La Voce del (nuovo)PCI

La Voce 82 - marzo 2026

Sulla seconda ondata della rivoluzione proletaria

L’opera della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese in America Latina


La Repubblica Popolare Cinese (RPC) e il Partito Comunista Cinese (PCC) hanno intessuto relazioni crescenti con i paesi latinoamericani (categoria in cui includo solo quelli ispanofoni e il Brasile) a partire dai primi anni ‘60 del XX secolo, tramite il Dipartimento Internazionale del PCC - fondato nel 1951 come sezione del Dipartimento del Fronte Unito del CC - e del ministero degli Affari Esteri.(1)


1. Sullo stesso filone di ricerca in corso sulla RPC e il PCC, vedi anche Sull’opera del Partito Comunista Cinese in Africa (VO 75 - novembre 2023).


Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘60 il PCC instaurò contatti sporadici e di matrice ideologica con Cuba - ufficialmente prima con il governo nel 1959 e poi con il Partito Comunista di Cuba nel 1965, anno della sua fondazione - e successivamente con altre formazioni del continente: la più importante di queste fu il Partito Comunista del Brasile, che tra il 1962 e il 1979 considerò il maoismo come suo riferimento ideologico e che attualmente è alleato del Partito dei Lavoratori, di cui è espressione il presidente Lula.

Furono gli anni in cui il PCC si dedicò anche, ma non solo, alla formazione ideologica e all’addestramento militare di gruppi guerriglieri in paesi come Argentina, El Salvador, Colombia, cercando di trasmettere gli insegnamenti dell’esperienza maoista sul piano politico-militare, in concorrenza con l’URSS diretta dai revisionisti moderni di Kruscev e poi di Breznev.

Nel periodo 1970-1980, una volta posto fine alla Rivoluzione Culturale e avviato il percorso di riforma e apertura sotto la direzione di Deng Xiaoping, il Dipartimento Internazionale (di fatto cancellato dal 1966 e ripristinato solo nel 1978) avviò le prime relazioni sistematiche con i partiti comunisti storici di Cile, Uruguay, Argentina, Venezuela.

Infine, dal 1990 a oggi il PCC intrattiene relazioni ampie, pragmatiche e istituzionali con i partiti di quasi tutta l’America Latina, inclusi partiti di governo progressisti/popolari, “moderati” e/o apertamente reazionari.

La RPC non “esporta” la rivoluzione proletaria e il marxismo-leninismo (con annesse integrazioni che ora rientrano nella denominazione “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”). Le relazioni promosse dallo Stato della RPC e dal PCC nelle rispettive diplomazie combinate si basano su mutuo rispetto, indipendenza e non interferenza negli affari interni dei partiti con cui entrano in contatto. Il PCC promuove semplicemente il suo modello di governo come esempio di sviluppo integrale a cui, soprattutto i partiti che guidano rivoluzioni di nuova democrazia nella regione, possono rifarsi ma senza spingerli a copiarlo.

Il PCC stabilisce relazioni più strette con i partiti che gli sono più vicini ideologicamente (comunisti, socialisti, antimperialisti, popolari), privilegia partiti di governo o che abbiano serie possibilità di accedervi, anche se con essi mantiene differenze ideologico-politiche significative, “aggancia” partiti di opposizione istituzionale, quindi partiti che non governano ma che sono di massa e strutturati a livello nazionale. In quest’ultimo caso, i rapporti sono più flessibili rispetto a quelli con partiti più affini ideologicamente, meno frequenti, più prudenti: vedi i partiti liberali e conservatori in Brasile, Colombia, Cile e Perù.

Il PCC esclude gruppi rivoluzionari (partiti marxisti-leninisti e marxisti-leninisti-maoisti, formazioni guerrigliere di sinistra), a maggior ragione se sono marginali (cioè con scarso seguito di massa e con una struttura poco coesa). Al massimo possono esserci contatti indiretti o accademici, per esempio, tramite l’Accademia di Marxismo presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. Nella pratica diplomatica del PCC tali gruppi sono ritenuti instabili e portatori di caos nei paesi in cui il PCC intende favorire i rapporti bilaterali interstatali.

