La Voce del (nuovo)PCI

La Voce 82 - marzo 2026

Lotta contro il governo Meloni e ricostruzione del partito comunista

Sull’intervento del Fronte Comunista al convegno “Dalle piazze all’alternativa”


Il 24 gennaio si è svolto a Roma il convegno “Dalle piazze all’alternativa” organizzato dalla Rete di Comunisti - RdC.(1) Hanno preso la parola per l’occasione sia esponenti dell’area della RdC che appartenenti ad altre organizzazioni e partiti del movimento comunista cosciente e organizzato per come è attualmente. Tutti gli interventi ruotavano attorno alla risposta alla domanda “la mobilitazione politica è oggi più forte di quella sociale?”, domanda che RdC ha formulato sulla base della constatazione che nelle mobilitazioni dell’autunno 2025 “non solo migliaia di lavoratrici, lavoratori, studenti hanno scioperato, ma lo hanno fatto con numeri superiori agli scioperi sindacali su questioni sociali anche fondamentali”: le masse popolari sono più disponibili a mobilitarsi per obiettivi politici piuttosto che per obiettivi sociali. In linea generale, la maggior parte degli interventi ha messo al centro la necessità di rilanciare la parola d’ordine della lotta per il socialismo nel nostro paese, come viatico per valorizzare tale superiore disponibilità alla mobilitazione per obiettivi politici, restando tuttavia sul vago su cos’è il socialismo. Chi si è spinto più in là a questo proposito è Giorgio Cremaschi (esponente di spicco di Potere al Popolo - PaP) che ha alluso alla restaurazione dell’ordine di politiche economiche messe in piedi in Italia nella fase del “capitalismo dal volto umano” (1945-1975). È rimasta sul vago anche la riflessione su come raggiungere questo obiettivo benché alcuni interventi abbiano messo più in chiaro di altri il ruolo dirigente che devono assumere i comunisti in questa lotta: sempre Cremaschi ha detto che i comunisti devono concepirsi come agenti promotori di un processo rivoluzionario e Michele Franco (RdC) che devono pensare a come si fa la rivoluzione in occidente anziché fare il tifo per rivoluzioni lontane. È un fatto indubbiamente positivo che i dirigenti di RdC rompano con le tendenze attendiste e disfattiste che li caratterizzavano, rafforzino la propaganda del socialismo e inizino a porsi da promotori della lotta per il socialismo. È positivo se teniamo conto del ruolo politico nazionale della RdC, che esprime la direzione di un sindacato come USB, il più grande tra i sindacati alternativi e di base, di un’importante organizzazione per l’intervento nella lotta politica borghese come PaP e di combattive organizzazioni comuniste giovanili come Cambiare Rotta e OSA. Lo è tanto più se consideriamo la base ideologica eclettica di RdC e ciò che questo comporta in termini di influenza della cultura borghese di sinistra (2) sul suo gruppo dirigente e di scarso uso degli insegnamenti dell’esperienza della prima ondata mondiale delle rivoluzioni proletarie (1917-1976) in merito a forma e contenuto delle rivoluzioni proletarie da costruire oggi. Da qui alcune rimozioni importanti di ciò che l’esperienza dei primi paesi socialisti, corroborata anche da quella dei paesi socialisti tuttora esistenti come la Repubblica Popolare Cinese, insegna al riguardo.(3)


1. Per approfondimenti, rimandiamo al Comunicato CC del 23 gennaio 2026 Ai promotori e ai partecipanti del forum “Dalle piazze all’alternativa”.


2. A proposito delle caratteristiche ideologiche, in evoluzione, della RdC consigliamo la lettura dei seguenti articoli: Per i frequentatori delle attività di Rete dei Comunisti (VO 53 - luglio 2016), Dove va la Rete dei Comunisti? (VO 74 - luglio 2023), Sul convegno Elogio del comunismo del ‘900 (VO 78 - novembre 2024).


3. In particolare che la rivoluzione socialista è una guerra popolare rivoluzionaria e che il socialismo, nella sua essenza, è 1. potere politico nelle mani della classe operaia e delle masse popolari organizzate sotto la direzione del partito comunista, 2. gestione pubblica e pianificata dell’attività economica, 3. partecipazione crescente delle masse popolari alla gestione della società.


