Come parlano le classi - Rapporti Sociali n. 20 - novembre 1998

Come parlano le classi

Rapporti Sociali n. 20 - novembre 1998 (versione Open Office / versione MSWord )

 

È importante comprendere come le classi operano e parlano come un unico organismo, per imparare a comprendere le tendenze e a meglio “vedere” gli interessi delle classi nelle azioni e nei pensieri degli individui: infatti le classi parlano per bocca degli individui e operano tramite gli individui, anche senza abboccamenti, congressi, piani e complotti. Le azioni e i pensieri degli individui, apparentemente casuali e dagli individui vissuti come loro individuale prodotto, sono in realtà manifestazioni individuali degli interessi, dell’esperienza e della concezione del mondo di una classe ben determinata. Dobbiamo comprendere e affermare il ruolo delle classi nella vita delle società e contemporaneamente comprendere il ruolo degli individui.

Materiale di riferimento: G. Plekhanov, I1 ruolo della personalità nella storia.

 

La Presentazione di Rapporti Sociali 19 ha scatenato alcuni lettori. Si sono sentiti urtati dal collegamento lì indicato tra la vittoria elettorale dell’Ulivo (aprile ’96) e la costituzione del governo Prodi da una parte e dall’altra il soprassalto che hanno avuto le tendenze economiciste tra le FSRS e all’interno dei CARC.

“Come potere pensare che uomini, gruppi e ambienti cosi distanti si siano accordati tra loro e addirittura per dare battaglia contro i CARC?”, ci hanno obiettato.

Noi rispondiamo: “Voi vi lamentate che la realtà che vi circonda è complessa e caotica. Effettivamente vi appare complessa; ma solo perché vi ostinate a non ammettere il nesso che unisce il crepitio del vostro vestito, il rizzarsi dei peli del gatto del vostro vicino, il fulmine che vi spaventa e la lampadina con cui cercate di vedere”.

Se io dico che nelle notti di luna piena i lupi ululano, nessuno mi accusa di sostenere che i lupi si sono riuniti a congresso e si sono accordati per mettersi tutti a ululare nelle notti di luna piena. Ogni persona che mi ascolta riterrà che io sostengo che nelle notti di luna piena si crea una combinazione di condizioni tale che induce tutti o la gran parte dei lupi a mettersi a ululare.

Se io sostengo che gli affamati giunti a un certo stadio di digiuno hanno delle allucinazioni, nessuno mi accusa di sostenere che gli affamati si sono riuniti a congresso e si sono accordati per avere allucinazioni dopo alcuni giorni di digiuno. Ogni persona che mi ascolta riterrà che io sostengo che dopo alcuni giorni di digiuno si creano condizioni tali che tutti o gran parte delle persone affamate hanno allucinazioni.

Se io dico che in questa fase la borghesia imperialista si oppone con ogni mezzo alla ricostruzione del partito comunista, si alza un coro di voci che mi accusano di pensare sempre ai complotti. Se poi dico che la borghesia imperialista cerca con ogni mezzo di soffocare il lavoro che i CARC stanno facendo, alcuni scuotono il capo pensando alla megalomania. Eppure è un dato di fatto che l’esperienza pratica, l’istinto e la ragione si combinano per indurre gli esponenti della borghesia imperialista a sviluppare tutta la loro influenza e il loro potere culturale, economico, morale e poliziesco per impedire la ricostruzione di un vero partito comunista. Perché in questa fase l’interesse supremo della borghesia è impedire la ricostruzione del partito comunista. Non occorre che la borghesia si sia riunita a congresso, che i suoi politologi e i suoi questurini si siano dati convegno. L’esperienza viene prima della coscienza e la borghesia imperialista sa per esperienza che non deve permettere la nascita di un vero partito comunista (questo non vuole dire che ci riesca, né che sappia giustamente e tempestivamente individuare il pericolo). Ci sono vari livelli di conoscenza, di rapporto tra la coscienza e la realtà.

