La Voce del (nuovo)PCI

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La Voce 28 del (nuovo)PCI (PDF)

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Cosa vuol dire concretamente rinascita del movimento comunista come movimento cosciente e organizzato?

... Rinascita del movimento comunista significa ricostruire quel tessuto di organizzazioni di massa anticapitaliste che rendevano forti i lavoratori e le altre classi delle masse popolari. Che contrapponevano la rete di solidarietà dei lavoratori alla forza economica, politica e culturale dei padroni e del clero. Che costituivano il veicolo e lo strumento per la crescita culturale delle masse popolari, per la loro emancipazione ideologica dalle classi dominanti, per la loro liberazione dall’oscurantismo clericale, per la formazione di una coscienza politica più avanzata. Quel tessuto di organizzazioni di massa che costituiva il terreno in cui si diffondevano l’influenza e la direzione dell’avanguardia della classe operaia, del partito comunista e da cui esso attingeva la sua forza, le sue risorse, le sue reclute ...


La situazione politica e i nostri compiti

... Con la crisi del governo Prodi-D’Alema-Bertinotti si è aperta una fase più dinamica del movimento politico, in particolare della lotta politica borghese e, più in generale, della lotta di classe del nostro paese. Presumibilmente questa fase durerà fino a maggio, quando dopo le elezioni del 13-14 aprile e la riunione, il 29 aprile, del nuovo Parlamento, si costituirà il nuovo governo. A quel punto una serie di giochi oggi aperti saranno fatti. Noi comunisti possiamo e dobbiamo partecipare attivamente, con iniziativa, alla lotta di classe e alla lotta politica borghese di questa fase ...

Problemi di metodo

Compagni, all’attacco!

... Molti compagni e organismi lavorano assiduamente per la rinascita del movimento comunista. Ma sono frenati, scoraggiati o comunque incerti quanto al risultato del loro lavoro. Impressione diffusa è che i risultati sono scarsi. È vero che i risultati sono scarsi? Se è vero, quali sono i motivi? Un primo aspetto della questione che dobbiamo considerare è che nel valutare il movimento di massa predomina in molti compagni lo spontaneismo: una concezione del movimento sociale in cui tutto o quasi tutto è spontaneo e niente o poco è il risultato dell’opera di propaganda, agitazione, organizzazione e mobilitazione, in breve del lavoro che i comunisti svolgono tra le masse. Questi compagni sono contenti della mobilitazione di massa, della quantità delle masse che aderiscono e spesso anche del livello di coscienza che le masse esprimono, delle parole d’ordine che le masse inalberano e in cui sintetizzano gli obiettivi della loro lotta e le loro aspirazioni. Quando indicano le cause di tanta mobilitazione, elencano lo sfruttamento, il peggioramento delle condizioni, cioè l’esperienza diretta e diffusa delle masse stesse ...


Consigli per la stesura dei rapporti

... Quando stendiamo un rapporto, dobbiamo anzitutto chiederci a chi è destinato, lo scopo di quello che ci accingiamo a fare. Alcuni rapporti sono diretti ai nostri organismi dirigenti, altri sono rapporti stesi a futura memoria in vista di operazioni analoghe o sullo stesso terreno, altri sono rapporti sulla propria attività che un organismo dirigente fa a chi lo ha eletto (il centralismo democratico richiede che ogni dirigente faccia periodici rapporti sulla propria attività a chi lo ha eletto). Di seguito mi riferisco ai rapporti che un compagno o un gruppo di compagni stende per i propri dirigenti su un avvenimento (assemblea, riunione, manifestazione, sciopero, ecc.) a cui ha direttamente partecipato, perché essi lo usino per la loro analisi della situazione ...


Ogni cosa ne contiene una seconda, una terza e a volte una quarta: suoniamo il pianoforte con dieci dita!

... La realtà è composta da diversi aspetti, ognuno con caratteristiche specifiche, ma legati tra loro. La lotta di classe nel nostro paese, ad esempio, è la sintesi di quattro aspetti principali: quelli che il (n)PCI ha indicato nei quattro fronti del PGL. Questi quattro aspetti sono stati creati dal (n)PCI? Certo che no. Essi sono il prodotto degli sviluppi della lotta di classe nei paesi imperialisti. Il lavoro di conoscenza (analisi e sintesi) della realtà condotto dal (n)PCI con l’aiuto del materialismo dialettico, ha permesso di “vedere” questi quattro aspetti (conoscenza) e, quindi, di rendere il lavoro rivoluzionario più scientifico ed efficace (azione). Cosa significa questo? ...


