è il loro lato positivo su cui dobbiamo far leva). I più a sinistra di essi vedono addirittura nelle lotte e nelle masse popolari che vi partecipano una forza politica, capace di cambiare il corso delle cose, di trasformare il mondo: un’attività di cui però negano si svolga secondo leggi che si tratta di scoprire e usare. Essi aspirano a dare a queste lotte una voce e un avvocato nelle istituzioni della Repubblica Pontificia. La loro azione alimenta la speranza elettorale nella base rossa e negli altri elementi avanzati delle masse popolari di poter ricreare una “sponda politica” nelle istituzioni per rafforzare le lotte e l’organizzazione delle masse popolari (questo è il lato negativo del loro lavoro che apre spazio di manovra ai carrieristi).
I programmi elettorali dei promotori di Agorà e del blocco politico indipendente sono eccellenti.Tra questi programmi e le sette misure generali del GBP vi è piena compatibilità se non sovrapposizione.(1) La differenza fondamentale non sta nei programmi, sta nel realismo delle vie indicate per realizzarli. La linea del GBP è realistica: indica come arrivare ad attuare il programma che propone, come arrivare a costituire un governo che abbia la forza di realizzarlo, dove sta la forza che consentirà di far fronte alla borghesia che con ogni mezzo si opporrà alla realizzazione del programma del GBP. I promotori di Agorà apertamente e quelli del blocco politico indipendente con maggiore sensibilità ai reali rapporti di forza propongono di percorrere una strada che il governo M5S in Italia nel 2018 e il governo di Syriza in Grecia nel 2015 hanno mostrato dove porterebbe se avesse successo elettorale. Ma come diceva già nel 1947 De Gasperi a Togliatti, in ogni paese capitalista c’è un partito che anche se raccoglie meno voti di altri ha però il denaro e la forza economica per dettare legge: chi vuole realizzare un programma diverso da quello della borghesia imperialista, deve fare i conti con la forza nazionale e internazionale di questo partito. Le elezioni non decidono da sole quale sarà il corso delle cose nei mesi e anni futuri. Il corso catastrofico delle cose non nasce da una libera scelta dei gruppi borghesi, da un errore intellettuale, da una dottrina sbagliata (il neoliberismo, l’ordoliberismo, ecc.) o dalla cattiveria della borghesia. Varie sono le vie attraverso le quali il corso può snodarsi, ma in tutte le sue varianti è il corso al quale la borghesia è costretta dalla crisi per sovraccumulazione assoluta di capitale. La borghesia italiana e con essa la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti e UE difenderanno i loro interessi e il loro sistema con ogni mezzo. Il governo che impersona un corso diverso deve avere la forza per imporlo alla borghesia, ai suoi agenti e servi. Il GBP se arriva a costituirsi questa forza ce l’ha. Un eventuale governo costituito dalla vittoria elettorale di Agorà o di Potere al Popolo non ce l’avrebbe.
1. Il programma del Governo di Blocco Popolare riassume le principali rivendicazioni delle masse popolari in sette misure generali:
1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa);
2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi;
3. assegnare a ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato);
4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose, assegnando alle aziende coinvolte altri compiti utili;
5. avviare la riorganizzazione di tutte le altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione;
6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi;
7. epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano la trasformazione del paese, conformare le Forze dell’Ordine, le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 e ripristinare la partecipazione universale dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.
Per questo chiamiamo, già a partire da oggi, i promotori e gli attivisti di Agorà e di Potere al Popolo a dedicare le loro energie a mobilitare operai e masse popolari perché costituiscano organizzazioni operaie e popolari che agiscano da nuove autorità pubbliche, rendano il paese ingovernabile per i vertici della Repubblica Pontificia, si coordinino fino a costituire un loro governo d’emergenza.
