La Voce 60 (ritorna all'indice)

del (nuovo)Partito comunista italiano

anno XX - novembre 2018

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  La Voce   60 - novembre 2018

  

Nessuna azienda deve essere chiusa, smembrata, ridotta o venduta a gruppi stranieri.

Basta con l’asservimento del popolo italiano a un pugno di finanzieri e speculatori italiani, americani, europei e di altri paesi, con la scusa del Debito Pubblico!

Far valere la sovranità nazionale iscritta nella Costituzione del 1948, contro il Vaticano, la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti e le loro istituzioni UE, BCE, FMI, NATO!

Il primo paese che spezzerà le catene della Comunità Internazionale aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi, per un avvenire di solidarietà, collaborazione e scambi tra popoli e nazioni.

  

Prima i governi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), poi quelli delle Larghe Intese (Prodi il Privatizzatore, D’Alema l’Jugoslavo, Amato, Berlusconi, Renzi e complici), hanno asservito il popolo italiano al sistema finanziario internazionale. Hanno eliminato le conquiste che avevamo strappato negli anni precedenti, privatizzato il sistema industriale pubblico, lasciato andare in malora aziende, strutture e infrastrutture (la FIAT da Termini Imerese a Torino e il Ponte Morandi di Genova sono i simboli, le devastazioni prodotte da pochi giorni di pioggia e vento la dimostrazione della rovina da nord a sud), devastato il nostro paese con grandi opere dannose alla popolazione. Da anni di fronte a ogni protesta ripetono che “non ci sono i soldi”.

In realtà ogni anno il governo incassa per imposte, tasse e altri tributi vari, più soldi (avanzo primario) di quelli che spende per salari, trasferimenti alle famiglie e acquisti. Cioè estorce soldi alle masse popolari italiane per consegnarli sotto forma di interessi e rate del Debito Pubblico a un pugno di finanzieri italiani e stranieri che si mascherano dietro la massa dei risparmiatori che essi stessi regolarmente spennano.

Questo massacro è iniziato con il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, deciso alla chetichella nel marzo 1981 da Ciampi governatore della Banca e Andreatta ministro del Tesoro con la complicità della DC di Andreotti e Prodi e del PCI di Berlinguer e Napolitano uniti nel “compromesso storico” alle spalle dei lavoratori italiani. L’affare è proseguito con la sottomissione del governo italiano all’Unione Europea e alla Banca Centrale Europea dell’euro.

Oggi continua con la liquidazione lenta ma continua del tessuto produttivo del nostro paese e con le grandi opere dannose per le masse popolari: TAV, TAP, grandi vie di comunicazione internazionale, aeroporti, trasformazione speculativa di quartieri d’abitazione in edifici di lusso e altro.

Con il voto del 4 marzo le masse popolari italiane hanno tolto voti a Renzi, Berlusconi e a tutti i partiti delle Larghe Intese. Il governo M5S-Lega per tener fede alle sue promesse deve

- per ogni asta di titoli del Debito Pubblico rendere pubblici sui quotidiani e in TV l’ammontare nominale dei titoli venduti (il nuovo debito che si è assunto), quanto ha effettivamente incassato, l’ammontare d’interesse annuo per cui si è impegnato, chi sono stati i concorrenti all’asta (non sono più di una ventina) che poi gestiranno il mercato dei titoli,

- pubblicare l’elenco di tutti i titolari a qualsiasi titolo di pensioni e vitalizi d’oro e degli uomini politici e dei funzionari pubblici con stipendi d’oro,

- imporre a ogni grande azienda che opera sul territorio italiano di sottoporre al Ministero dello Sviluppo e dell’Economia i propri piani industriali per ottenere il benestare dal punto di vista dell’occupazione e dell’impatto ambientale.

Senza queste elementari e semplici misure, le promesse di M5S e Lega e gli articoli del Contratto per il governo del cambiamento restano lettera morta e sono un imbroglio.

  Il (n)PCI fa appello a tutti i gruppi e alle persone di buona volontà perché esigano da M5S e Lega l’attuazione di queste e altre analoghe misure di buon senso, denuncino organismi e individui che ne ostacolano l’adozione e sviluppino iniziative per fare direttamente quello che è necessario alla popolazione e che il governo non fa accampando la scusa che “non ci sono i soldi”.