Lotta Ideologica Attiva nei CARC, marzo - ottobre 1997 - Rapporti Sociali n. 19 - agosto 1998

Lotta Ideologica Attiva nei CARC

Rapporti Sociali n. 19 - agosto 1998 (versione Open Office / versione MSWord )

 

marzo - ottobre 1997

 

Nel Corso del 1997, in particolare da marzo a ottobre, abbiamo svolto un generale lavoro di ripulitura nei CARC. La lotta e i risultati hanno scombussolato vari simpatizzanti e osservatori che hanno seguito gli avvenimenti dall’esterno, con i limiti che ciò comporta. Essendo esterni al nostro lavoro, niente di strano che non si siano resi conto degli sviluppi concreti che aveva la nostra contraddizione principale (tra voler essere partito e non essere ancora partito).

Queste brevi note e la lettera aperta che pubblichiamo è probabile rendano chiari la natura, il percorso e il risultato della cosa. Naturalmente non saranno di alcuna utilità a chi non accetta di studiare il fatto. Alcuni compagni non solo non considerano inevitabili e salutari i contrasti e le lotte, ma li ritengono una sciagura di per se stessi (cioè indipendentemente dal contenuto, dallo svolgimento e dal risultato concreti di ogni singola lotta). Per costoro ovviamente è inutile ogni spiegazione e chiarimento sulla lotta che abbiamo condotto. Varrà forse la pena ricordare ad essi:

- che tutti i partiti comunisti che hanno combinato qualcosa di positivo, da quello russo a quello cinese, sono cresciuti attraverso grandi e acute lotte;(1)

- che ogni cosa cresce solo lottando contro il suo contrario;

- che dove non c’è contraddizione, non c’è vita.

 

1. Per illustrare le lotte svoltesi nel Partito comunista cinese, durante i suoi primi 15 anni di vita, rimandiamo allo scritto Mao Tse-tung, Risoluzione su alcune questioni della storia del nostro partito (1945), (Opere di Mao Tse-tung, vol. 9).

Per illustrare le lotte svoltesi nel Partito comunista russo, rimandiamo a Stalin, Storia del Partito comunista (bolscevico) dell’Urss (Edizioni Rapporti Sociali).

 

 

Ricostruire il partito per mezzo dei CARC è la strada che stiamo seguendo dal 1992. Alcuni nostri conoscenti sostengono che è una strada impossibile. Noi crediamo che sia difficile, ma che sia l’unica possibile. A posteriori siamo confortati in questa convinzione, dal fatto che nel frattempo nessuno ha fatto passi avanti maggiori di quelli che abbiamo fatto noi verso l’obiettivo.

Il senso generale del lavoro dei CARC mobilitare e organizzare compagni arretrati rispetto alle esperienze della lotta di classe che si a svolta in Italia negli anni Settanta e Ottanta, ma disposti a:

1. trasformarsi attuando nei limiti delle loro forze la linea generale del futuro partito comunista,

2. lavorare per creare le condizioni per la costituzione del partito,

3. raccogliere in particolare gli insegnamenti delle esperienze della lotta di classe in Italia negli anni Settanta e Ottanta e, in generale, gli insegnamenti di quelle dei 150 anni di movimento comunista.

Quando le condizioni saranno create nella misura necessaria, costituiremo nuovo partito.

Questo vuol dire che l’obiettivo principale del nostro lavoro è “creare le condizioni della costituzione del partito”. Tutto il resto (appoggio alla lotta di difesa, propaganda di massa, ecc.) è necessario, oggi, in funzione di questo obiettivo.

Disposti a trasformarsi vuol dire che gli individui, gli organismi, le relazioni tra questi, il contenuto del lavoro, ecc. devono adattarsi ai risultati che via via traiamo dall’esperienza.

Siamo partiti con i compagni che abbiamo trovato, via via altri si sono uniti a noi, alcuni ci hanno lasciato. Il nostro la voro è cresciuto e migliorato, abbiamo imparato molte cose che prima non conoscevamo. Abbiamo creato in una certa misura quelle condizioni. Tutto ciò e lo sviluppo delle condizioni esterne verso la fine del ‘96 hanno reso possibile e necessario compiere nei CARC alcune trasformazioni che si riassumono in “rafforzare il Centro e adottare il centralismo democratico come principale principio organizzativo, in particolare negli organismi dirigenti dei CARC”. Senza questo passo, era sempre più difficile procedere e il nostro lavoro nella creazione delle condizioni si sarebbe fermato nel giro di poco tempo di conseguenza gli organismi si sarebbero corrotti diventando semplici e normali organismi movimentisti o “agenzie di iniziative” e quindi si sarebbero disgregati).

Alcuni dei dirigenti e dei membri dei CARC non hanno voluto compiere quel passo. Non hanno più espresso apertamente e cercato di motivare il rifiuto. Se così avessero fatto, lo scontro sarebbe stato chiaro e avrebbero raccolto ben poco seguito. Per un po’ di tempo hanno formalmente accettato e anche avvallato tutte le direttive che andavano in quella direzione, ma le boicottavano o le disattendevano nella pratica, per quanto di loro competenza. Qualche esempio: cercavano il spostare tutte le risorse e le energie nel sostegno alle lotte di difesa a scapito della costruzione dell’organizzazione; privilegiavano il proprio comitato a spese dell’attuazione della linea 10, 100, 1000 CARC; abbandonavano o trascuravano il lavoro del Centro; rifiutavano di partecipare al lavoro del Centro privilegiando lavoro locale ed esaurivano il Centro per rafforzare il lavoro locale; cercavano di creare l’unita attorno agli individui anziché attorno alla linea. Insomma il contrario della nostra linea “creare 10, 100, 1000 CARC per la ricostruzione del partito comunista”. Tacitamente, nell’ambito della nostra contraddizione sopra indicata (di voler essere partito e non essere ancora partito), veniva via via prendendo forma una linea di destra.

