Aprire la strada verso il socialismo lottando contro la guerra imperialista - Rapporti Sociali n. 22 - giugno 1999

Aprire la strada verso il socialismo lottando contro la guerra imperialista

Rapporti Sociali n. 22 - giugno 1999 (versione Open Office / versione MSWord )

 

Con l’aggressione lanciata il 24 marzo dagli USA e dalla NATO contro la Serbia e la Federazione jugoslava la borghesia imperialista ha fatto un altro passo in avanti verso la guerra mondiale. Essa sta risucchiando e coinvolgendo tutto il mondo in una nuova epoca di guerre. È una corrente che sale con rapidità crescente dal 1990 in avanti. La distruzione dell’URSS e dei paesi socialisti europei all’inizio degli anni ’90 e stata una svolta nel cammino verso la nuova guerra mondiale. URSS e paesi socialisti europei non hanno potuto resistere al procedere della nuova crisi generale del capitalismo, oramai indeboliti dall’opera di corrosione e corruzione condotta per oltre trent’anni dai revisionisti moderni che vi avevano preso il potere negli anni ’50. Dal 1990 i focolai di guerra si sono moltiplicati in Europa e nelle sue immediate vicinanze.

La borghesia imperialista non si avvia con leggerezza alla guerra. Essa sa che le due precedenti guerre mondiali si sono entrambe chiuse con una grande avanzata del socialismo nel mondo. Ma essa è spinta inesorabilmente alla guerra dalle sue contraddizioni interne (tra i gruppi imperialisti) e dalle sue contraddizioni con le masse popolari. Noi comunisti non dobbiamo ingannare le masse e, prima ancora, non dobbiamo ingannare noi stessi, non dobbiamo confondere i nostri desideri con la realtà. Le strade possibili, realistiche sono solo due: o la rivoluzione precede la guerra o sarà la guerra a generare la rivoluzione. O il socialismo viene restaurato in URSS e la destra viene battuta in Cina, o una rivoluzione inizia in alcuni paesi europei o negli USA e impedisce la corsa verso la guerra trasformandola subito in guerra civile contro la classe dominante che porta in sé la guerra. Oppure sarà nel corso della guerra in cui la borghesia imperialista ci sta coinvolgendo che si svilupperanno le future rivoluzioni socialiste e di nuova democrazia.

Noi non siamo in grado di descrivere più in dettaglio gli scenari dei prossimi anni, né siamo in grado di indicare con maggiore precisione il calendario degli avvenimenti futuri. Ci sono strade che il corso delle cose ha oramai preso e da cui bisogna partire. Può darsi che una maggiore forza dei partiti comunisti e un maggiore collegamento tra essi a livello internazionale permetterebbero una maggiore comprensione di queste strade. Può darsi che alcune alternative non siano ancora sciolte e che quale strada sarà effettivamente imboccata dipenda dall’esito che avranno scontri ancora in atto tra gruppi imperialisti, dal rafforzamento di partiti comunisti, da mobilitazioni delle masse che devono ancora essere generate e indirizzate dall’attività politica in corso. Man mano che la lotta si svilupperà, che la rinascita del movimento comunista in atto in tutto il mondo acquisterà maggiore forza, le strade si preciseranno e anche la nostra comprensione crescerà. Oggi però sono già chiari gli sviluppi che la situazione attuale contiene in sé come possibilità, come vie di sviluppo. Quale via sarà imboccata e le forme concrete in cui essa si realizzerà, lo decideranno le masse popolari nel prossimo futuro e noi con loro.

Che le masse popolari abbiano un ruolo decisivo lo “proclama” più forte e più diffusamente di noi proprio la classe dominante. Ovviamente lo proclama a sua maniera. Questa massa di politici ex sessantottini e di pacifisti diventati guerrafondai, di guerrafondai provvisoriamente mascherati da pacifisti, che riempiono i nuovi governi imperialisti da Washington a Bonn, da Londra a Parigi e i palazzi del Vaticano e del FMI, le loro ombre, i loro burattinai e i loro strateghi che popolano gli Stati Maggiori della NATO e i consigli di amministrazione dei grandi monopoli mondiali e delle associazioni imperialiste sono tutti protesi in uno sforzo colossale per intossicare l’opinione pubblica delle masse. “Oramai ci si deve orientare a combattere due guerre parallele: una sul campo di battaglia e una sui media” dicono i loro strateghi. La classe dominante deve in ogni paese e tanto più nei paesi imperialisti presentare alle masse le sue guerre nella  veste più lusinghiera: come guerre per la pace, guerre per la giustizia, operazioni umanitarie, operazioni chirurgiche, guerre per la difesa di interessi e bisogni vitali delle masse. Essa deve presentare alle masse il nemico di turno in veste diabolica. Se il suo concorrente fa la guerra, deve presentarsi in veste di paladino della pace. Se il suo concorrente cerca consensi come pacifista, deve presentarsi nella veste di combattente per la giustizia e i diritti umani. Vale sempre per gli affaristi e gli speculatori di oggi e per i loro generali e uomini politici l’insegnamento del loro maestro Goebbels: “Mentite, mentite, mentite e qualcosa resterà”. Ora la chiamano “realtà virtuale”, ma è la stessa cosa! Questo enorme, diffuso e condiviso sforzo di mistificazione mosso dall’interesse di classe e alimentato dal danaro è l’ammissione che il potere della borghesia imperialista dipende dalle masse, che il futuro lo decideranno le masse.

