La Voce del (nuovo)PCI

La Voce 82 - marzo 2026

Sulla seconda ondata della rivoluzione proletaria

Gli sviluppi della rivoluzione socialista nella Repubblica bolivariana del Venezuela

Estratto della ricerca, realizzata da un collaboratore su incarico del Centro del Partito, sugli sviluppi del processo rivoluzionario promosso dal Partito Socialista Unito del Venezuela. Il testo completo è stato diffuso con l’Avviso ai naviganti 166 - 08.03.2026 ed è scaricabile al link:

https://nuovopci.it/scritti/rivbol/Sviluppi_rivoluzione_socialista_nella_Repubblica_bolivariana_del_Venezuela.pdf.


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La Rivoluzione bolivariana è un processo originale di lotta per il socialismo nell’ambito della crisi storica che l’umanità affronta: il passaggio dal capitalismo al comunismo. L’originalità della Rivoluzione bolivariana consiste nel fatto che le forze rivoluzionarie hanno approfittato delle circostanze interne e internazionali particolari del proprio paese per prendere il potere in campo politico estromettendo l’oligarchia che sotto la tutela e nell’interesse del sistema imperialista mondiale schiacciava le masse popolari. Dopo essersi impadronita dello Stato borghese anziché demolirlo, la Rivoluzione bolivariana ha nazionalizzato l’industria petrolifera estromettendo (nel 2002) i dirigenti corrotti e sabotatori e ha impiegato gran parte della rendita petrolifera (i proventi netti della vendita del petrolio) per elevare le condizioni di vita (alimentazione, abitazione, istruzione, sanità, pensioni, salari, ecc.) della massa della popolazione, per promuoverne la mobilitazione e la formazione politica e culturale. Ma i capitalisti e il clero hanno continuato a essere padroni di gran parte delle aziende del settore commerciale (compreso il commercio estero), industriale e agricolo, delle banche e inoltre della stampa, delle TV, dei mezzi di comunicazione, delle scuole private e di altri mezzi di formazione e canali di influenza sulle masse. Su questa base, sotto la direzione e per impulso della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei, la borghesia e il clero reazionari hanno ripetutamente tentato di scalzare il governo bolivariano (per via elettorale e attraverso operazioni sovversive e golpiste) e di porre fine all’opera di contrasto alla dominazione imperialista, di mobilitazione e solidarietà internazionale e di trasformazione sociale messa in moto in Venezuela dalle forze civili e militari capeggiate da Hugo Chávez. Dopo la morte di Hugo Chávez, sotto la guida del presidente Nicolás Maduro e del PSUV la Rivoluzione bolivariana ha ripetutamente sconfitto i tentativi della borghesia reazionaria interna sviluppando la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a prendere in mano la produzione di beni e servizi (a creare cioè rapporti di produzione e distribuzione socialisti rompendo con la sottomissione al sistema imperialista mondiale) e a eliminare il predominio dell’oligarchia locale nelle relazioni della società civile dove essa ancora domina. Da qui l’aggressione militare condotta direttamente dagli imperialisti USA il 3 gennaio.

Tra i tratti distintivi della Rivoluzione bolivariana c’è sicuramente la creazione e lo sviluppo delle Comuni, il sistema del nuovo potere socialista che, lungi dall’essere dominante nel paese (il sistema delle Comuni non dirige ancora la gran parte dell’attività economica, politica e associativa del Venezuela), è in sviluppo e va rafforzandosi.


“La Comune è una creazione eroica delle masse popolari. Essa deve essere lo spazio nel quale faremo nascere il socialismo. (…) Per il futuro, vedo un sistema socialista basato sullo Stato comunale, non semplicemente uno Stato socialista. Questo implica un’economia e una proprietà comunali, dove predomini la proprietà sociale (diretta e indiretta), dato che la proprietà comunale è una componente essenziale. Questo sistema socialista, che si basa sullo Stato comunale, funzionerebbe attraverso un mercato regolato dalla giustizia [sociale], non dalla libertà del mercato, ma dall’equità. Insomma, un mercato equo con preminenza dell’elemento collettivo” (Comandante Chávez, estratto dal discorso del suo programma radiotelevisivo Aló Presidente Teórico n. 1 del 9 giugno 2009).


Le Comuni rappresentano l’equivalente dei soviet per il processo rivoluzionario venezuelano (rivoluzione di nuova democrazia) e sono già oggi il principale elemento di spinta verso la trasformazione socialista del paese.

