Comunicati CdP del (nuovo)PCI del 2026

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12.03.2026 - Comunicato numero 20 del Comitato Fratelli Cervi del (nuovo)Partito comunista italiano

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LO SMANTELLAMENTO DELL’APPARATO PRODUTTIVO È UN ATTO DI GUERRA!

Complici e solidali con i compagni della FIOM Emilia Romagna per le denunce, con i lavoratori Fedex in lotta a Modena e nel resto del paese e con tutti i lavoratori colpiti da censura e repressione!

Ogni azione che la classe operaia decide di mettere in campo per difendere o riaprire le fabbriche è assolutamente legittima, giusta, anche se non rispetta le leggi imposte dai governi delle Larghe Intese.


La cassa integrazione dilaga, così come la precarietà, lo spezzatino e la chiusura delle aziende. Gli impianti diventano fatiscenti, i lavoratori muoiono. Le Autorità politiche nazionali e locali non solo non fanno nulla per impedire che speculatori di ogni risma saccheggino il territorio ma, anzi, impongono la loro “sicurezza” a colpi di decreti e manganelli. La “sicurezza” infatti è una questione di classe e di lotta di classe.

Si veda l’ICR (Industria Chimica Reggiana), azienda produttrice di vernici e rivestimenti principalmente per il settore automobilistico. Nel 2020 è acquisita dal gruppo americano PPG, controllato da fondi di investimento. Investire per rendere la produzione adeguata ai bisogni delle masse popolari e alla tutela dell’ambiente è antieconomico al fine di garantire agli azionisti una rendita commisurata all’attuale mercato dei capitali. Invece, tale rendita è garantita cogliendo l’occasione della guerra e usando la ricchezza creata dal lavoro degli operai per speculare sui prezzi dell’energia o dirottando la produzione altrove (PPG è attivo in 70 paesi), dove la possibilità di sfruttare e quindi fare profitti è maggiore. Ciò che in definitiva porta alla chiusura, annunciata il 7 febbraio, di un’azienda come ICR.

Quando i lavoratori si organizzano per presidiare stabilimenti come questo, la Questura minaccia più o meno velatamente il sindacato di sgombero. I decreti sicurezza approvati negli anni dai vari governi delle Larghe Intese rendono salvare gli stabilimenti un reato penale punibile col carcere.

Si veda la Fedex a Modena. Un lavoratore della logistica in appalto, dopo 17 anni di lavoro in condizioni usuranti, sviluppa una patologia che lo rende parzialmente inabile alle vecchie mansioni e viene licenziato. È una pratica che Fedex cerca di sdoganare anche altrove, a cominciare da Bologna. I lavoratori organizzano un picchetto in solidarietà. Intervengono la polizia politica, l’anti-terrorismo e i reparti anti-sommossa per aggredirli. Il sindacato SiCobas ha dichiarato lo sciopero su tutta la filiera, ha esteso la solidarietà operaia e la lotta è in corso.


Il processo di smantellamento dell’apparato produttivo è il fenomeno di fondo della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista muove contro i lavoratori e le masse popolari nel nostro paese. Essa è il fronte interno, è l’altra faccia della medaglia, della Terza guerra mondiale in corso. Entrambi i fenomeni hanno la stessa causa che può essere compresa alla luce della concezione comunista dal mondo: la crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale.


Gli attuali proprietari delle aziende non hanno interesse a fare alcun “piano industriale”. Chi continua a chiedere agli speculatori e ai (loro) governi di fare piani industriali è o ingenuo o loro complice. L’unico “piano” che hanno in serbo per i lavoratori è la “tecnica della rana bollita”, cioè alzare gradualmente la temperatura dell’acqua fin quando per la rana non è “troppo tardi” per saltar fuori dalla pentola, fin quando apparentemente non c’è più scelta. Nella misura in cui i vertici sindacali, e in particolare la FIOM che è il principale sindacato che organizza la classe operaia in regione e nel paese, continuano a trattare il problema “vertenza per vertenza”, ogni volta alla ricerca di un nuovo “cavaliere bianco” cui affidarsi (che fine sta facendo Saga Coffee?) per poi finire a contrattare la cassa integrazione, essi sono parte attiva del problema. Coscientemente o meno, sono complici.

I lavoratori avanzati hanno praticato e sanno quali sono i metodi di lotta che serve promuovere. Il 20 giugno 2025 a Bologna i metalmeccanici hanno bloccato la tangenziale con una mobilitazione che non solo ha, in quella fase, riaperto la trattativa sul contratto nazionale (a dimostrazione che si poteva lottare per un contratto migliore!) ma è stata un attacco politico della classe operaia in risposta al DDL 1660, a ribadire nei fatti che è legittimo tutto quello che è negli interessi delle masse popolari anche se è illegale. Sono le leggi ingiuste a essere illegittime, non le lotte che servono a difendere gli interessi dei lavoratori e l’ambiente. Il modo migliore di difendere un diritto è praticarlo, il modo migliore di combattere una legge ingiusta è violarla. Per questo attacco politico oggi il governo inquisisce i compagni della FIOM Emilia Romagna!


La prima e basilare azione da mettere in campo per rispondere alle chiusure è fare di ogni azienda in crisi un fortino presidiato giorno e notte da cui non lasciar uscire nemmeno uno spillo e avvalersi dell’eventuale repressione in modo organizzato per estendere il fronte della solidarietà intorno alla lotta. Questo è l’unico modo non solo di contrastare la repressione ma anche di strappare risultati che non siano arretramenti.


