La Voce del (nuovo)PCI

La Voce 79 - marzo 2025

Per la liberazione della Palestina dall’occupazione dei sionisti e del loro Stato

Solo la creazione in Palestina di un unico Stato democratico, senza discriminazioni razziali, nazionali e religiose porrà fine alla colonizzazione e all’aggressione nel Medio Oriente da parte della Comunità Internazionale e soddisferà le giuste aspirazioni di tutti i suoi abitanti.

Estendere e rafforzare le mobilitazioni a sostengo della Resistenza Palestinese contro i crimini dello Stato sionista di Israele, combinando azioni legali e azioni illegali!

Sviluppare la denuncia degli organismi e agenti dell’Entità sionista operanti in Italia!

Far conoscere le iniziative degli ebrei antisionisti e allargare la loro mobilitazione contro i crimini del governo israeliano!

Fare della solidarietà con l’eroico popolo palestinese e la sua resistenza un campo di organizzazione e mobilitazione per cacciare il governo Meloni e imporre un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate!


Il miglior modo per solidarizzare con il popolo palestinese è rendere il nostro paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia fino a costituire un governo di emergenza popolare, che mette fine agli accordi e alle prestazioni di cui i sionisti si giovano nel nostro paese e all’impunità con cui essi organizzano sul territorio italiano operazioni d’ogni genere (gruppi civili e paramilitari, agenzie di spionaggio, rapimenti di dissidenti, esecuzioni di oppositori, ecc.), rende pubblici e disattende gli accordi con Israele, epura gli agenti sionisti dalla Pubblica Amministrazione (scuole e università, ospedali, aziende, prefetture, Forze Armate e Forze dell’Ordine, televisioni, ecc.) e instaura la propria direzione su un’ampia parte di essa, nell’ambito di una politica più generale tesa a liberare il nostro paese dal protettorato USA e dalle interferenze degli imperialisti europei e dei gruppi sionisti.


Lo Stato sionista d’Israele non si regge né militarmente né economicamente e tanto meno politicamente per le attività produttive di beni di consumo e d’esportazione dei suoi abitanti, ma per i contributi che riceve dalla Comunità Internazionale degli imperialisti USA ed europei e dai gruppi dell’Entità sionista attivi nel mondo. È in grado di mantenere una spesa pubblica molto elevata in rapporto al PIL e sostenere finanziariamente il genocidio contro il popolo palestinese, la guerra contro il Libano, le aggressioni contro Siria, Yemen e Iraq e la guerra ibrida contro l’Iran, nella misura in cui

1. dispone di un supporto finanziario e militare pressoché illimitato da parte del governo dei gruppi imperialisti USA (tra il 1948 e ottobre 2024, gli USA gli hanno fornito più di 170 miliardi di dollari in assistenza), di cui è il braccio armato nel Mediterraneo, nel Medio Oriente, in Africa e anche in altre zone del mondo e l’avamposto contro i popoli arabi e contro l’Asse della Resistenza, ovvero tutti quegli Stati e movimenti di resistenza, capeggiati dall’Iran, che si oppongono attivamente alle aggressioni multiformi della CI;

2. riesce a far leva su investitori pubblici e privati extra-USA (provenienti soprattutto dai paesi imperialisti europei, dalle monarchie del Golfo Persico, da alcuni paesi latinoamericani come Brasile, Colombia e Paraguay, dalla Corea del Sud, dall’India, dall’Australia e dal Giappone).

La Palestina è occupata dal 1948, anno dell’autoproclamazione dello Stato sionista d’Israele (SsI). Quest’ultimo non ha mai delineato ufficialmente i suoi confini, coerentemente con la concezione espansionista di matrice sionista denominata “Grande Israele”, secondo la quale potenzialmente la gran parte dell’Asia occidentale, della penisola arabica settentrionale e dell’Egitto orientale rientrerebbero nel territorio dello Stato sionista.

Di seguito alcuni dati essenziali, corredati da cartine tematiche, per comprendere l’ampiezza e la capillarità dell’occupazione sionista della Palestina e dei territori limitrofi.


Territorio dello SsI riconosciuto dall’ONU


Superficie: 20.770 km2, da cui sono escluse Cisgiordania (5.655 km2), Gerusalemme Est (64 km2) e Alture del Golan (1.800 km2).

Numero di residenti: 9.8 milioni (dati dicembre 2023, Ufficio Centrale di Statistica di Israele).

