Il movimento politico degli anni trenta in Europa

Rapporti Sociali n. 21, febbraio 1999  (versione Open Office) / (versione Word)

“Da allora [da quando nel 1917 iniziò la prima ondata della rivoluzione proletaria] la mobilitazione reazionaria ebbe costantemente due direttrici guida: la guerra tra gruppi imperialisti e la repressione della rivoluzione. Essa fu indebolita ogni volta the le due direttrici entravano in conflitto e i gruppi imperialisti si dilaniavano sulla priorità tra esse”. (dal Progetto di Manifesto Programma del nuovo partito comunista italiano, pag. 29-30).(0)

 

 

0. A proposito del tema trattato nell'articolodi RS n. 21 (febbraio 199), è utile leggere anche l'articolo Un libro e alcune lezioni, in La Voce n. 24 (novembre 2006), reperibile sul sito al seguente indirizzo: http://www.nuovopci.it/voce/voce24/librlez.html

 

Gli anni trenta fanno parte della prima crisi generale del capitalismo. Lungo tutto il periodo della prima crisi generale l’attività politica della borghesia imperialista fu determinata principalmente dall’azione combinata di due tipi di contraddizioni ambedue motto acute e antagoniste nel corso della crisi generale, due contraddizioni che persistono lungo tutto il periodo e delle quali in alcuni casi è principale l’una, in altri l’altra. Da una parte la contraddizione tra le masse popolari e la borghesia imperialista, espressione della contraddizione fondamentale di tutta l’epoca imperialista: la contraddizione tra classe operaia e borghesia imperialista, tra le forze produttive già collettive e i rapporti di produzione capitalisti. Dall’altra la contraddizione tra i gruppi imperialisti che nasceva dal fatto che il capitale accumulato era troppo per valorizzarsi tutto e ogni parte di esso poteva valorizzarsi solo a spese delle altri parti: nessun capitalista ovviamente era disposto a sacrificarsi e solo la forza poteva decidere chi soccombeva e chi si rafforzava. Quindi stante la crisi generale in corso anche la contraddizione tra gruppi imperialisti era una contraddizione antagonista. Le contraddizioni tra i gruppi imperialisti si trasformavano inevitabilmente in contrasti tra Stati imperialisti e in lotte politiche all’interno di ogni paese.

 1.

La prima contraddizione poneva alla borghesia il compito di reprimere il movimento comunista. Questo compito presentava per la borghesia di ogni paese imperialista due aspetti: reprimere il movimento comunista nel proprio paese e nelle proprie colonie ed eliminare l’Unione Sovietica. L’eliminazione del primo paese socialista era per tutta la borghesia imperialista un obiettivo importante anche dal punto di vista economico (poter nuovamente estrarre profitti e rendite dai lavoratori dell’ex impero russo, imporre a quei popoli il rispetto degli investimenti finanziari che la rivoluzione aveva annullato), ma era ancora più importante dal punto di vista politico. La vittoria della rivoluzione in Russia aveva galvanizzato e galvanizzava le forze rivoluzionarie dei paesi imperialisti e delle colonie. “I cannoni della Rivoluzione d’Ottobre ridestarono il popolo cinese”, dirà alcuni anni dopo Mao Tse-tung. Oltre che di esempio, 1’Unione Sovietica tramite l’Internazionale Comunista costituita nel 1919 fungeva da retroterra per le forze rivoluzionarie di tutto il mondo. “Soffocare bambino finché è ancora nella culla”, cosi l’esponente politico della borghesia imperialista inglese, W. Churchill, riassunse il programma della borghesia imperialista. Ogni comunista dei paesi imperialisti e ogni rivoluzionario delle colonie venne dalla borghesia dichiarato “agente di Mosca”: in questa dichiarazione confluivano sia l’illusione di una parte della borghesia che sarebbe stato possibile soffocare il movimento comunista locale se esso non avesse avuto un retroterra nell’Unione Sovietica, sia il tentativo di mobilitare una parte delle masse contro il movimento comunista facendo leva sulla difesa dell’indipendenza nazionale.

L’attività politica condotta in quel periodo dai gruppi e dagli Stati imperialisti può essere compresa solo alla luce di queste due contraddizioni che riguardavano ogni gruppo e Stato imperialisti. Il filo logico che unisce le varie manifestazioni della loro attività politica può essere trovato solo alla luce di queste due contraddizioni. Chi non tiene conto di esse è costretto a ricorrere a categorie come il diavolo, la malvagità della natura umana e ad altre categorie religiose e pretesche.(1) Le singole iniziative politiche del periodo diventano invece razionali (cioè diventa possibile comprendere la concatenazione causale degli avvenimenti e gli obiettivi dei protagonisti), se partiamo da quei compiti.

Le due contraddizioni si influenzavano e si modificavano a vicenda. Infatti la situazione oggettiva poneva alla classe dominante di ogni paese come compito fondamentale il contenimento del comunismo in un periodo

- in cui la situazione oggettiva (la crisi economica e la conseguente crisi dei regimi e degli ordinamenti politici) portava continuamente nuove masse a sollevarsi contro l’ordine costituito degli Stati borghesi;

- in cui le contraddizioni tra i gruppi imperialisti dei vari paesi erano molto forti(2) a causa della crisi economica, erano continuamente alimentate dalla ribellione delle masse e si traducevano in contraddizioni tra Stati.

 

1.      Le categorie religiose come il diavolo, dio, la divina provvidenza, la malvagità della natura umana, il peccato originale, ecc. permettono a chi ci crede di spiegare tutto, attribuendone l’origine a cause misteriose, al di fuori della portata dell’uomo. Su queste categorie i preti hanno costruito una cultura (la teologia, ecc.) che ammanta il loro potere di autorevolezza e lo protegge dalle armi della critica. A differenza della scienza materialista dialettica, queste spiegazioni non danno agli uomini nessuno strumento per avere un ruolo attivo nella storia, per intervenire sugli avvenimenti, per determinare la propria vita. Esse infatti sono solo un riflesso nella coscienza degli uomini dello stato di soggezione e di schiavitù dell’uomo alle forze naturali e sociali (i rapporti sociali di cui la classe dominante è espressione, amministratrice e forza conservatrice).

2.      Basti pensare al problema delle riparazioni e alle sanzioni imposte alla Germania e agli altri paesi sconfitti dai vincitori della Prima guerra mondiale col trattato di Versailles (giugno 1919) e con gli altri “trattati di pace”, al contrasto tra la borghesia USA e quella britannica a proposito della “tariffa imperiale” con cui quest’ultima ostacolava le esportazioni commerciali e gli investimenti USA nei paesi del suo impero, ai debiti di guerra che contrapponevano tra loro tutti i maggiori paesi, al contenzioso commerciale e coloniale tra USA e Giappone.

 

Crisi economica e ribellione delle masse spingevano ogni gruppo borghese e ogni Stato borghese a cercare di aumentare la massa dei propri profitti e di assicurare la stabilità del proprio potere accaparrandosi profitti e rendite anche con misure che rendevano più critica la situazione di altri gruppi e di altri Stati (protezionismo, svalutazioni competitive, ecc.) e ritagliandosi zone in cui vietare con misure politiche la concorrenza commerciale e finanziaria dei capitalisti di altri paesi. Tutto ciò acuiva le contraddizioni tra gruppi imperialisti.

