Problemi di metodo
... Molti compagni e organismi lavorano assiduamente per la rinascita del movimento comunista. Ma sono frenati, scoraggiati o comunque incerti quanto al risultato del loro lavoro. Impressione diffusa è che i risultati sono scarsi. È vero che i risultati sono scarsi? Se è vero, quali sono i motivi?
Un primo aspetto della questione che dobbiamo considerare è che nel valutare il movimento di massa predomina in molti compagni lo spontaneismo: una concezione del movimento sociale in cui tutto o quasi tutto è spontaneo e niente o poco è il risultato dell’opera di propaganda, agitazione, organizzazione e mobilitazione, in breve del lavoro che i comunisti svolgono tra le masse. Questi compagni sono contenti della mobilitazione di massa, della quantità delle masse che aderiscono e spesso anche del livello di coscienza che le masse esprimono, delle parole d’ordine che le masse inalberano e in cui sintetizzano gli obiettivi della loro lotta e le loro aspirazioni. Quando indicano le cause di tanta mobilitazione, elencano lo sfruttamento, il peggioramento delle condizioni, cioè l’esperienza diretta e diffusa delle masse stesse ...
... Quando stendiamo un rapporto, dobbiamo anzitutto chiederci a chi è destinato, lo scopo di quello che ci accingiamo a fare. Alcuni rapporti sono diretti ai nostri organismi dirigenti, altri sono rapporti stesi a futura memoria in vista di operazioni analoghe o sullo stesso terreno, altri sono rapporti sulla propria attività che un organismo dirigente fa a chi lo ha eletto (il centralismo democratico richiede che ogni dirigente faccia periodici rapporti sulla propria attività a chi lo ha eletto). Di seguito mi riferisco ai rapporti che un compagno o un gruppo di compagni stende per i propri dirigenti su un avvenimento (assemblea, riunione, manifestazione, sciopero, ecc.) a cui ha direttamente partecipato, perché essi lo usino per la loro analisi della situazione ...
... La realtà è composta da diversi aspetti, ognuno con caratteristiche specifiche, ma legati tra loro. La lotta di classe nel nostro paese, ad esempio, è la sintesi di quattro aspetti principali: quelli che il (n)PCI ha indicato nei quattro fronti del PGL. Questi quattro aspetti sono stati creati dal (n)PCI? Certo che no. Essi sono il prodotto degli sviluppi della lotta di classe nei paesi imperialisti. Il lavoro di conoscenza (analisi e sintesi) della realtà condotto dal (n)PCI con l’aiuto del materialismo dialettico, ha permesso di “vedere” questi quattro aspetti (conoscenza) e, quindi, di rendere il lavoro rivoluzionario più scientifico ed efficace (azione). Cosa significa questo? ...
... Al termine della lettura dell’articolo del compagno Claudio, il compagno più restio potrebbe sentirsi in trappola: “Il discorso è giusto, ma come faccio a metterlo in pratica? Il giorno resta pur sempre fatto di sole 24 ore!”. Per mettere in pratica quanto scritto nell’articolo bisogna trasformare la propria concezione, cioè trasformarsi. Si conferma che ogni comunista, oltre che protagonista (soggetto) della rivoluzione, è anche un bersaglio (oggetto) della rivoluzione. Vediamo come è possibile attuare questa trasformazione. Il problema della quantità di attività da mettere in cantiere è un problema concreto e va affrontato concretamente.
È prima di tutto la realtà ad essere articolata, il nostro lavoro per trasformarla deve adeguarsi. Quindi quanto più adeguiamo il nostro intervento all’articolazione della realtà, tanto più il nostro lavoro per trasformarla sarà efficace. Per impostare diversamente il suo lavoro, il compagno deve vedere la realtà e se stesso in modo diverso ...
... Il materialismo dialettico infatti non è una dottrina misteriosa, inaccessibile alle masse, di cui alcuni sarebbero i depositari, come i preti lo sono stati della teologia. Questa era la veste in cui in generale si sono presentate le filosofie antecedenti ad esso, verità di cui ogni filosofo si presentava come profeta, e profeta esclusivo e definitivo. Come ben spiega Engels nell’ AntiDühring (sezione 1, cap. 13 - pag. 133 di Opere complete vol. 25, Editori Riuniti) il materialismo dialettico non è più una filosofia, nel senso di una interpretazione del mondo data da un genio o da un profeta, ma “una semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua riprova e la sua conferma in una a se stante scienza della scienza, ma nelle scienze reali”. Il materialismo dialettico quindi ha mantenuto il contenuto reale delle filosofie (la conoscenza della realtà), ma ne ha superato la forma (non si presenta più come verità rivelata, ma è il lato universale di tutte le scienze sperimentali). La conferma e la verifica che le sue tesi sono leggi universali, valide nella natura, nella società e nel pensiero, è data solo dalle stesse scienze naturali, sociali e antropologiche. La prova se la pera è buona, la si ha mangiandola ...