Nel movimento comunista e tra le forze anti Larghe Intese molti sostengono che le elezioni non sono il fine ma un mezzo e che bisogna costruire l’alternativa: ma il mezzo per che cosa e quale alternativa? La campagna per le prossime elezioni politiche (a termine o anticipate che siano) contribuirà a “cambiare tutto” se serve a moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, rafforzare quelle esistenti, allargare il loro coordinamento e orientarle a cacciare il governo Meloni senza aspettare le elezioni e a sostituirlo con un governo di emergenza popolare. Quanto più i promotori delle liste anti Larghe Intese si danno da subito a mobilitare tali organismi per cacciare il governo Meloni senza aspettare le prossime elezioni, approfittando anche della sua debolezza, degli scontri tra i partiti che lo sorreggono e delle contraddizioni tra i suoi padrini, tanto più raccoglieranno voti nel caso in cui si arriverà comunque alle elezioni, perché così le elezioni smettono di essere una liturgia inutile, ma diventano la componente di un piano di guerra il cui esito non dipende solo o principalmente da “chi vince le elezioni”. Su questa base è possibile mobilitare buona parte dei milioni di persone che non vanno più a votare. Mille segnali, compresa da ultimo la vittoria del NO ai referendum di marzo 2026, confermano che l’astensione non è principalmente espressione del disinteresse per come vanno le cose nel nostro paese e nel mondo, ma la conclusione che, con molto realismo, milioni di persone hanno tirato dalla loro esperienza: andare a votare non serve a cambiare il corso delle cose. L’esperienza degli ultimi decenni dice che i due poli delle Larghe Intese sono due facce della stessa medaglia; che non basta avere una pattuglia di oppositori in Parlamento come quando il PRC prometteva di “far piangere anche i ricchi”; che non basta neanche mandare al governo gente che si dice decisa a “cacciare la casta” e ad “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, come prometteva il M5S, ma non osa fondare la sua azione sulle masse popolari organizzate.
Anna M.
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Mao Tse-tung - Lotta parlamentare e “cretinismo parlamentare”
A
proposito di deviazioni e illusioni dure a morire nel movimento
comunista del nostro paese
“Quali sono le nostre divergenze con il compagno Togliatti e altri compagni sul giusto atteggiamento verso i parlamenti borghesi?
1. Noi sosteniamo che tutti i parlamenti borghesi hanno una natura di classe e servono da ornamento alla dittatura borghese. Come diceva Lenin: “Prendete qualsiasi paese parlamentare, dall’America alla Svizzera, dalla Francia all’Inghilterra, alla Norvegia, ecc. […] il vero affare di ‘Stato’ è attuato dietro le scene ed è condotto da ministeri, cancellerie e stati maggiori”. E “quanto più potente è lo sviluppo della democrazia (borghese), tanto più la borsa e i banchieri assoggettano i parlamentari borghesi”.
2. Noi siamo per utilizzare la lotta parlamentare, ma siamo contro la diffusione dell’illusione del “cretinismo parlamentare”. Inoltre, proprio come ha detto Lenin, il partito della classe operaia “è favorevole a utilizzare la lotta parlamentare, a prendervi parte, ma esso denuncia implacabilmente il ‘cretinismo parlamentare’, ossia la fiducia nella lotta parlamentare come unica forma o come forma principale di lotta politica in ogni situazione”.
3. Noi siamo per utilizzare la piattaforma del parlamento borghese per denunciare le piaghe purulente nella società borghese. Il partito politico della classe operaia deve essere altamente vigilante e deve sempre mantenere la sua indipendenza politica considerato che la borghesia usa il parlamento come metodo per ingannarlo, corromperlo e anche comprarlo. (…)
Il compagno Togliatti e altri compagni sostengono che con una “legge onesta”, con “la formazione nel Parlamento di una maggioranza conforme alla volontà del popolo”, si potranno attuare “profonde riforme sociali”, “modificare gli attuali rapporti di produzione e quindi anche il regime della grande proprietà”. Le cose stanno veramente così? No. Nelle condizioni in cui viene conservato l’apparato burocratico e militare dello Stato della borghesia, per il proletariato e per i suoi fedeli alleati ottenere la maggioranza parlamentare in una situazione normale e in conformità con le leggi elettorali borghesi, è impossibile o se per caso succede, non ci si può assolutamente contare per la trasformazione socialista del paese. Dopo la Seconda guerra mondiale, i partiti comunisti e operai in molti paesi capitalisti avevano seggi in parlamento, in qualche caso molti seggi. In ogni caso, però, la borghesia ha usato varie misure per impedire ai comunisti di ottenere una maggioranza parlamentare: invalidando elezioni, sciogliendo parlamenti, rivedendo le leggi elettorali o la costituzione o mettendo fuori legge il partito comunista. (...)
