La Voce del (nuovo)PCI
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Tre questioni importanti non eludibili
Un numero crescente di partiti, organismi ed esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO) del nostro paese ha ricominciato a parlare di lotta per il socialismo, a propagandare il socialismo, a occuparsi di socialismo come alternativa al corso catastrofico delle cose imposto dalla borghesia imperialista nel mondo.Sono emblematici a questo proposito l’ultimo libro di Giorgio Cremaschi Solo il socialismo ci può salvare e gli interventi al forum “Dalle piazze all’alternativa” organizzato il 24 gennaio 2026 da Rete dei Comunisti.
Battere il ferro finché è caldo!
Il governo Meloni si era impegnato con i suoi padrini a continuare l’agenda Draghi (il programma comune della borghesia imperialista), accentuandone il carattere guerrafondaio (maggiore asservimento agli imperialisti USA e sionisti e coinvolgimento nelle loro imprese brigantesche) e reazionario: da una parte pugno duro contro gli oppositori e il movimento di resistenza popolare, guerra ai poveri e guerra tra poveri e dall’altra maggiore accentramento dei poteri, togliendo quella poca autonomia che le varie istituzioni della Repubblica Pontificia (Camera, Senato, governo, presidenza, corte costituzionale, magistratura, ecc.) hanno l’una dall’altra ed eliminando o comunque riducendo fortemente la possibilità che le masse popolari interferiscano nelle relazioni tra le varie istituzioni della Repubblica Pontificia.
Un approfondimento su produzione bellica e protagonismo operaio
Bisogna affrontare il problema della produzione bellica con criteri di classe, cioè partire dalla condizione oggettiva degli operai e del resto dei lavoratori dipendenti nel nostro paese: il tipo di lavoro che fanno non dipende dalle loro idee, sentimenti, propensioni né dagli studi che hanno fatto né dall’utilità alla vita del paese dei beni e servizi che producono, ma dal fatto che i proletari per vivere devono lavorare, quindi devono trovare chi li assume e questo in un contesto segnato da decenni di smantellamento del tessuto produttivo del paese (chiusure di aziende, delocalizzazioni e ridimensionamenti) e di precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Violenza politica, ordine pubblico e lotta per il Governo di Blocco Popolare
La manifestazione del 31 gennaio scorso “Torino è partigiana!” in difesa del centro sociale Askatasuna e degli altri spazi sociali sgomberati o minacciati di sgombero ha suscitato le ire e gli strali sul “ritorno delle Brigate Rosse” da parte degli esponenti del governo e dei loro scribacchini perché - oltre a essersi tenuta, nonostante l’opera di “prevenzione”, le minacce e il terrorismo mediatico - la piazza di Torino è stata tutt’altro che docile e impaurita: non si è solo difesa dalla polizia e dalle provocazioni del governo, ma ha contrattaccato con l’obiettivo di riconquistare lo spazio sociale sgomberato e di alzare il tono della mobilitazione popolare.
L’aspetto
decisivo ai fini della lotta di classe è usare il seguito di ogni
organizzazione sindacale per far avanzare ed elevare la combattività
di tutto il movimento delle masse popolari organizzate per porre fine
al coinvolgimento del nostro paese nella Terza guerra mondiale e al
sistema politico delle Larghe Intese mandatario degli imperialisti
USA-NATO, UE e sionisti. Dove per tutto il movimento si intende anche
e soprattutto la mobilitazione dei lavoratori avanzati presenti tra
gli iscritti alla CGIL e agli altri sindacati di regime e tra i non
iscritti ai sindacati.
Sull’intervento
del Fronte Comunista al convegno “Dalle piazze all’alternativa”
Certamente
un partito comunista rivoluzionario deve ambire a raccogliere al suo
interno e nel più alto numero le avanguardie di lotta, ma se è tale
e non un’alchimia anarco-sindacalista li raccoglie dopo averne
fatto dei comunisti, cioè dopo averli elevati al rango di membri del
corpo scelto dei dirigenti della lotta di classe. Questi sono
promotori della lotta per l’instaurazione del socialismo, generali
della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata che è la forma
della rivoluzione socialista. Questo è il genere di direzione
politica che è debole oggi nel nostro paese, che è urgente
costruire e che diventerà “grande e forte” solamente affrontando
in maniera corretta i problemi della costruzione della rivoluzione
socialista (così come dimostra la storia dei partiti comunisti che
nel secolo scorso hanno diretto vittoriosamente processi
rivoluzionari).