Ogni gruppo politico e ogni programma politico vennero, in quel periodo, valutati dalla borghesia imperialista con questo metro: erano o no capaci di impedire che il comunismo si affermasse e di soffocarlo dove si era già affermato? L’assetto politico dei vari paesi e del mondo doveva essere cambiato. Ciò era imposto dalla crisi economica. Prima o poi in tutti i principali paesi imperialisti questa necessità si fece strada tra gruppi influenti della borghesia, il cambiamento divenne un programma accettato e perseguito con maggiore o minore consapevolezza e coerenza, con maggiore o minore compattezza (unità) della classe dominante di ogni paese imperialista “è impossibile continuare a governare con i metodi fin qui impiegati”). Di conseguenza ogni gruppo politico “eversivo” ebbe udienza e appoggio presso la borghesia imperialista nella misura in cui dava affidamento di perseguire con efficacia il contenimento del comunismo.(3)

 

3.      In ogni paese imperialista noi osserviamo, allora come adesso, un pullulare di gruppi borghesi “rivoluzionari”, che nascono all’interno o nei dintorni della classe dominante, reclutano i loro membri grazie a contrasti e interessi particolari esistenti tra le masse e assunti unilateralmente, sono dalla classe dominante tollerati e talvolta usati per servizi (es. squadrismo, pogrom, operazioni da “guerra sporca”, ecc.) che essa per qualche ragione non affida alle strutture istituzionali del suo Stato. Tuttavia questi gruppi sono da essa tenuti ai margini della vita politica. Ognuno di questi gruppi è portatore non di una rivoluzione nei rapporti economici (e in ciò si distinguono e contrappongono al movimento comunista), ma di un sovvertimento e di una mutazione dell’assetto politico del paese, cioè del modo in cui la classe economicamente dominante forma e impone la sua volontà. Meno l’assetto politico esistente è in grado di salvaguardare gli interessi fondamentali della classe dominante a fronte del movimento economico e politico concreto della società, quindi più forte la crisi politica e il bisogno della classe dominante di cambiare l’assetto politico, più pullulano gruppi di questo genere. La fortuna di essi, il fatto che alcuni di essi raggiungano il potere e determinino la trasformazione dell’assetto politico, dipende in primo luogo dal bisogno che la classe dominante ha di questo cambiamento. Se la classe dominante non ha bisogno di esso, questi gruppi scompaiono o vegetano senza grande eco. Alla luce di queste considerazioni va considerata ad esempio oggi la possibilità di successo di gruppi come Lega Nord, Fiamma Tricolore e simili in Italia, il Fronte Nazionale in Francia, i partiti neonazisti nella Repubblica Federale Tedesca e in Austria e gli altri che si sono formati in ogni paese europeo.

 

Il contenimento del comunismo passava anche attraverso la liquidazione dei comunisti e delle organizzazioni comuniste e l’intimidazione delle masse con misure terroristiche: dalla liquidazione di singoli esponenti, alle azioni squadriste, alla persecuzione sistematica, alle infiltrazioni, alle provocazioni, alle campagne denigratorie. Questa strada venne largamente praticata lungo tutto il periodo da tutti gli Stati borghesi, dai più “democratici” (gli Stati USA, inglese, francese, ecc.) ai più “reazionari” (gli Stati baltici, finlandese, ungherese, polacco, austriaco, rumeno, italiano, tedesco, ecc.). A questo fine vennero usati sia i mezzi istituzionali dello Stato sia strutture parallele, “indipendenti”, private, “incontrollabili”.

Ma la strada della liquidazione dei comunisti e delle organizzazioni comuniste e dell’intimidazione delle masse erapraticabile solo per brevi periodi ed era efficace solo se serviva a guadagnare tempo per dar luogo a misure che alleviassero le condizioni economiche delle masse. Nessuno Stato borghese può reggersi a lungo principalmente sull’intimidazione terroristica delle masse (mentre può condurre permanentemente un’azione di liquidazione selettiva delle avanguardie). Questo proprio a causa della costituzione materiale della società borghese, del carattere sociale del processo produttivo e, in definitiva, della natura peculiare del modo di produzione capitalista che si fonda sulla compravendita di cose e di forza-lavoro e sullo scontro tra le frazioni di capitale.

La ribellione delle masse a sua volta era fondamentalmente alimentata dalla crisi economica, ma era sostenuta e potenziata dall’azione soggettiva dei partiti comunisti e dell’Internazionale Comunista e dall’esistenza e dai successi dell’Unione Sovietica.

Le contraddizioni interimperialiste a loro volta non nascevano dalla natura malvagia e da rapinatore del singolo capitalista. Al contrario erano la crisi, le sue varie manifestazioni e i suoi effetti che rendevano malvagi e banditeschi i rapporti tra i capitalisti.(4) Le vicende e le fortune dei singoli individui diventano comprensibili solo se intese come conseguenze dei movimenti generali in cui si sono svolte, rovesciando la relazione che la cultura borghese normalmente cerca di raffigurare: essa infatti pone le caratteristiche degli individui come cause dei movimenti sociali.(5)

 

4.      È ad esempio, in questo periodo che viene posto definitivamente fine alla comunità scientifica internazionale, una rete di rapporti personali, di pubblicazioni, di congressi e di scambi tra università che fino all’inizio di questo secolo avevano tenuto in relazione tra loro gli esponenti dei vari settori della ricerca scientifica che si comunicavano la natura delle ricerche in corso e i progressi compiuti. La ricerca viene posta al servizio non solo della concorrenza economica (cosa che riguarda soprattutto la ricerca applicata), ma del riarmo e del condizionamento delle masse.

5.       Non è Hitler che ha causato la Seconda guerra mondiale. Ma è la necessità della guerra che ha costretto la borghesia tedesca a portare al potere Hitler. Da qui si capisce ad esempio che le promesse profuse da Kohl quando la RFT ingoiò la RDT (“la guerra non partirà mai più dal suolo tedesco”) servivano solo ad attenuare e controllare le opposizioni. Si capisce anche che conto fare di chi fa promesse che non è in suo potere mantenere.

Materiale di riferimento: G. Plekhanov, Il ruolo della personalità nella storia.

 

2.

La borghesia tedesca optò per il nazismo come mezzo per reimporre la sua disciplina alla società tedesca, in primo luogo alla classe operaia, liquidando i comunisti.

Il nazismo era il mezzo adeguato allo scopo perché mobilitava, facendoli confluire nella stessa direzione, alcuni gruppi sufficientemente consistenti ed energici, ognuno mosso da un proprio movente specifico, al momento non conflittuale con quello degli altri gruppi nazisti.(6)

 

6.      Quando i movimenti diventarono conflittuali, il conflitto venne regolato: prima con la liquidazione del gruppo Strasser, poi con la liquidazione del gruppo Rohm – “notte dei lunghi coltelli” del 30 giugno 1934 e via via con le altre faide interne al nazismo.

 

I moventi erano la disponibilità a vendersi a chiunque in grado di pagare offriva un impiego, quale che fosse il lavoro da fare purché coperto dall’impunità derivante dal fatto che l’offerente apparteneva alla classe dominante; il risentimento generico, le frustrazioni individuali e la disperazione generati dalla sconfitta nella Prima guerra mondiale, dal crollo del potere d’acquisto nell’inflazione del 1923 e dalla crisi; il desiderio di carriera e di ricchezza; l’antisemitismo e il razzismo antislavo; la cultura nazionalista; la convinzione che l’unica via al benessere stava nell’ampliamento dello “spazio vitale” della nazione tedesca; il gusto e l’abitudine alla disciplina e al dispotismo gerarchico propri della classe dominante germanica e in particolare prussiana,(7) ecc.