A proposito del principio: suonare il pianoforte con dieci dita!

... Al termine della lettura dell’articolo del compagno Claudio, il compagno più restio potrebbe sentirsi in trappola: “Il discorso è giusto, ma come faccio a metterlo in pratica? Il giorno resta pur sempre fatto di sole 24 ore!”. Per mettere in pratica quanto scritto nell’articolo bisogna trasformare la propria concezione, cioè trasformarsi. Si conferma che ogni comunista, oltre che protagonista (soggetto) della rivoluzione, è anche un bersaglio (oggetto) della rivoluzione. Vediamo come è possibile attuare questa trasformazione. Il problema della quantità di attività da mettere in cantiere è un problema concreto e va affrontato concretamente. È prima di tutto la realtà ad essere articolata, il nostro lavoro per trasformarla deve adeguarsi. Quindi quanto più adeguiamo il nostro intervento all’articolazione della realtà, tanto più il nostro lavoro per trasformarla sarà efficace. Per impostare diversamente il suo lavoro, il compagno deve vedere la realtà e se stesso in modo diverso ...


A proposito della rubrica Problemi di metodo e dell’articolo Materialismo dialettico e bilancio della nostra attività

... Il materialismo dialettico infatti non è una dottrina misteriosa, inaccessibile alle masse, di cui alcuni sarebbero i depositari, come i preti lo sono stati della teologia. Questa era la veste in cui in generale si sono presentate le filosofie antecedenti ad esso, verità di cui ogni filosofo si presentava come profeta, e profeta esclusivo e definitivo. Come ben spiega Engels nell’ AntiDühring (sezione 1, cap. 13 - pag. 133 di Opere complete vol. 25, Editori Riuniti) il materialismo dialettico non è più una filosofia, nel senso di una interpretazione del mondo data da un genio o da un profeta, ma “una semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua riprova e la sua conferma in una a se stante scienza della scienza, ma nelle scienze reali”. Il materialismo dialettico quindi ha mantenuto il contenuto reale delle filosofie (la conoscenza della realtà), ma ne ha superato la forma (non si presenta più come verità rivelata, ma è il lato universale di tutte le scienze sperimentali). La conferma e la verifica che le sue tesi sono leggi universali, valide nella natura, nella società e nel pensiero, è data solo dalle stesse scienze naturali, sociali e antropologiche. La prova se la pera è buona, la si ha mangiandola ...


Materialismo dialettico e bilancio della nostra attività

... La teoria è di fatto “roba da rivoluzionari da salotto” inutile ai fini rivoluzionari se è staccata dalla pratica, se non guida l’azione. La classe dominante alimenta in seno alle masse popolari la divisione e la contrapposizione tra teoria e pratica, tra pensiero e azione. Per effettuare questo intervento impiega una quantità consistente di uomini, di mezzi e di risorse. Il lavoro di intossicazione, di confusione, di promozione dell’evasione dalla realtà (teoria) e della diversione dalla realtà (pratica) è infatti uno degli aspetti centrali del regime di controrivoluzione preventiva.
Perché? La loro esperienza pratica mette le masse popolari in contraddizione con il capitalismo. Il nemico di classe deve quindi intervenire nel processo di elaborazione che le masse popolari fanno della loro esperienza pratica, per intossicarle, deviarle e confonderle. In altre parole: il nemico di classe lavora affinché il pensiero (la teoria) delle masse popolari non sia il ricavato scientifico (giusto, oggettivo) della loro esperienza pratica e, quindi, affinché la loro teoria non elevi la loro pratica ...


