Il nuovo partito comunista italiano - Rapporti Sociali n. 19 - agosto 1998

Il nuovo partito comunista italiano

Rapporti Sociali n. 19 - agosto 1998 (versione Open Office / versione MSWord )

 

Da giugno a novembre 1998 i CARC svilupperanno la campagna su “il nuovo partito comunista italiano”.

L’obiettivo delta campagna a migliorare la comprensione della necessità del partito comunista e delle caratteristiche che deve avere un “partito comunista adeguato ai compiti che il procedere della seconda crisi generale del capitalismo e la conseguente situazione rivoluzionaria in sviluppo (v. Rapporti Sociali n. 9-10 pagg. 31-43) pongono di fronte a esso e che tenga pienamente conto dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria (1905-1945)”. Si tratta quindi di migliorare la comprensione della natura del partito di cui la classe operaia ha bisogno per instaurare la sua direzione nella resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della seconda crisi generale del capitalismo (Rapporti Sociali n. 17-18 pagg. 55-71) e per trasformare questa resistenza in mobilitazione rivoluzionaria delle masse, in lotta per il socialismo.

È quindi una campagna che prepara, sostiene, contribuisce a definire nel concreto i passi “possibili e necessari” verso la ricostruzione del partito. Infatti questi passi saranno compiuti dai compagni più preparati per compierli, ma essi sono resi possibili e vanno progettati sulla base del terreno favorevole a essi che vi è nei CARC, nei lavoratori avanzati e nelle Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista (FSRS).

È una campagna che deve rafforzare chi lavora per la ricostruzione del partito comunista

- sia di fronte a chi non pone decisamente in primo piano, come principale, la ricostruzione del partito comunista rispetto alle lotte rivendicative. La storia e l’esperienza attuale ci insegnano che il partito è indispensabile anche per sviluppare le lotte rivendicative oltre un livello elementare: invertire l’ordine di priorità vuol dire condannarsi al fallimento;

- sia di fronte a chi mantiene nel campo delle nebbie il proprio dichiarato proposito di ricostruire il partito comunista. Dichiara di lavorare per la ricostruzione del partito, ma non fa un bilancio dei tentativi fatti finora per individuare le cause del loro fallimento e trarne insegnamento; non analizza la situazione del problema nel nostro paese; non si dà una linea finalizzata a questo obiettivo; non indica quali sono le condizioni necessarie per la costituzione del partito; non indica come lavora per creare queste condizioni; non svolge il lavoro di oggi in funzione della creazione di queste condizioni. Insomma riduce il suo essere per il partito a una dichiarazione di intenti, a un’aspirazione e a un’attesa mistica dell’avvento del partito (attendismo e fatalismo), oppure alla sua buona volontà e al suo sforzo.

Con questa campagna i CARC si ripromettono di attingere dall’esperienza del movimento comunista italiano e internazionale, di imparare dagli insegnamenti che da quella esperienza si possono trarre, di combattere la sfiducia nel comunismo: nella causa del comunismo, nella realizzabilità del comunismo, nel corso principalmente positivo del movimento comunista.

In questo senso la campagna è profondamente legata alle celebrazioni del 150° anniversario della nascita del movimento comunista.

La campagna a iniziata con la celebrazione della Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero (19 giugno), mettendo al centro la continuità storica del movimento degli anni Settanta con il movimento comunista e la connessione, con il contemporaneo movimento comunista internazionale, di quegli anni (lotta del Partito Comunista Cinese e del Partito del Lavoro d’Albania contro il revisionismo moderno, Rivoluzione Culturale Proletaria nella Repubblica Popolare Cinese, Guerra Popolare Rivoluzionaria in Vietnam, in Cambogia e nel Laos).

La tendenza positiva del movimento degli anni Settanta fu la ricostruzione del partito comunista e la ricerca di una via  reale (cioè rivoluzionaria) al socialismo contro la deviazione revisionista prevalsa nel PCI sotto la direzione di Togliatti e Berlinguer; la tendenza negativa fu soggettivismo e il militarismo (lotta armata senza partito, primato delle armi sulla mobilitazione delle masse dirette dal partito).

La campagna proseguirà con una serie di iniziative: iniziative editoriali di materiale di studio sulle esperienze del movimento comunista italiano e internazionale, con particolare attenzione alla storia del vecchio PCI; elaborazione di un manifesto programmatico del nuovo partito comunista italiano; gruppi di studi dibattiti, conferenze, attività di propaganda; raccolta di sottoscrizioni al fondo per il nuovo partito comunista italiano; incontri con operai avanzati su come sta conducendo e come si può condurre meglio, tra gli operai, la lotta per creare condizioni necessarie per la ricostituzione del partito.

 

 

***** Manchette 1

 

La mobilitazione rivoluzionaria delle masse e la mobilitazione reazionaria delle masse

La mobilitazione rivoluzionaria delle masse è la loro mobilitazione guidata dalla classe operaia quale nuova classe dirigente, per la rivoluzione socialista.

La mobilitazione reazionaria delle masse è la loro mobilitazione guidata da gruppi della borghesia imperialista, per la distruzione di una parte del capitale accumulato e l’instaurazione di nuove forme dei rapporti di produzione capitalisti e della sovrastruttura corrispondente.

*****

 

***** Manchette 2

 

La resistenza delle masse popolari al pro cedere della crisi generale del capitalismo

La resistenza è l’insieme delle attività pratiche e spirituali che le masse mettono in campo per far fronte al procedere della crisi della società borghese. La crisi spinge le masse popolari a mobilitarsi. Le circostanze pratiche della vita distruggono giorno dopo giorno le certezze di ieri e obbligano milioni di uomini, per lo più ancora individualmente, a cercare soluzioni a un cataclisma che, al contrario, è collettivo e contro cui poco o nulla in realtà possono gli sforzi individuali finché non con fluiscono in una forza collettiva. La resistenza si sviluppa in modo caotico, combina diversi aspetti e comprende sia la mobilitazione rivoluzionaria che la mobilitazione reazionaria delle masse popolari; riguarderà un’intera fase storica e procederà, in crescendo, per un lungo periodo attraverso alti e bassi.

Dirigere questo processo vuol dire mettersi in grado di trasformare la società. Per far questo occorre imparare a “vedere” la resistenza delle masse popolari nelle sue mille contraddittorie forme, far emergere le tendenze che favoriscono il progresso verso la rivoluzione socialista, contenderne la direzione alla borghesia imperialista sfruttando anche la mobilitazione reazionaria delle masse popolari a proprio vantaggio, costruire e rafforzare gli organismi della classe operaia (in primo luogo il partito comunista) per portare la direzione della classe operaia nel movimento di resistenza delle masse popolari.

*****

 

Rapporti Sociali 1985-2008 - Indice di tutti gli articoli