Questi e altri moventi, se a ognuno di essi era garantita o credibilmente promessa soddisfazione, bastavano per un tempo che non fosse tanto lungo da far disperare del successo (il nazismo compì la sua scalata al potere in 10 anni - non disponeva di tempi molto lunghi!) a fornire truppe e quadri dirigenti a un movimento che avesse i mezzi finanziari e le coperture statali (l’impunità e la complicità).(8)

  

7.      Per comprendere la storia della Germania borghese, occorre sempre tener presente che anche in Germania, come in Italia, la rivoluzione democratico-borghese si realizzò tramite una combinazione dei proprietari fondiari, della monarchia e di altre istituzioni feudali con la borghesia. La rivoluzione borghese avvenne troppo tardi perché fosse “una riedizione della guerra dei contadini” che era stata sconfitta dal Sacro Romano Impero Germanico alla testa delle forze feudali nel secolo XVI. Vedasi F. Engels, Prefazione del 1875 a La guerra dei contadini in Germania, in Opere complete, vol. 10, pag. 665. “La borghesia tedesca ha la disgrazia di arrivare troppo tardi, proprio alla maniera che i tedeschi prediligono. E cosi fiorisce in un periodo in cui la borghesia degli altri paesi dell’Europa occidentale è oramai politicamente al tramonto. Oggi, con un’influenza reciproca cosi smisuratamente accresciuta dei tre paesi più progrediti dell’Europa [Inghilterra, Francia, Germania], non è più assolutamente possibile che la borghesia instauri tranquillamente il suo potere politico in Germania, mentre esso in Inghilterra e in Francia non é più che una sopravvivenza.

C’è una particolarità che distingue specificatamente la borghesia da tutte le precedenti classi dominanti: nel suo sviluppo c’é un punto critico oltre il quale ogni ulteriore accrescimento dei mezzi della sua potenza, e perciò anzitutto dei suoi capitali, contribuisce solo a renderla sempre più incapace di esercitare il potere politico. “Dietro ai grossi borghesi stanno i proletari”. Proprio nella misura in cui la borghesia sviluppa la sua industria, il suo commercio, i suoi mezzi di comunicazione, nella stessa misura produce il proletariato. E a un certo punto - che non è detto che debba presentarsi dappertutto nel medesimo momento o al medesimo grado di sviluppo - esso è andato più avanti di lei. Da questo momento la borghesia perde la capacità di esercitare egemonicamente il proprio potere politico, cerca degli alleati con i quali dividere il potere o ai quali cederlo interamente a seconda delle circostanze. Per la borghesia tedesca questo punto critico sopraggiunse già nel 1848; in quel momento essa si spaventò non tanto del proletariato tedesco quanto del proletariato francese. La battaglia di Parigi del giugno 1848 le fece vedere che cosa essa doveva aspettarsi e il proletariato tedesco era in quel momento abbastanza agitato da dimostrare che anche qui si era seminato per lo stesso raccolto. Da quel giorno all’azione politica della borghesia tedesca fu mozzata la punta”.

8.      L’ascesa del nazismo si presta all’analisi e alla definizione degli elementi su cui devono fare leva le forze soggettive della reazione per imporre la direzione della borghesia imperialista nel movimento di resistenza delle masse popolari al procedere della crisi della società borghese. I principali di questi elementi sono indicati in Rapporti Sociali, n. 12/13, pag. 27-29.

 

Il nazismo era quindi il movimento di cui poteva servirsi quella parte della borghesia tedesca decisa a imporsi anche all’interno della propria classe cambiando l’assetto politico del paese, risolvendo quella crisi politica che i suoi portavoce (alla Carl Schmit) avevano già illustrato e sacrificando a questo fine anche una parte degli interessi borghesi, pur di sopravvivere e di ristabilire la disciplina nel proletariato e nel resto della società.

La pia e colta borghesia tedesca poteva servirsi del nazismo ovviamente solo se si “turava il naso” e lasciava sfogo sufficiente alla specifiche caratteristiche e agli specifici moventi di ognuno dei gruppi che componevano il movimento nazista: da qui il consenso della legalitaria e pia borghesia germanica ai metodi spicci, alle procedure extralegali e sommarie, all’esecuzione squadrista dei comunisti, alla caccia all’ebreo,(9) alla violazione della proprietà privata degli oppositori e delle minoranze nazionali, ecc.(10)

 

9.    A causa delle loro particolarità storiche, gli ebrei hanno assolto la funzione di parafulmini per la borghesia imperialista tedesca, le hanno fatto da scudo contro la rivoluzione proletaria. La borghesia imperialista tedesca è riuscita a deviare la mobilitazione delle masse da se stessa verso il bersaglio degli ebrei e di altre minoranze nazionali, religiose, politiche e di altro genere. La sistematica distruzione di queste ultime, per specifici motivi non ha raggiunto la notorietà della distruzione sistematica degli ebrei fatta dai nazisti. La borghesia tedesca non avrebbe messo assieme l’esercito di massacratori di comunisti se non avesse reclutato in massa i massacratori di ebrei e di altre minoranze. Quando ora vediamo la popolazione dello Stato di Israele divenuta baluardo dell’imperialismo internazionale contro le masse popolari arabe nel Medio Oriente, è giocoforza constatare che per la seconda volta la borghesia imperialista a riuscita a far leva sulla particolarità ebraica per costruirsi uno scudo a protezione dei propri interessi.

10.    Alla luce di queste considerazioni si comprende come sia potuto avvenire che gli stessi personaggi che come membri autorevoli della borghesia portarono al potere i nazisti, personalmente proteggessero e salvassero dai nazisti i loro conoscenti ebrei e altri perseguitati dai nazisti e perché si trovassero a un certo punto anch’essi personalmente in contrasto con l’indirizzo dello Stato nazista. La cultura corrente porta le attività di questi “protettori di ebrei” e oppositori borghesi al nazismo a smentita della relazione genetica tra la classe borghese e il nazismo. In realtà esse confermano che il ruolo sociale svolto dagli individui obbedisce a leggi che non sono le idee e i sentimenti degli individui stessi. La stessa considerazione va fatta a proposito dell’appoggio che esponenti ebrei della borghesia dettero al nazismo come “male minore” a fronte del comunismo.

 

Il movimento nazista poteva stare assieme solo a queste condizioni. La borghesia tedesca aveva bisogno di ridisciplinare gli operai e conquistare mercati e occasioni di investimenti. Il nazismo era indispensabile alla borghesia tedesca per vincere il comunismo all’interno. Ma essa poteva servirsene solo a prezzo di mettere in moto un meccanismo con cui non poteva condurre la crociata solamente in funzione anticomunista. Per reclutare un potente esercito anticomunista adeguato al compito di stroncare la rivoluzione proletaria, doveva contemporaneamente condurre una crociata revanscista, per la cancellazione del Diktat di Versailles, antislava, antiebraica, antiintellettuale, ecc. La borghesia non poteva porre apertamente e isolatamente il contrasto reale (capitalismo - comunismo). Doveva nasconderlo sotto la veste di un contrasto generale tra la salvezza e il benessere del popolo tedesco da una parte e dall’altra la presenza al suo interno di “elementi estranei e nemici” (che le varie correnti naziste individuavano ognuna a suo modo) e la presenza dei popoli slavi ai suoi confini orientali.

