Indice della letteratura comunista


In occasione della morte di Prospero Gallinari

 

Omaggio a Prospero Gallinari e agli altri compagni delle Brigate Rosse e bilancio della loro opera

 

 

Politica e rivoluzione - Prospero Gallinari - Edizioni Rapporti Sociali - www.carc.it

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"Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno, come l'araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti".

K. Marx, La guerra civile in Francia (1871).

 

Ai rivoluzionari prigionieri

[Appello dal n. 1 di La Voce - marzo 1999]

 

La Commissione preparatoria del congresso di fondazione del (nuovo)Partito comunista italiano dando inizio ai suoi lavori rivolge un caloroso saluto ai rivoluzionari prigionieri, esuli e latitanti provenienti dalle Brigate Rosse e dalle altre Organizzazioni Comuniste Combattenti che negli anni ‘70 hanno preso nelle loro mani la bandiera della lotta per il comunismo.

Voi siete stati l’espressione più alta e siete oggi i testimoni vivi della lotta vasta, generosa e accanita condotta in quegli anni dalla classe operaia, dal proletariato e dalle masse popolari. L’importanza che quella lotta ha per la causa del comunismo è pari all’esecrazione sotto cui la classe degli oppressori e degli sfruttatori cerca di seppellirne il ricordo. La sconfitta, le denigrazioni e i tradimenti non cancelleranno mai il contributo che quella lotta ha dato alla causa del comunismo, perché i comunisti faranno tesoro dei suoi insegnamenti. La lotta per il comunismo condotta negli anni ‘70 in Italia è stata la prova generale della prossima rivoluzione socialista. Essa ha reso il nome delle Brigate Rosse celebre in tutto il mondo e fa sì che esse siano ancora oggi invocate dai proletari indignati delle angherie che la borghesia imperialista infligge alle masse popolari. Esse sono ancora oggi vive nel ricordo e ispirano sentimenti e slanci positivi, in particolare tra i giovani. Quelli che si sono eretti a vostri vincitori hanno dimostrato la loro vera natura eliminando le conquiste di benessere e di civiltà strappate dalle masse popolari e spingendole per quanto sta in loro verso un futuro che per le masse è emarginazione, miseria, abbrutimento, barbarie e sofferenza. I nomi dei vostri vincitori, da Moro a Andreotti, dal Papa a Berlinguer, sono già oggi disprezzati e saranno sempre maledetti dai lavoratori che la loro vittoria ha confermato in una condizione che ogni giorno diventa più dura. La loro vittoria è la madre delle barbarie cui le masse popolari oggi devono far fronte.

La lotta per il comunismo riprenderà, correggendo gli errori e superando i limiti che l’hanno portata alla sconfitta, perché la classe operaia, il proletariato e le masse popolari non hanno altra via d’uscita positiva dalla crisi generale del capitalismo che l’instaurazione del socialismo. Il proletariato non si è pentito!

A nome del (nuovo)Partito comunista italiano noi chiediamo a ognuno di voi di contribuire con la propria esperienza e la propria testimonianza alla ricostruzione del partito comunista. Ognuno di voi è depositario di un patrimonio di fiducia e di speranza accumulato da tutti quelli che negli anni ‘70 hanno combattuto. È quel patrimonio che la borghesia imperialista fa di tutto per distruggere o mettere al suo servizio cercando di costringervi alla resa. Esso è prezioso per la causa del comunismo: mettetelo a frutto!

Nello stesso tempo a nome del (nuovo)Partito comunista italiano facciamo appello a tutte le FSRS perché siano proseguite e intensificate tutte le iniziative, come quelle prese nel passato dall’ASP, adatte a promuovere la solidarietà delle masse popolari nei vostri confronti: la solidarietà delle masse popolari è la forza principale di cui voi disponete contro le pressioni della borghesia imperialista.

I compagni caduti combattendo per la causa del comunismo saranno sempre nel cuore e nella memoria dei membri del (nuovo)Partito comunista italiano, le organizzazioni del (n)PCI porteranno i loro nomi accanto a quelli dei dirigenti e dei combattenti che si sono distinti nei 150 anni della storia del movimento comunista.

 

Commissione preparatoria

del congresso di fondazione del (nuovo)Partito comunista italiano

Lunedì 14 gennaio è morto Prospero Gallinari.