Può la classe operaia diventare classe dominante solo facendo assegnamento sui voti elettorali? La storia non ha visto nessuna classe oppressa diventare classe dominante con le elezioni. La borghesia loda la democrazia parlamentare e il sistema elettorale, ma non c’è alcun paese dove la borghesia abbia sostituito i signori feudali come classe dominante per mezzo del voto. A maggior ragione, è impossibile che il proletariato diventi classe dominante per mezzo delle elezioni. Come disse Lenin nel suo articolo Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi: “Solo i vili o gli sciocchi possono credere che il proletariato debba prima conquistare la maggioranza in elezioni condotte sotto il giogo della borghesia e sotto il giogo della schiavitù salariata, per conquistare poi il potere. Questo è il colmo della stupidità o dell’ipocrisia; questo equivale a sostituire la lotta di classe e la rivoluzione con le votazioni nel vecchio regime, con il vecchio potere”.
(Togliatti) ha poi detto: “Ridurre questa lotta alle competizioni elettorali per il parlamento e aspettare la conquista del 51 per cento sarebbe, oltre che ingenuo, illusorio”. Il compagno Togliatti pretende che quello che essi vogliono non è solo “un parlamento che funzioni” ma anche “un grande movimento popolare”. Esigere un “grande movimento popolare” è molto giusto. Naturalmente i marxisti-leninisti non possono che esserne contenti. D’altro canto occorre riconoscere che esiste attualmente in Italia un movimento di massa abbastanza vasto e che il Partito comunista italiano ha avuto qualche successo in questo campo. Il guaio è che il compagno Togliatti considera il movimento di massa solo entro il quadro parlamentare. Egli sostiene che il movimento di massa “può far sorgere dal paese quelle esigenze che poi possano essere soddisfatte da un Parlamento in cui le forze popolari abbiano ottenuto una rappresentanza abbastanza forte”.
Le masse fanno sorgere le esigenze, poi il parlamento le soddisfa: tale è la formula del compagno Togliatti per il movimento di massa. Il principio tattico fondamentale del marxismo-leninismo è il seguente: in tutti i movimenti di massa e anche nella lotta parlamentare è necessario mantenere l’indipendenza politica del proletariato, tracciare una linea di demarcazione tra il proletariato e la borghesia, combinare gli interessi immediati del movimento con i suoi interessi futuri e coordinare il movimento attuale con l’intero processo e l’obiettivo finale della lotta della classe operaia. Dimenticare o violare questo principio è cadere nel pantano del bernsteinismo e, in effetti, accettare la famigerata formula che “il movimento è tutto, l’obiettivo è nulla”. (…)
Le tesi per il decimo Congresso del Partito comunista italiano dichiarano che al parlamento devono essere dati pieni poteri per formulare leggi e per dirigere e controllare le attività dell’esecutivo. Non sappiamo chi darà al parlamento i poteri che certi dirigenti del Partito comunista italiano desiderano gli siano dati. Glieli darà la borghesia o Togliatti e gli altri compagni? In realtà, i poteri a un parlamento borghese vengono conferiti dalla borghesia. Grandi o piccoli, questi gli sono conferiti secondo gli interessi della stessa borghesia. A prescindere dall’entità del potere che questa gli concede, il parlamento non potrà mai diventare il reale organo di potere dello Stato borghese. Il vero organo di potere, per mezzo del quale la borghesia governa sul popolo, è l’apparato burocratico e militare borghese e non il suo parlamento.
Se i comunisti abbandonano la strada della rivoluzione proletaria e della dittatura proletaria e ripongono tutte le loro speranze nella conquista della maggioranza nel parlamento borghese con il voto e aspettano che sia “dato” loro il potere di dirigere lo Stato, che differenza esiste tra la loro strada e la strada parlamentare di Kautsky? Kautsky disse: “Lo scopo della nostra lotta politica rimane, come è stato finora, la conquista del potere statale, ottenendo una maggioranza in parlamento e trasformando il parlamento in padrone del governo”. Lenin disse, criticando questa via kautskiana: “Questo non è altro che il più duro e il più volgare opportunismo” [da Ancora sulle divergenze fra il compagno Togliatti e noi (febbraio 1963) – paragrafo “Il ‘cretinismo parlamentare’ contemporaneo”, in Opere vol.19, Edizioni Rapporti Sociali].