CAT: critica, autocritica, trasformazione

... Riconoscere apertamente che si è commesso un errore, che nel proprio lavoro vi è una lacuna, una carenza, che si ha una tendenza o un comportamento sbagliati, che si ha difficoltà ad essere all’altezza dei propri compiti, a fare quello che si riconosce necessario (la critica, l’autocritica e la trasformazione non riguardano solo il lato che ci rende in questo o quel campo arretrati rispetto ai nostri compagni; riguardano anche ciò che non ci permette di essere all’altezza dei compiti d’avanguardia che dobbiamo svolgere), è importante: per chi lo fa e per l’unità con i propri compagni, quindi per l’unità del collettivo. Non basta rendersi conto della cosa: è importante anche riconoscerla pubblicamente, apertamente: con il proprio collettivo, con i compagni che sono stati in un modo o nell’altro, per un verso o l’altro testimoni o partecipi della cosa. Rende attivi i nostri compagni nell’aiutarci a meglio comprendere, a sostenerci nella trasformazione, a mobilitarsi per trasformare se stessi. Rafforza la mobilitazione e l’unità del collettivo, del Partito e delle masse. Lo rende più dinamico ...


La critica dei compagni e delle masse

... In una società mercantile ognuno deve vendere bene e decantare i meriti della sua merce, ognuno è in concorrenza con tutti gli altri, i rapporti tra individui sono conflittuali e spesso addirittura antagonisti. Stante l’influenza dell’ordinamento sociale borghese e della cultura, dei sentimenti e della concezione da esso derivanti e a causa della sfiducia in noi stessi, nel Partito e nelle masse (che la pochezza dei nostri successi mantiene e alimenta), in diversa misura quasi tutti noi avvertiamo fastidio, imbarazzo, ci sentiamo in difficoltà a ricevere critiche. D’altro canto la poca fiducia nella solidità dei nostri compagni e anche la nostra poca capacità di fare analisi materialista dialettica del processo che ognuno di essi sta vivendo, ci rendono difficile anche portare critiche e a volte ci fanno portare critiche sbagliate o giuste ma mal poste. Dato che nella società borghese abbiamo un padrone, il primo passo nella ribellione è rivendicare, chiedere: questo però ad un cero punto diventa ostacolo ad assumere nel movimento comunista il ruolo dirigente e costruttivo proprio dei comunisti. E questo ostacola sia il ricevere che il portare critiche ...


Il dibattito franco e aperto, condotto seguendo il centralismo democratico è la linfa del Partito!

... Cari compagni della Redazione di La Voce,
vi scrivo per condividere con voi alcune riflessioni che ho maturato nell’ultimo periodo. La mia attività mi sta facendo toccare con mano la forza del collettivo. Uno degli elementi di questa forza (e probabilmente uno dei suoi frutti più importanti) è la produzione collettiva di idee attraverso il dibattito franco e aperto all’interno del Partito: scambio di esperienze, analisi collettiva dell’esperienza, critica, autocritica, trasformazione ...

Problemi di strategia

Sulla strategia e sulla tattica: tre principi, due limiti e tre soluzioni frutto del bilancio dell’esperienza

... La dialettica attraverso cui si sviluppano i fenomeni è: “accumulazione quantitativa e salto qualitativo”.
Questo principio ideologico si traduce in tre importanti principi politico/militari, distinti ma legati dialetticamente tra loro. Vediamoli. 1. “Per vincere la guerra bisogna vincere tante battaglie tattiche. Allo stesso tempo, la vittoria della singola battaglia tattica è determinata dalla riuscita delle varie operazione che la compongono”. La guerra innanzi tutto è l’accumulazione quantitativa di battaglie tattiche. La sua vittoria è il salto qualitativo, in termini strategici, prodotto dall’accumulazione quantitativa di vittorie in numerose battaglie tattiche. Allo stesso tempo, ogni singola battaglia tattica è composta da diverse operazioni. La sua vittoria è il salto qualitativo prodotto dalla riuscita di queste diverse operazioni (accumulazione quantitativa). Il generale (vittoria strategica) è quindi legato al particolare (riuscita della singola operazione che compone la battaglia tattica). La vittoria della singola battaglia tattica è a sua volta il “passaggio intermedio” di questa dialettica tra il generale e il particolare ...


