La Voce 82 - marzo 2026
Consolidamento e rafforzamento del (nuovo)PCI
Un contributo del CdP Antonio Gramsci
Note per l’avvio dell’analisi del contesto e di classe a Torino
Queste prime note servono come bussola per orientarsi e individuare i campi di ricerca necessari allo scopo. Pertanto, forniamo qui i principali ma non esaustivi elementi entro cui la nostra analisi si muove, fissando le caratteristiche principali del territorio; invitiamo i nostri lettori e simpatizzanti in loco a collaborare a questo compito.
1. Ruolo di Torino in Piemonte
Secondo dati Istat, al 31.12.2024 la regione Piemonte aveva un popolazione di oltre 4,2 milioni di abitanti. Alla stessa data, la città di Torino ne contava 853 mila circa e l’area metropolitana di Torino (che comprende 312 comuni) ne contava 2,2 milioni circa.
Già da questi numeri, si evince il ruolo centrale che Torino con la sua area metropolitana ha nella regione: più della metà della sua popolazione complessiva gravita nell’area metropolitana torinese.
La conformazione politico-economica-sociale della regione vede la centralità di Torino in ogni aspetto, a differenza di altre regioni, dove altri capoluoghi di provincia hanno un ruolo e un peso importanti. Il predominio sulle restanti sette province - Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli - è il risultato di un lungo processo storico che affonda le sue radici nel ruolo che la borghesia italiana, in combutta con la nobiltà, ha qui rivestito negli ultimi tre secoli.
Torino non è soltanto il centro politico e amministrativo del Piemonte, è parte strutturale dell’apparato produttivo regionale e centro, storico e attuale, della lotta di classe. Pertanto, per i comunisti significa che senza la “conquista” di Torino, non si “conquista” il Piemonte e quanto più la si “conquista”, tanto più si creano le condizioni per estendere presenza e radicamento nel resto del territorio regionale.
2. Il rapporto tra Torino e la sua cintura
Torino e la sua cintura di prossimità vanno considerati un tutt’uno. I quartieri periferici della città altro non sono che “ponti” di collegamento tra la città stessa e i comuni limitrofi, appendici produttive e abitative della città stessa. Un continuum sociale determinato dalla crisi dell’apparato produttivo cittadino che aveva nella cintura una capillare rete di indotto che faceva da cinghia di trasmissione tra le diverse aree geografiche.
La città di Torino, negli ultimi 40 anni ha progressivamente perso 400 mila abitanti (nel 1974 raggiungeva 1,2 milioni di abitanti) a causa del crollo verticale dell’apparato produttivo e dell’innalzamento del costo della vita. La conseguenza è lo spopolamento dei quartieri, come dimostra uno dei principali fenomeni sociali del periodo: i “pensionati” della città-fabbrica di origine immigrata hanno lasciato la città per tornare nelle proprie regioni d’origine o spostarsi nei paesi limitrofi della cintura, dove il costo della vita è più abbordabile. Concretamente, stante anche la presenza di uffici amministrativi regionali e università, tra Torino e la cintura c’è un significativo, e in crescita, pendolarismo giornaliero.
Anche la cintura ha subito (e sta subendo) il processo di desertificazione industriale, cosa che comporta un ulteriore impoverimento sociale e abitativo nell’area. Emblematico il caso dell’indotto ex Fiat: la zona industriale di Borgaro Torinese a nord-ovest, ad esempio, è un cimitero di capannoni dell’automotive (comparto autoveicoli e componenti).
3. Stato dell’apparato produttivo locale
Elemento costitutivo dell’attuale apparato produttivo è l’accelerazione della crisi, cioè dello smantellamento, dell’automotive con al vertice l’ex Fiat (oggi Stellantis) e il suo indotto ramificato a Torino, cintura e regione. Ciò ha comportato una sostanziale trasformazione della conformazione sociale in ogni area della città: la conformazione storica incentrata sulla fabbrica-officina da cui si irradiava il quartiere è superata. La desertificazione industriale ha portato a una “rigenerazione urbana” sotto il comune denominatore della speculazione edilizia con tutte le sue classiche manifestazioni, come l’espulsione dei proletari da determinate aree e il degrado in altre.
