Comunisti, forze soggettive della rivoluzione socialista, avanguardie di lotta nella ricostruzione del partito comunista - Rapporti Sociali  14-15,  inverno - primavera 1994

Comunisti, forze soggettive della rivoluzione socialista, avanguardie di lotta nella ricostruzione del partito comunista

Rapporti Sociali n. 14-15,  inverno - primavera 1994 (versione Open Office / versione MSWord )

 

La ricostruzione del partito comunista è una necessità della classe operaia: essa non può assurgere al ruolo di classe dirigente delle masse popolari se non crea un organismo adatto a raccogliere, concentrare e sviluppare le sue migliori energie spirituali e materiali. La ricostruzione del partito comunista è anche un’aspirazione profonda dei comunisti e di molte forze soggettive della rivoluzione socialista. Come si presenta nel nostro paese la ricostruzione del partito comunista? Che problemi presenta?

Riteniamo che vi siano attualmente in Italia tre gruppi che, a titolo diverso, vanno presi in considerazione perché hanno un ruolo nella ricostruzione del partito comunista: i comunisti, le forze soggettive della rivoluzione socialista, le avanguardie di lotta.

Con l’espressione comunisti indichiamo quella parte delle forze soggettive della rivoluzione socialista che assumono come propri la concezione materialista dialettica del mondo e della società e il patrimonio di esperienze del movimento comunista organizzato, un movimento internazionale nato 150 anni fa. Si tratta quindi di compagni che aspirano a essere promotori e dirigenti del processo pratico di trasformazione della società capitalista in società comunista, a diventare membri del partito politico della classe operaia, l’espressione più alta della classe operaia che lotta per il potere. Essi vivono la contraddizione di essere oggi comunisti senza partito comunista benché tutta l’esperienza che condividono abbia insegnato che non possono assolvere il loro compito se non si costituiscono in partito della classe operaia.

Essi devono anzitutto chiedersi perché sono ancora senza partito. A partire dagli anni ’60, quando l’appartenenza allo schieramento del revisionismo moderno divenne legge nel PCI, più volte vari compagni hanno cercato di ricostituire il partito comunista, riunendo i comunisti e proponendo l’unità organizzativa dei comunisti. Subito si sono scontrati col problema di quelli che si dicono e si ritengono comunisti, ma che i promotori dell’unità non ritenevano affatto comunisti. Ogni persona può dirsi comunista, ma questo basta a farne un comunista? Allora sono ripiegati sui “veri comunisti”. Ognuno ha annoverato tra i “veri comunisti” quelli con cui intendeva unirsi, cioè quelli con cui aveva solo divergenze minori. Ma non è questo un metodo soggettivista, che parte da sé anziché partire dalle masse? I risultati si sono visti: ognuno di questi raggruppamenti è passato nel dimenticatoio. Dopo un po’ di “coabitazione”, le divergenze che erano minori proprio perché l’attività politica era poca o inesistente, sono diventate maggiori e la “coabitazione” impossibile. Perché? Perché veniva posto in primo piano quello che si pensava, il pensiero invece del ruolo svolto nel movimento politico della società. Stare assieme nel partito si doveva basare sul pensare alla stessa maniera, sull’unità nel pensiero. La lotta per la costruzione del partito era principalmente per ognuno lotta per portare gli altri (i compagni e via via le masse) a pensare come lui pensava. Certamente per essere in un partito ci vuole in ogni momento una certa unità di pensiero. Ciò è indubbio. Ma, appunto, una certa unità. E se l’unità di pensiero non è più di tanto? I partiti comunisti dicono soggezione della minoranza alla maggioranza, lotta tra le due linee, ecc. Ma ciò implica che l’unità del partito non è fondata principalmente sull’unità di pensiero dei suoi membri e che l’unità di pensiero è relativa.

Certamente nel partito comunista si deve costantemente lottare per l’unità sulla concezione proletaria del mondo (il materialismo dialettico e storico), per l’unità nell’analisi della situazione, per l’unità sulla linea, per l’unità sui programmi, per l’unità sui metodi di lavoro e di direzione. Ma come si lotta per l’unità? Come si costruisce l’unità di pensiero nel partito? Col dibattito sulle idee, sui libri? Certamente no! Si costruisce principalmente col bilancio dell’esperienza, la  verifica nella pratica e ancora il bilancio dell’esperienza e la lotta contro la linea borghese.

Tutto questo ci porta a concludere che l’unità del partito si basa sul ruolo politico che esso svolge. L’unità di pensiero, di orientamento, ecc. si costruisce facendo il bilancio del ruolo svolto nella pratica, dei risultati conseguiti. Ripetutamente Mao Tse-tung dice che Chiang Kai-shek è stato il principale maestro dei comunisti cinesi. Come è possibile? Perché ogni volta che i comunisti sbagliavano, il loro nemico riusciva a colpirli e quindi li costringeva a correggersi. Sarebbe stato possibile questo se l’unità dei comunisti si fosse basata sull’avere le stesse idee?