Le Comuni sono parallele al sistema rappresentativo istituzionale e non corrispondono strettamente agli spazi politico-amministrativi esistenti (città, municipi, regioni). L'autogoverno locale impersonato dalle Comuni riflette lo spazio socio-culturale ed economico (rapporti sociali, economici, territoriali). Il territorio politicamente, economicamente e culturalmente autodeterminato nella forma delle Comuni può persino attraversare i confini comunali o regionali.

Nel 2008 il Comandante Chávez studiòl’esempio cinese degli anni ‘50-‘70 - principalmente contadino - che a partire dal 1958 circa assunse dimensioni amplissime. Egli propose a tutti i quadri rivoluzionari e, naturalmente, anche ai comuneros (comunardi), di studiare in particolare l’esperienza della Comune Popolare di Chiliying (provincia della Henan) costituitasi proprio nel 1958. Lo scopo di Chávez era quello di discutere l’esperienza a ogni livello (dalle assemblee di quartiere al governo centrale) per trarre insegnamenti utili a proporre anche in patria quella struttura adattando quanto adattabile e scartando ciò che non era applicabile.

Una Comune è più grande (in termini di dimensioni e raggio d’azione territoriale) rispetto a una cooperativa ed è collettivizzata (in termini di forze produttive, di distribuzione del lavoro e del prodotto) a un livello superiore.(1)


1. Quando la Rivoluzione bolivariana si impose nel 1999, in Venezuela esistevano solo 762 cooperative legalmente registrate composte da circa 20mila soci. Prima che il governo bolivariano adottasse misure di promozione di questa forma di associazione, c’erano principalmente cooperative di credito, ma esistevano anche cooperative di trasporto, composte da proprietari di taxi e autobus.

Le cooperative sono concepite come unità produttive per la costruzione di un nuovo modello socio-economico che punta alla partecipazione e al protagonismo di lavoratori precedentemente abituati a lavorare individualmente (piccoli proprietari, aziende individuali, ecc.). 7.574 sono le cooperative attive registrate e certificate (dati 2025, Ministero del Potere Popolare per le Comuni, i movimenti sociali e l’agricoltura urbana e Ministero del Potere Popolare per il Commercio Nazionale), a cui partecipano 123.245 associati. In Venezuela esistono diversi tipi di cooperative: le principali sono le cooperative di produzione, di servizi, di consumo e di risparmio e credito.


Essa è concepita non solo come una forma organizzativa dell’economia (agricoltura, allevamento, pesca, silvicoltura, ecc.), ma come strumento complessivo di potere popolare esercitato in un dato territorio anche nella gestione della produzione industriale, delle attività commerciali, della cultura, istruzione, sanità, degli affari civili, della pubblica sicurezza.

I lavoratori delle Comuni rientrano nella produzione dell’“economia sociale”. Quest’ultima è un settore dell’attività economica complessiva nazionale: i lavoratori dell’“economia sociale” non sono salariati (non sono sottoposti al rapporto sociale capitalista-operaio o Stato-proletario), spesso sono retribuiti con servizi e in natura (non in denaro) oppure con l’unità di conto autonoma propria della singola Comune (gestione interna della divisione del prodotto del lavoro, dei ricavi, ecc.). Non siamo in grado di quantificare con precisione il numero di lavoratori delle Comuni. Siamo però in grado di quantificare l’articolazione del sistema delle Comuni che inevitabilmente si intreccia con il resto della vita politica, economica e sociale del paese (cooperative, aziende pubbliche, gestione dell’ordine pubblico, Pubblica Amministrazione, ecc.).

A dicembre 2025, esistono alcune decine di città comunali (struttura superiore), 4.015 Comuni urbane, rurali, miste urbano-rurali, indigene (struttura intermedia), composte da 49.185 Consigli Comunali (struttura di base). L’obiettivo del governo bolivariano è di arrivare a 6mila Comuni entro dicembre 2026, in occasione della celebrazione del ventennale della creazione delle prime Comuni. La legge dedicata all’istituzione delle Comuni fu adottata nel 2010 sulla base delle prime esperienze di autorganizzazione che si svilupparono tra il 2008 e il 2009.

