La Voce del (nuovo)PCI

La Voce 82 - marzo 2026

Violenza politica, ordine pubblico e lotta per il Governo di Blocco Popolare

Per “cambiare tutto”, bisogna combattere a modo nostro

Non lasciarsi legare le mani dalle leggi e regole del nemico, indicare le misure necessarie a risolvere i problemi delle masse e mobilitare per attuarle


Dopo un iter travagliato, il nuovo Decreto Sicurezza varato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio scorso è stato bollinato della Ragioneria Generale dello Stato e firmato dal presidente della Repubblica il 25 febbraio. Il provvedimento dovrà essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni, pena la sua decadenza.

Questa misura, che si articola nel Decreto Sicurezza vero e proprio e in un disegno di legge - in corso di approvazione - che ha come materia principale l’immigrazione, si aggiunge alle misure repressive già adottate dal governo Meloni, tra cui l’ex DDL 1660 approvato l’11 aprile del 2025, e a quelli dei governi precedenti [Pacchetto Sicurezza Maroni (governo Berlusconi IV - 2009), Decreto Minniti (governo Gentiloni - 2017), Decreto Salvini (governo Conte I - 2018)]. Il provvedimento era in gestazione da qualche mese. La sceneggiata orchestrata dalla Questura di Torino e dal Ministero dell'Interno sulle martellate ricevute a Torino dal celerino Alessandro Calista del II Reparto Mobile di Padova durante la manifestazione del 31 gennaio promossa da Askatasuna, con l’annessa campagna mediatica e la visita di Giorgia Meloni agli agenti feriti, è servita non solo a oscurare la reale gestione della piazza da parte dei reparti di polizia (1), ma soprattutto a raccogliere consenso attorno a questa ulteriore stretta repressiva, cercando al contempo di forzare il polo PD delle Larghe Intese a sostenere altri Decreti Sicurezza, in continuità con i progetti di legge volti a perseguitare chi oggi è attivo nel fronte della solidarietà con il popolo palestinese.(2)


1. Su infoaut.org è stato pubblicato un breve dossier che documenta i fatti e smonta la narrazione ufficiale (https://www.infoaut.org/approfondimenti/dossier-il-vero-volto-del-governo-nella-gestione-dellordine).


2. Il 4 marzo il Senato ha approvato il testo del disegno di legge Romeo che equipara antisemitismo e antisionismo. Anche in questo caso il testo approvato è stato significativamente modificato e ridimensionato nei suoi intenti repressivi e liberticidi.

Si rimanda a questo approfondimento: https://kritica.it/politica/ddl-romeo-ecco-il-nuovo-testo-approvato-al-senato/.


Il nuovo Decreto Sicurezza contiene una serie di misure volte sostanzialmente

- ad accrescere l’arbitrio con cui Forze dell’Ordine, questure e prefetti possono colpire il movimento di resistenza popolare: estensione del daspo urbano (introduzione delle “zone a vigilanza rafforzata”, nei fatti zone con divieto d'accesso a persone condannate anche senza sentenza definitiva per reati gravi o commessi durante manifestazioni pubbliche. Include infrazioni minori come l'uso di caschi, fumogeni, travisamento, ecc); possibilità di effettuare arresti non nell'immediatezza del fatto, ma entro le 48 ore successive, analizzando nel frattempo materiale probatorio come video, immagini o altri elementi utili (arresto in flagranza differita) a cui si aggiungono perquisizioni sul posto, inclusi i mezzi di trasporto, specialmente durante le manifestazioni, ufficialmente per “accertare la presenza di strumenti o oggetti idonei a offendere”, aggirando l’autorizzazione del Pubblico Ministero e sulla base di un semplice sospetto; introduzione del fermo preventivo nelle manifestazioni pubbliche; introduzione dello scudo penale per le Forze dell’Ordine che, sebbene ridimensionato rispetto alla stesura iniziale del Decreto a seguito dello scandalo provocato dal caso dello “sbirro di Rogoredo”, indirizza la magistratura ad avere un occhio di riguardo per chi esercita la forza pubblica;

- a estendere la repressione di natura pecuniaria attraverso la “depenalizzazione dell’art. 18 del Testo Unico della Legge di Pubblica Sicurezza”: per intimidire con il ricatto economico chi organizza e promuove proteste e mobilitazioni di piazza, le manifestazioni non preavvisate non saranno più illecito penale ma amministrativo e quindi soggette a multe (da 2 a 10 mila euro).