Il bilancio che traiamo dall’esperienza trentennale di tentativi falliti di ricostruire il partito comunista è quindi che il processo attraverso cui i comunisti costruiranno il partito comunista confluisce con il processo della trasformazione delle forze soggettive della rivoluzione socialista e si compie nel loro legame con la resistenza delle masse popolari alla crisi.

Con l’espressione forze soggettive della rivoluzione socialista (FSRS) indichiamo individui e organismi che nella loro attività si pongono l’obiettivo della rivoluzione socialista. Quindi questa categoria comprende anche i comunisti. Tuttavia la storia del nostro paese, le vicende economiche e politiche degli anni che abbiamo alle spalle, il corso seguito dalla lotta contro il revisionismo moderno hanno fatto sì che nel nostro paese esistano forze soggettive della rivoluzione socialista non comuniste nel senso sopra indicato. Noi sosteniamo che quelle di esse che si metteranno ad assolvere il compito di questa fase (cui dedichiamo un articolo anche in questo numero di Rapporti Sociali), si trasformeranno fino a diventare comuniste e a costruire il partito della classe operaia del nostro paese, il partito comunista italiano, parte del movimento comunista internazionale. Oggi il legame dialettico tra le forze soggettive della rivoluzione socialista non comuniste e i comunisti consiste nel fatto che le prime si trasformano nei secondi e i secondi si trasformano anche favorendo il processo di trasformazione delle prime.

Le forze soggettive della rivoluzione socialista sono un prodotto necessario del movimento delle masse. I1 movimento delle masse, prodotto e mosso da cause materiali e ammaestrato principalmente dall’esperienza diretta, può procedere oltre un certo limite solo se produce le sue forze soggettive. Ma prima che come coscienza, quindi nelle forze soggettive, la tendenza delle masse al comunismo esiste come tendenza pratica. In ogni situazione, in ogni frazione delle masse vi è sempre una sinistra, un centro e una destra. Le avanguardie di lotta sono la sinistra del movimento delle masse. Esse in ogni frazione delle masse e in ogni fase del movimento personificano, sono gli esponenti, i portavoce della tendenza positiva che però può prevalere solo se la sinistra unisce a sé il centro e isola la destra che personifica la tendenza negativa. Non è la coscienza che caratterizza le avanguardie di lotta, ma il ruolo pratico. Quindi le avanguardie di lotta possono anche non pensare affatto alla rivoluzione socialista e ancor meno al comunismo: ma nella loro situazione sono la sinistra, ossia impersonano e sviluppano la tendenza positiva. Per questo motivo preciso quando distinguiamo da una parte le masse e dall’altra le forze soggettive (che pure in un altro senso sono anch’esse parte delle masse), le avanguardie di lotta fanno parte delle masse e non delle forze soggettive: perché ciò che le caratterizza non è la loro coscienza (che invece è ciò che caratterizza le forze soggettive), ma la loro azione pratica (che è ciò che caratterizza le masse). Non necessariamente le avanguardie di lotta (la sinistra) sono, in un dato ambiente, quelle persone che si proclamano di sinistra, che si dichiarano comunisti, ecc. La storia del nostro paese è complicata, il movimento comunista è di lunga data, il revisionismo e le azioni provocatrici e diversive (consapevoli e “spontanee”) della borghesia imperialista hanno compiuto il loro lavoro, l’idealismo (la contrapposizione del pensiero alla realtà) è un aspetto inevitabile della separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale (quindi in definitiva della divisione tra classi sfruttatrici e classi sfruttate): tutto questo fa sì che a volte la sinistra (le avanguardie di lotta) sono una cosa e chi si proclama sinistra (e persino comunista) un’altra cosa. È una contraddizione in più da trattare e trattarla porta ad arricchire la nostra esperienza e  comprensione della realtà: null’altro!

Le forze soggettive della rivoluzione socialista cercano in ogni situazione concreta la sinistra e la sinistra ha oggettivamente bisogno di loro: non dei predicatori idealisti, ma di quelli che con la forza e gli strumenti che loro derivano dall’essere forze soggettive l’aiutano a prevalere. Non a caso le avanguardie di lotta sono la parte delle masse più sensibile all’intervento delle forze soggettive della rivoluzione socialista diretto a rafforzare e far prevalere la tendenza positiva. Questo trovarsi e “riconoscersi” delle forze soggettive della rivoluzione socialista e della sinistra delle masse diventa anzi per le forze soggettive una prima, elementare conferma (verifica) che esse sono sulla strada giusta.