Tra gli intervenuti si è distinto Paolo Spena della segreteria nazionale del Fronte Comunista, che ha messo in fila alcuni aspetti importanti e di rottura con l’eclettismo ideologico proprio dell’ambiente RdC. La sua è stata la risposta indubbiamente più esaustiva al quesito su cui è stato indetto il convegno. Di seguito i principali elementi positivi del discorso di Spena:

1. l’ondata di mobilitazioni di ottobre 2025 non pone una generica domanda di indicazioni politiche da parte dei settori avanzati che si sono mobilitati, ma la necessità della ricostruzione del partito comunista (la domanda di una direzione politica), in assenza della quale le lotte delle masse popolari sono condannate ad essere riassorbite da parte del sistema politico borghese;

2. ci sono condizioni favorevoli per un’avanzata della rinascita del movimento comunista nel mondo e anche nel nostro paese ed è responsabilità comune dei comunisti contribuire alla ricostruzione di un partito comunista “che si deve meritare questo nome”, la cui funzione dunque è fare la rivoluzione e costruire il socialismo. A questo proposito, ha chiarito che il socialismo non è il ritorno al “capitalismo dal volto umano”, ma i rapporti sociali del futuro, frutto della liberazione delle forze produttive collettive che il sistema imperialista ha costruito;

3. ha posto la necessità della rottura ideologica e politica con la sinistra borghese che auspica un capitalismo epurato dai suoi mali e ha denunciato l’incompatibilità tra il proposito di ricostruire un partito comunista rivoluzionario e la soggezione a concezioni e linee di tipo socialdemocratico (“non ci convince il discorso che siccome la fase è arretrata quindi arretriamo”);

4. ha criticato la deviazione elettoralista di chi pensa di affrontare i problemi della rinascita del movimento comunista e della ricostruzione del partito comunista attraverso la costruzione di coalizioni e liste elettorali alternative alle Larghe Intese oppure facendo la fronda di sinistra del polo PD;

5. ha indicato tra i compiti fondamentali dei comunisti, nonché di un futuro partito comunista rivoluzionario, il darsi una linea per intervenire su tutti i lavoratori e sostenere le esperienze sindacali più avanzate a prescindere dall’organizzazione sindacale che le patrocina, citando in proposito l’esperienza dei comunisti greci del KKE che, pur dirigendo un proprio sindacato (il PAME), promuovono l’intervento anche in sindacati diversi da questo.

Quanto detto da Spena è espressione dell’evoluzione positiva dell’area FC-FGC dalla sua rottura del 2020 con il rinnegato Marco Rizzo ad oggi e indica alcuni dei capisaldi per la ricostruzione di un partito comunista rivoluzionario degno di questo nome: esortiamo a tradurli in pratica nell’ambito del percorso che l’area del FC-FGC ha avviato oramai da un paio di anni. Allo stesso tempo esortiamo Spena a fare i conti con i limiti che ancora persistono nell’area. 1. Spena e il FC esortano a non confondere la costruzione del partito comunista con stratagemmi elettoralisti, mettendo in guardia, a ragione, dalla deviazione socialdemocratica di quanti limitano la lotta politica dei comunisti nel recinto dell’intervento nella lotta politica borghese. Esprimono idee chiare su quanto possa essere pericoloso e illusorio rincorrere la variante elettoralista della via alla ricostruzione del partito comunista “grande e forte”. Tuttavia la loro è un’esortazione a tenersi alla larga dall’elettoralismo per rincorrere un’altra illusione, quella del partito comunista “grande e forte” di variante economicista. Ciò emerge bene dall’espressione con cui Spena qualifica il partito comunista rivoluzionario da ricostruire, che dovrebbe raccogliere ed essere la guida dei settori più avanzati della classe operaia e delle masse popolari (giusto!), alludendo però all’identificazione di questi con le avanguardie di lotta in campo rivendicativo e sindacale.

Certamente un partito comunista rivoluzionario deve ambire a raccogliere al suo interno e nel più alto numero le avanguardie di lotta, ma se è tale e non un’alchimia anarco-sindacalista li raccoglie dopo averne fatto dei comunisti, cioè dopo averli elevati al rango di membri del corpo scelto dei dirigenti della lotta di classe. Questi sono promotori della lotta per l’instaurazione del socialismo, generali della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata che è la forma della rivoluzione socialista. Questo è il genere di direzione politica che è debole oggi nel nostro paese, che è urgente costruire e che diventerà “grande e forte” solamente affrontando in maniera corretta i problemi della costruzione della rivoluzione socialista (così come dimostra la storia dei partiti comunisti che nel secolo scorso hanno diretto vittoriosamente processi rivoluzionari). Approfondire e addentrarsi nel bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria è un compito ineludibile dei comunisti nell’opera di ricostruzione del partito comunista nonché un tema centrale nel dibattito tra comunisti che Spena auspica. Proprio facendo il bilancio di questa esperienza abbiamo tratto la conclusione che i limiti principali espressi dal movimento comunista dei paesi imperialisti sono dipesi

- dal rimanere intrappolati nelle tare del riformismo elettorale, del riformismo conflittuale e del militarismo,

- dal soggiacervi anche da parte della sinistra, cioè della parte più avanzata, determinata e devota al comunismo (di qui il campo libero che ha trovato la destra, la parte più arretrata del movimento comunista).

