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03.03.2026 - Comunicato numero 64 del Comitato Aurora del (nuovo)Partito comunista italiano

[Scarica il testo del comunicato in Open Office / Word]

Per uscire dalla Terza guerra mondiale serve un’alternativa: il progetto della fabbrica socialmente recuperata e integrata del Collettivo di Fabbrica GKN è lo spiraglio da supportare, rafforzare, estendere!

Il 5 marzo, a Firenze, in occasione della mobilitazione del movimento studentesco contro la reintroduzione della leva obbligatoria, il Collettivo di Fabbrica dei lavoratori della ex GKN promuove l'iniziativa “Rise Against War”. Invitiamo a partecipare numerosi.

Gli imperialisti USA e i sionisti stanno allargando ogni giorno di più la Terza guerra mondiale. Parliamo di una classe dominante di assassini, guerrafondai e pedofili che, giustamente, i vertici della Repubblica Islamica dell’Iran hanno definito “coalizione Epstein”.

L'attacco alla Repubblica Islamica dell'Iran amplia la guerra e aggrava i suoi effetti sociali anche nel nostro paese, favorendo il riarmo e la militarizzazione della società e dei territori.

La Toscana non è esente da questo processo e ospita alcuni punti cruciali. Ne citiamo solo alcuni: il porto di Livorno, frequentemente attraversato da armi e merci militari provenienti dagli USA e diretti alla base di Camp Darby. Ma non solo via mare: anche su rotaia, tra gennaio 2023 e agosto 2025, sono transitati 44 treni (circa uno al mese) verso Camp Darby, passando per la stazione di Tombolo a Pontedera. Inoltre, l'aeroporto Galileo Galilei di Pisa è un altro snodo fondamentale nel traffico di armi. A Firenze, nella caserma militare Predieri a Rovezzano, è stato installato quello che dovrebbe diventare il più importante comando NATO dell'Europa del Sud. La presenza di simili installazioni sui nostri territori ci espone alle ritorsioni dei paesi colpiti dalle aggressioni USA e sioniste e questo aggrava ulteriormente la condizione delle masse popolari e dei lavoratori.

Ma la realtà è più contraddittoria di quel che sembra! La particolare sottomissione del governo Meloni ai padrini statunitensi, però, non è priva di contraddizioni: una parte vorrebbe mettersi armi e bagagli nelle mani di Trump, l’altra auspica un rafforzamento dell'Unione Europea. Contraddizioni che continuano a crescere e ad approfondirsi, che sono fonte di instabilità per lo stesso governo Meloni e di cui dobbiamo approfittare. Parallelamente, cresce l’insofferenza popolare verso la classe dominante che non riesce più a governare con i “vecchi” metodi. Prova dunque a giocare la carta della repressione che, però, non fa altro che alimentare il distacco tra la classe dominante e le masse popolari.

Farla finita con la Terza guerra mondiale, la corsa al riarmo e l’economia di guerra, la militarizzazione del territorio, la propaganda di guerra e la censura significa anzitutto liberarsi del governo Meloni, servo degli imperialisti USA, complice dei sionisti e compare degli imperialisti UE. Significa sostituirlo con un Governo di Blocco Popolare che avvia la riorganizzazione della produzione di beni e servizi e la loro distribuzione in funzione delle esigenze della popolazione, della tutela dell’ambiente e dei rapporti con altri paesi. Serve un governo che generalizzi e dia concretezza a esempi positivi come quello della fabbrica socialmente recuperata e integrata al territorio quale è il progetto dei lavoratori della ex GKN.


Per porre fine alla spirale di guerra, riarmo ed economia di guerra in cui il governo Meloni e i suoi padrini stanno trascinando il nostro paese, è necessario moltiplicare gli organismi come il Collettivo di Fabbrica GKN e farli coordinare con altre realtà, come i movimenti studenteschi, i comitati come il Comitato No Comando NATO, né a Firenze né altrove, Firenze per la Palestina, il movimento “Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni” (BDS), il Coordinamento fiorentino per il disarmo e Sanitari per Gaza.


