Opere di Stalin, presentazone - Rapporti Sociali n. 19 - agosto 1998

Opere di Stalin

Rapporti Sociali n. 19 - agosto 1998 (versione Open Office / versione MSWord )

 

Presentazione

Le Opere di Stalin sono la raccolta di scritti, discorsi e lettere di Stalin, completa per quanto possibile e utile ai fini che ci proponiamo con la pubblicazione. Sempre a questi fini, la raccolta è stata arricchita, a partire dal 1934, con documenti del Partito Comunista (bolscevico) dell’Unione Sovietica e dell’Internazionale Comunista.

L’obiettivo principale a cui le Edizioni Rapporti Sociali mirano con la pubblicazione delle Opere di Stalin è quello di fornire ai comunisti, alle Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista e ai lavoratori avanzati, uno strumento indispensabile per assimilare gli insegnamenti dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria (1905-1945), in particolare della Rivoluzione d’Ottobre e della costruzione del primo paese socialista, l’Unione Sovietica.

La rivoluzione proletaria è la combinazione della rivoluzione socialista nei paesi capitalisticamente sviluppati con la rivoluzione democratico borghese nei paesi arretrati (semifeudali, coloniali o semicoloniali). La prima ondata della rivoluzione proletaria si è sviluppata negli anni 1905-1945 come conseguenza della prima crisi generale del capitalismo. Essa ha conseguito grandi risultati, anche se non ha raggiunto il superamento definitivo del capitalismo ed è rifluita quando la prima crisi generale del capitalismo è trapassata in un periodo di ripresa dell’accumulazione del capitale e di nuova generale espansione delle attività economiche (1945-1975).

I principali risultati della prima ondata della rivoluzione proletaria sono stati le prime rivoluzioni vittoriose, la costruzione dei primi paesi socialisti, la costituzione di partiti comunisti in quasi tutto mondo con un enorme sviluppo della loro esperienza e della loro influenza, la liquidazione del vecchio sistema coloniale.

La Rivoluzione d’Ottobre e la costruzione del socialismo in Unione Sovietica, proseguita con successo fino alla metà degli anni ’50, insegnarono ai lavoratori e ai popoli di tutto il mondo che era possibile abbattere la borghesia, che i lavoratori potevano fare a meno dei padroni, che potevano prendere in mano il loro paese e dirigerlo infinitamente meglio di quanto avevano fatto fino ad allora anche i più avanzati regimi borghesi, che potevano porre fine alla miseria, alla fame, allo sfruttamento, all’oppressione, all’ignoranza della massa della popolazione cui nessun regime borghese ha mai posto fine.

Le lotte condotte in tutto il mondo dalle masse popolari sotto la direzione dei partiti comunisti formatisi come sezioni dell’Internazionale Comunista, hanno creato ovunque una base più avanzata di esperienza e di coscienza. Il ruolo politico cultuale assunto da milioni di uomini e donne nei paesi europei come l’Italia e la Francia durante la Resistenza (1941-1945) contro il nazifascismo e la Spagna durante la Guerra civile (1936-1939) hanno costituito un passo in avanti nella costruzione di una società senza classi, quella società di “liberi ed eguali” verso cui spinge tutto il corso della storia moderna. La costituzione del campo socialista che si estendeva dall’Europa centrale all’Asia sud-orientale e comprendeva circa un terzo dell’umanità, ha dato a questo “assalto al cielo” delle classi oppresse e sfruttate la dimensione di un’esperienza collettiva che non si cancella.

Alla fine degli anni ’80 la Germania imperialista ha ingoiato la Repubblica Democratica Tedesca e il mondo imperialista ha ingoiato gran parte dei paesi socialisti: ma né l’una né l’altro riescono a digerire e il “mal di stomaco” di cui già pativano a causa della seconda crisi generale del capitalismo è aumentato.

La Comune di Parigi (1871) durò solo tre mesi, ma diede insegnamenti essenziali per la prima ondata della rivoluzione proletaria che si sviluppò quarant’anni dopo. L’esperienza dei paesi socialisti costituisce un patrimonio ben più ricco, su una scala enormemente maggiore.

La liquidazione del vecchio sistema coloniale, attuata nell’ambito della prima ondata della rivoluzione proletaria, ha immesso la maggioranza dell’umanità nel corso della storia mondiale come protagonista, ha creato un punto di partenza più avanzato per le lotte che si stanno ora nuovamente sviluppando. La Rivoluzione cinese ha creato un precedente per tutti i paesi coloniali e semicoloniali.

I gruppi imperialisti stanno ricolonizzando i paesi semicoloniali, ma proprio questo genera guerre ed emigrazioni che accelerano lo sconvolgimento dei paesi imperialisti già in preda alla seconda crisi generale del capitalismo.

Gran parte delle conquiste della prima ondata della rivoluzione proletaria si svolsero nel breve periodo di 50 anni, nella prima metà del secolo che sta per finire.