L’esperienza del primo PCI e dei tentativi di ricostruzione a partire dagli anni ‘60, prima da parte del movimento marxista-leninista e poi da parte delle Brigate Rosse, sono molto utili se studiate ai fini di non ripeterne gli errori e andare oltre i limiti che hanno espresso.

2. Spena e il FC esortano ad avanzare nella rinascita del movimento comunista e a non lasciarsi condizionare dalle debolezze che il movimento comunista ancora esprime e dal loro riflesso sulle masse popolari. In quest’ottica esortano a cimentarsi nella costruzione di un partito comunista rivoluzionario e di procedere con urgenza dato il corso delle cose a livello mondiale. Tuttavia allo stesso tempo persistono con l’andare dietro a tesi disfattiste sulla valutazione della fase come “non rivoluzionaria”, in nome di metodi d’analisi che prescindono dagli apporti del marxismo-leninismo-maoismo (4) e pressoché centrati sulla condizione soggettiva (di debolezza) del movimento comunista nel nostro paese. Lo scontro tra allargamento della Terza guerra mondiale e sviluppo della rivoluzione proletaria (protagonisti attuali della situazione rivoluzionaria in sviluppo in cui ci troviamo ad agire) imporrà al FC di mettere a punto, auguriamo al più presto, questo aspetto cardine della sua analisi della situazione che è foriero di disfattismo e opportunismo. Va da sé infatti che il proposito di costruire un partito comunista rivoluzionario per una fase ritenuta non rivoluzionaria, porterà FC ad essere tentato di agire, in ogni tornante della burrascosa situazione in cui ci troviamo, in direzione opposta all’intento proclamato da Spena di non arretrare nonostante le arretratezze della situazione.(5) Così come allo stesso tempo la valutazione della fase come “non rivoluzionaria” è un viatico verso una gestione attendista ed economicista del processo di ricostruzione del partito comunista avviato due anni fa.


4. Marx ed Engels combatterono la concezione blanquista secondo cui la conquista del potere politico da parte della classe operaia doveva e poteva realizzarsi come colpo di mano di una setta di persone illuminate o di un gruppo di rivoluzionari che avrebbe così aperto la strada alla rivoluzione socialista. Essi dimostrarono che la conquista del potere politico da parte della classe operaia, a parte la condizione soggettiva della capacità dei comunisti di mettersi alla testa della mobilitazione delle masse e dirigerla, poteva avvenire solo come risultato del concorso di circostanze economiche e politiche che determinavano la crisi del vecchio regime e la mobilitazione di tutte le classi nella lotta politica: essi chiamarono questo concorso di circostanze “situazione rivoluzionaria”.

Lenin sviluppò questa concezione precisando, sulla base della rivoluzione russa del 1905 e della Rivoluzione d’Ottobre, quali erano le condizioni economiche e politiche che caratterizzavano una situazione rivoluzionaria (vedasi in particolare Il fallimento della II internazionale e L’estremismo, malattia infantile del comunismo).

Mao ha ulteriormente sviluppato questa concezione sulla base dell’esperienza della prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale (1900-1945) e della conseguente lunga situazione rivoluzionaria che si protrasse per vari decenni nel corso dei quali cambiarono volto i regimi politici di tutti i maggiori paesi (non solo di quelli in cui trionfò la rivoluzione socialista o la rivoluzione di nuova democrazia) e il sistema delle relazioni politiche internazionali, attraverso un processo prolungato di lotte e di guerre. Egli ha formulato la teoria della situazione rivoluzionaria in sviluppo: un insieme di condizioni economiche e politiche che caratterizzano un lungo periodo, che rendono instabili i regimi politici borghesi esistenti e rendono possibile la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata e, attraverso di essa, l’accumulazione delle forze rivoluzionarie finché queste diventano più potenti delle forze della reazione e conquistano il potere.


5. Un esempio lampante del cortocircuito cui vanno incontro è dato da quanto scrive il CC del FGC nella sua Risoluzione del 1° marzo a proposito della manifestazione di Torino del 31 gennaio, da cui si evince una reazione a dir poco tiepida e tendente a leggere gli scontri di piazza come una iattura piuttosto che come un elemento da valorizzare nell’ambito di una linea e di un progetto rivoluzionario: “Ogni passo, ogni scelta tattica e strategica va, a nostro avviso, rapportata a questa premessa, nella consapevolezza che le modalità di lotta e mobilitazione praticate possono produrre effetti e conseguenze che vanno ben oltre i confini di singole realtà, ripercuotendosi su una dimensione ben più ampia con il rischio serissimo di indebolirci e isolarci”.