Prospero Gallinari e gli altri compagni delle Brigate Rosse hanno svolto nel nostro paese un’opera pionieristica e generosa per la rinascita del movimento comunista, anche se non sono riusciti a trovare la strada della rinascita. La borghesia e il clero italiani sono convinti di essere riusciti a soffocare le Brigate Rosse grazie alla feroce repressione che scatenarono contro di esse, come a livello internazionale sono convinti che hanno stroncato la prima ondata delle rivoluzione proletaria grazie alla loro forza. In realtà le Brigate Rosse come i promotori della prima ondata della rivoluzione proletaria sono stati vinti dai loro propri limiti nella comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe che non sono riusciti a superare. Il nuovo Partito comunista ha tratto insegnamento anche dalla loro opera.

 

[Estratto dal Manifesto Programma del (n)PCI (2008) pagg. 145 - 150]

(...) Alla fine degli anni ‘60 e all’inizio degli anni ‘70 in Italia come in altri paesi vi fu una grande stagione di lotte (il ‘68 e l’Autunno caldo). La lotta per strappare alla borghesia nuove conquiste di civiltà e di benessere raggiunse il suo culmine e toccò il suo limite: per andare oltre doveva trasformarsi in lotta per la conquista del potere e l’instaurazione del socialismo. La lotta contro il revisionismo moderno raggiunse un grande sviluppo in campo politico negli anni ‘70 quando dalle lotte rivendicative della classe operaia e delle masse popolari nacque un diffuso movimento di lotta armata, impersonato dalle Brigate Rosse. Esso raccoglieva e dava espressione politica alla necessità di conquistare il potere e di trasformare la società che le stesse lotte rivendicative alimentavano nella classe operaia e nelle masse popolari. Da qui il sostegno, l’adesione e il favore delle masse popolari nei confronti delle Brigate Rosse, testimoniati dal loro radicamento in fabbriche importanti (FIAT, Alfaromeo, Siemens, Pirelli, Petrolchimico, ecc.), ma più ancora dalle misure che la borghesia dovette adottare per contrastarne l’influenza e isolarle dalle masse e dalla persistenza della loro influenza anche dopo la loro sconfitta.

Con la loro iniziativa pratica le Brigate Rosse ruppero con la concezione della forma della rivoluzione socialista che aveva predominato tra i partiti comunisti dei paesi imperialisti nel corso della lunga situazione rivoluzionaria 1900-1945.(107) A differenza del Partito comunista d’Italia (Nuova Unità), le Brigate Rosse iniziarono a fare i conti con gli errori e i limiti che avevano impedito ai partiti comunisti dei paesi imperialisti di condurre a conclusione vittoriosa la situazione rivoluzionaria generata dalla prima crisi generale del capitalismo. Da qui la ricchezza di insegnamenti che si possono ricavare dalla loro attività, in particolare a proposito delle leggi dell’accumulazione delle forze rivoluzionarie (che è il compito principale della prima fase della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata) e del passaggio dalla prima alla seconda fase di questa (costruzione delle forze armate rivoluzionarie).

Esse tuttavia non riuscirono a liberarsi dall’influenza della cultura borghese di sinistra, in particolare nella versione datane dalla Scuola di Francoforte (75) che il revisionismo moderno aveva reso cultura corrente e pressoché incontrastata. Questo fatto ebbe due importanti conseguenze.

Le Brigate Rosse non riuscirono a correggere gli errori di analisi della fase che avevano in quella cultura il loro fondamento. Quanto ai rapporti tra le masse popolari e la borghesia imperialista, scambiarono la fase culminante della lotta delle masse per strappare conquiste nell’ambito della società borghese con l’inizio della rivoluzione. Quanto ai rapporti tra gruppi e Stati imperialisti, scambiarono l’attenuazione delle contraddizioni connessa al periodo 1945-1975 di ripresa e sviluppo del capitalismo con la scomparsa definitiva dell’antagonismo. Ignorarono l’alternarsi delle crisi generali del capitalismo con periodi di ripresa dell’accumulazione del capitale: gli anni ‘70 erano giusto il periodo di passaggio dal periodo di ripresa e sviluppo seguito alla Seconda Guerra Mondiale alla nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.