3.

Nell’immediato, sia le contraddizioni interimperialiste sia il risentimento per la sconfitta del 1918 e per le imposizioni dell’Intesa (in sostanza degli Stati francese e inglese) convogliavano lo Stato tedesco verso Ovest. È contro gli obblighi imposti dall’Intesa che lo Stato tedesco riprende la Saar (1935), riarma (1935), militarizza la Renania (1936). E dagli Stati imperialisti dell’Ovest che esso deve avere l’assenso per annettere l’Austria (1938), i Sudeti (1938), la Boemia (1939), ecc. È l’Intesa che ha tolto colonie, imposto e riscosso riparazioni, posto sotto controllo lo Stato tedesco, espulso le aziende tedesche dai mercati, espropriato banche e proprietà di cittadini tedeschi all’estero. Come potenza commerciale, finanziaria e militare l’Unione Sovietica non esisteva. Anzi era la borghesia tedesca che aveva rapinato e saccheggiato i popoli dell’Unione Sovietica (dopo il Trattato di Brest-Litovsk del 1918). Poi l’Unione Sovietica aveva aiutato la borghesia tedesca nella resistenza all’Intesa (dall’accordo di Rapallo del 1922 in poi). I mercati già pronti erano a Ovest o nelle mani dei gruppi imperialisti dell’Ovest. Ma gli Stati dell’Ovest erano troppo forti per prevalere su di essi attaccandoli frontalmente. E soprattutto, sosteneva lo Stato maggiore tedesco, non si doveva combattere su due fronti.

Il tratto specifico del nazismo era quello di essere un regime della grande borghesia imperialista capace di adottare le misure politiche necessarie per ristabilire la sottomissione delle grandi masse e fare di esse una grande forza combattente che marciasse agli ordini della borghesia imperialista. La “libertà d’azione” del regime nazista era limitata da questo suo ruolo. La guerra contro l’Unione Sovietica doveva essere preparata non solo militarmente, ma (cosa più complessa) politicamente. Gli interessi della borghesia tedesca l’avevano portata nel 1914 a scontrarsi con le borghesie inglese e francese e durante gli anni ‘20 e ‘30 gli stessi interessi immediati la contrapponevano alle borghesie francese e inglese. Ci voleva un’operazione politica per forzare la situazione deviando nell’immediato questi interessi da un obiettivo non direttamente realizzabile e farli convergere su un obiettivo realizzabile, perseguendo il quale la borghesia tedesca non solo non si contrapponeva alle borghesie inglese e francese, ma ne prendeva la direzione nella guerra contro il comunismo e procurava a se stessa un terreno di espansione enorme. Il successo del nazismo come progetto politico unificante della borghesia tedesca sta in questo suo contenuto. Porsi alla testa della borghesia imperialista di tutto il mondo nella crociata contro il comunismo e quindi in questo modo ritagliarsi un adeguato ruolo nello sfruttamento della popolazione mondiale. A questo fine fare del popolo tedesco una grande forza combattente ai suoi ordini, facendo leva sulle contraddizioni interne e immediate, ognuna capace di mobilitare una parte consistente del popolo tedesco.

Quindi da una parte le contraddizioni interborghesi erano reali e forti; d’altra parte la borghesia tedesca doveva anzitutto consolidare il fronte interno risanando le ferite della sconfitta, poi buttarsi sull’Unione Sovietica. Gli Stati francese, inglese e USA non avevano motivo di muovere guerra alla Germania; avevano motivo per attaccare l’URSS e spalleggiare la Germania nell’aggressione; dovevano reprimere il movimento comunista all’interno e il movimento di liberazione nazionale nelle colonie e i due movimenti erano alleati tra di loro nell’Internazionale Comunista ed entrambi avevano nell’Unione Sovietica un loro punto di forza. Gli Stati francese, inglese e USA non potevano tuttavia permettere, oltre certi limiti, il risanamento delle “ferite” che indebolivano il fronte interno tedesco: Alto Adige, Alsazia e Lorena, Danzica, i Sudeti, l’Alta Slesia, le colonie, i beni tedeschi all’estero, la presenza commerciale e finanziaria tedesca nel mondo. Quindi i gruppi imperialisti e gli Stati tedesco, francese, inglese e USA concordavano sull’obiettivo strategico, ma erano in contrasto sui passaggi tattici: i passaggi tattici che la borghesia tedesca doveva compiere per mettersi in grado di affrontare l’obiettivo strategico la ponevano in contrasto con le borghesie francese e inglese.

Riassumendo: la borghesia imperialista tedesca poteva risolvere le sue contraddizioni con il resto della borghesia imperialista (in sostanza inglese, francese, americana) solo diventando la direzione di tutta la borghesia imperialista nel perseguimento di un interesse comune: la liquidazione del comunismo. Quindi doveva non solo estirpare il comunismo dal suolo tedesco, ma fare del popolo tedesco una potente forza combattente anticomunista di cui la borghesia di ognuno degli altri paesi imperialisti inutilmente aspirava a disporre.(11) Il nazismo era lo strumento adeguato a far leva su tutte le contraddizioni secondarie interne ed esterne al popolo tedesco per farne quella forza combattente anticomunista di cui essa aveva bisogno. Ma lo sviluppo necessario per far leva su queste contraddizioni secondarie acuiva le contraddizioni interimperialiste e accresceva il pericolo di uno scontro diretto tra la borghesia imperialista tedesca e il resto della borghesia imperialista.

 

 

11.    La sconfitta subita da tutte le potenze imperialiste nell’aggressione lanciata contro la Russia socialista negli anni 1918-1921 aveva messo la borghesia imperialista di ogni paese di fronte a una dura realtà. Essa non riusciva a mobilitare il potenziale combattente del proprio paese e delle rispettive colonie al punto da poter prevalere su uno Stato ancora in formazione come quello sovietico. Le contraddizioni di classe interne al proprio paese minavano la capacità della borghesia nell’aggressione contro il primo paese socialista. Il nazismo prometteva di superare questo ostacolo per quanto riguardava la Germania.

Esemplare è anche il comportamento del Vaticano. Il regime nazista ledeva gravemente gli interessi del Vaticano in Germania: la sua influenza morale, i suoi legami finanziari, la sua partecipazione allo sfruttamento del popolo tedesco.

Tuttavia il Vaticano appoggiò il regime nazista e ripose grandi speranze in esso, fino a quando divenne chiaro che non sarebbe riuscito a occupare Mosca e schiacciare l’Unione Sovietica. Sono illuminanti al riguardo alcuni passi delle memorie di De Gasperi, che allora soggiornava in Vaticano.

 

4.