La comprensione che i protagonisti ebbero dei processi in corso, gli obiettivi che si posero e le linee e i metodi con cui cercarono di dirigere il corso degli avvenimenti sono sintetizzati al massimo livello, in misura importante, negli scritti di Stalin e negli altri testi di questa raccolta. Il loro studio, unitamente alto studio delle opere di Lenin e di Mao Tse-tung (e in particolare a quello della Rivoluzione Culturale Proletaria) e alla luce di quanto è avvenuto successivamente fino ai nostri giorni, permetterà di distinguere il grande patrimonio di esperienze che va salvaguardato, dagli errori che vanno evitati e dai limiti che vanno superati.

Le sconfitte che il movimento comunista ha subito nella seconda metà del nostro secolo, la corruzione e l’erosione dei paesi socialisti fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, la ricolonizzazione in corso in gran parte dei paesi semicoloniali, l’eliminazione delle conquiste strappate dalle masse popolari sotto la direzione dei partiti comunisti, fino all’attuale stato di sofferenza, di devastazione e di guerra legato al predominio riconquistato dalla borghesia imperialista e alla sua nuova crisi generale, rendono la comprensione e la valorizzazione dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria una componente indispensabile della rinascita del movimento che si sta sviluppando.

In secondo luogo ci proponiamo di fornire alla nuova leva di comunisti una parte importante del patrimonio teorico del movimento comunista.

Molti dei temi, delle proposte e delle teorie che la borghesia butta ai piedi dei lavoratori avanzati e delle FSRS per intralciare il loro cammino, come scoperte postmoderne, nuove, attualissime sono in realtà rimasticature di tesi e proposte che il movimento comunista aveva criticato teoricamente e superato anche praticamente nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria. Stalin è un polemista acuto, capace di condurre il lettore a esaminare i vari aspetti del tema che tratta e a capirne a fondo la natura e la soluzione dettata dall’esperienza accessibile anche al lettore.

In terzo luogo ci proponiamo di contrastare la denigrazione del movimento comunista, e in particolare della costruzione del socialismo in URSS e della Resistenza contro il nazifascismo, che, unitamente alla rivalutazione del fascismo, del franchismo, del nazismo e di tutte le anticaglie reazionarie (dal Dalai Lama al Vaticano), sono il risvolto spirituale del movimento pratico di eliminazione delle conquiste che gli operai e le masse popolari strapparono alla borghesia, in ogni paese del mondo, nell’ambito del movimento comunista fino alla metà degli anni ’70. La resistenza delle masse popolari alla liquidazione delle conquiste, ossia la difesa delle conquiste e l’attacco al regime della borghesia imperialista, devono avere necessariamente anche il loro aspetto ideologico. La pubblicazione delle Opere di Stalin si colloca in esso. L’accanimento della borghesia nel denigrare Stalin, l’Internazionale Comunista e l’opera svolta dal Partito Comunista (bolscevico) dell’Unione Sovietica e dallo Stato sovietico prima del 1956 è la misura del danno che gliene è derivato. I comunisti devono essi per primi sottrarli all’intossicazione delle coscienze e all’alterazione degli eventi cui la borghesia imperialista deve ricorrere per salvaguardare i suoi interessi.

In quarto luogo la pubblicazione delle Opere di Stalin vuole essere anche un omaggio ai comunisti e alle comuniste, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai partigiani e alle partigiane che hanno combattuto vittoriosamente ed eroicamente contro il nazifascismo, sotto la “bandiera di Stalin”, cioè nello schieramento promosso dall’Internazionale Comunista, dall’Unione Sovietica e dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Quindi la nostra non è una “edizione critica” dei testi di Stalin, del partito Comunista (bolscevico) della Rivoluzione So vietica e dell’Internazionale Comunista, una presentazione più o meno dotta e “oggettiva” della loro opera. Vuole essere invece un’edizione onestamente e dichiaratamente comunista, volta a fornire uno strumento di lotta alle nuove leve, a mettere in risalto l’attualità dei testi presentati ai fini della lotta attuale.

Il 1998 è il 150° anno del movimento comunista, se datiamo la sua nascita dalla pubblicazione del Manifesto del partito comunista (febbraio 1848). In questi 150 anni il movimento comunista ha fatto molti passi avanti, ovviamente attraverso tentativi, errori e sconfitte seguite però sempre da riprese che sono la conferma della sua vitalità, confermano cioè che esso è espressione di ragioni profonde e tuttora vive. Uno dei passaggi più importanti del movimento comunista è stata la Rivoluzione d’Ottobre, la costruzione del socialismo in Unione Sovietica e lo sviluppo del comunismo nel mondo cui essa ha dato luogo. Ne è venuto un patrimonio immenso di esperienze, a cui attingono e attingeranno i comunisti di tutto il mondo nel lavoro che stanno facendo e in quello che faranno.

Si tratta di esperienze su cui ritorneranno tutti quelli che via via, man mano che procede la seconda crisi generale del capitalismo, saranno dall’esperienza pratica della loro vita indotti a riflettere sulle contraddizioni della nostra epoca e a cercare di trovare, tra le mille tendenze contraddittorie che ora si scontrano, una via suscettibile di diventare la direzione di avanzamento delle masse popolari, per valorizzare le enormi forze produttive conquistate liberandosi dai rapporti di produzione che ne fanno un tramite di distruzione e di perversione.

È alla celebrazione del 150° anno del movimento comunista che dedichiamo questa pubblicazione.

 

La redazione delle Edizioni Rapporti Sociali

 

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