La Voce 82 - marzo 2026
Lotta tra due linee nel movimento operaio e sindacale
Nel n. 81 di La Voce (novembre 2025) avevamo messo in allerta su due tendenze arretrate che minacciavano il movimento operaio e sindacale del nostro paese reduce dalle grandi mobilitazioni dell’autunno a supporto della Global Sumud Flotilla e dallo sciopero generale unitario del 3 ottobre indetto da CGIL e sindacati alternativi e di base. Così descrivevamo queste tendenze arretrate:
“La prima riguarda i sindacati alternativi e di base e la sinistra CGIL. È la tendenza a togliere la motivazione politica (cioè tesa alla formazione del governo del paese) dell’iniziativa e del ruolo assunto, a risindacalizzare l’iniziativa, a riportarla nell’alveo della lotta sindacale. Questa tendenza è evidente nella CGIL, i cui vertici hanno deciso per uno sciopero separato il 12 dicembre contro la finanziaria e persistono nell’invocare dal governo Meloni un piano industriale per l’ex Ilva, Stellantis e le altre aziende in fase di smantellamento (e Landini aggiunge anche una patrimoniale).
La seconda riguarda partiti, organizzazioni, esponenti del movimento comunista e del campo anti Larghe Intese e come usare le elezioni. È la tendenza a costituire un “blocco politico e sociale” che si presenta alle elezioni politiche del 2027 (e a quelle amministrative che ci saranno da qui al 2027) e che, raccogliendo i voti di chi si è mobilitato, riesca a mandare in Parlamento una pattuglia più o meno nutrita di oppositori per disturbare il manovratore, denunciare cosa accade a palazzo, fare da portavoce delle rivendicazioni popolari”.
A distanza di mesi possiamo concludere che queste due tendenze hanno portato al riprendere piede del settarismo nelle relazioni intersindacali. Ciò è stata una conseguenza del ritorno ai riti ordinari del sindacato (petizioni e rivendicazioni economiche al governo e al padronato, mantenimento e sviluppo della propria organizzazione, ecc.) che comportano di per sé la perdita di vista degli interessi generali della classe per anteporvi quelli particolari, dei capi-cordata sindacali ognuno in lotta contro l’altro per acquisire maggior peso sindacale, delle categorie in cui la classe dominante frammenta i lavoratori, ecc.
Ma è anche lo sbocco delle illusioni elettoraliste che portano ogni fazione sindacale a rinviare il regolamento dei conti con il governo Meloni alle elezioni politiche del 2027, puntando ciascuna sul proprio cavallo: la CGIL su un governo del polo PD, USB sull’ingresso in Parlamento di un cartello elettorale promosso da Potere al Popolo, altri attori sindacali su altri cavalli politici ancora. Va da sé, per chi assume questa prospettiva, che i grandi risultati delle mobilitazioni dell’autunno a cui si aggiunge la vittoria del NO al referendum del 22 e 23 marzo vengano visti come un tesoretto di cui prendere la massima parte a scapito dei contendenti.
Sono emblematiche le vicende che hanno portato agli scioperi separati del 29 novembre e del 12 dicembre che sono stati il risultato dell’accantonamento dell’obiettivo politico della cacciata del governo Meloni. Lo ha reso apertamente manifesto la dirigenza CGIL con l’indizione dello sciopero separato del 12 dicembre contro la finanziaria del governo Meloni, dopo che i sindacati di base e alternativi avevano già indetto sciopero generale contro la stessa finanziaria per il 29 novembre. Tuttavia quelle vicende sono state anche il risultato dell’annacquamento di questo obiettivo politico da parte di chi formalmente ha continuato a proclamarlo. Questa è stata ad esempio la condotta dell’USB, il più grande tra i sindacati alternativi e di base, che nel prima, durante e dopo dello sciopero ha messo al centro l’organizzazione di una mobilitazione principalmente di area e tesa più a dimostrare la propria forza (rispetto agli altri sindacati alternativi e di base) e radicalità (rispetto alla fiacchezza delle parole d’ordine della dirigenza CGIL).