La repressione assume un carattere sempre più di massa: dalle intimidazioni e cariche di polizia contro cortei e presidi al divieto di organizzazione e di manifestazione sindacale, dalle infiltrazioni e campagne mediatiche contro organismi politici, sindacali e popolari ai fogli di via e fermi preventivi, dagli arresti e perquisizioni contro i sostenitori della Resistenza palestinese alle denunce e multe per i blocchi dell’autunno scorso contro il genocidio a Gaza (sono già più di 400 gli attivisti denunciati e/o multati ai sensi del Decreto Sicurezza approvato l’11 aprile 2025), dalla militarizzazione dei territori al maggiore attivismo di Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze Armate. Il governo Meloni e i suoi padrini fanno ricorso su scala crescente alla repressione per mantenere il loro ordine pubblico, che per la classe dominante significa sostanzialmente tenere sottomesse le masse. Che il paese vada a pezzi tra frane e cicloni, che milioni di uomini e donne siano senza un lavoro dignitoso e senza un ruolo nella società, che ogni giorno ci siano tre e più lavoratori uccisi sul posto di lavoro sono tutti effetti collaterali dell'ordine della borghesia imperialista!

Per creare consenso attorno ai loro Decreti Sicurezza e alle altre misure con cui estendono la repressione contro gli oppositori politici, la militarizzazione dei territori, il controllo sociale, la reclusione degli emarginati, la censura, ecc., il governo Meloni e i suoi padrini fanno leva da una parte sulla lotta contro “gli oppositori violenti” e dall’altra sulla “lotta alla criminalità” che colpisce le masse popolari.

La manifestazione del 31 gennaio scorso “Torino è partigiana!” in difesa del centro sociale Askatasuna e degli altri spazi sociali sgomberati o minacciati di sgombero ha suscitato le ire e gli strali sul “ritorno delle Brigate Rosse” da parte degli esponenti del governo e dei loro scribacchini perché - oltre a essersi tenuta, nonostante l’opera di “prevenzione”, le minacce e il terrorismo mediatico - la piazza di Torino è stata tutt’altro che docile e impaurita: non si è solo difesa dalla polizia e dalle provocazioni del governo, ma ha contrattaccato con l’obiettivo di riconquistare lo spazio sociale sgomberato e di alzare il tono della mobilitazione popolare. In sintesi, ha risposto a tono alla guerra che i vertici della Repubblica Pontificia stanno conducendo contro le masse popolari del nostro paese: ha dimostrato che è possibile scendere in piazza e non solo difendersi, ma anche contrattaccare.


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“Tutto questo coro di calunnie che il partito dell’ordine non finisce di sollevare contro le sue vittime, non fa che mostrare che il borghese di oggi si considera l’erede del barone di un tempo che trovava legittima per lui ogni arma che usava contro i plebei, mentre considerava di per se stessa un crimine qualsiasi arma in mano a un plebeo” - K. Marx, Secondo indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale), diffuso nel giugno 1871 a fronte dello sterminio dei Comunardi iniziato dalla borghesia il 28 maggio 1871.

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Non solo gli “oppositori parlamentari” del governo, ma anche una parte di sinceri democratici, di progressisti e persino alcuni esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO), si sono uniti al coro anche se suonando una musica diversa (sostenendo cioè che la violenza dei manifestanti è un favore al governo, è la causa o comunque la concausa del restringimento delle libertà democratiche). Questi ultimi considerano una cosa sicuramente da deplorare, denunciare e condannare ma tutto sommato nell’ordine delle cose le cariche poliziesche contro i manifestanti, i pestaggi dei fascisti e dei sionisti, gli abusi contro i carcerati, ecc. Quando invece le masse popolari si organizzano per imporre anche utilizzando la violenza le proprie rivendicazioni, come accaduto a Torino lo scorso 31 gennaio contro lo sgombero degli spazi sociali, si dissociano con liturgie sulla necessità di concludere le manifestazioni pacificamente e discorsi sulla “cultura del dialogo” per costruire un “rapporto costruttivo” con le istituzioni, le stesse che denunciano, perseguitano e manganellano i manifestanti in piazza, sgomberano le case dei morosi e degli occupanti per necessità, schedano e intimoriscono chi si organizza e lotta per cambiare il corso delle cose.

La borghesia considera illegittime e violente sia le azioni di “disobbedienza civile” come i blocchi stradali e delle aziende belliche promossi da Extinction Rebellion che quelle condotte, ad esempio nel Regno Unito in altri paesi, da organismi come Palestine Action e simili (sabotaggio delle aziende militari), sia i blocchi stradali promossi dagli operai in sciopero che le azioni militanti a difesa dei cortei o offensive (che cercano di sfondare i cordoni di polizia per raggiungere obiettivi politici “sensibili”). Per la classe dominante è violento e illegittimo tutto ciò che incrina e mette in pericolo il suo dominio. Al contrario, all’interno del movimento popolare, tra le forze anti Larghe Intese e nel MCCO dobbiamo promuovere un’ampia lotta per affermare che è legittimo tutto quanto è conforme agli interessi delle masse popolari, anche se illegale cioè vietato dalle leggi e dalle regole della classe dominante. Questo principio deve vivere in ogni iniziativa che le masse promuovono e nella solidarietà contro le azioni repressive.