Il PCC ha stabilito relazioni con circa 100 organizzazioni politiche (partiti nazionali, coalizioni politiche, liste elettorali, coordinamenti di partiti in ambiti multilaterali, com’è il caso del Forum di San Paolo) nell’area latinoamericana su circa 600 organizzazioni con cui ha rapporti in tutto il mondo, un dato indice dell’importanza che il PCC attribuisce ai rapporti con quest’area. Nelle relazioni bilaterali la relazione è sostanzialmente paritaria (perché ideologicamente orientata) con organizzazioni come il Partito Comunista di Cuba e altri partiti comunisti, mentre con il resto dei partiti non comunisti con cui è in relazione (progressisti o in alcuni casi di destra) è di fatto gerarchica, ossia è il PCC a tenere in mano l’agenda politica.

Le iniziative diplomatiche, economico-commerciali e finanziarie sono strumenti di politica estera guidati dal PCC, le cui operazioni sono intrinsecamente connesse all’apparato statale cinese.

Dei 19 Stati latinoamericani, solo due non riconoscono la RPC e, al contrario, sostengono la cricca reazionaria di Taiwan (“Repubblica di Cina”): Guatemala e Paraguay.

La politica estera della RPC verso l’America Latina si basa sul Documento sulla politica cinese verso l’America Latina e i Caraibi - pubblicato in tre edizioni (2008, 2016 e 2025) dal Ministero degli Affari Esteri - ed è guidata da tre macro-obiettivi:

1) promuovere un modello di cooperazione mutuamente vantaggioso senza condizioni politiche, dando alla RPC un ruolo centrale nello sviluppo infrastrutturale e finanziario dell’area (attraverso prestiti di lungo termine e con tassi d’interesse bassi, scambi di valuta, acquisto di titoli obbligazionari, acquisto di quote di banche pubbliche e private da parte di istituti di credito pubblici, ecc.);

2) costruire un fronte multilaterale (nell’ottica multipolare promossa attivamente dalla RPC) di cooperazione economica e diplomatica per contrastare l’influenza dei gruppi imperialisti USA nella regione (vedi il coinvolgimento di paesi come la Colombia nella Nuova Via della Seta (2) a partire dal 2025);

3) espandere l’accesso alle risorse naturali (energia, minerali, cibo e acqua dolce) e ai mercati esteri da cui approvvigionarsi.


2. La Nuova Via della Seta assume un ruolo rilevante nell’approfondimento degli scambi bilaterali e continentali, nella misura in cui le autorità cinesi concepiscono tale progetto infrastrutturale globale come uno strumento innovativo per raggiungere una “comunità umana dal destino condiviso”, alla cui base vi è per i popoli un bisogno comune di pace e giustizia sociale come condizioni fondamentali per sviluppare qualsiasi forma di progresso civile nel quadro di relazioni internazionali in costante mutamento.


Per raggiungere questi macro-obiettivi, le autorità cinesi si servono di vari strumenti: - prestiti per infrastrutture, energia e capacità produttiva, tramite banche statali come Export-Import Bank of China e China Development Bank, costituite per attuare le politiche statali nell'industria, nella rivitalizzazione delle aree rurali, nel commercio estero e negli aiuti ai paesi oppressi e fornire sostegno finanziario per promuovere l'esportazione di merci (beni e servizi) cinesi;

- fondi speciali di cooperazione multilaterale con dotazioni miliardarie in yuan (1.000 yuan corrispondono a circa 145$).

Questi due strumenti finanziano strade, porti, aeroporti, scuole, ospedali, impianti di produzione energetica (idroelettrica, solare ed eolica) e di estrazione di risorse minerarie (petrolio, gas naturale, oro, diamanti, terre rare), telecomunicazioni e altri progetti decisivi per lo sviluppo di paesi arretrati sul piano dello sviluppo delle forze produttive;

- Forum Cina-CELAC, una piattaforma consultiva di alto livello creata nel 2015 a cui partecipano 33 paesi latinoamericani aderenti alla Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici;

- partecipazione a programmi e missioni ONU in paesi della regione particolarmente problematici (Haiti) e cooperazione con Forze dell’Ordine e Forze Armate, spesso tramite l’addestramento di queste in loco o nella RPC;

- vendita di armi e sistemi d’arma, esercitazioni congiunte, donazioni di equipaggiamenti tecnici.

Il PCC e le istituzioni pubbliche e private della RPC intervengono differentemente in paesi retti da governi rivoluzionari, progressisti/popolari e conservatori/reazionari, combinando un approccio dialettico che deve tenere conto delle condizioni politiche locali spesso mutevoli, delle forze politiche con le quali è utile rapportarsi, degli attori economici pubblici e privati con cui interloquire per affari e via dicendo.