PCUS e l’Internazionale Comunista non riuscirono a impedire che gli Stati imperialisti scatenassero la Seconda guerra mondiale. Era impossibile raggiungere questo obiettivo senza il trionfo del proletariato almeno in alcuni dei grandi paesi dell’Europa occidentale, perché la crisi economica che attanagliava il modo di produzione capitalista non poteva avere soluzione pacifica nell’ambito del modo di produzione capitalista stesso. I motivi per cui l’Internazionale Comunista non riuscì a realizzare i suoi obiettivi di rivoluzione socialista in Europa occidentale nonostante i grandi sconvolgimenti sociali che vi ebbero luogo negli anni ‘20 e ‘30, non sono stati chiariti ancora oggi. Ogni risposta al riguardo potrà uscire dal campo delle congetture ed essere verificata solo nel corso della prossima rivoluzione socialista in Europa.(12)

 

12.    La questione di come mai i partiti comunisti dei paesi imperialisti (e l’Internazionale Comunista di cui questi erano sezioni nazionali) non sono riusciti negli anni ‘20 e ‘30 a guidare il proletariato alla conquista del potere in nessun paese imperialista, nonostante la situazione rivoluzionaria che questi paesi attraversavano, è una questione che ogni comunista responsabile deve porsi, per far tesoro dell’esperienza di quegli anni. Rispondere a questa domanda è sostanzialmente la stessa cosa che tracciare la via da seguire nel futuro per guidare il proletariato alla conquista del potere in quei paesi imperialisti. È quindi anche ovvio che non hanno alcuna rilevanza o consistenza le “risposte” date dagli opportunisti e dai politologi borghesi, in generale uniformemente fondate sul “settarismo” dei partiti comunisti che non avrebbero collaborato con i partiti socialdemocratici (che si opponevano alla conquista del potere!) e su perversi piani dell’onnipotente Stalin. Materiale utile per un bilancio del movimento comunista di quegli anni si trova nelle Opere di Mao Tse-tung e nell’opuscolo PCE(r), La guerra di Spagna, PCE e l’Internazionale Comunista (le une e l’altro editi date Edizioni Rapporti Sociali). Lo studio delle Opere di Stalin e delle analisi e delle linee dell’Internazionale comunista aiuteranno, assieme all’esperienza della rinascita del movimento comunista in atto nel mondo, a dare una compiuta risposta alla questione.

 

Pur non essendo riusciti a impedire che gli Stati imperialisti scatenassero la Seconda guerra mondiale, l’Internazionale Comunista e il PCUS conseguirono tuttavia il grande risultato di impedire che essa iniziasse come guerra di aggressione della Germania all’Unione Sovietica. Essi ottennero questo risultato nonostante l’antagonismo di classe che guidava la condotta degli Stati imperialisti e anzi sfruttando proprio l’antagonismo di classe da cui essi non potevano scostarsi. Se il governo nazista tedesco avesse iniziato la Seconda guerra mondiale aggredendo l’Unione Sovietica, esso avrebbe avuto dalla sua l’appoggio, l’assistenza e la “benevola neutralità” di tutti gli Stati imperialisti. Hitler sarebbe diventato il campione di tutti gli Stati imperialisti rinnovando la crociata che gli stessi Stati avevano condotto senza successo negli anni 1918-1921 e che avevano proseguito negli anni successivi con strumenti finanziari, commerciali, diplomatici e con operazioni da “guerra sporca” e di sabotaggio. Lo schieramento prodottosi negli anni 1936-1939 durante la gloriosa resistenza del proletariato e delle masse popolari spagnole al fascismo non lascia dubbi in proposito. Alla stessa conclusione porta la riflessione sull’atteggiamento conciliante assunto dalle altre potenze imperialiste di fronte all’aggressione giapponese contro la Cina nel 1931 e nel 1936, nella speranza che le armate giapponesi ponessero fine al movimento comunista in Cina e finissero con l’aggredire l’URSS.

Perché Hitler e i suoi, che nella seconda metà degli anni trenta erano diventati la direzione politica d’avanguardia dell’intero campo imperialista (la guerra di Spagna e l’Accordo di Monaco lo dimostrano), non mossero guerra direttamente all’Unione Sovietica, ma si trovarono invischiati prima in una guerra tra lo Stato tedesco e quelli francese e inglese?

5.

L’invasione della Polonia era un elemento necessario del consolidamento del fronte interno tedesco. Hitler era quindi convinto che non sarebbe stata l’inizio della Seconda guerra mondiale, ma solo un atto preparatorio di essa, come lo erano stati la militarizzazione della Renania e il riarmo, l’intervento in Spagna, l’annessione dell’Austria, l’annessione dei Sudeti, lo smembramento della Cecoslovacchia. Egli del resto era obbligato a correre il rischio e a puntare sulla possibilità che l’aggressione alla Polonia non scatenasse la guerra con la Francia e l’Inghilterra. Infatti non attaccare la Polonia avrebbe indebolito se non paralizzato i suoi piani di rafforzamento del fronte interno e di attacco all’Unione Sovietica. Gli Stati francese e inglese avevano accettato ognuno dei precedenti atti preparatori, non perché lo Stato germanico fosse già tanto forte che essi non fossero in grado di impedirglieli, ma per rafforzare quello Stato che volevano più forte sia come baluardo contro il comunismo il cui trionfo in Germania era un incubo, sia come forza che si preparava ad aggredire l’Unione Sovietica.

I gruppi dirigenti degli Stati francese e inglese avevano tuttavia avuto difficoltà a far accettare nei rispettivi paesi le iniziative di Hitler. Vi erano però riusciti: appoggio al rafforzamento degli Stati nazifascisti in politica estera e repressione del movimento operaio e popolare in politica interna andavano di pari passo in ognuno dei due paesi come negli USA, la minaccia di una nuova guerra interimperialista aveva il suo peso in ogni paese.

L’annessione e lo smembramento della Polonia doveva essere quindi solo un altro passo (e un passo necessario) del consolidamento del nuovo Stato germanico all’interno e della sua preparazione all’aggressione all’Unione Sovietica. Gli hitleriani la prepararono con cura, come un’azione necessaria e rapida di autodifesa e di polizia internazionale. Ebbero perfino la cura di mettere in campo la sceneggiata di un’aggressione polacca alla Germania (Incidente di Gleivitz) per aiutare i gruppi dirigenti inglesi e francesi a far accettare nei rispettivi paesi l’aggressione e l’occupazione della Polonia. Gli hitleriani furono diligentemente (anche se forse per lo più inconsapevolmente) aiutati nei loro piani dai dirigenti dello Stato polacco accecati dall’odio antiproletario: il governo polacco del colonnello Beck aveva stretto un accordo di alleanza anticomunista con il governo tedesco ancora nel 1934, aveva voluto partecipare allo smembramento della Cecoslovacchia nel 1938 e ancora nel 1939 rifiutava il passaggio alle truppe sovietiche in caso di guerra contro la Germania. Insomma, a fatto compiuto l’annessione doveva essere accettata dagli altri Stati imperialisti.

L’aggressione alla Polonia non presentava gravi problemi militari per lo Stato germanico. Il problema era farla accettare agli altri Stati imperialisti (l’accettazione o meno da parte dello Stato sovietico aveva per Hitler scarsa importanza perché 1’URSS non era in grado né di attaccare militarmente la Germania nè di farle la guerra economica). Sia in Francia che in Inghilterra vi erano potenti gruppi imperialisti che condividevano appieno e chiaramente il disegno strategico hitleriano, ma vi erano anche gruppi borghesi decisamente contrari alla rinascita della Germania e vi era una forte opposizione popolare al nazifascismo. Gli interessi francesi in Polonia e nei Balcani rendevano una parte della borghesia imperialista francese ostile ai piani della Germania.

La conclusione del patto Molotov-Ribbentrop tra il governo sovietico e il governo tedesco aprì la strada non solo all’invasione della Polonia, ma anche alla dichiarazione di guerra dei governi francese e britannico. Quest’ultima cosa non rientrava nei piani degli imperialisti: le cose sfuggivano di mano.

6.