Epicentro è il collasso dell’ex Fiat e da qui la transizione verso il comparto bellico e militare quale ambito principale di trasformazione dell’apparato produttivo cittadino. Il progetto delle Larghe Intese è quello di fare di Torino una capitale dell’industria bellica sulle macerie dell’automotive. Non è un caso che l’attuale Ministro della Difesa Guido Crosetto è un mercante d’armi torinese e che Torino ospita, da anni, una delle principali fiere di armi al mondo, l’Aerospace & Defense Meetings. Inoltre, qui ha sede il Politecnico di Torino che è protagonista di questo processo, essendo fortemente e direttamente investito nella formazione e ricerca accademica a scopo bellico. Leonardo ha ben due siti e insieme al Politecnico è proteso a costruire questa nuova capitale, come dimostra il progetto della Cittadella dell’aerospazio in corso Marche. Ma è l’intero territorio ad assumere una vocazione bellica, come ben mostra la mappatura dell’industria di settore realizzata dal coordinamento Stop Riarmo.(1) A ciò si aggiunge il settore aerospaziale, in forte espansione. Ci sono poi le sedi centrali di Lavazza e di IVECO e realtà produttive di rilievo come Michelin.
D’altronde, già nel 1996 l’avvocato Giovanni Agnelli aveva dichiarato che “la festa è finita”, segnando un chiaro punto di non ritorno sul ruolo della Fiat a Torino.
4. “Rigenerazione urbana”
In parallelo al crollo del settore automotive con epicentro nella dismissione dell’ex Fiat, dagli anni Novanta del secolo scorso una specifica fonte di valorizzazione del capitale è diventata la cosiddetta “rigenerazione urbana”, cioè un variegato e capillare progetto di speculazione edilizia abbinata alla desertificazione sociale che ha coinvolto e continua a coinvolgere interi settori del territorio, proprio a partire dai grandi ex complessi industriali. Esempi di ciò sono le ex Ferriere Fiat nell’area dell’attuale Parco Dora a nord, le ex OGR (Officine Grandi Riparazioni) per la riparazione dei treni trasformate in uno spazio dedicato alla cultura contemporanea e all’innovazione (startup) e dove ha sede parte del progetto DIANA della NATO; il campus Luigi Einaudi dove sorgeva l’ex Italgas; la Nuvola Lavazza al posto di un’ex centrale dell’Enel nel quartiere Aurora, sempre a nord; l’ex Michelin di Torino Dora in via Livorno che ospita un centro commerciale e MuseoTorino e altri casi simili.
Nel mentre, il quadrante sud della città è (stato) reso un dormitorio. Anche gli enormi capannoni in disuso ex Fiat di Mirafiori sono oggetto di (s)vendite e “riqualificazioni” industriali con l’installazione di altre aziende.
Altro salto nella speculazione è il decennale progetto mafioso della linea Tav Torino-Lione, che si combina con bolle speculative come quelle delle Olimpiadi invernali del 2006.
Il tutto è andato sintetizzandosi nel passaggio dalla produzione di beni alla produzione di servizi con il potere della città che è passato dalle mani dei capitani d’industria alle banche e ai gruppi finanziari. La traduzione di ciò è (stata) la trasformazione di Torino in un “divertificio” a cielo aperto conformemente alla logica dell’economia dei grandi eventi, di un turismo predatorio impostato su permanenze brevi, del “pompare” sull’arte enogastronomica del territorio e altre operazioni quali il nuovo stadio della Juventus o le ATP Finals del tennis oltre al Salone del libro e dell’automobile.
Movida e gentrificazione (espulsione dei proletari dal centro cittadino), affiancati da un repulisti degli spazi sociali, sono elementi strutturali della “riqualificazione” che la classe dominante promuove di interi quartieri e aree cittadine come dimostrano le evoluzioni del centro nei quartieri San Salvario, Parco del Valentino, Vanchiglia e Vanchiglietta (luogo dello sgombero di Askatasuna il 18.12.2025), Quadrilatero e Aurora (luogo dello sgombero dell’Asilo occupato nel 2019). Tutto ciò ha concorso alla disgregazione del tessuto sociale creando vere e proprie sacche di degrado, come ben dimostra il quartiere di Barriera di Milano e aree contigue.
Risultato di questo processo è stata l’esplosione del debito del Comune a vantaggio degli istituti di credito bancario.
5. Potere e governo del territorio
Il centro politico decisionale, poggiante su una fitta rete di “opere pie” e sociali e infiltrazioni in tutti i settori, è una cupola con al vertice la Compagnia di San Paolo e la sua banca Intesa Sanpaolo. È questo il centro di comando economico-politico cittadino, nonché ambito di formazione e selezione della classe dirigente locale.
Da qui gli stretti legami con l’intero arco delle Larghe Intese che gestiscono la città.