La Voce 82 - marzo 2026
Consolidamento e rafforzamento del (nuovo)PCI
La lotta contro lo spontaneismo nelle nostre file è anche lotta per applicare il metodo della linea di massa
Noi siamo comunisti e dobbiamo guidare il popolo nella lotta per rovesciare i suoi nemici, per questo le nostre file devono essere ordinate e marciare all’unisono, i nostri combattenti devono essere scelti e le armi efficienti.
(Rettificare lo stile di lavoro del partito, in Opere di Mao Tse-tung, vol. 8 - Ed. Rapporti Sociali)
A marzo dello scorso anno (in La Voce 79) abbiamo iniziato a occuparci della lotta contro lo spontaneismo nel movimento comunista del nostro paese e nelle nostre file (nel Partito e negli organismi della Carovana del (n)PCI).(1) Sapevamo che si trattava di una lotta da condurre in entrambi i casi con determinazione e in modo sistematico, ma in forme diverse: nel movimento comunista cosciente e organizzato principalmente sul piano teorico, nell’ambito della lotta per l’affermazione del maoismo come terza e superiore tappa della scienza comunista dopo il marxismo e il leninismo; nelle nostre file principalmente sul terreno dell’applicazione degli apporti del maoismo nella pratica, nel lavoro interno e nel lavoro esterno. Su questo terreno, in particolare nel lavoro dei Comitati di Partito e degli organismi della Carovana del (n)PCI (a partire dal P.CARC, nostro partito fratello) verso le organizzazioni operaie e popolari e in generale le masse popolari, una manifestazione di spontaneismo è non usare la linea di massa come metodo principale di intervento. Che la linea di massa è il principale metodo di lavoro e di direzione di ogni partito comunista e in che cosa consiste la linea di massa lo abbiamo illustrato più volte nella nostra letteratura, quindi mi limito a richiamarne brevemente gli aspetti salienti.(2)
1. Su La Voce 79 (in Una lotta decisa e sistematica contro lo spontaneismo e in Combattere lo spontaneismo anche nelle nostre file) abbiamo mostrato che la lotta contro lo spontaneismo è lotta per la costruzione del partito comunista capace di promuovere e dirigere la rivoluzione socialista in un paese imperialista come il nostro.
Su La Voce 80 (in Gramsci e la lotta contro lo spontaneismo) abbiamo visto che la lotta contro lo spontaneismo è lotta contro la concezione che la rivoluzione è qualcosa che scoppia. È cioè una lotta che ha a che fare con il partito comunista che serve e la via che esso segue per instaurare il socialismo (la strategia), quindi riguarda direttamente quei partiti, organismi e singoli esponenti del movimento comunista promotori di iniziative per ricostruire il partito comunista e la nostra azione in questo ambito.
Su La Voce 81 (in La lotta contro lo spontaneismo è anche lotta per l’uso del materialismo dialettico) ci siamo concentrati sulla necessità di elevare l’assimilazione e l’uso del materialismo dialettico come metodo per conoscere la realtà e come guida per trasformarla.
2. Per approfondimenti vedasi Linea di massa e teoria marxista della conoscenza (in Rapporti Sociali n. 11 - 1991), La linea di massa (in Rapporti Sociali n. 12/13 - 1992), L’ottava discriminante (in La Voce 10 - 2002). Molti scritti di Mao Tse-tung relativi alla linea di massa sono contenuti nei volumi 8 e 9 delle Opere di Mao Tse-tung - Ed. Rapporti Sociali.
“Ogni partito comunista si è trovato e si troverà ancora ad affrontare l’antinomia tra l’autonomia ideologica e organizzativa del partito e lo stretto legame del partito con le masse. La prima è la condizione necessaria perché il partito possa ‘elaborare’ una linea giusta. Il secondo è la condizione necessaria perché il partito possa ‘scoprire’ e ‘attuare’ la linea giusta. Ogni partito comunista si è trovato e si troverà ancora ad affrontare l’antinomia tra gli obiettivi immediati, l’obiettivo della fase e l’obiettivo finale. Ogni partito comunista si è trovato spesso e si troverà a lottare contro due opposte deviazioni: l’avventurismo di chi si stacca dalle masse convinto di poter andare più rapidamente verso l’obiettivo e il codismo di chi si confonde tra le masse e si riduce a illustrare quello che già le masse fanno, riflette lo stato medio, generale, comune, diffuso delle masse.
La linea di massa è il superamento di quelle antinomie e il criterio per sfuggire ad entrambe le deviazioni.