Per quanto riguarda i programmi di scambio ad alto livello con altre organizzazioni, il PCC esclude militanti rivoluzionari di base, dirigenti politici di formazioni extraparlamentari (di qualsiasi colore) e, invece, seleziona soggetti compatibili con la gestione istituzionale dei singoli Stati. Si tratta principalmente di

- quadri intermedi di partito (membri di direzioni nazionali o regionali, responsabili organizzazione e formazione), i quali devono avere carriera politica stabile, essere “futuri decisori”, parlare un linguaggio “istituzionale”,

- amministratori pubblici (sindaci, governatori regionali, funzionari ministeriali, tecnici di pianificazione),

- giovani dirigenti “promettenti” (sotto i 40 anni, con formazione universitaria, inseriti nei partiti maggiormente radicati nel tessuto sociale del paese).

L’ottica in cui operano il PCC e la RPC è la diplomazia di lungo periodo, non il reclutamento su base politico-ideologica: questo vale anche nei rapporti con i partiti comunisti al potere nei paesi socialisti e con quelli che fanno parte di coalizioni elettorali e sono al governo, come nel caso del Partito Comunista del Brasile.


Per quanto riguarda le relazioni con paesi socialisti, com’è il caso unico di Cuba nella regione, il PCC intrattiene relazioni storiche di lunga durata (riconoscimento diplomatico delle istituzioni cubane nel settembre 1960) e sviluppa un dialogo politico continuo con il Partito Comunista di Cuba.

In questo caso le relazioni sono caratterizzate da:

- formazione politico-ideologica e amministrativa attraverso seminari congiunti promossi generalmente dal Dipartimento Internazionale e dalla Scuola Centrale di Partito, che si tengono almeno un paio di volte all’anno e in cui i partecipanti discutono temi quali la visione del mondo e l'azione del partito per essere efficace nella gestione del governo nazionale.

I dirigenti cinesi espongono struttura, concezione, risultati, linee di sviluppo del proprio Partito, dando degli spunti ai propri interlocutori e ricavando insegnamenti dalla pratica rivoluzionaria altrui.

A questi seminari, si aggiungono incontri periodici (uno ogni mese e mezzo in media almeno dal 2022) a Pechino o L’Avana per aggiornamenti sulla situazione politica interna dei rispettivi paesi e sul loro ruolo internazionale;

- discussione su riforme economiche e sviluppo in campo scientifico-tecnologico (cooperazione nella ricerca biotecnologica, nella chimica di base, nella produzione farmaceutica, nello sviluppo di macchinari industriali, nella ricerca nucleare e astronomica) con annessa apertura di aziende miste (pubblico-private, binazionali) nella RPC o a Cuba negli ambiti sopra detti;

- cooperazione umanitaria attraverso la spedizione di materiali di costruzione, cibo e donazioni pecuniarie in caso di calamità naturali tramite l’Agenzia Cinese per la Cooperazione e lo Sviluppo Internazionale;

- scambi tecnici, dove sono coinvolti i quadri dei partiti oggetto di una specifica attenzione, giovani dirigenti, amministratori locali;

- scambi culturali tramite borse di studio erogate dai rispettivi governi agli studenti universitari, viaggi turistici guidati, celebrazioni di feste di entrambi i paesi in sedi diplomatiche e culturali come l’Istituto Confucio, sviluppo delle rispettive commissioni parlamentari di amicizia, formazione di giornalisti, comunicatori e accademici. Generalmente, tali scambi sono aperti e generalizzati, non limitati a membri di partito o di altre organizzazioni di massa dei rispettivi paesi.

In generale, il PCC a Cuba spinge per rafforzare professionalmente il governo locale. Esso offre investimenti senza porre condizioni sul sistema politico locale, in linea con la non ingerenza negli affari interni del paese. Ne è un esempio l’invio 1. di pannelli solari che entro il 2029 dovranno rendere Cuba un paese sostanzialmente autosufficiente ed eco-compatibile sul piano della produzione energetica e 2. di tecnici che insegnano la manutenzione delle attrezzature ai loro omologhi cubani per non dipendere dall’aiuto esterno, sia in ambito energetico che informatico.

I funzionari del PC di Cuba esprimono stima e solidarietà ideologica al PCC, come anche riconoscimenti pubblici in occasione di anniversari e celebrazioni del PCC e dello Stato della RPC. Le relazioni interpartitiche assumono un rilievo significativo: da parte cubana perché rafforzano la legittimazione del proprio sistema socialista, da parte cinese perché mostrano un fronte consolidato con paesi socialisti il cui sistema di relazioni sociali è derivato dall’esperienza della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976), com’è il caso di Vietnam, Corea popolare e Laos.