Il calcolo della popolazione dello SsI comprende ufficialmente anche:

1. arabi palestinesi non aventi la cittadinanza dello SsI e arabi palestinesi aventi la cittadinanza residenti a Gerusalemme Est e aventi un valido permesso per risiedere in questa zona della città;

2. coloni con cittadinanza dello SsI e altri individui aventi permessi di residenza per vivere nella zona C della Cisgiordania.

Sono esclusi:

1. arabi, palestinesi e altri residenti della zona C e di Gerusalemme Est che non hanno la cittadinanza dello SsI o valido permesso di residenza;

2. individui non registrati ufficialmente dalle autorità sioniste e/o entrati illegalmente;

3. lavoratori stranieri.

Suddivisione statistica ufficiale della popolazione in base a cultura e religione:

- il 73.2% della popolazione è ebreo (di questo 73.2%, il 79.7% è nato nei territori dello SsI da genitori installatisi in Palestina prima e dopo il 1948, il 14.3% proviene da Europa, America e Oceania, il 3.9% dall’Africa, il 2.1% dall’Asia);

- il 21.1% è “arabo” (palestinesi, drusi, cristiani arabi, circassi, armeni, beduini, tutti i musulmani, ecc.) con cittadinanza israeliana;

- il 5.7% è classificato come “altro” (cristiani non arabi, soggetti di discendenza ebraica ma non riconosciuti come ebrei dalla legge dello SsI, altri gruppi non appartenenti a una data religione, ecc.).

Territori soggetti allo SsI e occupati secondo il diritto internazionale


- Cisgiordania. È suddivisa in tre zone: la zona A sotto totale controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP),(1) la zona B a controllo misto e la zona C sotto totale controllo dello SsI. Questa suddivisione fu il prodotto degli accordi di Oslo II, firmati tra lo SsI e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) nel 1995 a Taba (Sinai), aventi come oggetto la definizione dello stato legale della Striscia di Gaza (2) e della Cisgiordania.


1. Sorta nel 1994 a seguito degli accordi di Oslo, è l’organismo facente funzione di governo dello Stato di Palestina, ad oggi riconosciuto da 146 su 193 membri delle Nazioni Unite.

Ramallah è il centro amministrativo dell’ANP, che è presieduta dal 2005 da Abu Mazen, successore di Yasser Arafat e anche presidente dell’OLP. La superficie che rientra ufficialmente nella sua giurisdizione è di 6.020 km2, considerando Cisgiordania, Gerusalemme Est e Striscia di Gaza.

Vi risiedono 5.483.450 milioni di individui (dati maggio 2021 dell’Ufficio Centrale Palestinese di Statistica), considerando i tre territori succitati.

L’ANP esercita di fatto la sua autorità su minuscole porzioni di territorio della Cisgiordania divise l’una dall’altra da punti di controllo militari dello SsI. A seguito delle elezioni legislative del 2006, l’ANP non controlla più la Striscia di Gaza, governata da Hamas.


2. Amministrata dall’Egitto dal 1948, è stata occupata militarmente dallo SsI nel 1967 a seguito della vittoria riportata durante la Guerra dei Sei Giorni contro gli eserciti di paesi arabi alleati dei palestinesi. Circa 2 milioni di questi sono stati spinti verso la Striscia di Gaza e da allora vivono come sfollati interni.

Nel 1970 lo SsI ha costruito i primi insediamenti e nel 2005 le truppe sioniste, unitamente ai coloni residenti in 21 insediamenti, si sono ritirate dalla Striscia di Gaza, dove in 35 anni si erano stabiliti circa 8 mila coloni. Sebbene non vi siano più insediamenti, secondo il diritto internazionale la Striscia di Gaza è ancora occupata di fatto dallo SsI, nel senso che questo 1. ne controlla lo spazio aereo, marittimo, elettromagnetico e la circolazione di persone e merci attraverso i valichi di frontiera, 2. impone un blocco economico-commerciale e una discriminazione nella distribuzione di risorse naturali (acqua soprattutto) alla popolazione palestinese e 3. si riserva di ritornare a stabilire la propria presenza tramite postazioni militari e insediamenti coloniali.


La zona A costituisce il 18% della Cisgiordania ed è amministrata unicamente dall’ANP. In questa zona non sorgono insediamenti sionisti e a tutti coloro che hanno la cittadinanza dello SsI è proibito accedere.