“Se l’opportunismo cercasse di esprimere apertamente, chiaramente e organicamente le proprie posizioni, non sarebbe opportunismo” diceva Lenin. Anche nel nostro caso è la sinistra che ha dovuto dare forma organica alle posizioni degli opportunisti e mostrarne il significato in relazione alla fase che attraversa la lotta di classe nel nostro paese (ricostruzione del partito comunista).

A marzo ‘97 sono stati posti questi problemi nella Segreteria Nazionale dei CARC. Gli esponenti della destra, minoranza nella SN, hanno fatto grandi proteste e grida sulla direzione personalistica, sulla linea soggettivista e avventurista e hanno bloccato del tutto il funzionamento del Centro (della Segreteria Nazionale che ne è l’organo dirigente). A seguito di ciò a luglio del ‘97 abbiamo aperto una campagna di libera discussione nei CARC, sul tema “rafforzare il Centro e adottare il centralismo democratico come principale principio organizzativo, in particolare negli organismi dirigenti dei CARC” e l’assemblea dei segretari dei Comitati ha nominato a maggioranza un Gruppo di Lavoro provvisorio incaricato di dirigere la campagna, con scadenza a ottobre del ‘97. La destra, smascherata, si è rifiutata di partecipare alla campagna di discussione e ha cercato di tenerne al di fuori i suoi seguaci, costituendo, prima segretamente poi apertamente, una frazione in nome dell’“offesa” fatta ai dirigenti di destra non chiamati a far parte del Gruppo di Lavoro. Per quattro mesi (luglio-ottobre) nei CARC si è dibattuto apertamente e ampiamente il tema della campagna. Tutti i membri hanno potuto esprimere le loro opinioni e sottoporle alla discussione degli altri compagni, a tutti i livelli.

A ottobre abbiamo tirato le conclusioni della campagna, abbiamo fissato una linea, nominato nuovi organismi dirigenti preso le misure necessarie per rafforzare il Centro e adottare il centralismo democratico come principale principio organizzativo, in particolare negli organismi dirigenti dei CARC. Contemporaneamente abbiamo sciolto i Comitati che avevano aderito in blocco alla frazione e non avevano partecipato alla campagna. I membri che non hanno voluto aderire alla linea adottata dalla maggioranza si sono dimessi.

Tutto è molto chiaro, salvo il fatto che si è formato un nuovo gruppo (Linea-rossa) che ovviamente giura di voler ricostruire il partito comunista. Infatti questo giuramento è la condizione perché la destra vera e propria possa trascinare con  sé compagni arretrati o deboli, incapaci di orientarsi. La destra non si presenta mai apertamente con la sua linea, specialmente all’inizio. È una legge del movimento comunista. Così fecero i menscevichi negli anni precedenti la Rivoluzione d’Ottobre, così fece Togliatti nel 1944, così fece Kruscev nel 1956. Giurano sugli obiettivi, ma indicano, per aggiungerli, una strada che li rende irraggiungibili e porta lontano da essi.

Tutta questa lotta nei CARC ha avuto effetti positivi. Ci siamo liberati di dirigenti che non erano decisi ad andare avanti, ma erano aggrappati al loro ruolo. Altri hanno occupato il loro posto lasciato libero. Questo ha liberato molte energie e ora le cose vanno meglio. Tuttavia abbiamo perso, oltre ai destri irriducibili, anche alcuni compagni arretrati o deboli.

Il nostro scontro non riguarda problemi solo nostri, è un problema di linea che riguarda una buona parte delle FSRS. Basta vedere la neonata Confederazione dei Comunisti/e Autorganizzati: è costruita sull’illusione di poter scatenare grandi lotte rivendicative solo perché loro lo vogliono e di poter creare un “blocco sociale alternativo” senza partito.

Noi continueremo la nostra lotta e con il tempo i fatti prevarranno sulle impressioni e sui desideri campati in aria.

È normale che nel procedere ci sia la separazione di quelli che per uno o l’altro motivo non vogliono andare avanti. Perdere alcuni (i destri irriducibili che erigono l’arretratezza a linea) è la condizione necessaria per “unirsi alle masse”, cioè per rendersi capaci di dirigere la mobilitazione delle masse e condurla alla vittoria.

All’esterno le cose sembrano più ingarbugliate. Ma tutti i partiti comunisti che hanno combinato qualcosa di buono, hanno ripetutamente fatto pulizia al loro interno. Ciò induce chi vuole andare avanti e ha un atteggiamento scientifico, a non considerare a priori negativa l’epurazione, ma a entrare in merito in ogni caso concreto.

Il fatto che abbiamo perso anche alcuni compagni (arretrati o deboli, ma non destri irriducibili) è dovuto a nostri limiti ed errori. Cerchiamo di comprenderli e di correggerli. Uno è, a nostro parere, quello di aver esitato a dare battaglia, non aver voluto (per debolezza della concezione materialista dialettica, per amore del quieto vivere, per sfiducia nelle masse e troppa fiducia nei dirigenti) prendere atto con preveggenza che saremmo arrivati a una lotta e quindi non aver preparato le condizioni favorevoli a isolare maggiormente la destra.  

 

 

 

 

 

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