Il vecchio ordine sociale si disgrega, aumenta la massa della popolazione che l’attuale ordine caccia ai margini della società e aumenta la parte della popolazione che si ribella e si mobilita contro questo ordine. La ribellione dilaga e dilagherà sempre più forte. A questo la borghesia oppone (non può fare altro che opporre) i suoi strumenti di repressione. Gli esponenti più criminali della borghesia e del clero cercano perfino di mobilitare una parte delle masse popolari (quelli che stanno meglio e i settori più arretrati) contro quelli che si ribellano al loro ordine. Sono gli scimmiottatori del fascismo di varia estrazione, quelli che parlano di “remigrazione” e di perseguitare i “maranza” anziché affrontare le cause dell’immigrazione di massa e dello sbando dei giovani. I protagonisti del teatrino politico della Repubblica Pontificia (dal polo PD al polo Meloni & C.) litigano tra loro, ma convergono nel cercare di eliminare per legge e di fatto le libertà democratiche conquistate con la Resistenza e le lotte degli anni ‘60 e ‘70. In questo contesto, sostenere che la risposta di piazza alla violenza padronale e di Stato non fa che diminuire ancora di più le libertà delle masse significa lavorare per il nemico. In realtà il modo principale di difendere le libertà delle masse è praticarle, infrangere gli ordini e i divieti delle autorità della Repubblica Pontificia. Le loro imprecazioni contro i ribelli vanno rispedite al mittente.

Chi predica contro la ribellione e condanna la ribellione a fronte dell’opera criminale che i vertici della Repubblica Pontificia compiono contro le masse popolari del nostro paese, lavora a favore della classe dominante, confluisce e collabora con i difensori dell’ordine borghese.


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“La socialdemocrazia [il partito comunista - ndr] non ha né può avere una sola parola d’ordine ‘negativa’, che serva soltanto ad ‘acuire la coscienza del proletariato contro l’imperialismo’, senza fornire in pari tempo una risposta positiva sul modo come la socialdemocrazia risolverà il problema in causa, una volta che sia andata al potere. Una parola d’ordine ‘negativa’, non legata a una precisa soluzione positiva, non ‘acuisce’, ma ottunde la coscienza perché è una parola vuota, un puro grido, una declamazione senza contenuto” (V. I. Lenin, Intorno a una caricatura del marxismo e all’”economicismo imperialista” - 1916, in Opere complete, vol. 23).

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Quanto alla criminalità, la fonte principale di tutta la criminalità nella società moderna è nella borghesia imperialista e nel suo ordinamento sociale. La criminalità è la forma diffusa di molti grandi settori dell’attività economica e politica della borghesia. Chiunque vuole affrontare onestamente e non strumentalmente il problema dell’ordine pubblico deve partire da questo dato di fatto. Chi non parte da qui, o fa della demagogia o è un ingenuo. La criminalità è la forma di gran parte dell’attività politica ed economica della borghesia imperialista e quindi riguarda anche i rapporti tra gruppi imperialisti: ciò fa sì che esista su questo aspetto una documentazione abbastanza vasta e affidabile che proviene dalla stessa classe dominante. Il riciclaggio di denaro sporco, ad esempio, è un’industria finanziaria mondiale. Gli specialisti di questa industria valutano a circa 30 miliardi di euro all’anno (circa l’1,5/2% del PIL italiano) la massa di denaro che viene riciclato ogni anno in Italia. Tutte le maggiori banche partecipano a questo affare, in particolare con le filiali site nei paradisi fiscali: in Europa eccellono Lussemburgo, Svizzera, Vaticano, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra, S. Marino, le isole del Canale della Manica. Tutti i grandi gruppi imperialisti vi partecipano. Le iniziative lanciate per limitare la libertà dei paradisi fiscali finiscono regolarmente in nulla.

Questa criminalità stende la sua tela di ragno su tutta la società e colpisce capillarmente e direttamente anche milioni di persone delle masse popolari con i traffici della droga, degli organi, della prostituzione, dei cibi adulterati, dei prodotti contraffatti, estorsioni, tangenti, ecc. Milioni di lavoratori sono assoldati dai capitalisti per lavorare in questi settori.

Infine, da questa criminalità di base e dalle condizioni di miseria, emarginazione e precarietà in cui l’ordinamento della società capitalista costringe la massa della popolazione deriva una criminalità minuta e per così dire artigianale (rapine, truffe, vandalismi, ecc.) che diventa guerra all’interno delle masse popolari e alimenta mille contraddizioni tra di esse. Presentandosi come paladina della lotta contro questo secondo tipo di criminalità, la borghesia imperialista rafforza la criminalità di base e il suo dominio: quindi rafforza anche la criminalità minuta e artigianale che è un loro effetto. Questa è la ragione per cui la politica dell’ordine pubblico in ogni paese imperialista è “un gatto che si morde la coda”: più proibizioni, più poliziotti e più repressione che generano più criminalità che giustifica leggi più severe, corpi di polizia maggiori, maggiore libertà per i poliziotti e così via all’infinito. Diminuiscono le spese pubbliche per l’istruzione, la sanità, l’assistenza, ma aumentano le spese pubbliche per carceri, poliziotti, sorveglianza, militarizzazione, ecc.

