<<< RITORNA ALL'INDICE DEI COMUNICATI 

(nuovo)PCI (nuovo)Partito comunista italiano

   Comitato Centrale
                        Sito: www.nuovopci.it
                        e.mail: nuovopci@riseup.net

    Delegazione
    BP3  4, rue Lénine   93451 L'Île St Denis (Francia)
                        e.mail: delegazione.npci@riseup.net

      Contattaci in modo sicuro

    Facebook: Nuovo - Partito comunista italiano

Leggi La Voce 76 del (nuovo)PCI


Comunicato CC 16/2024 - 30 maggio 2024

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word ]

Sostenere la resistenza palestinese contro lo Stato sionista d’Israele con tutte le forze di cui disponiamo!

Sostenere la lotta delle masse popolari russe e ucraine contro il governo Zelenski, agente degli imperialisti USA-NATO e UE!

Sviluppare la rivoluzione proletaria e porre fine alla terza guerra mondiale!

O promuovendo la rivoluzione proletaria poniamo fine alla guerra

o approfittando dello sviluppo della guerra acceleriamo la rivoluzione proletaria

 

Anche noi comunisti italiani siamo già coinvolti nella guerra mondiale a mosaico, la guerra a pezzi (per usare le parole di papa Bergoglio), che è la forma propria della terza guerra mondiale, la forma dettata dal punto a cui è arrivata l’epoca imperialista. Infatti la terza guerra mondiale si svolge in ogni paese imperialista in un contesto di relazioni sociali sue proprie e di relazioni internazionali comuni: un contesto in cui da più di cento anni due vie si scontrano tra loro.

Una è sviluppo della rivoluzione proletaria (socialista e di nuova democrazia) promosso dai gruppi, organismi ed esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO), l’altra è la decadenza della società borghese. Questa, dall’inizio dell’epoca imperialista, è caratterizzata da predominio del capitale finanziario sul capitale produttivo di merci, dal capitalismo monopolistico di Stato, dalle forme antitetiche dell’unità sociale, dalla controrivoluzione preventiva e la sua decadenza sfocia nella guerra e nella devastazione dell’ambiente e della Terra.

Per svolgere in questo contesto il ruolo di promotori della rivoluzione proletaria, cioè per essere membri di un partito comunista all’altezza dei suoi compiti, bisogna avere una comprensione abbastanza avanzata delle condizioni, della forma e dei risultati dello scontro tra le due vie. Questo scontro a sua volta è connesso con lo scontro tra le due classi fondamentali dell’epoca imperialista (classe operaia e borghesia imperialista) e allo scontro tra due linee nel MCCO.

Il maoismo, terza superiore tappa della scienza marxista, illustra anche teoricamente questo scontro tra due linee nel partito che Lenin e Stalin avevano su larga scala praticato.

Per avere una comprensione adeguata a promuovere con successo la rivoluzione proletaria e quindi lo scontro tra le due vie nel nostro paese, bisogna 1. non subire l’influenza dei geopolitici (quelli che mettono al centro del corso delle cose i contrasti tra paesi e tra Stati invece della lotta tra classi) né l’influenza dei consiglieri del principe (questi si occupano a illustrare misure che farebbero andare meglio le cose se la borghesia le prendesse invece di quelle che essa di fatto prende perché conformi alla sua natura) e 2. avere assimilato la ricostruzione logica del percorso storico della società umana almeno a partire dall’inizio dell’epoca imperialista (intendendo percorso logico e percorso storico nel senso illustrato da F. Engels nel secondo articolo della sua recensione dello scritto di Marx Per la critica dell’economia politica).(1) Infatti per comprendere causa, modalità e risultati della guerra mondiale in corso e trarne vantaggio ai fini della rivoluzione socialista bisogna aver elaborato la successione logica, la successione causa-effetto, delle componenti principali (cioè portanti) della storia dell’epoca imperialista.

Marx inizia il capitolo 1 del libro primo di Il capitale con un’affermazione importante per capire che la società in cui oggi noi viviamo non è più la società capitalista di cui egli ha descritto la nascita e lo sviluppo plurisecolare nella sua opera: “La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalista si presenta come una ‘immane raccolta di merci’ e la merce singola si presenta come forma elementare della sua ricchezza.”