Essa consiste nel raccogliere gli elementi di conoscenza sparsi e confusi che esistono tra le masse e le loro aspirazioni, elaborarli e ricavarne obiettivi, linee, metodi e criteri e portarli tra le masse fino a che queste li fanno propri e li attuano. Quindi tornare nella nuova situazione a raccogliere gli elementi sparsi e confusi dell’esperienza delle masse e le loro aspirazioni, elaborarli e ricavarne nuovi obiettivi, linee, metodi e criteri e portarli tra le masse fino a che queste li fanno propri e li attuano. Ripetendo questo processo più e più volte, ogni volta le concezioni dei comunisti diventano più ricche e più concrete e il processo rivoluzionario procede verso la vittoria.
Vista da un altro lato, la linea di massa consiste nell’individuare in ogni gruppo la sinistra (cioè quella parte le cui tensioni, se attuate, porteranno il gruppo a confluire nell’alveo della rivoluzione socialista), il centro e la destra, nel mobilitare e organizzare la sinistra perché unisca a sé il centro e isoli la destra.
Per praticare la linea di massa il partito deve quindi avere assimilato abbastanza bene il materialismo dialettico (‘senza teoria i fatti sono ciechi’), fare buone inchieste (‘senza fatti la teoria è vuota’), avere una buona comprensione d’assieme del processo rivoluzionario in corso e del ruolo delle varie classi in esso.
A queste condizioni il partito va verso il suo obiettivo finale (la rivoluzione socialista) non puntando direttamente e in ogni circostanza concreta al suo obiettivo finale, ma puntando in ogni fase e in ogni circostanza concreta a quell’obiettivo che le masse popolari possono realizzare e la cui realizzazione avvicina le masse all’obiettivo finale del partito. La linea di massa guida il partito a riunire in ogni fase della lotta il più ampio fronte possibile di classi, di forze e di personalità per realizzare l’obiettivo di quella fase. Essa implica nel partito la massima autonomia ideologica e politica, una grande capacità di comprensione delle contraddizioni reali e del movimento in corso, lungimiranza, libertà di manovra: se il partito si stacca dalle masse, non è perché è troppo avanzato rispetto ad esse, ma perché non è capace di capire la situazione concreta, è arretrato. Un buon medico o un buon insegnante sono tanto più avanzati e tanto più ‘autonomi’ quanto meglio sanno comprendere la situazione effettiva dell’ammalato o dell’allievo: non si attengono a quello che l’ammalato o l’allievo dice, non fanno quello che l’ammalato o l’allievo suggerisce, ma comprendono quello che egli è e lo mobilitano a raggiungere l’obiettivo che anch’egli vuole raggiungere. La linea di massa permette al partito sia di avere in mano l’iniziativa sia di restare strettamente legato alle masse e di rafforzare continuamente il legame con le masse. Il legame con le masse diventa tanto più stretto quanto più alta è la qualità del partito, quanto più forte è la sua autonomia ideologica e politica. La linea di massa è anche la sintesi tra partito di massa e partito di quadri: il partito di quadri che dirige le masse. È la sintesi tra direzione del partito e autonomia delle masse, tra politica dall’alto e politica dal basso.
Era dottrina acquisita del movimento comunista che le idee venivano dalla pratica, dall’esperienza. Che nella pratica delle masse vi erano in germe, in forma confusa e dispersa, gli elementi di ogni conoscenza superiore. Si possono citare innumerevoli passi di Marx, Engels, Lenin e Stalin che illustrano e ribadiscono questa concezione del rapporto tra idee e sensazioni, tra coscienza ed esperienza e i suoi riflessi nell’attività politica. Mao Tse-tung ha espresso in maniera sistematica e organica questa concezione e ha indicato la linea di massa come il principale metodo di lavoro e di direzione del partito comunista” (L’ottava discriminante, in La Voce 10 - marzo 2002).
Le difficoltà della rivoluzione socialista hanno origine ancora oggi dalla scarsa capacità di noi comunisti di praticare il metodo della linea di massa, cioè di comprendere il movimento delle masse popolari, di raccogliere ed elaborare le loro tendenze in modo da dirigerle verso il reale obiettivo che le muove.
Non praticare la linea di massa dà luogo a una serie di tendenze sbagliate nell’intervento degli organismi di massa e nella relazione con le masse popolari.