Gli USA sono un esempio evidente: più di 1.8 milioni di detenuti e molte altre persone a libertà in qualche modo limitata, coprifuoco in intere città, libertà di uccidere per i poliziotti al minimo sospetto e pretesto. Ovviamente la parte più emarginata della popolazione, le minoranze più oppresse e sfruttate forniscono una parte importante degli 1.8 milioni di detenuti e soggetti a restrizione a vario titolo (per esempio, sono circa 66mila gli immigrati detenuti nelle strutture gestite dall’ICE - dati ICE gennaio 2026. Secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna, dal quale dipende l’ICE, nei primi 200 giorni del 2025 sono stati arrestati oltre 359mila migranti “irregolari”, di cui 332mila sono già stati rimpatriati) e sono le vittime privilegiate dei tutori di un simile ordine.

In questa situazione, predicare la pace sociale e la tolleranza serve solo a mascherare la situazione e lascia campo libero ai fautori della mobilitazione reazionaria delle masse. Non ci può essere pace sociale nella miseria e nell’oppressione. Noi comunisti siamo per sviluppare la lotta di tutte le classi oppresse e sfruttate contro la borghesia imperialista e trasformare le contraddizioni tra le masse popolari in lotta comune contro la borghesia imperialista. È l’unica via realistica per arginare e limitare la lotta tra le masse popolari e contribuisce anche a creare le condizioni per risolvere il problema alla radice ed eliminare la fonte sociale di ogni criminalità: la borghesia imperialista e il suo ordinamento sociale.


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I Decreti Sicurezza che servono alle masse popolari

Assegnare a ogni adulto un lavoro socialmente utile e assicurare a ogni persona i mezzi necessari per vivere; obbligare ogni azienda di sottoporre al ministero i suoi piani industriali e bloccare lo smantellamento dell’apparato produttivo; piano generale di bonifiche dei siti inquinati e di interventi per rimediare al dissesto idrogeologico; estendere l’azione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (aumentando il numero di ispettori per ispezionare da cima a fondo capannoni, cantieri, uffici, macchinari) ed estendere e rafforzare l’azione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, delle Rappresentanze Sindacali Aziendali e delle Rappresentanze Sindacali Unitarie affinché controllino l’operato dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e collaborino con gli ispettori per far sì che i controlli siano periodici e adeguati e venga diffusa la cultura della sicurezza sul lavoro tra i lavoratori; assunzioni di personale negli ospedali pubblici che elimini le liste di attesa e assicuri a tutta la popolazione le cure e i medicinali di cui necessitano e ripristino della medicina di base; ecc.: questi sono i Decreti Sicurezza che servono alle masse popolari e rimettono in sesto il nostro paese!

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Quanto alla politica dell’ordine pubblico che noi praticheremo quando avremo instaurato il socialismo, essa è molto semplice ed efficace e richiede pochissimi poliziotti. Obbligo per ogni adulto sano di svolgere un lavoro socialmente utile e riconosciuto come tale, a cominciare dagli attuali membri della borghesia imperialista (la parte più irriducibile di essa sarà sottoposta a lavoro forzato, mentre per il resto della popolazione sarà obbligatorio il lavoro socialmente utile), dai ricchi, dai loro cortigiani e aiutanti. Questa semplice misura applicata universalmente e su scala generale, a partire dall’alto, porrà fine a gran parte della criminalità e a quei crimini antisociali che hanno la loro fonte nel terreno economico. Le condizioni di vita migliorate, l’educazione, la cura per ogni individuo e la sua partecipazione alla vita sociale ridurranno a poca cosa anche la criminalità di tipo passionale, se non la elimineranno subito e del tutto. L’esperienza dei primi paesi socialisti (in particolare dell’URSS e della Repubblica Popolare Cinese) ha confermato la bontà di questo semplice rimedio che già i fondatori del comunismo avevano indicato.

Nell’immediato, contro Meloni e compagnia dobbiamo far valere che un governo che tutela un ordine sociale che non assicura a tutti un lavoro dignitoso, utile e sicuro, i beni e servizi necessari per una vita dignitosa, l’accesso di tutti al patrimonio culturale, alla conoscenza e all’arte non ha alcuna legittimità, non solo morale, ma neanche ai termini della Costituzione strappata dalla Resistenza.

Anna M.