Comunisti, forze soggettive della rivoluzione socialista, avanguardie di lotta (sinistra delle masse): si tratta di tre tipi di persone e di organismi, di tre categorie della lotta politica, non di tre definizioni e di tre espressioni linguistiche. Si tratta di tre categorie che, ognuna a suo modo, esistono nella storia della nostra società, nel movimento delle masse del nostro paese. Le tre categorie sono la conclusione della nostra analisi del terreno su cui si sviluppa oggi la lotta per la costruzione del partito comunista. Distinguere queste tre categorie una dall’altra e distinguere tutte e tre all’interno delle masse è indispensabile se vogliamo impostare con i piedi per terra la nostra lotta nell’attuale situazione per realizzare l’obiettivo di costruire il partito comunista

Si tratta di tre figure interne alle masse, che fanno parte del movimento delle masse (checché ognuna di esse pensi di se stessa), nascono dal movimento delle masse e sono alimentate e trasformate da esso. Tra esse e tra ognuna di esse e le masse esistono delle precise relazioni dialettiche (cioè di trasformazione e di determinazione reciproca). Più comprendiamo queste relazioni meglio possiamo dirigere un processo di cui comunque, lo vogliamo o no, siamo l’oggetto.

Comunisti e forze soggettive della rivoluzione socialista in generale devono trasformarsi fino a rendersi capaci, almeno fino a un certo punto, di “unirsi alla resistenza, difensiva e offensiva, delle masse popolari al procedere della crisi dell’attuale società, appoggiarla, promuoverla e far prevalere in essa la direzione della classe operaia trasformando così la resistenza alla crisi delle attuali formazioni economico-sociali in lotta per il socialismo”.

Quando questa trasformazione sarà arrivata a un certo punto, avremo creato le condizioni necessarie e costituiremo il partito comunista. Allora il legame di partito si baserà non sull’“avere solo divergenze minori”, ma sul comune ruolo che svolgeremo nel movimento delle masse. È questo il legame concreto che unisce i comunisti, benché la lotta tra le due linee continuamente si riproponga tra essi e li divida. L’unità dei comunisti è anzitutto l’unità con le masse. L’unità tra i comunisti, l’unità del partito nell’analisi, nella linea, ecc. l’unità dell’uno che si divide in due, è quindi un obiettivo che i comunisti dovranno sempre ricercare, quindi non è il punto di partenza. Il punto di partenza del loro costituirsi in partito è il loro comune ruolo nel movimento delle masse. La concezione di costituire il partito comunista unendo chi è d’accordo è una concezione metafisica, non tiene cioè conto del fatto che l’accordo di oggi si trasforma inevitabilmente nel disaccordo di domani e disaccordo di oggi si trasforma nell’accordo di domani: ciò che resta per tutta la fase della rivoluzione socialista e della transizione, ciò che unisce i comunisti è il ruolo che essi svolgono nel processo di trasformazione, è il loro ruolo verso le masse popolari. L’unità sulla linea è relativa. Il partito è unito perché è unito alle masse e svolge il ruolo di dirigere la loro attività di trasformazione della società capitalista in società comunista. Solo quelle tra le forze soggettive attuali che si trasformeranno fino a rendersi capaci di adempiere quel ruolo costituiranno il partito comunista. L’unica strada per costituire il partito è imparare ad adempiere quel ruolo e su questo unirsi. Questa è l’unica via al partito che l’analisi materialista dialettica dell’esperienza ci indica. Le forme del partito e la sua struttura saranno definite dalle forze soggettive stesse, non sulla base delle letture o delle preferenze o dell’esperienza di altri, ma sulla base di quanto l’adempimento di quel ruolo detterà.(1) Così è sempre stato nella storia del movimento comunista: nessun partito comunista vincente ha mai copiato le sue forme e le sue strutture da altri. Alcuni compagni chiedono di di scutere oggi queste forme e strutture, tra individui e organismi che non hanno ancora assunto quel ruolo nel movimento delle masse. Ciò equivale a chiedere di discutere sulle opinioni, letture, conoscenze e inclinazioni di ognuno di noi. Cioè di accettare di collocarci su un terreno inevitabilmente soggettivista e quindi inconcludente.

Noi siamo convinti di essere sulla strada giusta per costruire il partito comunista chiedendo a questi compagni di impegnarsi ad assolvere nel movimento delle masse il ruolo che abbiamo sopra indicato e di unirci nel fare il bilancio dell’esperienza che ne deriva.

 

Nota

1. Questo non vuol dire che l'esperienza degli altri non serve a nulla e non ha alcuna importanza. Anzi essa ha un ruolo fondamentale per aiutare a elaborare meglio e con meno errori la nostra esperienza. Ma in definitiva quello in base a cui decidiamo deve essere il bilancio della nostra esperienza.