Hitler non voleva la guerra contro gli Stati inglese e francese e infatti cercò in ogni modo di avere il loro consenso alla sua operazione in Polonia: prima di essa e dopo. Il piano di Hitler era di lanciare le sue forze contro l’Unione Sovietica una volta consolidate e galvanizzate le retrovie tedesche con la creazione della Grande Germania e vinte, con l’impatto dei successi raggiunti, le resistenze interne alla Germania a lanciarsi in una guerra contro l’Unione Sovietica. Poche settimane prima di attaccare la Polonia, in un discorso programmatico ai suoi accoliti, Hitler dichiarava: “La Polonia sarà spopolata e colonizzata dai tedeschi. (...) Con la Russia, signori, succederà la stessa cosa. La faremo finita con l’Unione Sovietica. Allora si realizzerà il dominio mondiale tedesco”.(13)

La resistenza del popolo tedesco alla guerra sarebbe stata ben maggiore se i nazisti non avessero mietuto, prima dell’inizio della guerra, tanti successi con l’aiuto e la complicità degli altri Stati imperialisti.

La grande borghesia tedesca e lo Stato Maggiore prussiano erano saltati sul carro di Hitler e ne avevano determinato il successo “turandosi il nano” (per dirla alla Montanelli). Per mezzo di Hitler la grande borghesia tedesca aveva vinto la battaglia per ristabilire ordine e disciplina nel paese sterminando i comunisti e dominava e utilizzava gran parte del popolo tedesco grazie ai risultati conseguiti: la fine della fame, del freddo e della disoccupazione per le masse, la riconquista di un ruolo per i militari, la riconquista di impieghi e ruoli per la piccola borghesia, la riconquista di mercati e di occasioni di investimento per la borghesia. Finché Hitler realizzava questo, la borghesia chiudeva gli occhi e accettava come mezzi necessari a fin di bene i tratti specifici e “folcloristici” dei nazisti: la caccia all’ebreo, lo squadrismo spiccio, l’irreggimentazione di massa, i metodi dittatoriali e primitivi di gestione della vita economica, politica e culturale del paese. Finché passava di successo in successo, per la grande borghesia tedesca Hitler era stato l’uomo giusto, il suo “uomo mandato dalla Divina Provvidenza”(14).

Lo Stato Maggiore prussiano aveva appoggiato l’avvento di Hitler al potere per motivi analoghi e con gli stessi limiti.(15)

In definitiva per conservare il loro potere contro il proletariato e il comunismo la borghesia imperialista tedesca e lo Stato Maggiore prussiano si trovarono trascinati in un’avventura da cui non poterono più ritirarsi. Quelli che cercarono di farlo, fecero la fine degli Stauffenberg e dei Rommel.(16)

L’avidità di alcuni strati della società tedesca e la rassegnazione di altri furono rafforzati e ribaditi dai successi conseguiti da Hitler e vennero da questi trascinati dove non pensavano di andare. Hitler da parte sua era sicuro che quando le sue forze armate sarebbero state pronte ad aggredire l’Unione Sovietica (e nel 1939, quando attaccò la Polonia, non lo erano ancora), egli avrebbe facilmente ripreso i vantaggi concessi ad essa nell’ambito del trattato Molotov-Ribbentrop e avrebbe avuto l’appoggio degli altri Stati imperialisti.

 

13.    Citato da E. Collazo, La guerra rivoluzionaria, cap. 4, Ed. Rapporti Sociali, 1989.

14.    “Uomo della Provvidenza”, “uomo inviato della Divina Provvidenza”, cioè uomo inviato da Dio per il bene degli uomini, sono gli appellativi con cui il Papa Pio XI salutò nel 1929 Mussolini.

15.  Analogo era stato l’intendimento con cui nel 1921 e 1922 una parte della borghesia italiana aveva appoggiato l’avvento del fascismo in Italia: lasciare il potere ai fascisti perché facessero piazza pulita dei comunisti e del movimento proletario in generale e poi “ritornare alla democrazia”. Ma la situazione di crisi generale non si prestava ai giochetti che la borghesia imperialista avrebbe tentato con maggiore successo in altri tempi e in altre circostanze nella Spagna del 1976 e nel Cile degli anni ‘90.

16.   Nel 1944, quando la guerra volgeva al peggio per i nazisti ed era imminente l’occupazione della Germania da parte dell’Armata Rossa e degli Alleati, il colonnello von Stauffenberg organizzò una cospirazione che aveva l’obiettivo di eliminare Hitler, porre fine alla guerra con gli anglosassoni e istituire un governo conservatore che garantisse la continuità dello Stato borghese tedesco, evitandone la disfatta totale e la dissoluzione.

Stauffenberg riuscì ad avere l’appoggio di numerosi alti ufficiali (il generale Beck, il generale Tresckow, il capo dei servizi dell’esercito a Berlino, Olbricht, il generale Stulpnagel comandante dell’esercito di Francia a Parigi, il feldmaresciallo Rommel, per citare i più importanti); di Goerdeler, ex sindaco di Lipsia ed ex commissario dei prezzi nel Reich, che precedentemente, sovvenzionato da alcuni industriali come Robert Bosch, aveva operato per creare un fronte di opposizione borghese e conservatore contro Hitler, sfruttando le sue relazioni nell’ambiente degli alti funzionari, dei diplomatici e degli alti comandanti dell’esercito; del circolo di Kreisau, animato dal conte von Moltke, che riuniva vari oppositori al regime, di stampo per lo più conservatore.

Quest’opera di coagulo e di unificazione dell’opposizione borghese e conservatrice sfociò nell’attentato contro Hitler compiuto il 20 luglio 1944 e fallito per il concorso di una serie di imprevisti e di errori. Subito dopo l’attentato, convinti di aver eliminato Hitler, Stauffenberg e gli altri ufficiali coinvolti nella cospirazione si installarono nel palazzo del Ministero della Guerra a Berlino e da lì ordinarono ai comandi generali del Reich di occupare tutte le sedi dei mezzi di comunicazione, i campi di concentramento e gli uffici della Gestapo, arrestandone i comandanti. Nel giro di pochi giorni, quasi tutti i promotori e gli autori dell’attentato furono catturati dalla Gestapo, arrestati e condannati a morte.

7.

L’obiettivo principale degli Stati francese e britannico e delle classi dominanti dei due paesi non era la guerra contro il regime nazista, ma la guerra contro l’Unione Sovietica. I governi dei due paesi nel 1939 furono trascinati alla dichiarazione di guerra dal meccanismo “democratico” che fino allora avevano essi stessi cavalcato. I governi dei due paesi si trovarono cioè sostanzialmente prigionieri degli impegni con cui fino allora avevano condotto all’interno la loro battaglia anticomunista. Da una parte il contrasto interno alla borghesia per cui i sostenitori della crociata antibolscevica avevano fatto accettare l’ingrandimento della Germania (e i connessi sacrifici di interessi di gruppi imperialisti connazionali) promettendo che sarebbero stati gli ultimi. Dall’altra parte essi avevano fatto accettare alle masse del loro paese la loro collaborazione con Hitler (in sostanza l’accettazione dei precedenti atti preparatori compiuti dai nazisti) in nome sia della “difesa della democrazia” sia del baluardo “anticomunista”. Il movimento antifascista promosso dall’Internazionale Comunista aveva duramente contestato in ognuno dei due paesi i cedimenti dei governi ai nazifascisti, raccogliendo anche tutte le contraddizioni interimperialiste esistenti; quindi aveva alimentato la trappola in cui le forze imperialiste pronaziste sarebbero cadute e aveva dato ad essa la massima forza possibile.