 

***** Manchette

Per una visione generale della deriva della borghesia imperialista verso la guerra dal 1990 a oggi leggere Ai comunisti e ai proletari che cercano una via per l’emancipazione della propria classe (in Rapporti Sociali n. 9/10, 1990).

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Noi non possiamo, nella nostra debolezza di oggi, contrapporre una macchina della verità forte quanto la macchina della menzogna costruita e manovrata dalla borghesia imperialista. La nostra arma principale è l’esperienza diretta delle masse. Alle masse frastornate dalle immagini “in diretta” di avvenimenti inventati in misura sicuramente superiore alla nostra stessa immaginazione (ricordate sempre i 70.000 morti di Timisoara in Romania del 1989 documentati in tutto il mondo “dal vivo” di una città che non aveva neanche 70.000 abitanti), noi dobbiamo fondamentalmente ricordare: quelli che vi chiedono di appoggiarli perché difenderebbero i diritti umani in qualche parte del mondo dove voi non vedete, sono esattamente quelli che li calpestano qui dove voi vedete: sono i responsabili dell’emarginazione, della disperazione, dell’insicurezza, della disoccupazione, dell’abbrutimento, della miseria materiale e spirituale, dell’inquinamento, della prostituzione, degli stupri di donne e bambini, della droga, insomma del fango e della violenza che ci circondano. Perché non incominciano a rispettarli loro qui?

Secondariamente ci aiuteranno le contraddizioni tra gruppi imperialisti: ognuno di loro presenterà la sua “realtà virtuale” e in molti casi una toglierà credibilità all’altra.

Ma soprattutto dobbiamo offrire alle masse “una via d’uscita”: quindi non tanto un’immagine del mondo vera di contro a quella “virtuale” (cioè inventata, falsa) presentata dai gruppi imperialisti, ma soprattutto una direzione di marcia, un centro di raccolta e una direzione per forgiare la realtà secondo i loro stessi interessi.

Per quanto riguarda il nostro paese e quindi noi, questo vuol dire principalmente ricostruire un partito comunista che sia all’altezza dei compiti che la nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo pone ad esso e che tenga pienamente conto dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria. Proseguire nella via già tracciata in questi anni e in questi mesi per la ricostruzione di questo partito comunista. Raccogliere le forze di partito promuovendo la discussione del Progetto di Manifesto Programma del nuovo partito comunista italiano e portare avanti il multiforme lavoro per la creazione di tutte le condizioni necessarie alla ricostruzione del nuovo partito comunista.

La guerra imperialista alimenta la mobilitazione delle masse. Dobbiamo fare in modo che le mille iniziative contro la guerra che si svilupperanno nei prossimi mesi non si smorzino, non si disperdano né si trasformino, per la disperata constatazione della propria impotenza di fronte alle manovre e alla forza degli imperialisti, in strumento nelle mani degli stessi imperialisti nelle loro lotte intestine. Alcuni dei gruppi imperialisti che hanno attivamente contribuito ad alimentare la corsa alla guerra e che per i loro interessi continueranno a fornire il materiale da cui nasce la guerra e a tener corda a quelli che l’alimentano, hanno già preso nelle loro mani sporche di sangue anche la bandiera della pace. In pri ma fila tra questi vi è il Vaticano. I suoi interessi del momento lo portano a schierarsi contro l’aggressione della NATO. Ma solo degli ingenui o degli imbroglioni dimenticano il ruolo che esso ha avuto nella creazione delle condizioni della guerra in corso, nella disgregazione della Jugoslavia, nell’indebolimento dei paesi socialisti. Bertinotti ha già preso posizione tra questi. Una lotta per la pace diretta dal Vaticano non andrebbe lontano: il Vaticano è uno dei più grandi gruppi imperialisti, sia pure di un tipo particolare. Dobbiamo combattere e contrastare i tentativi di strumentalizzazione della mobilitazione che la guerra imperialista genera tra le masse da parte di questi gruppi nella loro lotta contro gli altri gruppi imperialisti per l’egemonia mondiale. Ciò alimenterebbe la mobilitazione reazionaria delle masse. Dobbiamo fare in modo che le energie e le forze che insorgono contro la guerra imperialista si incanalino nella direzione della lotta coerente contro l’imperialismo, della ricostruzione del partito comunista e della lotta per il comunismo.

 

***** Manchette

Disprezzare il nemico strategicamente e considerarlo con serietà tatticamente

“Dunque, esaminando l’imperialismo e tutti i reazionari nella sostanza, da un punto di vista a lunga scadenza e strategico, si deve considerarli per quello che sono in realtà: tigri di carta. Su questo noi costruiamo la nostra linea strategica.

D’altra parte, essi sono tigri vive, tigri di ferro, tigri vere e mangiano gli uomini. È su questo che noi costruiamo la nostra linea tattica”.

Mao Tse-tung, Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi, 1963, in Opere, vol. 19, Ed. Rapporti Sociali.

 

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