Una delle principali differenze tra i Consigli Comunali e le Comuni è che queste ultime sono progettate per trasformarsi in entità economiche con mezzi di produzione controllati collettivamente. Ogni Comune dirige una o più Aziende di Proprietà Sociale Diretta Comunale (che non produce profitti, ma surplus che deve essere reinvestito nel processo produttivo e usato per far fronte a ogni genere di necessità dei produttori associati). Accanto all’Azienda di Proprietà Sociale Diretta Comunale in molti casi vi è l’Azienda di Proprietà Sociale Indiretta Comunale, nella cui direzione è inclusa un’istituzione statale ritenuta corresponsabile del processo produttivo. L’obiettivo dell’inserimento di istituzioni statali è consolidare il processo produttivo e di reinvestimento della Comune affinché, maturate le condizioni economico-produttive, una tale azienda possa trasformarsi in una Azienda di Proprietà Sociale Diretta Comunale.


Il principio generale su cui si regge l’attività economica della Comune consiste nell’acquisto di beni prodotti dai produttori interni (della stessa Comune) ed esterni (di altre Comuni) a un prezzo equo e nella vendita dei propri prodotti a prezzi solidali (non di mercato e non in dollari) ai lavoratori e ai consumatori del territorio circostante la Comune.

Gli organismi che compongono una Comune sono:

- Parlamento Comunale: organismo legislativo elettivo con mandato revocabile in ogni momento e con potere supremo;

- Consiglio Esecutivo: organismo di governo degli affari correnti che risponde al Parlamento Comunale. Tale Consiglio si compone di un Consiglio di Controllo (supervisione, valutazione dei progetti approvati nell’ambito della Comune) costituito da cinque portavoce eletti tra le unità di controllo sociale dei Consigli Comunali che compongono la Comune, di un Consiglio di Economia (promozione dello sviluppo economico) e di un Consiglio di Pianificazione (promozione, esecuzione e bilancio della pianificazione) eletti e costituiti nello stesso modo del Consiglio di Controllo, con l’unica differenza che i membri degli ultimi due Consigli sono eletti tra le unità di controllo economico e pianificazione dei Consigli Comunali.

A questi organismi si aggiungono le Banche Comunali - 1.758 a dicembre 2025 - che si occupano della gestione dei fondi di investimento e sviluppo economico e di prestiti senza interesse ad altre Comuni.

L’obiettivo è di raggiungere le 4mila Banche Comunali alla fine del 2026 tramite l’allocazione di circa 10 milioni di dollari da parte dello Stato centrale, la promozione della ricerca di soluzioni creative di fronte ai problemi del finanziamento, della gestione ed esecuzione di progetti nei territori comunali.

Rafforzare politicamente ed economicamente le Comuni significa sostanzialmente permettere al “movimento comunale” diffuso in tutto il paese di trasformarsi concretamente in governo territoriale, costituendo una struttura binaria istituzionale-popolare, che è alla base dello Stato comunale. Quanto più il movimento avanza e si costituisce in governo riconosciuto, influente e affidabile dei singoli territori (“Nuove Autorità Pubbliche”, diremmo noi del (n)PCI), tanto più le funzioni del vecchio Stato e i suoi interventi a supporto delle Comuni cesseranno e queste costituiranno un loro Stato, fino a superare anche quest’ultimo.

Attualmente, vige un rapporto dialettico, spesso concorrenziale e oppositivo, tra Comuni e sindaci (in particolari quelli del PSUV, che governano in 285 municipi su 335) dei territori su cui insistono le prime, nella misura in cui queste intendono essere (e si danno i mezzi per) diventare autogoverno efficace ed effettivo del territorio e i secondi (con il rispettivo apparato istituzionale) in alcuni casi frenano, vedendo il loro ruolo pubblico sminuito.

A proposito dell’applicazione del principio basilare della “democrazia partecipativa e protagonistica”, ovvero il potere delle masse popolari organizzate in contrapposizione alla “democrazia formale”, nel 2024 si sono svolti due importanti processi elettorali all’interno delle Comuni:

- le Consulte Popolari Nazionali (dal 21 aprile 2024 fino all’estate 2025 si sono svolte 4 tornate di questo processo). Per esempio, il 21 aprile 2024, 15.617 seggi elettorali distribuiti in più di 49mila Consigli Comunali hanno consentito ai cittadini di fornire al Ministero del Potere Popolare per le Comuni una prima lista di progetti comunitari da finanziare e realizzare, sulla base di più di 27mila proposte provenienti dagli stessi abitanti. Fino a dicembre 2025, 33mila progetti sono stati realizzati dopo essere stati democraticamente decisi dalla popolazione organizzata nei Circuiti Comunali (Consigli Comunali + Comuni);

