Per la classe dominante è violento e illegittimo tutto ciò che incrina e mette in pericolo il suo dominio. Al contrario per le masse popolari è legittimo tutto quanto è conforme ai loro interessi, anche se illegale cioè vietato dalle leggi e dalle regole della classe dominante. Questo principio deve vivere in ogni iniziativa che le masse promuovono e nella solidarietà contro la repressione!
Perché le grandi mobilitazioni dell’autunno 2025 a sostegno della Flotilla contro il genocidio perpetrato dai sionisti e in solidarietà con il popolo palestinese non si sono ripetute a maggio di quest’anno a sostegno della nuova missione della Flotilla?
Perché i NO al referendum di marzo contro la riforma della magistratura non si sono tradotti in voti per le liste anti Larghe Intese alle elezioni comunali di maggio e giugno nelle città dove erano presenti?
Tra i promotori delle mobilitazioni dell’autunno 2025 e delle liste anti Larghe Intese e tra quanti si dichiarano comunisti si scontrano due risposte a queste domande.
- Da una parte chi attribuisce la responsabilità alle masse popolari e rispolvera la tesi della “arretratezza”, della “passività”, della “indifferenza”, della “scarsa combattività” di esse, pur declinandola con sfumature diverse: “la Palestina è passata di moda”, “non c’è più l’aspetto emotivo che aveva riempito le piazze l’anno scorso”, “ai lavoratori interessano più questioni come salario, posto di lavoro, ecc.”, “la gente è spaventata dalle multe, dalle inchieste, dai fogli di via e dal resto dell’armamentario repressivo messo in campo dal governo Meloni contro gli attivisti pro Pal”, “le masse popolari non capiscono chi le rappresenta veramente”.
- Dall’altra chi, come noi del (n)PCI, individua la causa nella linea seguita dai centri promotori delle grandi mobilitazioni popolari dell’autunno 2025 e del NO al referendum di marzo 2026, a partire dal sindacalismo di base e dalla sinistra della CGIL, dall’area di USB/Rete dei Comunisti/Potere al Popolo che, rilanciando la parola d’ordine di “bloccare tutto” lanciata dal CALP di Genova, aveva avuto un ruolo importante nelle mobilitazioni dell’autunno scorso: una linea non all’altezza degli obiettivi che proprio i risultati delle mobilitazioni dell’autunno 2025, della vittoria del NO al referendum e anche delle mobilitazioni per il 25 Aprile rendevano possibili e necessari, ponevano all’ordine del giorno. Questa seconda risposta è illustrata in modo chiaro e argomentato dal Partito dei CARC, nostro partito fratello, negli articoli Rivoluzionari, non apprendisti stregoni e Imparare a pensare come chi si vuole liberare pubblicati sul numero di giugno del suo mensile Resistenza: ad essi quindi rimandiamo.
Il mondo della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e loro associati, dei padroni, dei pescecani della finanza, dei ricchi, degli alti prelati e dei loro professori e generali è sottosopra. Il loro sistema di relazioni internazionali sta saltando, persino i caporioni della borghesia imperialista e i loro rappresentanti politici riconoscono apertamente, per dirla con le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che “il vecchio ordine mondiale non esiste più” (... Leggi il testo completo del comunicato)
Il governo Meloni è il governo più autorevole che i vertici della Repubblica Pontificia sono riusciti a mettere insieme ed è anche il governo più reazionario (contro le masse popolari) e più autoritario di quelli che lo hanno preceduto. Dalla repressione delle manifestazioni di piazza al divieto di organizzazione e di manifestazione sindacale, dalle infiltrazioni e campagne mediatiche contro organismi politici, sindacali e popolari alle intimidazioni e cariche di polizia contro cortei e presidi, dai fogli di via e fermi preventivi agli arresti e perquisizioni contro i sostenitori della Resistenza palestinese, dalla militarizzazione dei territori al maggiore attivismo di Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze Armate: il governo Meloni e i suoi padrini fanno ricorso su scala crescente alla repressione per mantenere il loro ordine pubblico, che per la classe dominante significa sostanzialmente tenere sottomesse le masse. Che il paese vada a pezzi tra frane e cicloni, che milioni di uomini e donne siano senza lavoro dignitoso e senza un ruolo nella società, che ogni giorno ci siano tre e più lavoratori uccisi sul posto di lavoro sono tutti effetti collaterali dell'ordine della borghesia imperialista!
In questo contesto si inseriscono i fermi, arresti, denunce, fogli di via, perquisizioni, posti di blocco, identificazioni di massa, minacce e abusi che hanno preceduto, durante tutto il mese di gennaio, la manifestazione del 31 gennaio scorso “Torino è partigiana!” in difesa del centro sociale Askatasuna e degli spazi sociali sotto attacco da parte del governo Meloni e degli esecutori materiali della sua volontà: la procura di Torino, in cui spicca la nuova esponente della mafia del TAV Lucia Musti, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo (PD) e il loro codazzo di questurini.
Nonostante l’opera di “prevenzione” del governo Meloni, le minacce e il terrorismo mediatico, il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo e la piazza di Torino è stata tutt’altro che docile e impaurita: non si è solo difesa dalla polizia e dalle provocazioni del governo che da mesi tenta di sedare la mobilitazione popolare, ma ha contrattaccato con l’obiettivo di riconquistare lo spazio sociale sgomberato e alzare il tono della mobilitazione popolare. In poche parole, di rispondere a tono alla guerra che i vertici della Repubblica Pontificia stanno conducendo contro le masse popolari del nostro paese. Una risposta legittima, anzi necessaria e che ha dimostrato che è possibile scendere in piazza e non solo difendersi, ma anche contrattaccare! (...)
Ai promotori e ai partecipanti del forum “Dalle piazze all’alternativa” (24 gennaio, h.10 Nuovo Cinema Aquila - Roma)
1) Le contraddizioni si acutizzano velocemente, come dimostrano i ripetuti colpi di mano dell’amministrazione USA e la precipitazione di tutti i teatri di crisi internazionali. Di fronte a questa velocizzazione la mobilitazione politica è oggi più forte di quella sociale?
2) Ma se nel paese cresce una domanda di politica e indipendenza politica adeguata alla turbolenta e violenta fase storica che stiamo attraversando, le forze che agiscono per una alternativa politica di sistema come possono e devono rispondere a tale esigenza? Come possono e devono individuare le forme della sedimentazione delle forze che si stanno esprimendo in questi mesi?
Sono i due temi/quesiti su cui Rete dei Comunisti chiama “le forze che agiscono per una alternativa politica di sistema” a confrontarsi e discutere nel convegno dal titolo “Dalle piazze all’alternativa”...