Tanto più, aggiungiamo noi, che oggi i vertici della Repubblica Pontificia hanno svuotato il Parlamento del poco potere che aveva (era comunque solo il teatrino della politica borghese) e lo hanno trasformato in una camera di registrazione dei decreti governativi, in un ufficio notarile, in un focolaio di corruzione e di malaffare, in una camera di compensazione e spartizione del bottino tra i servitori del regime, hanno reso impossibile un Parlamento in cui la volontà e le aspirazioni delle masse popolari siano in qualche misura rappresentate.
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Intervento del Partito dei CARC all’assemblea nazionale di Agorà “dalle piazze al Parlamento”
Oggi ci incontriamo per discutere di un progetto politico, Agorà, nato con l’obiettivo di promuovere un processo: “dalle piazze al Parlamento”. Abbiamo aderito a questo percorso chiarendo fin da subito, con tutti i compagni e le compagne con cui ne abbiamo parlato, che il nostro impegno e il nostro contributo sono condizionati. Non tanto a questioni di schieramento, di orientamento, di punti che qualificano il programma; il nostro impegno e il nostro contributo sono condizionati al fatto che il progetto di cui stiamo discutendo oggi sia finalizzato a unire. E se non si riesce a unire come vorremmo farlo, che per lo meno l’unità sia perseguita sistematicamente. L’unità di chi?
L’unità di coloro che si oppongono alle Larghe Intese, al programma comune delle Larghe Intese, alle manovre politiche ed elettorali delle Larghe Intese. L’unità di quel polo politico indipendente che esiste già – pensiamo all’arcipelago di organizzazioni politiche, sindacali, associative, alle reti sociali e ai movimenti – ma a cui manca un progetto comune. Perché manca un progetto comune? Le ragioni sono varie. Mi soffermo qui su una sola. Manca un progetto comune perché nell’ampio arcipelago di organizzazioni politiche, sindacali, ecc. anti Larghe Intese è ancora radicata l’idea – del tutto infondata – che la strada da seguire per conquistare posizioni contro le Larghe Intese e i loro governi sia la costruzione di un’opposizione che conquisti attraverso le liturgie della lotta politica borghese, attraverso le elezioni, un numero di eletti per portare la voce dei lavoratori e delle masse popolari nelle istituzioni. Questa idea è infondata. È infondata perché le regole del gioco elettorale sono scritte dal nemico. E delegare le possibilità di incidere sulla situazione politica partecipando a un gioco truccato è per lo meno miope. Ma è infondata anche perché veniamo da decenni di svuotamento della funzione del parlamento e delle assemblee elettive, decenni in cui le opposizioni sono ridotte all’impotenza, tanto più impotenti quanto più rispettano le regole del gioco. L’elettoralismo, di norma - ce ne sono molti esempi, fermiamoci pure anche solo alle elezioni politiche del 2022 con la presenza di almeno quattro liste anti Larghe Intese in reciproca concorrenza - non alimenta l’unità, ma lo spirito di concorrenza e il settarismo.
Noi riteniamo che lo spirito di concorrenza e il settarismo siano deleteri. Ecco dunque il motivo per cui abbiamo posto e poniamo una condizione. Costruiamo una strada comune, un percorso, un processo che sia costitutivamente inclusivo, plurale. E che persegua l’unità delle forze anti Larghe Intese. Adesso, molto giustamente, ci saranno compagni e compagne che staranno già pensando che un matrimonio si fa in due e che per unirsi, anche in politica, è necessario che ci sia la convergente volontà delle parti in causa. Questo è innegabilmente vero. Ma invito a una riflessione. Se una delle parti in causa si sente – a torto o a ragione – in concorrenza con l’altra su uno dei terreni principali del suo intervento, il matrimonio non si farà perché non ci sono le condizioni per farlo. E senza “matrimonio” anche continuare a parlare di unità, anche cercare e perseguire l’unità (con chi non la vuole) diventa disgregante. Noi non poniamo né condizioni né paletti sulle questioni di forma. Quindi vi invito a prendere il discorso come spunto per ragionare sul contenuto. Agorà deve ambire a qualcosa di più rispetto al processo che porta “dalle piazze al parlamento”, deve ambire a promuovere il processo che porta “dalle piazze al governo”. È una questione di termini, ma non è solo una questione di termini. Portare la moltitudine di organismi operai e popolari, associativi, i movimenti, le organizzazioni politiche e sindacali che sono scese in piazza lo scorso autunno al governo del paese non è una questione di forma, è una questione di programma e di metodo. È un obiettivo.