1. Sostituirsi alle masse popolari, cioè fare noi la sinistra negli organismi di massa
Il movimento delle masse popolari è ciò da cui il processo della rivoluzione socialista parte, su cui tutto il processo poggia e contemporaneamente è ciò a cui tutto il processo deve ritornare, a cui è finalizzato. Questo non vuol dire che il partito comunista è secondario rispetto al movimento delle masse popolari. Senza partito comunista non esiste il processo della rivoluzione socialista: per dirla con Mao, “nell’epoca del capitalismo e dell’imperialismo è necessario un partito rivoluzionario come il partito comunista. Senza un tale partito il popolo non può assolutamente rovesciare i nemici che l’opprimono”.(3)
3. Rettificare lo stile di lavoro del partito, in Opere di Mao Tse-tung, vol. 8 - Ed. Rapporti Sociali.
Il movimento delle masse popolari può crescere oltre un certo livello e svilupparsi oltre una certa dimensione solo se diretto da un partito comunista che opera secondo la concezione comunista del mondo, con una teoria e un metodo rivoluzionario di lavoro e di direzione. Il partito comunista, per essere vittorioso, deve conoscere il movimento delle masse popolari, individuarne le componenti, le forze motrici e le tendenze, agire su di esse in conformità alla loro natura. Il partito comunista che pensa di “bastare a se stesso”, che non si rende conto di essere generato e di essere continuamente alimentato dalle masse popolari, rischia di trovarsi senza forze e non capirne neanche il motivo.
Quando i membri del partito comunista fanno essi la sinistra degli organismi di massa, essi si stanno sostituendo a queste. I Comitati di Partito e gli organismi della Carovana che intervengono negli organismi di massa concependosi e facendo la sinistra credono di determinare il movimento delle masse popolari o di “imporre” più facilmente obiettivi e forme di lotta giuste. In realtà confondono il ruolo del movimento delle masse popolari e quello del partito comunista, le distinte funzioni che i due fattori hanno nel processo rivoluzionario. I membri del partito comunista che pensano di essere la sinistra degli organismi di massa non assolvono al ruolo a cui è chiamato il partito comunista: imparare a comprendere il movimento delle masse popolari per dirigerlo verso l’obiettivo della rivoluzione socialista. Quello di cui hanno bisogno gli organismi di massa è imparare a diventare protagonisti del loro presente e costruttori del loro futuro e non di essere sostituiti dal partito.
Il partito comunista deve partire dalla rivendicazione, dalla battaglia, dall’aspirazione o dal progetto particolare e specifico per cui è nato un organismo di massa oppure che mobilita moralmente, intellettualmente e materialmente un individuo. Da qui bisogna impostare un intervento sull’organismo di massa (o sull’individuo) per fornirgli gli strumenti politici e organizzativi utili alla battaglia che deve affrontare nella situazione specifica in cui si trova, in modo che avanzi e persegua al meglio i suoi obiettivi. È così che il partito comunista fa fare all’organismo di massa (o al singolo individuo) un’esperienza formativa che poggia sulla sua pratica diretta, una scuola di comunismo con cui crea le migliori condizioni (in termini di orientamento, organizzazione e mobilitazione) per avanzare nel processo rivoluzionario.
Il movimento comunista ha elaborato il metodo della linea di massa gradualmente, analizzando e sintetizzando la sua esperienza. Lenin, trattando sia delle forme di lotta sia del rapporto partito-masse, in L’estremismo, malattia infantile del comunismo affermava chiaramente che il partito comunista non deve “inventare” niente né “sostituire” le masse popolari, ma solo “scoprire” quello che c’è, imparare a vedere quello che c’è, raccoglierlo, renderlo sistematico e programmatico, depurarlo dalle scorie che lo accompagnano, dirigerlo. Effettivamente Lenin ha fatto una prima enunciazione, sia pure in forma non ancora sistematica e dichiarata, della linea di massa.
2. Intervenire negli organismi di massa usando prevalentemente il centralismo democratico
Ci sono compagni della Carovana del (n)PCI che, nell’intervenire nelle organizzazioni delle masse popolari, in particolare negli organismi generati da noi, cercano una scorciatoia per portare il nostro orientamento (e la nostra linea) sostituendo il metodo della linea di massa con il centralismo democratico. È bene fare chiarezza su questo punto, su quanto sia deleterio questo modo di operare, su quanto sia controproducente ai fini del rafforzamento del rapporto tra il partito comunista e gli elementi delle masse popolari più avanzati e che hanno le caratteristiche per diventare nuovi membri del partito stesso.