... La teoria è di fatto “roba da rivoluzionari da salotto” inutile ai fini rivoluzionari se è staccata dalla pratica, se non guida l’azione.
La classe dominante alimenta in seno alle masse popolari la divisione e la contrapposizione tra teoria e pratica, tra pensiero e azione. Per effettuare questo intervento impiega una quantità consistente di uomini, di mezzi e di risorse. Il lavoro di intossicazione, di confusione, di promozione dell’evasione dalla realtà (teoria) e della diversione dalla realtà (pratica) è infatti uno degli aspetti centrali del regime di controrivoluzione preventiva.
Perché?
La loro esperienza pratica mette le masse popolari in contraddizione con il capitalismo. Il nemico di classe deve quindi intervenire nel processo di elaborazione che le masse popolari fanno della loro esperienza pratica, per intossicarle, deviarle e confonderle. In altre parole: il nemico di classe lavora affinché il pensiero (la teoria) delle masse popolari non sia il ricavato scientifico (giusto, oggettivo) della loro esperienza pratica e, quindi, affinché la loro teoria non elevi la loro pratica ...
... Riconoscere apertamente che si è commesso un errore, che nel proprio lavoro vi è una lacuna, una carenza, che si ha una tendenza o un comportamento sbagliati, che si ha difficoltà ad essere all’altezza dei propri compiti, a fare quello che si riconosce necessario (la critica, l’autocritica e la trasformazione non riguardano solo il lato che ci rende in questo o quel campo arretrati rispetto ai nostri compagni; riguardano anche ciò che non ci permette di essere all’altezza dei compiti d’avanguardia che dobbiamo svolgere), è importante: per chi lo fa e per l’unità con i propri compagni, quindi per l’unità del collettivo. Non basta rendersi conto della cosa: è importante anche riconoscerla pubblicamente, apertamente: con il proprio collettivo, con i compagni che sono stati in un modo o nell’altro, per un verso o l’altro testimoni o partecipi della cosa. Rende attivi i nostri compagni nell’aiutarci a meglio comprendere, a sostenerci nella trasformazione, a mobilitarsi per trasformare se stessi. Rafforza la mobilitazione e l’unità del collettivo, del Partito e delle masse. Lo rende più dinamico ...
... In una società mercantile ognuno deve vendere bene e decantare i meriti della sua merce, ognuno è in concorrenza con tutti gli altri, i rapporti tra individui sono conflittuali e spesso addirittura antagonisti. Stante l’influenza dell’ordinamento sociale borghese e della cultura, dei sentimenti e della concezione da esso derivanti e a causa della sfiducia in noi stessi, nel Partito e nelle masse (che la pochezza dei nostri successi mantiene e alimenta), in diversa misura quasi tutti noi avvertiamo fastidio, imbarazzo, ci sentiamo in difficoltà a ricevere critiche. D’altro canto la poca fiducia nella solidità dei nostri compagni e anche la nostra poca capacità di fare analisi materialista dialettica del processo che ognuno di essi sta vivendo, ci rendono difficile anche portare critiche e a volte ci fanno portare critiche sbagliate o giuste ma mal poste. Dato che nella società borghese abbiamo un padrone, il primo passo nella ribellione è rivendicare, chiedere: questo però ad un cero punto diventa ostacolo ad assumere nel movimento comunista il ruolo dirigente e costruttivo proprio dei comunisti. E questo ostacola sia il ricevere che il portare critiche ...
... Cari compagni della Redazione di La Voce,
vi scrivo per condividere con voi alcune riflessioni che ho maturato nell’ultimo periodo. La mia attività mi sta facendo toccare con mano la forza del collettivo. Uno degli elementi di questa forza (e probabilmente uno dei suoi frutti più importanti) è la produzione collettiva di idee attraverso il dibattito franco e aperto all’interno del Partito: scambio di esperienze, analisi collettiva dell’esperienza, critica, autocritica, trasformazione ...