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06.02.2026 - Comunicato numero 63 del Comitato Aurora del (nuovo)Partito Comunista Italiano
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Le denunce e le multe a Massa sono l’ennesimo atto di guerra del Governo Meloni e dei suoi servi locali!
Siamo in guerra. Rompere gli indugi, passare al contrattacco!
Passare al contrattacco vuol dire fare fronte comune contro il nemico comune!
Passare al contrattacco vuol dire combattere “tra noi” lo spirito di concorrenza e il settarismo!
La mobilitazione spontanea delle masse popolari cresce e si intensifica: pratiche che prima erano appannaggio di piccoli gruppi stanno diventando sempre più diffuse e generalizzate. Questo è uno dei principali risultati delle mobilitazioni del “Blocchiamo tutto” di settembre e ottobre scorsi.
Si amplia il numero di partecipanti alle mobilitazioni e alle azioni di lotta e questo spinge la classe dominante ad estendere la sua azione repressiva a settori delle masse popolari e dei lavoratori che fino a oggi non erano stati colpiti. Ma questa strategia ha un effetto boomerang: radicalizza ulteriormente lo scontro, amplia il sistema di alleanze e il fronte di resistenza contro il nemico comune, il governo Meloni. Le iniziative autoritarie di questo governo non fanno che gettare benzina sul fuoco, generando incertezza e dissenso anche all’interno dello stesso fronte nemico, quello delle Larghe Intese composte dal polo PD e dal polo composto da Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia.
Bisogna approfittare delle divisioni in seno alla classe dominante per suscitare un ampio e capillare movimento di protesta contro la repressione.
Le denunce e le multe come quelle che sono arrivate a 37 compagni e attivisti a Massa per via delle mobilitazioni e dei blocchi ferroviari del 4 ottobre scorso è una delle occasioni da cogliere. Si tratta infatti di un attacco frontale del governo Meloni, con il pubblico ministero Marco Mansi, sostituto procuratore del tribunale di Massa, come vile esecutore, che offre una grande opportunità per rompere gli indugi e passare al contrattacco. L’azione repressiva si è scagliata contro i principali centri di mobilitazione cittadini: dirigenti USB e CGIL, ANPI, compagni del P.CARC, del PRC, noti attivisti sociali e politici oltre a qualche giovane coinvolto con l’evidente tentativo di stroncare il fiorente movimento studentesco cittadino.
L’ampiezza e l’eterogeneità del fronte colpito è un elemento di forza per passare al contrattacco.
Come? Partiamo dal presupposto che la repressione delle mobilitazioni riguarda direttamente l’agibilità politica e sindacale delle masse popolari e dei lavoratori nella lotta contro il genocidio, la guerra, il riarmo, l’economia di guerra e gli stipendi da fame. Le multe e le denunce non sono un problema legale, la legalità è un pretesto creato dalla classe dominante per stabilire un confine tra ciò che è consentito e ciò che non lo è a tutela degli interessi dei padroni.
La repressione è una questione politica. Non c’è modo più efficace di contrastare l’azione repressiva che continuare a mobilitarsi, come è stato fatto a Massa con la grande manifestazione del 24 gennaio scorso. Quell’esperienza può e deve essere rilanciata, con uno sciopero unitario generale indetto da CGIL e USB. L’unità sindacale e i metodi di lotta adottati sono le due principali novità che hanno portato al successo della mobilitazione del 24 gennaio ed è proprio l’unità che il governo vuole evitare, temendo che si ripeta. Perché? Perché ha visto che funziona e ha paura! Quindi, quello che bisogna fare è esattamente ciò che il governo vorrebbe impedirci, reprimendoci.
In secondo luogo, le mobilitazioni di settembre e ottobre hanno messo in luce l’esigenza di dare uno sbocco politico al movimento stesso. Questo sbocco si traduce nel rendere ingestibile il paese alle autorità continuando ad allargare e intensificare le pratiche messe in campo con il “Blocchiamo tutto” e nella gloriosa giornata del 31 gennaio a Torino, fino a cacciare il governo Meloni e fino a impedire che venga installato un altro governo del polo PD. Nell’ambito di questa mobilitazione bisogna estendere e rafforzare il ruolo delle organizzazioni operaie e popolari affinché diventino punto di riferimento per le ampie masse popolari e organizzino in modo stabile e continuativo il coordinamento delle forze con l’obiettivo di imporre un proprio governo: un governo di emergenza popolare che sia loro espressione ed esecutore delle misure da esse indicate. A Massa questo orientamento si traduce nel rafforzamento del fronte anti Larghe Intese e dell’unità delle organizzazioni sindacali, politiche e sociali che lo compone e il cui potenziale si è già dispiegato nelle mobilitazioni di settembre e ottobre.
Un
potenziale che deve esprimersi anche a Massa e che consiste nel
cacciare
la traballante “banda Persiani-Guidi” espressione
locale della cricca di fascisti al governo del paese, una cricca che
ha nei suoi
massesi come Alessandro Amorese la sua cinghia di trasmissione con il
territorio. Difficile non pensare che personaggi di questo calibro
non siano i mandanti di questo attacco repressivo che segue a
numerose provocazioni che si sono susseguite negli ultimi due anni:
sgomberi di spazi sociali come la palestra popolare “Aldo Salvetti”
e la Casa Rossa, continui e ricorrenti fermi pretestuosi e
intimidazioni a compagni e attivisti del territorio in trasferta a
Roma per manifestazioni nazionali.
Concorrenza tra sigle e gruppi oppure costruzione del fronte anti Larghe Intese?
La mobilitazione contro denunce e multe deve diventare un rivolo della lotta per cacciare la cricca di fascisti che è al governo di questo paese alimentando e promuovendo il protagonismo popolare a partire dalla classe operaia: costruire il più ampio fronte di tutte le forze politiche, sindacali e sociali anti Larghe Intese anche a Massa. Questa è la strada!
Se i promotori della mobilitazione contro denunce e multe non vanno in questa direzione allora vorrà dire lasciare la mobilitazione contro la repressione, contro il governo Meloni e la giunta Persiani alla mercé del polo PD, del suo campo largo e delle sue manovre tramite i vertici della CGIL.
In particolare, ai dirigenti di USB di Massa Carrara e toscani diciamo: mettere al centro gli interessi dei lavoratori, difenderli dalla repressione, NON può ridursi a “sfruttare” strumentalmente la mobilitazione contro la repressione per allargare la propria area di influenza - o meglio il proprio orticello - consolidando la propria posizione sindacale in concorrenza con le altre preda del più puerile settarismo e spirito di concorrenza.
Tra settembre e ottobre milioni di persone hanno risposto all’appello del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (CALP) di Genova a “bloccare tutto” e alla chiamata allo sciopero generale del sindacalismo alternativo di base e della CGIL del 3 ottobre. Quelle mobilitazioni dimostrano plasticamente che il movimento sindacale può rinnovarsi e svolgere un ruolo prezioso solo se diventa strumento di una mobilitazione più generale per imporre un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, una mobilitazione alla cui testa c’è la classe operaia. Tutti quelli che rifletteranno senza essere condizionati da pregiudizi, dalla paura della forza dei nemici delle masse o da interessi costituiti e privilegi legati all’attuale sistema di relazioni sociali, arriveranno a conclusioni che, quale che sia il nome che gli daranno, coincidono nella sostanza con la costituzione del Governo di Blocco Popolare.
Sviluppare in ogni campo i risultati conquistati con le mobilitazioni dei mesi scorsi!
Cacciare la traballante “banda Persiani-Guidi” espressione massese della cricca di fascisti al governo del paese!
Avanzare fino a cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare!
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