Sulla seconda ondata della rivoluzione proletaria
Estratto della ricerca, realizzata da un
collaboratore su incarico del Centro del Partito, sugli sviluppi del
processo rivoluzionario promosso dal Partito Socialista Unito del
Venezuela. Il testo completo è stato diffuso con l’Avviso ai
naviganti 166 - 08.03.2026 ed è scaricabile al link:
https://nuovopci.it/scritti/rivbol/
Sviluppi_rivoluzione_socialista_nella_Repubblica_bolivariana_del_Venezuela.pdf.
Sulla seconda ondata della rivoluzione proletaria
La Repubblica Popolare Cinese (RPC) e il Partito Comunista Cinese (PCC) hanno intessuto relazioni crescenti con i paesi
latinoamericani (categoria in cui includo solo quelli ispanofoni e il Brasile) a partire dai primi anni ‘60 del XX secolo,
tramite il Dipartimento Internazionale del PCC - fondato nel 1951 come sezione del
Dipartimento del Fronte Unito del CC - e del ministero degli Affari Esteri.
Sulla seconda ondata della rivoluzione proletaria
L'attacco contro la Repubblica Islamica dell'Iran e la posizione dei comunisti
... la resistenza
all’iniziativa criminale della Comunità Internazionale e al suo traballante dominio nel
mondo si sviluppa in modi e forme diverse. In molti casi, come in
Iran e in altri paesi dell’Asia Occidentale, a capo della
resistenza delle masse contro i gruppi imperialisti ci sono il clero
musulmano o forze politiche ispirate e guidate da esso. Per
promuovere una corretta comprensione del corso delle cose e
dell’atteggiamento che noi comunisti dobbiamo assumere verso questa
resistenza, riportiamo lo stralcio dell’articolo Lo
sconvolgimento in corso, pubblicato sulla rivista Rapporti
Sociali n. 34 nel gennaio 2004. Lo scritto è decisamente attuale
perché mostra chiaramente la differenza tra la natura delle forze di
matrice islamica alla guida della resistenza contro la CI dei gruppi
imperialisti e il loro ruolo oggettivo, di cui i comunisti devono
avvalersi per la rinascita del movimento comunista e lo
sviluppo della seconda ondata mondiale della rivoluzione proletaria.
Consolidamento e rafforzamento del (nuovo) PCI
A marzo dello scorso anno (in La
Voce 79) abbiamo iniziato a occuparci della lotta contro lo
spontaneismo nel movimento comunista del nostro paese e nelle nostre
file (nel Partito e negli organismi della Carovana del (n)PCI).(1)
Sapevamo che si trattava di una lotta da condurre in entrambi i casi
con determinazione e in modo sistematico, ma in forme diverse: nel
movimento comunista cosciente e organizzato principalmente sul
piano teorico, nell’ambito della lotta per l’affermazione del
maoismo come terza e superiore tappa della scienza comunista dopo il
marxismo e il leninismo; nelle nostre file principalmente sul
terreno dell’applicazione degli apporti del maoismo nella pratica,
nel lavoro interno e nel lavoro esterno. Su questo terreno, in
particolare nel lavoro dei Comitati di Partito e degli organismi
della Carovana del (n)PCI (a partire dal P.CARC, nostro partito
fratello) verso le organizzazioni operaie e popolari e in generale le
masse popolari, una manifestazione di spontaneismo è non usare la
linea di massa come metodo principale di intervento. Che la linea di
massa è il principale metodo di lavoro e di direzione di ogni
partito comunista e in che cosa consiste la linea di massa lo abbiamo
illustrato più volte nella nostra letteratura, quindi mi limito a
richiamarne brevemente gli aspetti salienti.
Consolidamento e rafforzamento del (nuovo) PCI
nella lotta per ricostruire il partito comunista e nella lotta per farlo diventare l’effettivo Stato maggiore della classe operaia
Pubblichiamo
l’esercitazione sul legame tra teoria, condotta e
pratica nell’attività dei comunisti che il compagno DG, già
membro del direttivo nazionale di Resistenza Popolare e ora in
candidatura nel Partito dei CARC, ha steso usando gli articoli
Direzione o fromazione di un compagni,
Scelta di campo e scelta di vita e
la manchette Teoria,
condotta e pratica,
pubblicati su La
Voce 81
(novembre 2025) per fare il bilancio della sua esperienza politica
pregressa.
Consolidamento e rafforzamento del (nuovo) PCI
Un contributo del Comitato di Partito Antonio Gramsci
Queste prime note servono come bussola per orientarsi e individuare i campi di ricerca necessari
allo scopo. Pertanto, forniamo qui i principali ma non esaustivi elementi entro cui la nostra analisi
si muove, fissando le caratteristiche principali del territorio; invitiamo i nostri lettori e simpatizzanti
in loco a collaborare a questo compito.