Dobbiamo connettere e mettere in sinergia quanto già si sta muovendo nel nostro territorio per ampliare la mobilitazione e alzarne il livello. Alzare il livello significa molte cose. Prima di tutto, convergere sul progetto di riconversione del Collettivo di lavoratori della ex GKN, perché è la risposta migliore che possiamo dare ai processi di riconversione bellica voluti e incentivati dalle Larghe Intese, dagli affaristi e dagli speculatori. Questa è la strada per spezzare il ricatto tra essere contro la guerra e dover accettare qualsiasi lavoro pur di sopravvivere.

Perseguire questa strada significa concretamente prendere in mano il governo dei nostri territori e del nostro paese, affinché traduca in misure concrete quanto le attuali istituzioni hanno lasciato lettera morta, come il consorzio di cui il PD e le forze del campo largo si sono fatti ampia pubblicità durante le ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale.

In definitiva, ciò che farà la differenza nel fermare la Terza guerra mondiale sarà proprio l'azione degli organismi operai e popolari, quanto questa azione si estenderà in capillarità e forza, e quanto sarà in grado di alzare il livello della mobilitazione mettendo in campo tutto ciò che è conforme agli interessi delle masse popolari anche se è illegale per le leggi della classe dominante!

Le prossime settimane saranno ricche di appuntamenti importanti e nell’ultimo comunicato del Collettivo di Fabbrica GKN che rilanciamo qui di seguito, ne sono fissate alcune.


Ribellarsi è giusto! Non ci può essere pace sociale nella miseria e nell’oppressione!

Costruire 10-100-1000 Collettivo di Fabbrica GKN in ogni azienda!

Avanzare fino a cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare!



Comitato Aurora del (nuovo)Partito comunista italiano

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Comunicato del Collettivo di Fabbrica GKN

La società autoritaria è qui.

5 marzo, Rise Against War - Firenze

28 marzo, corteo nazionale a Roma

10-11-12 aprile Festival Internazionale della Letteratura Working Class


1. L'accelerazione è tale che è difficile persino riassumerla: Haji, giovane studentessa del K1 di Firenze, viene minacciata dai servizi sociali e convocata con i genitori perché partecipa alle lotte dei lavoratori dell'Alba (Sudd cobas Prato Firenze). A Firenze, come in tutta Italia, arrivano e arriveranno denunce per il "Blocchiamo tutto" dell'autunno. Torino è stata trasformata in laboratorio di militarizzazione del territorio. Nel silenzio generale in Calabria è catastrofe ecosociale: tra corpi recuperati in mare, alluvioni e braccianti lasciati nel fango delle baracche. Il sionismo detta le fonti nei processi contro Hannoun e altri attivisti palestinesi. A Milano, nella sezione lavoro, si tiene il processo per il licenziamento della maschera della Scala che ha gridato "Palestina libera": in Tribunale si presentano tre agenti della Questura, con un possibile abuso clamoroso. I decreti sicurezza si susseguono in un vortice che va dalla repressione della lotta sociale alla giustizia preventiva contro soggetti potenzialmente in lotta o economicamente deboli. I comitati per la remigrazione – covi neofascisti – indicano le prossime tappe. Il tutto è rilanciato da falsi siti sul "degrado", finanziati da enormi capitali (ad esempio Musk). Il Governo attacca la sentenza su Sea-Watch senza indicare quale legge non sarebbe stata applicata: semplicemente il potere esecutivo contro il giudiziario perché non obbedisce. A Milano, il poliziotto difeso dalla destra sarebbe il criminale: avrebbe compiuto un'esecuzione in piena regola per coprire il pizzo ai pusher. Colpisce come abbia fatto tutto grossolanamente, convinto della totale impunità: accade quando il razzismo dà più valore sociale alla parola dell'uomo bianco e magari in divisa. Sullo sfondo, il referendum sulla giustizia (votare e far votare no!), tutt'altro che una discussione sulla separazione delle carriere. A livello internazionale dopo il tentativo di mettere fuori legge Palestine Action, La France Insoumise subisce un vero linciaggio fascista.