Dal tempo di Lenin in avanti il centralismo democratico è assunto dai comunisti come il principale principio organizzativo del loro partito. Significa che ogni istanza del partito comunista fa parte di un unico sistema nazionale di direzione e osserva un’unica disciplina: è il mezzo pratico perché un collettivo composto da molti individui riesca a operare come un corpo unico. Il centralismo democratico è caratterizzato da 1. elettività di tutti gli organi dirigenti dal basso in alto; 2. obbligo di ogni organo di rendere periodicamente conto della sua attività all’organizzazione che lo ha eletto e agli organi superiori; 3. severa disciplina di partito e subordinazione della minoranza alla maggioranza; 4. le decisioni degli organi superiori sono incondizionatamente obbligatorie per gli organi inferiori. L’applicazione del centralismo democratico dentro il partito deve essere effettiva e garantire e promuovere la libertà di espressione e di proposta, la critica e l’autocritica, insieme all’unità di azione a tutti i livelli.
Così inteso, il centralismo democratico è un principio organizzativo valido solo all’interno del partito comunista: tra l’individuo e il collettivo di cui fa parte, tra i collettivi che costituiscono il partito, tra i membri e l’intero partito comunista, cioè tra individui e collettivi associati per compiere l’impresa comune di instaurare il socialismo e marciare verso il comunismo. Nelle relazioni con le masse popolari noi comunisti non ci sottomettiamo alla maggioranza: abbiamo costituito il partito comunista e come partito comunista abbiamo adottato una linea generale e linee particolari e perseguiamo obiettivi. Non abbiamo chiesto alle masse popolari di approvare niente di questo. Né andiamo tra le masse a dare direttive ed esporre piani di battaglia come se le masse popolari fossero lì ad aspettare le nostre direttive e disposte ad attuarle (cosa che invece deve essere disposto a fare chi vuole far parte del Partito). Nel Partito i dirigenti hanno il dovere, la funzione e l’obbligo di dirigere: fare analisi, elaborare linee, trovare soluzioni, dare direttive, controllare e verificare l’attuazione, fare il bilancio dell’esperienza. Nel partito i diretti hanno l’obbligo di eseguire lealmente, attivamente, creativamente e con iniziativa le direttive ricevute. Il centralismo democratico è il principale principio organizzativo nel partito comunista e solo nel partito comunista. Sostenere che vale anche nella relazione con le masse popolari, equivale a negare il legame particolare che unisce i membri e i collettivi del Partito comunista. In sostanza significa annegare il Partito nella società. Il Partito comunista è una particolare organizzazione di combattimento, unica del suo genere: questo è uno dei pilastri del leninismo.
Usare il centralismo democratico come principio organizzativo anche nel lavoro di massa significa diluire i confini tra partito comunista e masse popolari, che è il contrario di quello di cui abbiamo bisogno in questa fase.
3. Attestarsi al livello a cui sono le masse popolari anziché agire per orientare, formare e trasformare
Ogni compagno della Carovana del (n)PCI avrà avuto un momento in cui si è chiesto: “ma chi siamo noi per dire alle masse cosa devono fare?”. Effettivamente tra le nostre file siamo spesso frenati dal fatto che non diamo una risposta adeguata a questa domanda.
Già Marx ed Engels nel Manifesto del partito comunista del 1848 indicarono che: “(…) i comunisti sono la parte più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, quella che sempre spinge in avanti; dal punto di vista della teoria, essi hanno un vantaggio sulla restante massa del proletariato per il fatto che conoscono le condizioni, l’andamento e i risultati generali del movimento proletario”. Ma questa risposta non è esauriente.