- l’elezione dei giudici di pace. Il 15 dicembre 2024, il Ministero dei Comuni con il supporto tecnico del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE), ha organizzato l’elezione senza precedenti (sebbene prevista dall’articolo 68 della Costituzione) di 15mila giudici di pace locali e di un numero uguale di supplenti, a scrutinio diretto e segreto. Più di 52mila candidati si sono presentati alle elezioni. Nelle rispettive comunità, i funzionari eletti fungono da mediatori, arbitri e, se necessario, emettono sentenze in caso di controversie minori e conflitti tra vicini, al fine di affrontare e risolvere rapidamente tali questioni e alleggerire il carico di lavoro dei tribunali ordinari. I giudici di pace fungono da “ministri” dei Tribunali Comunali, amministrando la giustizia locale in funzione degli interessi degli abitanti dei Circuiti Comunali.

Infine, ma non per importanza, le Comuni dispongono in molti casi di media comunitari alternativi.

A dicembre 2025, i media comunitari alternativi sono 280, dei quali 244 radio e 36 televisioni distribuite in tutto il paese.


Durante i primi anni della presidenza di Chávez, l’opposizione tentò di rovesciare il governo attraverso un colpo di Stato militare, serrate aziendali (piccole e medie imprese, in particolare quelle che collaboravano nella fornitura di servizi per l’industria petrolifera statale) e proteste violente.

I lavoratori di decine di piccole e medie imprese occuparono i loro luoghi di lavoro, chiedendo il pagamento degli stipendi arretrati o impedendo la chiusura degli stabilimenti. La crisi politica ed economica spinse i lavoratori a continuare a occupare aziende private e pubbliche inefficienti per produrre sotto il loro diretto controllo. Inizialmente, il governo non intervenne direttamente a sostegno di questo movimento spontaneo. Solo nel 2005, dopo aver dichiarato il carattere socialista del processo rivoluzionario, Chávez e su suo impulso il resto del governo iniziarono a trattare politicamente (come una questione d’ordine pubblico) le occupazioni aziendali e avviò le espropriazioni, principalmente a seguito della pressione esercitata dalle mobilitazioni operaie.

In diversi stabilimenti di aziende statali emersero consigli operai socialisti e si formò un movimento per il controllo operaio. Chávez sostenne e promosse queste iniziative. Nell’aprile 2012, dopo un’ampia discussione popolare, sindacale e legislativa, il governo guidato da Chávez promulgò la Legge Organica del Lavoro, dei Lavoratori e delle Lavoratrici (LOTTT). L’articolo 149 della LOTTT garantisce ai lavoratori il diritto di gestire un’azienda che viene smantellata illecitamente (generalmente a seguito di bancarotta fraudolenta) dal suo proprietario.

La creazione di consigli operai dovette affrontare una forte opposizione di gran parte del governo, ma non di Chávez il quale, di frequente, si ritrovava in minoranza nella discussione su vari temi, tra cui il controllo operaio delle aziende mandate in malora dal padronato locale.

I tentativi di introdurre il controllo operaio nelle aziende e istituzioni pubbliche, così come nelle ex aziende private nel frattempo nazionalizzate, furono bloccati. Alcune aziende gestite dai lavoratori (“aziende recuperate”) resistettero alle pressioni statali e, ancora oggi, nuove occupazioni continuano a verificarsi. Queste aziende recuperate che mantengono il pieno controllo operaio operano secondo una varietà di strutture giuridiche, tra le quali spicca la cooperativa. Le occupazioni aziendali di successo, soprattutto dal 2015, sono spesso frutto dell’iniziativa congiunta di lavoratori e abitanti delle Comuni.


La Comune come spazio di autogoverno democratico corrisponde al quadro della visione alternativa dei movimenti popolari in Venezuela, così come il controllo operaio-comunale dei mezzi di produzione. Queste iniziative mirano alla trasformazione strutturale e al superamento del modo di produzione capitalista nel quadro delle condizioni oggettive concrete e particolari. Il Comandante Chávez si è allineato a questa visione e, nonostante le contraddizioni sorte in seno al governo bolivariano, anche il presidente Maduro ha alimentato il movimento delle aziende comunali.