Le Brigate Rosse non riuscirono ad appropriarsi consapevolmente del metodo della linea di massa onde restare all’avanguardia del movimento delle masse anche nella nuova fase prodotta dall’inizio, alla metà degli anni ‘70, della nuova crisi generale. Non fecero un bilancio giusto del movimento comunista: combinarono illusioni nei revisionisti moderni, nei paesi socialisti e nei partiti comunisti da essi diretti, con l’abbandono dell’esperienza storica del movimento comunista a causa del successo che i revisionisti moderni erano riusciti a raggiungere in esso.

In conseguenza di questi errori, il legame delle Brigate Rosse con le masse smise di crescere e cominciò anzi ad affievolirsi, le Brigate Rosse si diedero ad imprecare contro l’arretratezza delle masse e annegarono nel militarismo (teoria della “supplenza”). In questa maniera favorirono l’attacco della borghesia che era centrato sullo sfruttare i loro errori e limiti per isolarle dalle masse.

È a causa di questi passi avanti non compiuti, di questa autocritica non portata a termine che il loro legame con le masse popolari, anziché svilupparsi, si indebolì e le Brigate Rosse vennero travolte dall’offensiva della borghesia, cui i revisionisti moderni parteciparono come a impresa per loro vitale.(108)

La lotta condotta dalle Brigate Rosse mostra, per la terza volta nella storia del movimento comunista del nostro paese dopo il Biennio Rosso e la Resistenza, come in un paese imperialista si possano presentare le condizioni per il passaggio dalla prima alla seconda fase della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata. Essa mostra anche, d’altra parte, che la possibilità di sfruttare con successo le condizioni favorevoli dipende strettamente dalla qualità dell’accumulazione delle forze rivoluzionarie che ha preceduto il loro presentarsi.

Il PCd’I e le BR costituiscono i due maggiori tentativi falliti di ricostruzione del partito comunista. Ambedue cercarono di dare una risposta a questa necessità della classe operaia e delle masse popolari del nostro paese. Ma né l’uno né l’altro raggiunsero il loro obiettivo. Per raccogliere quanto di positivo hanno prodotto e trarre insegnamenti della loro esperienza, è indispensabile comprendere il motivo dell’insuccesso.

 

 La storia del movimento comunista è ricca di successi e di sconfitte. Gli uni e le altre ci mostrano che la contraddizione tra teoria e pratica si manifesta nelle contraddizioni tra teoria rivoluzionaria e costruzione dell’organizzazione rivoluzionaria, tra partito rivoluzionario e movimento delle masse e in altre ancora. Qual è il giusto rapporto tra i due termini di ognuna di queste contraddizioni? La storia del movimento comunista ci insegna:

l’unità dei due termini: uno può procedere nel suo sviluppo oltre un certo limite solo se l’altro si sviluppa anch’esso in misura adeguata;

che nella lotta della classe operaia per il potere, in generale, salvo eccezioni, la priorità spetta al primo termine, benché in assoluto, cioè considerando le cose in un orizzonte più vasto, la priorità spetti al secondo.

Infatti in termini generali la teoria del movimento comunista è il riflesso nella nostra mente, è l’elaborazione dell’esperienza pratica della lotta della classe operaia e delle masse popolari. Marx ed Engels hanno prodotto una teoria rivoluzionaria elaborando l’esperienza della lotta degli operai. Ma è grazie a questa loro teoria che il movimento comunista ha creato le Internazionali e i partiti socialisti prima e comunisti dopo. Lenin ha riassunto la lotta che condusse nei primi anni del nostro secolo dicendo: “Senza teoria rivoluzionaria, non ci può essere movimento rivoluzionario”. Mao Tse-tung nel 1940 ha fatto il bilancio della rivoluzione cinese dicendo: “Per quasi vent’anni noi abbiamo fatto la rivoluzione senza avere una concezione chiara e giusta della rivoluzione, agivamo alla cieca: da qui le sconfitte che abbiamo subito”.