Nonostante le divergenze ideologiche e il diverso posizionamento internazionale conseguente alla crisi sino-sovietica della prima metà degli anni ‘60, Cuba e RPC hanno sviluppato rapporti molto profondi, con frequenti visite di dirigenti di partito e di Stato (le più famose sono state quelle del Che Guevara, seguite da quelle di Fidel e Raúl Castro) e un dialogo costante su questioni ideologiche, modelli di Stato e partito e sistema di governo socialista da sviluppare.


Per quanto riguarda le relazioni con paesi retti da governi rivoluzionari (paesi in cui è in corso una rivoluzione di nuova democrazia), come sono i casi di Venezuela e Nicaragua, il PCC intrattiene relazioni strettissime rispettivamente con il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e con il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).

Rispetto al Venezuela, l’intervento cinese è prevalentemente economico, commerciale e diplomatico, con progetti infrastrutturali (nell’industria petrolifera, nell’aeronautica, nella chimica, nella produzione alimentare) e finanziamenti dedicati. La RPC ha erogato miliardi di dollari in prestiti e progetti infrastrutturali in cambio di petrolio, del quale il Venezuela detiene le più significative riserve certificate a livello mondiale (circa 330 miliardi di barili).

Le aziende cinesi acquistano minerali (petrolio, oro, nichel, bauxite), forniscono macchinari avanzati per favorire l’industrializzazione del paese, alimentano lo scambio educativo (servendosi anche del progetto bolivariano Fundayacucho, che fornisce borse di studio a tutti gli studenti venezuelani che intendano studiare nella RPC e in altri paesi). I rapporti bilaterali hanno fatto un salto qualitativo con la vittoria della Rivoluzione bolivariana nel 1999, nell’ambito della quale prima il Comandante Chávez e poi il presidente Nicolás Maduro hanno operato per conquistarsi il supporto della RPC a fronte della guerra multiforme lanciata dagli imperialisti USA all’inizio degli anni Duemila.

Accanto a interessi economici della RPC, bisogna considerare un sostegno diplomatico, militare (vendita di missili e sistemi d’arma che, accanto a quelli russi e iraniani, compongono la forza missilistica del paese) ed ecologico (pratiche efficaci nella RPC che, adattate alla morfologia del territorio venezuelano, apportano benefici nella lotta contro l’inquinamento e nel miglioramento del rapporto tra persone e natura). Quanto alla diplomazia, un esempio di tale sostegno è la denuncia sistematica di azioni ostili che colpiscono il governo bolivariano e le masse popolari venezuelane - com’è stato il caso del sequestro del presidente Maduro e della compagna Cilia Flores il 3 gennaio 2026 - e la lotta per il rispetto della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale, per la costruzione di un ordinamento interno caratterizzato dalla giustizia sociale e per la partecipazione alla costruzione di un nuovo ordine internazionale dove paesi oppressi, paesi socialisti e altri ascendono a centro significativo di potere a scapito dei paesi imperialisti. Anche con il PSUV, la relazione del PCC include dialogo politico e scambi istituzionali tra membri di partito.

Il PSUV è il partito governativo espressione della Rivoluzione bolivariana: per il PCC, quindi, la relazione con esso non è solo ideologica, ma anche connessa alle relazioni bilaterali tra i rispettivi governi, che includono commercio petrolifero e minerario, sviluppo infrastrutturale e ricerca scientifica congiunta.


Lo stesso vale per il Nicaragua. Questo paese dal 1985 al 1990 ha riconosciuto il governo della RPC; dopo la vittoria della reazionaria Violeta Chamorro nel 1990 il governo nicaraguense ha rotto i rapporti diplomatici con Pechino per stabilirli con i separatisti taiwanesi. Questa situazione è proseguita nonostante nel 2006 al governo ritornassero i sandinisti. Solo nel 2021 il FSLN ha abbandonato il riconoscimento di Taiwan e ha allineato la sua politica estera alla RPC, riconoscendo il principio di “una sola Cina”. Dal 2023 RPC e Nicaragua hanno stabilito un trattato di associazione strategica, che costituisce il più alto grado di sviluppo bilaterale nelle relazioni diplomatiche.