Che si tratti di accantonare l’obiettivo politico della cacciata del governo Meloni o enunciarlo in maniera inoffensiva per politicizzare piattaforme e non per costruire rapporti di forza reali, il risultato non cambia. È la marcescenza del movimento sindacale in una spirale in cui una organizzazione fa momentaneamente le scarpe all’altra ma arretra, per forza di cose, il movimento generale degli operai e delle masse popolari organizzate. È indubbiamente positivo che grazie alle mobilitazioni autunnali un sindacato combattivo come l’USB si sia rafforzato in numerosi settori, come ad esempio tra i lavoratori portuali dove ha significativamente esteso la propria rete. È invece negativo che in un altro importante sindacato combattivo come il SICobas nel mese di febbraio sia esplosa una guerra tra bande con contenziosi di vario genere su questioni attinenti la gestione della tesoreria del sindacato. Chi bada solo o principalmente al proprio gruzzolo sindacale prova ad approfittare della crisi del SICobas per raccogliere quadri e iscritti in fuoriuscita. Tuttavia creare monopoli di tesserati in questo o quel settore può essere addirittura negativo per la lotta di classe se la linea dell’organizzazione sindacale che si rafforza è settaria e autoreferenziale. In questo caso vale il detto “chi la fa l’aspetti”.
L’aspetto decisivo ai fini della lotta di classe è usare il seguito di ogni organizzazione sindacale per far avanzare ed elevare la combattività di tutto il movimento delle masse popolari organizzate per porre fine al coinvolgimento del nostro paese nella Terza guerra mondiale e al sistema politico delle Larghe Intese mandatario degli imperialisti USA-NATO, UE e sionisti. Dove per tutto il movimento si intende anche e soprattutto la mobilitazione dei lavoratori avanzati presenti tra gli iscritti alla CGIL e agli altri sindacati di regime e tra i non iscritti ai sindacati. Il punto è far divenire linea generale praticata nel particolare e nel concreto di ogni situazione la condotta che si è imposta alle varie organizzazioni sindacali in occasione dello sciopero unitario del 3 ottobre.
Quanto di positivo le mobilitazioni dell’autunno ‘25 hanno sedimentato è nostro alleato in questa battaglia. Infatti la solidarietà con la Palestina ha avuto un effetto moltiplicatore per il sorgere in forma embrionale o già organizzata di organismi operai e popolari di base e di reti di raccordo. Non c’è grande città dove non siano sorti embrioni di organismi di lavoratori di scuole di ogni ordine e grado e annesse reti (spesso con composizione inter-sindacale), spinti dall’urgenza di organizzare la partecipazione alle mobilitazioni a supporto della GSF e che hanno proseguito la loro azione. Allo stesso tempo è in crescita la rete nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università, alimentata peraltro dal crescente utilizzo del sistema scolastico per operazioni di proselitismo a favore delle Forze Armate e della Terza guerra mondiale. Analogo discorso vale per i lavoratori della sanità con la costituzione di organismi come “Sanitari per Gaza”. E vale anche nel settore metalmeccanico, come in Leonardo, dove ha preso piede la costituzione di organismi operai e di una rete nazionale di raccordo contro la vendita di armi allo Stato sionista di Israele. Lo stesso vale per i lavoratori portuali, dove ha preso piede l’emulazione dell’esperienza del CALP di Genova, si sono rafforzati organismi già esistenti come il GAP di Livorno e ne sono sorti di nuovi come a Ravenna e ad Ancona.
Più in generale sono centinaia di migliaia gli operai e i lavoratori precedentemente non organizzati o debolmente organizzati che sulla spinta delle mobilitazioni dell’autunno hanno iniziato a partecipare più attivamente alla lotta di classe e a darsi i mezzi per farlo. Come è normale che fosse, ciò non è bastato a fermare la piega settaria che ha preso il movimento sindacale che però, al confronto con il passato, fa oggi i conti con una resistenza più forte dei lavoratori. Alcuni esempi:
- nella CGIL la scelta scellerata di Landini di indire lo sciopero separato del 12 dicembre non ha incontrato la sola opposizione delle minoranze interne (Le Giornate di Marzo e Radici del Sindacato), ma di intere categorie come la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza,
- contro la deriva settaria nei rapporti intersindacali sono sorti appelli per l’autoconvocazione, come quello “Mai più scioperi separati” che ha raccolto migliaia di adesioni da parte di lavoratori iscritti a vari sindacati,
- contro la concorrenza tra gli stessi sindacati alternativi e di base sono sorti percorsi come quello della “Rete Inter-sindacale” che per ora ha federato in un patto d’unità d’azione quattro sindacati di base (Confederazione COBAS, SIAL COBAS, CLAP e ADL COBAS).