Una simile affermazione certamente Marx non la farebbe trattando della società nell’epoca imperialista iniziata a cavallo tra i secoli XIX e XX, quando lo sviluppo della vecchia società borghese portò i capitalisti a creare, in campo economico, le caratteristiche illustrate da Lenin nell’opuscolo L’imperialismo, fase suprema del capitalismo pubblicato nel 1916.(2) Oggi la ricchezza non è più costituita da una ‘immane raccolta di merci’: la ricchezza è principalmente denaro. Resta tuttavia valido ancora oggi, a più di 100 anni di distanza, quello che Lenin all’ottavo Congresso del PCR(b) dichiarava il 19 marzo 1919 nel suo Rapporto sul programma del partito.(3) Infatti a livello mondiale la produzione e circolazione di merci (beni e servizi prodotti per la vendita) resta la base su cui ancora oggi poggiano sia ogni società capitalista sia, ai suoi inizi, ogni società socialista. Anche nei paesi imperialisti, cioè governati dagli esponenti politici dei gruppi imperialisti, una parte del capitale è impiegata ancora oggi nella produzione e circolazione di merci. Si tratta però di una parte piccola del capitale complessivo. In proposito in La Voce 69 (novembre 2021) pagg. 37-38, riferendosi all’anno 2013 Dante Goffetti PIL mondiale e capitale finanziario indica che questa parte costituisce meno dell’8% e Fosco Giannini e i suoi soci del Movimento per la Rinascita Comunista nel capitolo 1 del loro ‘manifesto’ Primi appunti politico-teorici (2024) sostengono che è meno del 10% ma, in realtà, oggi la percentuale è certamente molto minore anche di quanto Goffetti indicava per il 2013. E nonostante i consiglieri del principe e il comune buon senso ogni capitalista cerca ad ogni costo di valorizzare (cioè far crescere) la parte del capitale complessivo di cui egli è proprietario o comunque gestore, avvalendosi anche, più che gli riesce, del concorso dello Stato (nell’ambito del capitalismo monopolistico di Stato e del regime di controrivoluzione preventiva): donde la guerra e la devastazione del pianeta.

D’altra parte i paesi socialisti poggiano su tre pilastri: la dittatura del proletariato (il potere politico nelle mani di chi lotta per costruire il socialismo), la gestione pubblica e pianificata della produzione dei beni e dei servizi, l’accesso crescente della massa della popolazione alle attività specificamente umane. L’esperienza delle rivoluzioni socialiste ha mostrato sia che, anche una volta instaurato il socialismo, la gestione pubblica e pianificata della produzione dei beni e dei servizi si afferma gradualmente e che possono verificarsi dei passi indietro. Parimenti ha mostrato che anche la partecipazione della massa della popolazione alle attività specificamente umane si afferma gradualmente e che anche in questo campo vi possono essere dei passi indietro. In Unione Sovietica i revisionisti moderni (Kruscev, Breznev &Co.), che hanno portato l’URSS alla dissoluzione del 1989-1991, hanno preso la direzione dopo che nel corso di più di 30 anni la costruzione del socialismo aveva mostrato grandi risultati, tanto grandi che hanno ispirato e mobilitato una larga parte delle masse popolari di gran parte di paesi del mondo intero. Non a caso il materialismo dialettico è alla base della concezione comunista del mondo.

 

1. Marx-Engels, Opere complete, Editori Riuniti 1983, vol. 16 pagg. 472-481, F. Engels Recensione a Per la critica dell’economia politica di Marx. Nel suo articolo dell’agosto 1859 Engels illustra il metodo logico, tratto dalla storia ma contrapposto al metodo storico, che Marx ed Engels impiegarono nel trattare lo sviluppo dell’economia capitalista della società borghese.

 

2. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti 1966, vol. 22 pagg. 187-303, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo.

 

3. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti 1967, vol. 29 pagg. 147-176, Rapporto sul programma del partito e Conclusioni al dibattito sul programma del partito.

 

Ai fini della comprensione del corso delle cose e quindi a premessa di un’attività efficace per promuovere lo sviluppo della rivoluzione socialista in Italia e contribuire allo sviluppo della rivoluzione proletaria nel mondo è indispensabile distinguere la produzione e sovrapproduzione di merci dalla sovrapproduzione di capitale. Cosa che invece oggi è ancora elusa dalla gran parte degli esponenti del MCCO italiano. Marx ci ha insegnato non solo che anche la storia della società borghese è storia di lotta tra classi, ma anche che i comunisti si distinguono dagli altri rivoluzionari per la comprensione più avanzata che hanno delle condizioni, della forma e dei risultati della lotta tra le classi.