I governi dei due paesi avevano giustificato ogni nuovo aiuto dato a Hitler con impegni sempre più solenni e vincolanti di non tollerare altre mosse espansioniste dei nazisti. Che i due governi non volessero la guerra contro i nazisti lo dimostra il fatto che non solo non si prepararono a quella guerra, ma nulla fecero per condurre operazioni offensive nei primi mesi di guerra, quando il fronte tedesco occidentale era per loro permeabile.(17) Essi restarono in attesa di qualche evento che permettesse loro di tirarsi indietro senza perdere la faccia e la pelle e impedirono ogni mobilitazione popolare di tipo antifascista (il generale comandante della piazza di Parigi venne destituito perché voleva distribuire “armi al popolo”).(18) La parola d’ordine “meglio Hitler che il Fronte popolare” interpretava la concezione di una larga parte della borghesia imperialista francese. Gli avvenimenti successivi, con la costituzione del governo di Vichy, confermarono che questa era la situazione. Era chiaro a una parte delle classi dominanti dei due paesi che le mire principali della borghesia tedesca e di Hitler non erano né l’impero britannico né le colonie francesi né l'America Latina: esse erano dirette principalmente ad Est, contro l’Unione Sovietica. E soprattutto, era chiaro ad una cerchia ancora più ampia della borghesia imperialista che nessuno di loro poteva dare una soluzione per sé soddisfacente dei contrasti interimperialisti finché il pericolo comunista e l’Unione Sovietica non erano eliminati. L’attacco dei tedeschi contro l’Unione Sovietica andava bene a tutti e il boccone era talmente grosso che prima che Hitler arrivasse a ingoiarlo, ci sarebbe stato spazio per tutti.

 

17.    L’esercito nazista iniziô l’invasione della Polonia il 1° settembre 1939 e la concluse 17 settembre. Sul fronte occidentale non vi furono praticamente operazioni militari fino all’inizio di maggio del 1940. Anche allora fu però l’esercito tedesco ad attaccare le linee francesi.

18.    Il carattere principalmente anticomunista e solo secondariamente antifascista della guerra condotta dalle borghesie anglosassoni balza all’occhio anche se si considera la conduzione della guerra. Esse condussero la guerra avendo anzitutto cura di impedire ogni sollevazione di massa, ogni partecipazione popolare alla guerra che non fosse incanalata e controllata dalle strutture gerarchiche borghesi, ogni movimento di emancipazione politica e culturale delle masse attraverso la guerra. Terrorizzare la popolazione civile con bombardamenti a tappeto (che fecero apparire un lavoro artigianale la distruzione della città basca di Guernica fatta dall’aviazione nazista durante la guerra di Spagna), negare sostegno al movimento partigiano e reprimerlo con la forza e la corruzione dove nonostante tutto si sviluppava (vedi Grecia), cercare di stabilire la supremazia mondiale del terrore della borghesia USA (uso della bomba atomica) contro il movimento comunista e il movimento di liberazione nazionale: queste furono le linee direttrici secondo cui condussero la guerra.

 

8.

La dichiarazione di guerra dei governi francese e inglese contro il governo tedesco andava invece bene allo Stato sovietico e all’Internazionale Comunista. Essa impediva la coalizione degli Stati imperialisti contro l’Unione Sovietica e poneva in contraddizione con tutto il piano hitleriano i due Stati che non accettavano, dopo tutto il resto, anche l’invasione tedesca della Polonia. Hitler cercò in tutti modi di fare marcia indietro, di far annullare la dichiarazione di guerra. Non poteva ovviamente arrivare a fare passi tali che distruggere i fattori di successo che tenevano assieme e ai suoi ordini la macchina tedesca. Il suo rapporto con la borghesia tedesca e lo Stato Maggiore prussiano lo condannavano a vincere. Anzitutto cercò di trovare, sulla base del fatto compiuto, una transazione con i governi francese e inglese. Non essendoci riuscito, nel 1941 sistemò militarmente i conti con il governo francese, sperando di trovare una composizione con il governo inglese dalla nuova maggiore posizione di forza.(19)

L’estremo tentativo di trovare un accordo con il governo inglese fu l’aggressione all’Unione Sovietica. Proprio perché era un tentativo di ricomporre con il governo inglese, l’aggressione venne anticipata rispetto ai tempi previsti e scatenata prima che i preparativi predisposti dalla Stato Maggiore fossero completati e mentre ancora erano aperte le ostilità con la Gran Bretagna, nonostante che lo Stato Maggiore prussiano avesse sempre categoricamente escluso di poter vincere una guerra combattuta contemporaneamente su due fronti.(20) Hitler contava di trascinare la Gran Bretagna in guerra contro l’Unione Sovietica o almeno di guadagnarne la neutralità di fronte a una guerra anticomunista di comune interesse.

 

19.    A questo fine i nazisti nel 1940 dopo la vittoria in Francia si astennero dall’annientare il corpo di spedizione inglese in Francia: esso poté imbarcarsi a Dunkerque e ritornare in patria. La “battaglia d’Inghilterra” per come venne condotta non mirava ad annientare il potenziale bellico inglese, ma a convincere la borghesia imperialista inglese a concludere la pace. L’invio in Inghilterra di Hess, alto esponente del governo e del partito nazista, fu il più noto dei tentativi di Hitler di arrivare con il governo di Londra a un’amichevole composizione della guerra.

20.    Alfred von Schlieffen fu capo dello Stato Maggiore tedesco dal 1891 al 1906. In previsione dello scatenamento di un conflitto in Europa, a partire dal 1891 iniziò a elaborare un piano di guerra che fu redatto in forma definitiva nel 1905. Il “piano Schlieffen”, partendo dal presupposto che era impossibile condurre contemporaneamente e con successo la guerra su due fronti e che la mobilitazione dell’esercito russo si sarebbe svolta con lentezza, prevedeva che un terzo delle armate tedesche impegnasse l’esercito francese lungo il confine fortificato franco-germanico, mentre il grosso dell’esercito tedesco sarebbe penetrato nella Francia settentrionale, attraverso il Belgio, per accerchiare e sconfiggere l’esercito avversario. Una volta conseguita la vittoria totale sulla Francia (che Schlieffen pensava di poter realizzare in poche settimane), l’esercito tedesco avrebbe potuto liquidare quello russo. Il “piano Schlieffen” fu applicato, senza grosse modifiche, dallo Stato Maggiore tedesco durante la Prima e la Seconda guerra mondiale.

 

Il fatto che il governo inglese, al punto a cui erano giunte le cose, non potè aderire alla crociata costrinse Hitler, la borghesia tedesca e lo Stato Maggiore prussiano a una guerra in cui l’unica speranza di vittoria dello Stato tedesco stette, fino alla fine, nel “rovesciamento dei fronti”, cioè nell’adesione degli anglo-americani alla crociata antisovietica. Questo piano fu la base su cui si coalizzarono i vari tentativi di fronda a Hitler messi in atto durante la guerra stessa: mettere da parte Hitler, oppure Hitler e i nazisti, per poter stringere alleanza con gli anglo-americani contro l’Unione Sovietica. Che il proposito di Hitler e dei suoi oppositori tedeschi non fosse campato in aria lo dimostra il fatto che sia il governo inglese che il governo americano coltivarono il proposito di rivolgere alla fine le armi contro l’Unione Sovietica servendosi della residua forza militare tedesca. A questo scopo gli Stati Maggiori dei due paesi ricevettero l’ordine di preparare piani per una campagna di Russia che riprendesse con maggiore successo l’operazione Barbarossa di Hitler.