L’esperienza del movimento comunista ci insegna infatti che per guidarle a instaurare il socialismo, noi comunisti dobbiamo diventare la nuova classe dirigente delle masse popolari. Classe dirigente significa classe, gruppo di persone che fa fare alle masse popolari cose che queste spontaneamente (cioè senza l’azione della classe dirigente, sulla base del senso comune con cui si ritrovano e delle condizioni e relazioni in cui si ritrovano) non fanno, non farebbero e non sono in grado di fare. Noi quindi possiamo svolgere il nostro ruolo storico solo se ci assumiamo la responsabilità di dirigere e ci diamo i mezzi per farlo. Ovviamente non andiamo a dire alle masse: noi dobbiamo dirigere e voi dovete fare quello che noi diciamo. Sta a noi comunisti far valere e far accettare alle masse popolari la nostra direzione. Come? Lenin diceva che è possibile farlo costruendo “una fiducia reciproca tra l’avanguardia della classe operaia [ndr. il partito comunista] e la massa operaia”.(4) E questa fiducia reciproca il partito riesce a costruirla se verifica e porta le masse popolari a verificare nella pratica che la linea del partito è giusta, cioè corrispondente agli interessi delle masse popolari. Nella rivoluzione socialista le masse popolari sono le protagoniste ma, per diventare tali, il partito comunista deve diventarne la guida. Questo rapporto “speciale” tra comunisti e masse non cade dal cielo, non può essere imposto dall’alto né avviene per opera di convincimento: è un rapporto che noi comunisti dobbiamo scientemente costruire, pazientemente conquistare. In questo senso dobbiamo approfittare di ogni lotta concreta e particolare delle masse popolari: per farlo dobbiamo fare di ogni esperienza e lotta delle masse popolari una scuola di comunismo. Come ben spiegato nel nostro Manifesto Programma (pag. 262 e seguenti), “(…) ogni lotta concreta riguarda un problema particolare, è uno scontro su un aspetto particolare dell’ordinamento sociale e ha come promotori e protagonisti un determinato gruppo sociale. Ogni lotta concreta è quindi unilaterale. Essa è comunque già di per se stessa una scuola di comunismo per chi vi partecipa. Insegna a organizzarsi, a stabilire i mezzi e le forme di lotta, alimenta la coscienza e la conoscenza. Educa in massa i lavoratori a condurre una lotta comune e, a questo fine, a organizzarsi. Essa è tanto più efficace e in senso tanto più elevato diventa scuola di comunismo, quanto più è condotta con metodi e criteri non unilaterali, non corporativi; quanto più unisce i protagonisti diretti agli altri lavoratori e li porta a comprendere il sostegno che il loro diretto sfruttatore riceve dalla sua classe, dallo Stato, dal clero e dalle altre istituzioni sociali; quanto più porta i protagonisti diretti a comprendere le condizioni sociali della loro condizione particolare e a unirsi agli altri lavoratori per instaurare un nuovo e superiore ordinamento sociale; quanto più educa e seleziona gli individui più generosi ed energici e li avvia a diventare comunisti. L’azione dei comunisti potenzia questo carattere, fa e deve fare di ogni lotta una scuola di comunismo di livello e di efficacia superiori. Scuola di comunismo non vuol dire solo e a volte non vuol dire del tutto reclutamento al partito, condivisione del programma e della concezione dei comunisti, simpatia per i comunisti. Questi sono risultati che maturano in tempi e in modi diversi a seconda della classe, degli ambienti e degli individui. Scuola di comunismo vuol dire anzitutto portare un orientamento giusto nella lotta in corso e su ogni aspetto della vita sociale e individuale che la lotta fa emergere; in ogni scontro mobilitare la sinistra perché unisca il centro e isoli la destra; trattare, imparare a trattare le contraddizioni in seno al popolo in modo da unire le masse e mobilitarle contro la borghesia imperialista; favorire i legami della lotta in corso con le altre lotte; allargare e mobilitare la solidarietà oltre la cerchia dei protagonisti diretti della lotta in corso; sfruttare ogni appiglio e aspetto che la lotta presenta per favorire l’elevazione della coscienza di classe; mobilitare tutti i fattori favorevoli e neutralizzare quelli sfavorevoli alla vittoria della lotta in corso; favorire la massima partecipazione possibile a ogni livello di ideazione, progettazione, direzione e bilancio; individuare gli elementi più avanzati e spingerli in avanti; favorire la crescita di ogni elemento avanzato al livello massimo che ognuno può raggiungere; far emergere il legame tra le varie lotte e i vari aspetti della lotta; insegnare il materialismo dialettico nell’azione; insegnare a diventare comunisti; ecc. In ogni organizzazione di massa già esistente si tratta di migliorare il suo orientamento, rafforzare l’autonomia del suo orientamento e dei suoi obiettivi dalla borghesia, mettere a tacere ed emarginare i dirigenti corrotti e succubi della borghesia, rafforzare l’autonomia degli altri dalla borghesia. E su questa base creare e rafforzare i rapporti del partito comunista con gli elementi che più avanzano, fino a reclutare quelli capaci di fare un lavoro di partito”.
4. Discorso sui sindacati al X Congresso del PC(b)R (marzo 1921), in Opere Complete, vol. 32, pag. 195.
Conclusioni
La linea di massa implica una concezione del mondo e una teoria della conoscenza: la concezione del mondo secondo cui il comunismo è lo sbocco che lo stesso stato di cose presente crea e sono le masse che fanno la loro storia; la teoria della conoscenza (e in generale del rapporto oggetto-soggetto) secondo cui le idee sono e non possono che essere “esperienza elaborata”.
Con coraggio impariamo a usare sistematicamente il metodo della linea di massa, strada facendo impareremo a usarlo sempre meglio consapevoli che i partiti comunisti che hanno conseguito la vittoria hanno praticato questo metodo.
Piero G.