La zona B costituisce il 22% della Cisgiordania ed è sottoposta al controllo palestinese per gli affari civili e a quello congiunto SsI-ANP per gli affari di sicurezza (militare, intelligence). Nelle zone A e B risiedono 2.8 milioni di arabi palestinesi.

La zona C costituisce il 60% della Cisgiordania ed è sottoposta all’amministrazione civile dello SsI. L’accesso al 99% della zona C è vietato e/o pesantemente ristretto ai palestinesi. Circa 451 mila coloni sionisti vivono in 235 insediamenti della zona C, dei quali lo SsI considera 135 legali e 100 illegali. Sebbene la zona C sia formalmente soggetta alla legge marziale per tutti i residenti, solo i palestinesi non cittadini sono giudicati nei tribunali militari, mentre i coloni sionisti e gli arabi palestinesi con cittadinanza dello SsI sono giudicati in quelli civili.


- Gerusalemme Est: occupata e unilateralmente annessa dal 1967, è riconosciuta internazionalmente come capitale di diritto dello Stato di Palestina. Vi risiedono attualmente 240 mila coloni sionisti, a cui si aggiungono circa 19 mila arabi palestinesi cittadini dello SsI e circa 360 mila arabi palestinesi. A questi ultimi l’ANP fornisce istruzione e servizi medici. È amministrata come parte del distretto di Gerusalemme dello SsI, ma è rivendicata dall’ANP come parte del governatorato di Gerusalemme. Lo SsI controlla tutta la città, ma le Nazioni Unite e tutti gli Stati del mondo non riconoscono l’annessione di Gerusalemme Est allo SsI, proclamata con la “legge fondamentale” (3) del 1980.


3. Una delle quattordici leggi giuridicamente fondamentali che, insieme, determinano la struttura e i principi dell’ordinamento giuridico dello SsI, il quale non ha una costituzione scritta propriamente detta.



- Alture del Golan: territorio conquistato nel 1967 a seguito della Guerra dei Sei Giorni e annesso unilateralmente nel 1981. Appartiene storicamente alla Siria, che ne rivendica la sovranità, riconosciuta anche dall’ONU. Dei 1.800 km2 di estensione, lo SsI ne occupa 1.200 km2 (l’area più ricca di risorse naturali). Dei restanti 600 km2, 235 km2 compongono una “zona cuscinetto” controllata dalle forze ONU e gli altri 365 km2 sono controllati effettivamente dal governo siriano dal 1973 (guerra dello Yom Kippur). L’8 dicembre 2024 le truppe sioniste hanno oltrepassato per la prima volta la “zona cuscinetto”, sconfinando nei 365 km2 fino a questo momento sotto controllo del governo di Damasco, approfittando dell’abbandono delle postazioni militari da parte dell’Esercito Arabo Siriano in disfacimento dopo l’offensiva delle bande terroristiche, provenienti dalla provincia di Idlib, verso Damasco, Homs, Hama e Aleppo.

Le Alture del Golan comprendono anche le fattorie di Sheb’aa, un’area di 22 km2 invasa dalle truppe sioniste nel 1982 nell’ambito della guerra civile in Libano (1975-1990) e occupata anche dopo il 2000, anno in cui esse si ritirarono dal Libano meridionale. I governi siriano e libanese hanno stabilito che le fattorie di Sheb’aa appartengono al Libano e nel 2012 l’ONU ha affermato che lo SsI deve rinunciare al controllo di quest’area.

Sulle Alture del Golan risiedono più di 25 mila coloni sionisti a cui si aggiungono 24 mila arabi drusi (comunità religiosa non islamica avente una popolazione di circa 2 milioni di individui disseminati in tutto il mondo, a partire dalla Siria dove ne risiedono circa 600 mila) e 2.800 arabi alawiti (comunità islamica di derivazione sciita, radicati soprattutto in Siria). Circa 20 mila arabi drusi hanno la cittadinanza siriana, mentre i restanti 4 mila hanno la cittadinanza dello SsI; invece, tutti gli arabi alawiti, perlopiù oppositori politici del governo siriano, hanno la cittadinanza dello SsI pur considerandosi siriani. Entrambe le comunità druse sono in conflitto tra loro. Attualmente, più di 100 mila cittadini siriani e 13 mila palestinesi originari delle Alture del Golan sono rifugiati in tutto il territorio siriano.

Luigi P.