Portare la discussione sul governo che serve per affermare, difendere e promuovere gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari non è una questione di forma, è una questione di orizzonti, di opportunità. Del resto, quanto già c’è di elaborato attorno al progetto Agorà, come anche quanto sarà elaborato in futuro, come quanto è presente, ad esempio, nei programmi di PaP, nelle piattaforme rivendicative di Usb e della Cgil, del Si Cobas, del movimento contro la Nato e contro la guerra richiede in ogni caso, questo accomuna tutti, che un governo trasformi il programma in decreti. E favorisca l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari per attuarli. Ragionare del governo che serve e ragionare sulle tappe per imporlo dal basso è una strada, non l’unica ma la principale, per eliminare – o almeno smussare in modo significativo – quegli aspetti di spirito di concorrenza e di settarismo alimentati dall’illusione di portare in parlamento “una pattuglia di compagni e compagne” che rimarrebbero impotenti, anche nel caso in cui riuscissero a entrare. Mi avvio alle conclusioni con due ultimi spunti di riflessione.
Il primo è una conclusione pratica, di carattere politico e organizzativo: Agorà deve ambire ad assumere il ruolo di promotore del nuovo CLN che serve in questa fase politica nel nostro paese.
L’esempio storico non è affatto retorico:
- si pensa insieme e si agisce insieme,
- ci si rafforza vicendevolmente attraverso la solidarietà pubblica contro gli attacchi repressivi e la censura,
- in un contesto in cui ogni realtà mantiene la sua autonomia di analisi e di azione.
Il centro del lavoro non è “trovare accordi fra noi” (e smussare spigoli per andare d’accordo su piattaforme al ribasso!), ma diventare punto di riferimento autorevole, coraggioso e responsabile per la parte avanzata dei lavoratori e delle masse popolari del nostro paese. Un passo avanti, una guida, non dietro le masse, né a fianco ad esse, ma davanti.
Il secondo è un chiarimento. Dobbiamo parlare di governo del paese e dobbiamo farlo consapevoli del fatto che il governo che serve non necessariamente uscirà dal gioco truccato delle elezioni borghesi. Sembra una contraddizione, una “trovata”… ma non lo è. Mario Monti è stato installato a capo del governo senza essere eletto da nessuno. Mario Draghi non è stato eletto da nessuno. I nostri nemici non si fanno scrupoli a violare e forzare le loro stesse leggi e procedure. Riunirci noi, con l’idea di cambiare il paese rispettandole, quelle regole, sarebbe una manifestazione di ingenuità, una velleità che non sta al passo con i tempi. Ci sono ampi margini per il nostro intervento. Ci sono ampi margini per spaccare le Larghe Intese, in particolare spaccare il frankenstein del campo largo, e unire il frastagliato fronte anti Larghe Intese nel movimento concreto per costruire dal basso un governo di emergenza popolare. Le prossime elezioni politiche sono un’opportunità, ma vanno concepite come una condizione particolare, specifica e passeggera. Passeggera, perché non è da quelle elezioni che uscirà il governo che serve.
Noi dobbiamo lavorare prima della campagna elettorale, durante la campagna elettorale e dopo la campagna elettorale all’obiettivo di cacciare i governi delle Larghe Intese e dare al paese un governo di emergenza che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948. L’esito dell’operazione dipende interamente dal se e dal quanto ci poniamo – nessuno escluso – come agenti promotori dell’embrione di quel governo.
Dalle piazze al governo del paese, attraverso il CLN che andiamo a costituire.
Un passo alla volta, ma senza soste né arretramenti.