La Terza guerra mondiale è diventata la sintesi dello sviluppo della seconda crisi generale del capitalismo che è in corso dalla seconda metà degli anni ‘70. Sempre più la riconversione al militare, il riarmo e l’economia di guerra saranno presentati ai lavoratori come “unica alternativa”. Già oggi ai lavoratori della Caterpillar in Valsamoggia viene detto che la CIG finirà se il “Board of Peace” comincia a sbloccare le commesse per le aziende USA per la “ricostruzione” di Gaza. Già oggi i lavoratori della CNHi di Modena sanno che l’azienda manda trattori in Ucraina per aiutare a tenere in piedi il regime fantoccio banderista. Già oggi i lavoratori delle aziende controllate della Volkswagen come Lamborghini e Ducati sanno che, nell’ambito del programma di riarmo tedesco, è non solo possibile ma anche probabile che si cominci a dedicare parte degli stabilimenti alla produzione di accessori per veicoli militari (del resto Volkswagen è nata sul riarmo nazista, dunque nulla di nuovo). Non si contano le aziende legate alla guerra che stanno “tessendo la tela” del riarmo in regione.

La loro tecnica è procedere fino al fatto compiuto. Per questo non basta dire oggi di essere contro la guerra: bisogna agire contro la guerra o, domani, si finirà per essere per la guerra. L’ ottica dei comunisti dev’essere quella della guerra di conquista, passo passo: quello che si fa o non si fa oggi è la premessa per costruire ciò che è possibile fare domani su scala maggiore.

I lavoratori che intendono lottare e che oggi sono oggetto di ogni sorta di pressione nelle aziende e fuori devono, per “rompere l’assedio”, fin da subito attivarsi, agganciare relazioni con altri come loro e cominciare a organizzarsi anche in piccoli gruppi, a prescindere dall’appartenenza sindacale. Per i compagni che lavorano nelle aziende militari o rilevanti ai fini della logistica di guerra questo vuol dire, da subito, organizzarsi segretamente, fuori da occhi e orecchie indiscrete e senza mai usare o avere nei pressi telefoni cellulari.


Il ruolo del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e degli altri organismi di portuali nelle mobilitazioni dello scorso autunno in solidarietà alla Palestina, di organismi come i Sanitari per Gaza e i Docenti per Gaza o il ruolo assunto dal Collettivo di fabbrica della ex GKN nella lotta allo smantellamento dell’apparato produttivo, dimostrano che i lavoratori organizzati possono e devono dare unità a tutto il movimento contro la Terza guerra mondiale in corso, perché è la classe lavoratrice che sola può concretamente soppiantare l’attuale classe dominante e instaurare un nuovo ordine sociale. Queste esperienze confermano anche che l’aspetto principale non è il numero con cui si comincia o si prosegue, perché dietro ogni gruppo di lavoratori che lotta per i propri interessi ci sono gli interessi di tutta la collettività, di tutte le masse popolari. Gli aspetti decisivi sono la determinazione, la continuità dell’azione e la rottura della delega.

La borghesia imperialista tenta di trascinare le masse popolari in una guerra di cui ha bisogno per perpetuare il suo sistema sociale fondato sul nichilismo, sullo sfruttamento, il saccheggio e la distruzione dell’ambiente. Le masse popolari in tutto il mondo non solo rifiutano di collaborare a questa guerra ma passano all’attacco.

Nella misura in cui promuove la Terza guerra mondiale la borghesia imperialista promuove anche le condizioni che favoriscono la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata per il socialismo. La vittoria dipende da uno sviluppo adeguato del movimento comunista cosciente e organizzato. L’accumulazione di forze intorno all’organizzazione clandestina è ora l’aspetto strategico di questo sviluppo. Il (nuovo)Partito Comunista Italiano è fondato e opera nella clandestinità perché la sua esistenza non dipenda dalla tolleranza che il nemico ci riserva. Perché solo dalla clandestinità è possibile esercitare la libertà di elaborare l’esperienza e formulare piani d’azione adeguati per costruire il nuovo potere delle masse popolari organizzate che soppianterà quello della borghesia nel contesto dello sviluppo della Terza guerra mondiale in corso.

Il Comitato di Partito Fratelli Cervi chiama tutti i lavoratori che vogliono denunciare anonimamente i traffici con cui la borghesia promuove la guerra in Emilia Romagna e altrove, così come condizioni di lavoro precarie o insicure, a giovarsi del sistema di comunicazione protetta sul sito del (n)PCI nella sezione “Contatti”. Chiama i comunisti e tutti i coloro che vogliono contribuire allo sviluppo dell’organizzazione clandestina a prendere contatti col Partito tramite il canale lì indicato.

Il Governo Meloni è debole, può essere rovesciato! Usare ogni appiglio per rovesciarlo e sostituirlo con un governo di emergenza delle masse popolari organizzate che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948 figlia della Resistenza. Votare NO al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo per assestare un colpo al governo Meloni! Giovarsi delle prossime flottiglie per la Palestina e per Cuba per mobilitare compagni di lavoro e alimentare il coordinamento fra i collettivi di lavoratori organizzati!

Confluire in massa in tutte le mobilitazioni contro la guerra e l’economia di guerra che ci saranno nella primavera entrante!

Comitato Fratelli Cervi del (nuovo)Partito comunista italiano

Per informazioni, vedi il sito del (nuovo)Partito comunista italiano in www.nuovopci.it, dove trovate anche le istruzioni per utilizzare metodi di comunicazione protetti (TOR e PGP)


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Uno degli strumenti più avanzati per difendersi su Internet è TAILS.

Istruzioni e consigli per l’uso di TAILS