A proposito dei cinque pilastri della controrivoluzione preventiva

... La guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata è la strategia, il piano con cui noi comunisti italiani dobbiamo guidare la classe operaia e il resto delle masse popolari a far fronte alla guerra di sterminio non dichiarata con cui la borghesia imperialista, i suoi accoliti e i suoi puntelli, in primo luogo il Vaticano con la sua Chiesa, cerca di prolungare la vita del suo ordinamento sociale. La prima fase di questa guerra è per noi una fase difensiva: il compito principale è accumulare forze. Per condurre con successo il nostro lavoro in questa fase dobbiamo avere tatticamente l’iniziativa, dobbiamo individuare quali operazioni lanciare e attuarle con spirito d’iniziativa. A questo fine è essenziale conoscere il terreno di battaglia: scoprire le leggi della lotta di classe, conoscere il terreno da cui dobbiamo raccogliere le nostre forze (la classe operaia e le altre classi delle masse popolari), conoscere il nostro avversario. Conoscere per trasformare: questo è il nostro principio guida ...

Ai compagni operai di Torino uccisi dai padroni della Thyssen Krupp il 6 dicembre 2007

... Su proposta del Comitato di Partito “6 dicembre 2007”, la redazione ha applicato il principio che i versi, come le idee, sono di chi li usa. Si scusa con l’autore per non averlo interpellato e si augura che sarà felice dell’uso che la redazione ha fatto del suo omaggio ai nostri comuni compagni operai caduti nella lotta di classe ...

Il governo PAB è nato dalla lotta vittoriosa delle masse popolari contro la banda Berlusconi, il governo Berlusconi-Bossi-Fini e tutto quello che questo governo e quella banda rappresentavano. Nel movimento politico del nostro paese la banda Berlusconi e il governo BBF hanno avuto il ruolo di dare, dopo la crisi del regime DC precipitata nel 1992 (Tangentopoli), una prima forma alla destra borghese e di ridurre la sinistra borghese al ruolo difensivo che le è proprio dopo l’inizio della seconda crisi generale del capitalismo, stante la debolezza del movimento comunista e la fine del capitalismo dal volto umano. Hanno avuto il ruolo di far emergere alla luce del sole, nette, la natura della destra borghese e quella della sinistra borghese in questa fase, il ruolo maggiore e più diretto che la Corte Pontificia in questa fase assume nel movimento politico del paese. Di dichiarare apertamente, sfacciatamente il Programma Comune della borghesia imperialista che tutte le forze politiche borghesi, si destra o di sinistra che siano, sono chiamate a realizzare. A partire dall’ingresso della banda Berlusconi e dall’avvento del governo BBF, la destra borghese è stata più chiara nei suoi propositi e più arrogante. I fascisti, che certo c’erano anche prima ma agivano nella penombra del regime DC come suoi manutengoli (ricordiamo le Stragi di Stato!) e non uscivano allo scoperto, “sono usciti dalle fogne”, hanno ripreso arroganza e sempre più ora compiono le loro imprese brigantesche e vigliacche alla luce del sole. I loro rampolli hanno rialzato la testa nelle scuole. Nei quartieri si sono nuovamente messi a mobilitare apertamente la malavita e gli sbandati e a sviluppare la loro opera di intimidazione. La sinistra borghese si è più apertamente ridotta alla difesa: qualunque cosa pur di non avere di nuovo il governo Berlusconi, pur di non perdere i propri posti di potere e i propri privilegi, piuttosto che “rischiare di perdere tutto”. La teoria del “male minore”, del “meno peggio” è diventata la sua stella polare. Essa ha cercato di imporla in ogni movimento popolare, in ogni lotta sindacale a spese degli operai e del resto delle masse popolari. Al punto che di passo in passo una parte consistente di essa è passata alla destra borghese, ha optato per svolgere essa il ruolo della banda Berlusconi o combinarsi con essa: il Partito Democratico. La creazione del Partito Democratico è infatti l’espressione politica, in termini di partito e di proposta di governo, del passaggio di una parte della vecchia sinistra borghese alla destra borghese. Passaggio alla destra significa assunzione aperta, senza i compromessi che ancora caratterizzavano l’Unione di Prodi e il suo programma elettorale e in generale il circo Prodi, del Programma Comune della borghesia imperialista come proprio programma politico, “senza se e senza ma”.

(Estratto da La situazione politica e i nostri compiti)

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