All’interno della classe dominante inglese e americana non mancarono infatti i sostenitori del “rovesciamento dei fronti”. Essi non riuscirono però mai a prendere il sopravvento. Probabilmente il rovesciamento dei fronti, che avrebbe condotto i governi inglese e americano a una crociata antisovietica diretta dal governo tedesco, non avrebbe potuto realizzarsi senza scatenare una guerra civile all’interno di questi paesi, come la scatenò in Francia (col governo Petain e la Francia di Vichy). I sostenitori del “rovesciamento dei fronti” ebbero invece successo:

- nell’ostacolare lo sviluppo della guerra partigiana e in generale della mobilitazione in massa della popolazione nei paesi occupati dai nazisti e nella stessa Germania e nel favorire la guerra di sterminio e la tattica terroristica di massa condotta attraverso i bombardamenti a tappeto della popolazione civile da parte dell’aviazione anglo-americana;

- nel ritardare l’apertura del secondo fronte contro la Germania (quello sul territorio francese) fino a quando fu chiaro che anche senza questo fronte l’Armata Rossa avrebbe avuto la meglio sui nazisti e quindi sarebbe arrivata fino in Francia.

Il “rovesciamento dei fronti” si sarebbe realizzato solo nel 1945, ma sotto la direzione della borghesia imperialista americana e non di quella tedesca, con un’altra direzione politica della Germania e nella forma della “guerra fredda” di tutti gli Stati imperialisti contro l’URSS, una guerra che però aveva grandi probabilità di restare “fredda”, come Stalin affermava nel 1952.(21)

 

21.    Vedasi lo scritto Problemi economici del socialismo nell’URSS (1952), cap. 6. Analoga valutazione aveva espresso Mao Tse-tung nel 1946. Vedasi ad esempio Intervista con la giornalista americana Anna Luise Strong dell’agosto 1946 (Opere di Mao Tse-tung, vol. 10).

 

9.

La “crociata antisovietica” lanciata da Hitler, a causa delle caratteristiche particolari del regime nazista da cui la borghesia imperialista tedesca non poteva prescindere, si pose fin dall’inizio come una guerra di sterminio. “Siamo obbligati a sterminare la popolazione: una misura del genere fa parte della nostra missione di proteggere il popolo tedesco. Dovremo sviluppare la tecnica di sterminio della popolazione”. Questa era la linea tracciata da Hitler per i suoi accoliti.(22) La borghesia imperialista tedesca per mantenere il potere dovette appoggiarsi ai nazisti e i nazisti potevano condurre la guerra solo come guerra razziale e di espansione del “popolo tedesco”: questa era la logica ferrea attraverso cui gli interessi di classe si manifestavano come contrasto razziale.

Il carattere che i nazisti impressero alla guerra in Unione Sovietica permetteva tuttavia al governo sovietico e ai comunisti sovietici di mobilitare con successo nella resistenza praticamente tutte le forze sociali e le nazionalità del paese. L’invasione dell’Unione Sovietica iniziata dai nazisti nel 1941 non trovò praticamente nessuna collaborazione all’interno dell’URSS, contrariamente a quanto avvenuto con le invasioni del periodo 1919-1921 e contrariamente a quanto avvenuto praticamente in tutti gli altri paesi invasi dai nazisti.(23) Il PCUS condusse la guerra contro il nazifascismo facendo appello con successo anche alle forze antisocialiste perché partecipassero alla resistenza. I comunisti sfruttarono le contraddizioni proprie del campo imperialista per cui questo non poteva condurre la Seconda guerra mondiale come guerra antiproletaria e anticomunista. Questo permise anche in URSS di mobilitare nella resistenza gran parte di quelle forze antisocialiste che fino alla guerra il potere sovietico aveva represso, combattuto ed emarginato. Partecipando attivamente alla guerra esse riacquistarono un ruolo sociale che da tempo avevano perso e la loro partecipazione influenzò una serie di aspetti della conduzione della guerra antifascista da parte dell’Unione Sovietica.(24)

Dopo la guerra questo fenomeno non venne affrontato adeguatamente e divenne un altro fattore interno che rese, di lì a pochi anni, relativamente facile la vittoria dei revisionisti moderni in Unione Sovietica, il paese in cui la costruzione del socialismo era andata più avanti, in cui il proletariato aveva mantenuto il potere più a lungo e con il partito comunista più sperimentato.

Marco Martinengo

 

22.  Citato da E. Collazo, La guerra rivoluzionaria, cap.4, Edizioni Rapporti Sociali, 1989.

23.    Il caso del gen. Vlasov e delle forze armate da lui reclutate, come anche il reclutamento di formazioni combattenti che i nazisti riuscirono a condurre in porto in alcune zone dell’Unione Sovietica sono episodi che da una parte indicano e confermano gli sforzi fatti dai nazisti in questa direzione e dall’altra confermano la scarsa rispondenza che essi trovarono nella popolazione sovietica. Cosa tanto più significativa se si considera che il regime sovietico aveva solo poco più di vent’anni ed era nato e si reggeva su un’acuta lotta contro tutte le classi che avevano avuto un qualche ruolo dirigente fino a pochi anni prima dell’invasione tedesca.

24.    Alcuni di questi aspetti sono illustrati nel cap. 4 di E. Collazo, La guerra rivoluzionaria, Ed. Rapporti Sociali, 1989.

 

 

manchette

dal Progetto di Manifesto Programma del nuovo partito comunista italiano, pag. 30.

 

La mobilitazione rivoluzionaria trasse nuova forza dalla vittoria conseguita in Russia. La classe operaia, tramite i suoi partiti comunisti creati nell’ambito della Internazionale Comunista (1919-1943), in vari paesi coloniali e semicoloniali prese la direzione delle lotte antimperialiste di liberazione nazionale che culminarono nella fondazione della Repubblica popolare coreana e nella conquista del potere in Cina (1949) con la fondazione della Repubblica popolare cinese (RPC); condusse con forza in molti paesi la lotta contro il fascismo, il nazismo e il franchismo; difese con successo i propri ordinamenti politici instaurati in Unione Sovietica dai ripetuti assalti delle potenze imperialiste coalizzate (1918-1921 e 1941-1945) e dai sabotaggi, dai blocchi economici, dall’aggressione furibonda della borghesia imperialista che non arretrò di fronte ad alcun delitto; riuscì a scoraggiare i progetti aggressivi dei gruppi imperialisti anglo-americani che meditavano una seconda aggressione e a impedire la loro confluenza con i gruppi imperialisti tedeschi; con la grande vittoria contro l’aggressione dei nazisti e dei loro alleati (1945) riuscì a creare nuovi paesi socialisti in Europa orientale e centrale: le democrazie popolari di Polonia, Germania, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Albania e Jugoslavia; avviò la transizione al comunismo di più di un terzo della popolazione mondiale; sviluppò le forze rivoluzionarie in tutto il mondo; acquisì una grande esperienza nel campo del tutto inesplorato della transizione dal capitalismo al comunismo, sintetizzata nelle opere di Lenin, di Stalin (1879-1953) e di Mao Tse-tung (1893-1976).