3. A ragione Spena ha esortato la platea della RdC a rompere con il proverbiale settarismo della loro linea sindacale, che nei fatti e in molte circostanze porta a contrapporre i lavoratori iscritti a USB ai lavoratori iscritti ad altri sindacati. Non a caso evidenziamo inoltre che l’area FGC- FC negli ultimi anni ha messo in campo un intervento avanzato nel favorire la confluenza di varie anime del movimento sindacale. È un intervento che tuttavia FC conduce rincorrendo l’illusione economicista di giungere un giorno alla costruzione del partito attraverso la federazione delle avanguardie di lotta in campo sindacale. Oggi l’essenza del lavoro rivoluzionario in campo sindacale comprende non solo la promozione dell’unità di classe, ma anche e soprattutto la moltiplicazione di organizzazioni operaie e popolari, per creare 10, 100, 1000 consigli di fabbrica che siano i nostri soviet.

Anche in questo campo la visione distorta ed economicista dei compiti del partito comunista e la lettura della fase come “non rivoluzionaria” ritraggono la dirigenza di FC dall’abbracciare compiti rivoluzionari, ma non vi è dubbio che essa è in condizione di superare questi ostacoli e la situazione oggettiva li spinge in questa direzione.

4. Parimenti auspichiamo che le necessità della lotta contro il governo Meloni e le opportunità aperte a questo fine dalla vittoria del NO al referendum del 22 e 23 marzo porteranno l’area FGC -FC a esaminare più a fondo la relazione tra ricostruzione del partito e costruzione del fronte delle forze anti Larghe Intese nel contesto concreto della lotta di classe del nostro paese. È vero che Lenin insegnava che “prima di unirsi e per unirsi, è necessario innanzitutto definirsi risolutamente e nettamente” (Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica, in Opere complete, Editori Riuniti 1960 vol. 9). Ma dire che oggi i comunisti ovunque

collocati devono promuovere e partecipare al fronte delle forze anti Larghe Intese non rinnega questo insegnamento di Lenin, tutt’altro. Lenin si riferiva all’unità dei comunisti in partito, non all’unità di tutte le forze mobilitabili nella lotta contro il nemico.(6)


6. “Promozione del fronte, promozione dell’unità dei comunisti e ricostruzione del partito comunista sono tre processi che i comunisti devono invece promuovere contemporaneamente (sono dialetticamente connessi), dando priorità all’uno o all’altro a seconda delle circostanze in cui operano e delle masse a cui si rivolgono. Dobbiamo distinguere tra unità d’azione per promuovere la lotta dei lavoratori (in cui il metodo principale rispetto ai lavoratori è la linea di massa e tra i comunisti è la politica da fronte: iniziative comuni in ogni caso in cui è possibile, dibattito franco e aperto, solidarietà contro la repressione) e unità dei comunisti per costituire il partito (in cui il metodo principale è la lotta ideologica con al centro il bilancio del movimento comunista). Nella situazione attuale, la costituzione del fronte delle forze anti Larghe Intese alimenta anche la costruzione del partito comunista e l’unità dei comunisti: costituisce un ambito in cui i partiti e le organizzazioni del movimento comunista sviluppano l’unità d’azione nella mobilitazione delle masse, il dibattito franco e aperto su questioni ideologiche e politiche (bilancio dell’esperienza, concezione del mondo, analisi del corso delle cose, strategia), la solidarietà di classe” (Costruire il fronte delle forze anti Larghe Intese, in VO 77 - luglio 2024).


Il percorso dell’area politica del FC-FGC dai trascorsi nelle file del PC di Marco Rizzo ad oggi è esemplare dell’avanzamento della rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese e di come l’afflusso di forze nuove, indotte ad avvicinarsi al comunismo dalla ribellione al corso disastroso delle cose imposto dagli imperialisti, contribuisce all’elevazione del movimento comunista stesso. È il processo che vediamo in atto anche in RdC, il cui importante sviluppo organizzativo ha creato i presupposti perché la sinistra del gruppo dirigente faccia dei passi in avanti, come si evince dalla maggior centralità data alla propaganda del socialismo e da alcune operazioni audaci e d’attacco in cui ha avuto ruolo cardine (vedasi il ruolo dell’USB nel rilanciare la linea di “bloccare tutto” promossa dal CALP di Genova a sostegno della Global Sumud Flotilla).

Favorire che ogni partito e organizzazione del movimento comunista avanzi, far conoscere ogni avanzamento e indicare il passo successivo da compiere è un aspetto essenziale dell’intervento del (nuovo)PCI per promuovere la rinascita del movimento comunista.

Maria P.