 Le classi sono raggruppamenti di individui che nel meccanismo della produzione sociale svolgono lo stesso ruolo, dal punto di vista dei rapporti di produzione. Gli individui di una classe sviluppano la loro vita entro limiti definiti dalla classe cui appartengono e quindi, in generale salvo eccezioni, anche la loro intelligenza, la loro sensibilità, la loro comprensione dei problemi e le soluzioni che possano escogitare per essi, i compiti che si pongono restano nell’ambito di quei limiti. Gli individui di una classe non si comportano tutti allo stesso modo, né hanno tutti le stesse vedute su un dato problema. Ma tutti i loro diversi e in qualche caso anche opposti modi di vedere restano compresi nell’orizzonte degli stessi interessi di classe.

Prendiamo un esempio. Alcuni esponenti della borghesia imperialista hanno sviluppato il grande affare della produzione e del commercio delle droghe. Alcuni gruppi e alcune istituzioni trovano il loro utile nella produzione delle droghe e contemporaneamente nella lotta contro la produzione delle droghe. Ma altri esponenti della borghesia imperialista si propongono sinceramente il compito della lotta contro l’impiego di droghe. Ma sia i borghesi che trovano il loro tornaconto nella produzione di droghe sia quelli che sinceramente la combattono si incontrano nella difesa della libera iniziativa economica individuale, nella difesa dell’onnipotenza del denaro e del segreto commerciale e bancario, nella difesa dell’ordine sociale esistente, nell’orrore per la mobilitazione delle masse direttamente interessate al problema, nel mantenimento delle condizioni generali che producono sia lavoratori costretti a lavorare per i trafficanti di droghe sia disperati votati al consumo delle droghe sia funzionari della repressione.

 

**** Manchette

Idealismo

Si chiama idealismo la concezione del mondo di quelle persone che credono che le idee sono l’origine e la causa della realtà e attribuiscono i mali degli uomini al fatto che essi non conoscono la verità. Nella pratica gli idealisti si propongono di modellare il mondo secondo le loro idee, anziché cercare di capire come le condizioni concrete del mondo facciano nascere in essi quelle date idee. L’idealismo è una concezione tipica delle classi dominanti. Esse ritengono di essere all’origine della società e del suo ordine, anziché esserne il risultato. Ritengono che la loro direzione sia la base indispensabile della vita degli altri uomini.

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Nella società borghese il furfante e il poliziotto promanano dalla stessa situazione sociale, appartengono allo stesso mondo e quindi si scambiano spesso di ruolo, come le cronache ampiamente confermano. Di fronte alla moltiplicazione dei conflitti e dei crimini che il suo sistema sociale produce, la borghesia non trova e non può trovare di meglio che moltiplicare corpi, strumenti e leggi per reprimere. Quindi moltiplica le fonti dei conflitti e dei crimini. Infatti in una società basata sugli antagonismi sociali che inevitabilmente diventano antagonismi tra individui, ogni legge nelle mani dei furfanti d’alto bordo diventa mezzo per coprire affari loschi e per regolare conti e strumento per opprimere gli oppressi; ogni corpo e funzionario pubblico diventa strumento di potere e focolaio di corruzione, di prepotenze, di complotti e di delitti.

È impossibile analizzare i fenomeni sociali e comprenderne lo sviluppo, se non si assume come soggetti principali le classi anziché gli individui, i gruppi e partiti. Perché è solo la condizione comune di classe che dà ragione di comportamenti degli individui per alcuni aspetti contraddittori, ma che realizzano in definitiva lo stesso risultato, nonostante le forme contrastanti che assumono, come quelle dell’aguzzino che riduce alla fame e del filantropo che organizza le mense del governo che produce povertà e stanzia fondi per soccorrere i poveri.

Quando indichiamo una classe come soggetto di operazioni politiche o culturali non necessariamente vogliamo dire che questa classe si è riunita a convegno e ha espresso consapevolmente una comune volontà. Vogliamo dire che i suoi interessi spingono in una determinata direzione e quindi si esprimono in individui che lavorano in quella direzione e che  proprio per questa comunanza di interessi l’attività degli individui incontra sostegno e appoggio nella classe. Il prete che apre la mensa per i poveri e Prodi che chiude le fabbriche IRI sono entrambi “eroi” per la borghesia.