Analogamente, in termini generali il partito rivoluzionario è un prodotto della ribellione delle masse oppresse. Ma nelle condizioni a cui è giunto il movimento comunista, il movimento delle masse oppresse riesce a svilupparsi oltre un livello elementare, rivendicativo, solo grazie all’attività del partito comunista. I comunisti non sono riusciti a costruire un partito comunista all’altezza del suo ruolo e del compito di promuovere e dirigere la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, e questo ha impedito l’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti. Non è “l’integrazione della classe operaia nel sistema capitalista”, non è “l’incorporazione dei rapporti di produzione capitalisti nelle forze produttive” (quindi la scomparsa della contraddizione tra rap porti di produzione e forze produttive), come sostiene la Scuola di Francoforte,(75) quello che ha impedito la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti. L’anello mancante è il partito comunista adeguato al compito storico e al suo ruolo e ciò che è principale per rendere il partito comunista adeguato al compito storico e al suo ruolo è la concezione del mondo su cui si fonda e con la quale orienta la sua attività. Quindi la soluzione è nella lotta tra le due linee nella costruzione del partito comunista.

La borghesia cerca con tutte le sue forze di impedire la costruzione di simile partito. È un aspetto essenziale della controrivoluzione preventiva. Con la repressione quando non può fare altrimenti, ma normalmente con la sua influenza tra i comunisti. In ogni partito comunista e in ogni suo organismo, di fronte a ogni passaggio e decisione importante, vi è una sinistra e una destra. La sinistra riflette la posizione della classe operaia che lotta per il potere; la destra riflette la posizione della borghesia. La destra impersona l’influenza della borghesia nel movimento comunista e la veicola. La borghesia è al potere da secoli e ha ereditato molto dalle precedenti classi sfruttatrici. La classe operaia lotta per il potere solo da 160 anni e lo ha esercitato solo per brevi periodi e solo in alcuni paesi dove il capitalismo era relativamente poco sviluppato. Quindi la borghesia oggi ha ancora un’esperienza di potere incomparabilmente più vasta di quella che ha la classe operaia. Nel campo sovrastrutturale la borghesia ha un sistema completo di concezioni, linee e metodi. La sua concezione del mondo si è consolidata in abitudini e pregiudizi. Ha acquistato la forza, l’evidenza e l’ovvietà del luogo comune. Ne segue che nei partiti comunisti la destra ha la vita più facile della sinistra. La destra si appoggia su quello che esiste già, è evidente, è ovvio, è abitudine, “si è sempre fatto così”, “tutti la pensano così”. La sinistra deve elaborare, scoprire, inoltrarsi nel nuovo, rischiare di commettere errori, correggere la rotta fino a trovare la strada alla vittoria. Alla destra non occorre una teoria rivoluzionaria; la sinistra non può procedere senza e deve elaborarla. La destra si può fare forte degli errori della sinistra e della confusione della contraddizione tra teoria rivoluzionaria e influenza della borghesia con le contraddizioni tra teoria giusta e teoria sbagliata, tra nuovo e vecchio. La destra ostacola la creazione di una teoria rivoluzionaria, la sinistra la promuove e senza teoria rivoluzionaria non può dirigere. Gli errori del partito nel comprendere la situazione giovano alla destra, sono deleteri alla sinistra.

La sinistra del PCI non riuscì ad elaborare una teoria della rivoluzione socialista nel nostro paese nel corso della prima crisi generale del capitalismo, benché il partito si fosse proposto di guidare la rivoluzione socialista. Per questo la destra riuscì a prevalere nel partito. Mao ci ha insegnato che se un partito non applica una linea giusta ne applica una sbagliata, che se non applica coscientemente una politica, ne applica una alla cieca. È molto difficile che il partito comunista riesca a raggiungere la vittoria con una linea applicata alla cieca: è più probabile che una linea applicata alla cieca favorisca ciò che già esiste: la direzione della borghesia, anziché ciò che deve sorgere: la direzione della classe operaia.

 

Il Partito comunista d’Italia e le Brigate Rosse non compresero che per avanzare occorreva un bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria e della costruzione del socialismo che era sintetizzata al suo livello più alto nel maoismo; non compresero che il revisionismo moderno non consisteva solo nel rinnegamento della rivoluzione come mezzo per instaurare il socialismo, ma sfruttava i limiti della concezione del mondo e del metodo di direzione e di lavoro dei comunisti: questi bisogna superare per battere il revisionismo moderno; infine non compresero che il capitalismo anche nel nostro paese era al culmine di un periodo di sviluppo e che la seconda crisi generale del capitalismo si annunziava appena. Per questo i loro tentativi di ricostruire il partito comunista furono sconfitti.

(...)

[Estratto dal Manifesto Programma del (n)PCI (2008) pagg. 145 - 150]