2. Nessuno smottamento casuale, ma un disegno organico. Non serve gridare al fascismo: non sono le analogie storiche il punto. Ma è evidente che, come tipico nei fascismi, la legalità viene riscritta in senso autoritario, dall'alto e dal basso. Non c'è solo l'attività legislativa: costume, senso comune, comportamento reale dello Stato aprono la strada.

3. L'accelerazione rischia di disarticolarci, anche solo stando sui fatti. Ma non ci possiamo permettere che siano i fatti a portarci a spasso. Abbiamo bisogno che ci rimettano in movimento. E perché questo avvenga, è giusto dire ad alta voce che siamo di fronte ad un unico salto di qualità dell'autoritarismo.

4. Questo autoritarismo affonda nell'economia del riarmo, della rendita fossile, dell'oligarchia e della diseguaglianza. Se ne esce con un movimento di massa, ora, non "tra un po'". E non può essere guidato solo dall'emotività: deve articolarsi. La flotilla ne sarà ancora il centro, perché impone con la pratica e l'autorevolezza una convergenza che altrimenti non nasce.

5. Contro il genocidio c'è stata una sana disobbedienza. Bloccare tutto è stato un gesto di civiltà. Rivendichiamo stazioni, tangenziali, cortei improvvisi. Rivendichiamo tutto, non accetteremo la condanna di nessuno.

6. C'eravamo tutte e tutti: al corteo di Torino, a quello dopo lo sgombero del Leoncavallo, contro le Olimpiadi dello sfruttamento. Ai picchetti della logistica e del tessile, nelle scuole in agitazione, nelle accampate universitarie, nei presidi delle fabbriche delocalizzate. La solidarietà non è selettiva e non riguarda le sigle sindacali o le lotte che ci piacciono.

7. L'analisi va in profondità, la solidarietà in estensione: contro la stretta repressiva serve ampiezza, senza rinunciare alle radici. Se a un autoritarismo di massa risponde solo la militanza, abbiamo sbagliato.

8. E non fa bene né all'analisi, né alla solidarietà ampia, cogliere solo il tema delle "denunce". Le denunce per i blocchi e i picchetti – con l'utilizzo dell'accusa di violenza privata – vanno avanti da anni.

9. Il salto autoritario è ben più complessivo:

A) attacco al movimento giovanile e in particolare alle seconde generazioni

B) Epstein non è un caso nè uno scandalo, ma un minuscolo spaccato della fusione totale tra struttura dell'oligarchia, autoritarismo sociale, stupro, violenza di genere, razzializzazione, attacco al movimento Lgbtq+

C) tentativo di mettere un cuneo tra resistenze internazionali e movimento operaio "occidentale"

D) pressione per mettere fuori legge pratiche e organizzazioni; una pressione che mira a realtà di movimento ma che già lambisce sindacati e partiti di massa

E) una pressione dello Stato sulla società ma anche dentro lo stesso apparato dello Stato per orientare chi rimane anche solo "neutro" di fronte al nuovo corso

F) l'accelerazione sul piano del razzismo per militarizzare l'intera società come accaduto con Ice

G) il riarmo che necessita di securitarismo, il securitarismo che esiste per servire al riarmo

H) agire sulle sacche di povertà sociale "bianca", immerse nell'apatia, per reclutarle al nuovo corso, dopo averle ridotte a poltiglia sociale dopo 30 anni di precarietà e impoverimento anche del cosiddetto ceto medio

10. È sempre stata questione di rapporti di forza. Tanto più lo è oggi quando il diritto alla forza sostituisce la forza del diritto. Mutualismo conflittuale e creazione di esempi concreti, vere e proprie casematte di una nuova classe dirigente dal basso, non sono operazioni di piccolo cabotaggio in attesa della grande lotta politica. Sono ingredienti essenziali perché la lotta sia politica e non politicista.

Il 5 marzo (università di Novoli, Firenze) e il 28 marzo (corteo No Kings a Roma) non bastano. Ma intanto ci sono e ci siamo. #insorgiamo



Per difendersi dalla repressione e controllo dello Stato è necessario attrezzarsi!
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Istruzioni e consigli per l’uso di TAILS