Di fronte ad ogni “piaga sociale” generata dalle condizioni concrete di vita per il cui mantenimento i borghesi sono disposti a battersi fino alle estreme conseguenze, gli stessi o altri esponenti della stessa classe immaginano e mettono in atto rimedi, dalla repressione all’assistenza, che hanno il compito di rimediare o contenere gli effetti entro certi limiti. Ma tutti sono concordi nel non attaccarsi alle radici dei mali, che sono le stesse su cui poggia l’esistenza della loro classe e nel combattere chi attacca quelle radici.

L’idealismo consiste nel ritenere che all’origine delle attività individuali e anche della coscienza individuale stiano la coscienza e l’accordo, anziché gli interessi di classe che si esprimono anche, a volte, in attività, coscienze e sentimenti diversi e contrastanti e che solo ad un certo livello di sviluppo e solo in una certa misura, si traducono in attività preordinate e pianificate, coscienti. Una classe che non applica una politica consapevolmente, ne applica una alla cieca, ma applica comunque una politica.

 

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*** Manchette

Non lasciamoci ingannare dalle apparenze. Dove manca una teoria rivoluzionaria non c’è il vuoto, c’è la teoria della borghesia, una confusione tra teoria della borghesia (dominante) e idee rivoluzionarie sparse e disarticolate. Non c’è il vuoto.

Bisogna raccogliere le idee rivoluzionarie sparse, le esperienze, le sensazioni, i sentimenti e le percezioni che la lotta di classe e la lotta per la produzione producono nel proletariato ed elaborarle in un sistema organico: la teoria rivoluzionaria. Solo così è possibile costruire una teoria rivoluzionaria, una teoria del proletariato autonoma da quella della borghesia. Ma è evidente che questo lavoro di raccolta ed elaborazione di un sistema organico può essere compiuto solo dal partito (Stalin, Lettera da Kutais (1904), in Opere di Stalin, vol. 1). Il rapporto dialettico teoria-partito risulta allora chiaro. Il movimento delle masse popolari produce una qualche organizzazione (es. i CARC), questa raccoglie ed elabora in una certa misura, questa teoria produce il partito, il partito elabora ad un livello superiore, l’elaborazione del partito diventa maggiore capacità del partito di dirigere, la direzione del partito permette al movimento delle masse di raggiungere un livello superiore, le esperienze compiute dal movimento di massa forniscono nuovo materiale al partito che lo raccoglie, ecc. A seconda delle circostanze concrete (storicamente date) del movimento politico di un paese, in ogni dato momento è una di queste fasi che dà il tono a tutto il processo, è in quel momento principale.

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Nell’opera Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) Marx ha dettagliatamente mostrato e spiegato il rapporto che lega il comportamento politico degli individui agli interessi delle classi in campo e come sia possibile e giusto spiegare i primi partendo dai secondi e impossibile fare il contrario. Egli conclude l’esame delle varie tendenze politiche che nel febbraio 1849 si scontravano tra le masse popolari di Parigi indicando che non si deve credere che i rappresentanti politici della piccola borghesia siano tutti piccolo borghesi o che nutrano molta tenerezza per i piccolo-borghesi. Essi per cultura e situazione personale possono essere lontani dai piccolo-borghesi tanto quanto il cielo è lontano dalla terra. Ciò che fa di essi dei rappresentanti del piccolo-borghese è il fatto che la loro comprensione della realtà non va al di là dei limiti che il piccolo-borghese stesso non oltrepassa nella sua vita e perciò essi tendono, nel campo della teoria, agli stessi compiti e alle stesse soluzioni a cui l’interesse materiale e la situazione sociale spingono il piccolo-borghese nella pratica. Tale è, in generale, il rapporto che passa tra i rappresentanti politici e letterari di una classe e la classe che essi rappresentano, conclude Marx (Opere complete, vol. 11, pag. 135). Solo studiando in questa maniera le azioni degli individui, esse smettono di apparirci casuali e irragionevoli e ne troviamo la ragione. Solo assumendo questa concezione del mondo siamo capaci di parlare delle attività di una classe, senza dover supporre che i suoi membri abbiano una grande consapevolezza della realtà, si siano dati convegno e abbiano ordito un complotto.

 

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