Sul piano economico, in Nicaragua le aziende cinesi installano impianti di materiali innovativi, automobili, robot, pannelli solari e favoriscono lo sviluppo di parchi industriali autoctoni (tramite l’avvio di centri di ricerca e sviluppo), affinché il paese si renda sempre più indipendente sul piano produttivo e possa rapportarsi alla RPC (così come al resto del mondo) nei termini di scambio, collaborazione e solidarietà, non di donazioni e dipendenza strutturale. Inoltre, le aziende cinesi sono attive anche nel settore edile, costruendo migliaia di appartamenti, a prezzi solidali, destinati alle autorità pubbliche che li consegnano gratuitamente alla popolazione; consegnano gratuitamente vaccini (com’è avvenuto nel 2021 con il vaccino per il Covid-19), autobus elettrici per garantire la viabilità nei principali centri urbani, ambulanze, auto per le Forze dell’Ordine e per la Protezione Civile.

In estrema sintesi, con Cuba, Venezuela e Nicaragua, i rapporti del PCC combinano cooperazione politico-ideologica e supporto pubblico (diplomatico, mediatico) con una visione antimperialista e multipolare, in opposizione all’espansionismo dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e dei loro associati in America Latina.

Nell’ottica del PCC la diplomazia di partito e quella dello Stato si rafforzano a vicenda, garantendo alla RPC una solida alleanza con i paesi sopra citati e altri dell’area che va al di là dei governi (in carica spesso per qualche mese o pochi anni) e che penetra progressivamente nella società civile di questi paesi.


Per quanto riguarda le relazioni con paesi retti da governi progressisti/popolari (com’è il caso di Messico, Brasile e Colombia), a predominare sono le relazioni commerciali. Rispetto al Messico, la RPC è un socio chiave nel commercio bilaterale (secondo dopo gli USA); essa non ha una presenza ideologica forte (per esempio, non ha rapporti con il Partito Comunista del Messico - che considera la RPC un paese imperialista - bensì con il movimento MORENA che governa il paese dal 2018), ma basa la sua influenza principalmente su investimenti in cooperazione tecnica, energetica, alimentare e culturale.

Lo stesso vale per la Colombia (rapporti con il movimento Pacto Histórico che ha espresso alla presidenza Gustavo Petro nel 2022) e per il Brasile (rapporti quarantennali con il Partito dei Lavoratori, il quale ha formalizzato un “accordo d’intesa sullo scambio e la cooperazione” solo nel 2023 e valido fino al 2028, rinnovabile indefinitamente), che è anche socio fondatore dei BRICS+. Con il Partito dei Lavoratori il PCC organizza seminari teorici su gestione del sistema di governo, pratiche di lotta alla povertà, pianificazione pubblica e modernizzazione delle forze produttive, tenuti periodicamente a Pechino.


Per quanto riguarda le relazioni con paesi retti da governi conservatori/reazionari (com’è il caso di Panama, Argentina, Paraguay, Perù, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Repubblica Dominicana e attualmente anche Bolivia), vale quanto detto per i paesi retti da governi progressisti ma con una difesa (da parte cinese) più “accanita” dei propri interessi strategici a causa della penetrazione significativa dei gruppi imperialisti USA e la loro facilitata opera di contrasto. Questi ultimi hanno di fatto imposto nel 2025 il ritiro del governo panamense dalla Nuova Via della Seta. A questo si aggiunge l’annullamento di contratti legati alla gestione delle infrastrutture del Canale di Panama - è il caso della CK Hutchinson, azienda di Hong Kong specializzata nella gestione portuale a livello mondiale - e il tentativo di estromettere aziende cinesi dallo sfruttamento di gas non convenzionale di Vaca Muerta (nord della Patagonia argentina), in questo caso finora con scarsi risultati (da parte USA).

Per quanto riguarda l’Argentina, esistono diverse formazioni comuniste (es. il Partito Comunista - Congresso Straordinario), ma non risultano collegamenti ufficiali o strutturati con il PCC simili a quelli che il PCC intrattiene con il PC cubano o il PSUV. In questo paese, oltre a intrattenere relazioni pragmatiche con La Libertad Avanza (la formazione reazionaria che ha espresso Javier Milei), il PCC ha rapporti con il movimento peronista nelle sue varie espressioni e con il Partito Comunista dell’Argentina, il quale sostiene il peronismo e lo sviluppo dell’associazione strategica tra l’Argentina e la RPC.

In definitiva, la RPC in questi paesi predilige la diplomazia economica, pur mantenendo rapporti sia con partiti governativi che con quelli di opposizione.

Simone B.