Dopo la morte di Chávez (5 marzo 2013), i concetti di “controllo operaio” e “aziende recuperate” sono andati trasformandosi nel concetto più generale del “protagonismo operaio-popolare”, tenendo conto anche della fase di assedio economico che, rispetto agli anni della presidenza Chávez, andava acuendosi e ha necessitato di un intervento più diretto dello Stato: nel 2015 l’amministrazione Obama dichiarò il Venezuela “una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale statunitense”, con tutte le ripercussioni politiche ed economiche che una tale decisione comporta. La maggior parte delle aziende recuperate prima del 2015, che avrebbero dovuto essere autogestite dai lavoratori, alla fine è passata sotto il controllo statale.

Il processo di costruzione del potere delle masse popolari organizzate, che si sostanzia nel movimento delle Comuni, è un processo ancora lungo e con molti problemi aperti, ma avanza gradualmente. Tra i problemi aperti, sicuramente spicca la necessità di elevare la coscienza, la formazione politica e la competenza tecnica dei protagonisti del processo di costruzione delle Comuni, che si combina con uno sviluppo delle forze produttive ancora arretrato in molti settori dell’economia. In secondo luogo, lo sviluppo delle Comuni deve tener conto delle più generali difficoltà in cui il Venezuela versa principalmente a causa delle Misure Coercitive Unilaterali imposte dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, europei e sionisti e delle misure di Resistenza che il governo bolivariano deve adottare per lottare con successo contro i tentativi di sovversione e colpi di Stato e alla guerra portata in varie altre forme e su vari terreni dalla borghesia e dal clero venezuelani.


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L’esperienza delle Comuni venezuelane conferma, a chi guarda con gli occhi del materialismo dialettico il processo rivoluzionario bolivariano, che non esistono rivoluzioni “pure”, che ogni processo rivoluzionario deve tener conto di condizioni specifiche, ma in ogni caso trova la sua forza nelle masse popolari organizzate. Chi oggi critica il processo rivoluzionario in Venezuela (accusando il PSUV di compromissione con i capitalisti venezuelani o, peggio, con i gruppi imperialisti USA e annessi) e chi invece esprime un “generico” sostegno contro gli attacchi imperialisti, deve studiare l’esperienza concreta della Rivoluzione bolivariana.

Dopo l’aggressione del 3 gennaio, la lotta tra le due classi, le due vie e le due linee in corso in Venezuela diventa più acuta. Le forze rivoluzionarie bolivariane hanno retto l’urto dell’aggressione statunitense, stanno riorganizzando le loro forze e continuano a resistere alla Comunità Internazionale (CI) dei gruppi imperialisti. Il governo venezuelano ha fatto fronte con celerità alla situazione d’emergenza: non si sono verificate serrate padronali simili a quelle avvenute nel periodo 2015-2019 a seguito della crisi indotta dall’inasprirsi delle Misure Coercitive Unilaterali (MCU) imposte dalla CI, attentati e altre operazioni volte a destabilizzare l’ordine pubblico, scioperi eterodiretti, diserzioni o tentativi della destra golpista residente in Venezuela di mobilitare le masse contro il governo. Al contrario, centinaia sono state le manifestazioni nel paese contro il rapimento del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores e a sostegno dell’azione del governo, immediata la mobilitazione delle milizie popolari a presidiare le città, le fabbriche e i quartieri.

Cosa succederà ora? Per instaurare il socialismo bisogna in ogni paese tradurre la concezione comunista del mondo nelle condizioni particolari del paese, quindi è completamente contrario alla concezione comunista del mondo voler stabilire noi comunisti italiani se la Rivoluzione bolivariana è o no un tratto della giusta via al socialismo in Venezuela. Saranno i protagonisti stessi della Rivoluzione bolivariana, nella pratica della lotta che conducono, a scoprirlo e dimostrarlo. L’esito della lotta dipende dalla linea che seguiranno i dirigenti della rivoluzione bolivariana e le masse popolari che essi mobilitano.

La nostra solidarietà con il Venezuela bolivariano consiste nell’impegno a continuare fino alla vittoria la rivoluzione socialista in Italia e con questo contribuire ad aprire la strada del socialismo anche per le masse popolari degli altri paesi imperialisti d’Europa e d’America e alla lotta di liberazione di tutti i popoli del mondo.

Ernesto R.