La società borghese si è sviluppata in Europa a partire dal secondo millennio dopo Cristo ad opera di proprietari di capitale (per evitare equivoci a proposito di quello che intendiamo con i vocaboli capitale e capitalisti rinviamo alla nota 5 pag. 9 del n. 8 della rivista Rapporti Sociali novembre 1990, reperibile sul sito del (n)PCI) che per valorizzare (accrescere) il proprio capitale facevano produrre merci (beni e servizi destinati allo scambio) a lavoratori salariati. L’analisi marxista dell’economia capitalista (la critica marxista delle dottrine relative all’attività economica dei capitalisti fino ad allora elaborate) ha mostrato che ogni merce aveva un valore d’uso e un valore di scambio, che il valore di scambio di una merce era basato sul tempo di lavoro socialmente necessario per produrla e che il suo prezzo (la quantità di denaro con cui veniva scambiata) era connesso con il suo valore di scambio ma non era determinato unicamente da esso. Basandosi sulla sua analisi Marx ha mostrato (capitoli 13-15 del libro terzo di Il capitale) anche che per sua natura la società borghese, sviluppando la produzione di merci, sarebbe arrivata ad accrescere il capitale oltre la quantità che i capitalisti potevano valorizzare impiegandolo tutto nelle produzione di merci. Questa importante previsione di Marx è illustrata in dettaglio nell’articolo Marx e la sovrapproduzione di capitale (nel n. 8 - dicembre 1990 - della rivista Rapporti Sociali). Nell’articolo La crisi attuale: crisi per sovrapproduzione di capitale reperibile sul sito del (n)PCI nel n. 0 - settembre 1985 - di Rapporti Sociali e come appendice dell’Avviso ai naviganti 8 del 21 marzo 2012. Questi articoli illustrano come avviene che, a pari quantità di beni e servizi prodotti (e non a caso nell’epoca imperialista l’aumento della quantità dei beni e servizi prodotti è una delle tendenze irresistibili per i capitalisti al punto da inquinare la Terra producendo sostanze - molte decine di migliaia, non solo sostanze perfluoroalchiliche, acido perfluoroottanoico, alimenti e animali geneticamente modificati e simili - che non esistevano in natura e rifiuti di cui la società borghese non sa come disfarsi), la stessa quantità di capitale dia luogo a incrementi differenti di valore (profitti) a seconda della composizione organica (rapporto tra quantità di capitale costante C - apparecchiature, materie prime, energia, ecc. - e quantità di capitale variabile V - acquisto di forza lavoro) a cui viene impiegato. Ed è ovvio che la composizione tecnica e quindi anche organica di impiego del suo capitale è dettata a ogni capitalista dalla condizione sociale in cui opera (non è una libera scelta di ogni capitalista a meno che si condanni al fallimento).

L’articolo di Rapporti Sociali 0 (1985) non dà alla tendenza della borghesia ad aumentare la quantità di beni e servizi prodotti e a variarne la qualità (e all’inquinamento della Terra e alla devastazione dell’ambiente che ne derivano) il rilievo che ha nella realtà attuale e che ci sarebbe utile dare ai fini della nostra propaganda, ma la indica chiaramente nei capitoli 4 e 5 come una delle tendenze messe in moto dalla sovrapproduzione assoluta di capitale. Parimenti non dà un rilievo adeguato alla tendenza alla guerra mondiale, ma nei capitoli 6 e 7 indica chiaramente che la sovrapproduzione assoluta di capitale sfocia nella guerra.(4) È quello che è avvenuto con la prima guerra mondiale, alla quale i gruppi imperialisti hanno posto precipitosamente fine perché da essa era nata la rivoluzione socialista: vittoriosa nell’Impero zarista essa minacciava di estendersi al resto dell’Europa. Da allora lo scontro tra le due vie divenne scontro tra guerra e rivoluzione come ben insegnarono prima Lenin e poi Stalin: essi illustrarono anche la linea che i comunisti dovevano di conseguenza applicare, linea confermata dai brillanti risultati.