Infine rientrano tra gli esempi di germogli positivi anche
- l’azione condotta dall’USB in occasione della mobilitazione romana per lo sciopero del 29 novembre. In questa occasione l’USB, come detto, ha deciso di appartarsi rispetto al resto dei sindacati alternativi e di base ma ha svolto la propria manifestazione sotto Montecitorio nella forma di seduta popolare per l’approvazione di una “legge finanziaria del popolo”, a dimostrazione di quanto l’obiettivo politico della cacciata del governo Meloni e dell’instaurazione di un governo di emergenza popolare sia oggi un elemento con cui, giocoforza, devono fare i conti anche dirigenze sindacali che recalcitrano a darsi un piano d’azione coerente con questo obiettivo;
- la conduzione nel mese di dicembre, da parte della FIOM CGIL di Genova, della vertenza in difesa della produzione nel locale stabilimento ex ILVA, a dimostrazione che facendo di ogni vertenza un problema di ordine pubblico si può inceppare il meccanismo dello smantellamento industriale a differenza di quello che succede con le processioni sindacali unitarie con cui le dirigenze dei sindacati di regime, come nel caso dell’ex FIAT, scoraggiano di fatto i lavoratori dal mobilitarsi.
Questi sono alcuni esempi della contro-corrente positiva che ha agito in questi mesi nel movimento operaio e sindacale italiano al netto della deriva settaria promossa dalle dirigenze sindacali della CGIL e dei sindacati alternativi e di base e dei suoi effetti negativi. Questa contro-corrente è la tendenza che dobbiamo coltivare e far germogliare, incoraggiare, sostenere e promuovere in maniera cosciente per avanzare nella lotta per cacciare il governo Meloni.
Per quanto riguarda gli embrioni di organismi operai e popolari sorti o comunque sviluppatisi sull’onda delle mobilitazioni dell’autunno 2025, il nostro compito è legarci e rafforzare di fase in fase gli elementi di sinistra, cioè coloro che incarnano la tendenza ad organizzarsi stabilmente, ad agire da nuova autorità, a collegarsi e sviluppare il movimento generale per la cacciata del governo Meloni e la costituzione del Governo di Blocco Popolare. Ciò va fatto con l’avvertenza di fare uso sistematico della linea di massa per aggiornare la nostra conoscenza della sinistra, che giocoforza varia in base alle sollecitazioni del corso delle cose e della lotta di classe. Come abbiamo già scritto in VO 81 “basterebbero un centinaio o anche meno di organismi aziendali come il CALP di Genova che bloccano i porti italiani al traffico di armi e come il Collettivo di Fabbrica della GKN che fanno delle aziende minacciate di delocalizzazione, chiusura, riduzione altrettanti centri promotori della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese, di organismi territoriali come i NO TAV della Val di Susa che impediscono o boicottano la realizzazione di grandi opere speculative di devastazione del territorio, di organismi tematici come Extinction Rebellion e Ultima Generazione, come i Comitati per l’Acqua Pubblica, i comitati per la casa e altri, coordinati tra loro e orientati a costituire un governo d’emergenza di loro fiducia, per rendere ingovernabile il paese dai vertici della Repubblica Pontificia e costringerli a ingoiare (provvisoriamente nei loro propositi) un governo d’emergenza”. Questo indirizzo è anche la bussola con cui orientiamo il nostro intervento nel movimento degli embrioni di organismi sorti sull’onda dell’autunno. È facendo leva sul rafforzamento delle tendenze avanzate che contrastiamo ed evitiamo la trappola della (ri)sindacalizzazione che si esprime non solo nelle file dei sindacati ma anche nel movimento degli embrioni di organismi di base, per mille fili collegati o comunque indotti a rifluire nel sindacalismo arretrato (con la connessa lotta tra aree programmatiche, fazioni sindacali, ecc. ognuna all’opera per ingrandire il proprio orticello).
Per quanto riguarda il movimento delle iniziative sindacali, contrastiamo le tendenze di destra e/o arretrate appoggiando, mostrando i risultati e rafforzando le iniziative avanzate
- che adottano metodi di lotta che contribuiscono ad elevare la combattività degli operai e delle masse popolari e la fiducia nella loro forza (anziché il confidare nella politica borghese, nei giudici, nella polizia, ecc.),
- che sviluppano relazioni intersindacali che favoriscono l’unità di classe (contro il settarismo che alimenta tendenze perfino reazionarie e di guerra tra poveri tra iscritti a sigle diverse),
- che favoriscono la messa al centro dell’azione sindacale della mobilitazione per farla finita con il regime della classe dominante del nostro paese e porre fine al coinvolgimento del nostro paese nella Terza guerra mondiale.
Armando R.