 

4. Per facilitarne la comprensione abbiamo messo a disposizione nel sito del (n)PCI una versione migliorata dell’articolo di Rapporti Sociali 0.

 

È vero che noi comunisti dei paesi imperialisti nel secolo scorso abbiamo invece subito una grave sconfitta. I disfattisti (loro esponente esemplare è Oliviero Diliberto, che a pag. 51 di Ricostruire il partito comunista (2011) giustifica il suo tradimento affermando che non esistono ancora le condizioni oggettive per instaurare il socialismo) seguono e i demoralizzati subiscono la dottrina della borghesia imperialista: l’instaurazione del socialismo è impossibile, “la storia è finita”. In realtà noi comunisti dei paesi imperialisti abbiamo subito una grave sconfitta a causa dei nostri limiti nella comprensione delle condizioni, della forma e dei risultati della lotta delle masse popolari contro la borghesia imperialista nei nostri paesi, ma 1. abbiamo contribuito alla mobilitazione di gran parte dei proletari e delle masse popolari del resto del mondo e 2. la borghesia non ha soluzione da offrire alle masse popolari degli stessi paesi imperialisti che non siano guerra e devastazione della Terra con connessa distruzione delle condizioni stesse dell’esistenza umana.

Per ben due volte, negli anni 1918-1922 (Biennio Rosso) e 1943-1947 (governi del Comitato di Liberazione Nazionale), i comunisti italiani hanno sprecato le condizioni favorevoli alla rivoluzione che avevano creato e anche l’eroica lotta dei membri delle Organizzazioni Comuniste Combattenti (Brigate Rosse e altre) contro le criminali attività di Gladio (CIA), Servizi segreti del regime DC e gruppi fascisti è stata sconfitta. Tanta è la demoralizzazione che ne è seguita tra le masse popolari che poche sono ancora oggi le forze che abbiamo raccolto in trenta anni di lavoro per la ricostruzione del partito comunista. Ma lo scontro tra le due vie è arrivato a un punto tale che è oggettivamente impossibile fallire un’altra volta: la terza guerra mondiale e la devastazione del Pianeta sono in corso.

Che lezione abbiamo tratto dalle occasioni mancate? Che linea seguiamo noi comunisti italiani per arrivare all’instaurazione del socialismo nel nostro paese e promuovere la rinascita del MCCO negli alti paesi imperialisti?

Queste sono in sintesi le domande alle quali deve rispondere oggi il partito comunista per essere all’altezza del suo compito. L’esposizione più sistematica delle risposte del (n)PCI a queste domande sono nel Manifesto Programma del (n)PCI (2008) e nell’Avviso ai naviganti 7 - 16 marzo 2012.

Il (n)PCI esorta ogni organismo, gruppo e individuo che si considera e si dichiara comunista a partecipare a un dibattito franco e aperto sulle risposte che altri esponenti del MCCO danno a queste domande. A nostra volta siamo sistematicamente intervenuti, pur nei limiti delle nostre forze, sulle risposte che altri hanno dato ad esse e siamo pronti a intervenire su quelle che verranno date e a imparare anche da esse quanto c’è da imparare. In particolare chiediamo di prendere posizione sulla sovrapproduzione assoluta di capitale (distinta dalla sovrapproduzione di merci) come tratto fondante e caratteristico dell’epoca imperialista.

 

Contro la rassegnazione, la sfiducia e il disfattismo, eleviamo il dibattito franco e aperto nel MCCO italiano sugli insegnamenti della prima ondata mondiale delle rivoluzioni proletarie!

Vincere è possibile e dipende da noi: facciamo dell’Italia un nuovo paese socialista!

Rafforzare, allargare ed elevare il livello della resistenza che le masse popolari spontaneamente già oppongono agli effetti della seconda crisi generale del capitalismo!

Cacciare il governo Meloni, continuatore delle politiche dei governi delle Larghe Intese e agente italiano degli imperialisti USA-NATO, sionisti e UE, sostenuto dal Vaticano, dalle organizzazioni criminali e dalle associazioni padronali e sostituirlo con il Governo di Blocco Popolare!

----------------

Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalle Forze dell’Ordine borghesi, una via consiste nell’usare TOR [vedere https://www.nuovopci.it/contatti/infocont.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere https://www.nuovopci.it/contatti/infocont.html].