Per un’inchiesta collettiva sulle modificazioni nel processo di produzione delle condizioni materiali dell’esistenza - Rapporti Sociali n. 5/6,  gennaio 1990

Per un’inchiesta collettiva sulle modificazioni nel processo di produzione delle condizioni materiali dell’esistenza.

Rapporti Sociali n. 5/6,  gennaio 1990 (versione Open Office / versione MSWord )

 

1. I comunisti hanno bisogno di comprendere il movimento reale delle cose

 

I comunisti hanno bisogno di comprendere il movimento delle cose per elaborare il loro programma che è il programma rivoluzionario del proletariato. I comunisti non sono una setta che vuole realizzare una nuova società secondo un progetto di sua invenzione. Sono l’avanguardia del movimento in atto di trasformazione dello stato presente delle cose, la sua parte consapevole e organizzata. I comunisti non inventano le trasformazioni da attuare, né le deducono dai loro desideri, bisogni e immaginazioni; essi scoprono le trasformazioni di cui la società attuale è gravida e se ne fanno promotori consapevoli.

Il programma dei comunisti è il sistema organico delle trasformazioni cui la realtà materiale spinge l’attuale società. I comunisti raccolgono ciò che nella realtà materiale urge (e quindi in modo ancora confuso e disorganico vive nella coscienza del proletariato), lo elaborano, lo organizzano sistematicamente e lo restituiscono al proletariato come programma.

 

I comunisti hanno bisogno di comprendere il movimento reale delle cose per scoprire le forze, le risorse, i fattori di successo del movimento rivoluzionario. Le forze e le risorse del movimento rivoluzionario stanno nella realtà stessa. È il movimento reale delle cose che crea e mette in campo ogni giorno e in ogni settore i fattori di vittoria della trasformazione della società. Le tendenze oggettive in atto creano coscienza e sentimenti tra le masse e contribuiscono a determinare i loro stati d’animo, la loro volontà e la loro azione più potentemente, diffusamente e permanentemente di ogni persuasore occulto o palese che la classe dominante possa mettere in campo. Il movimento reale delle cose contrappone continuamente le masse alla classe dominante. Il movimento reale delle cose impantana giorno dopo giorno la classe dominante in contraddizioni che la costringono a reazioni suicide. Chiunque vuole orientarsi ed orientare, deve andare a vedere i movimenti reali, far emergere i fatti e le tendenze, fare delle tendenze oggettive i propri alleati principali, i propri propagandisti principali, le proprie forze.

 

L’indifferenza ancora diffusa nel movimento rivoluzionario del nostro paese verso la comprensione del movimento oggettivo in alcuni casi deriva dalla convinzione che la borghesia è onnipotente e il proletariato è impotente, che la realtà delle cose è per la borghesia e contro il proletariato. Deriva insomma dalla sfiducia nella vittoria della causa del comunismo, sfiducia che è il terreno di coltura dei liquidatori.

In altri casi è l’effetto della convinzione che la trasformazione della società sia l’effetto della coscienza rivoluzionaria dei comunisti, che sia principalmente un effetto della loro azione, che avvenga secondo i loro intendimenti. Deriva insomma dal soggettivismo.

Il movimento della società è nel senso del superamento del capitalismo. I comunisti devono scoprire le tendenze oggettive e far leva su di esse Quindi ai comunisti è indispensabile analizzare la realtà, dato che “l’analisi è il presupposto necessario dell’esposizione genetica, della comprensione del processo reale di formazione nelle sue diverse fasi” (K. Marx, Storia delle dottrine economiche, vol. III).

 

2. La borghesia deve necessariamente elaborare un’immagine falsa del movimento delle cose attualmente in corso

 

Quanto più le forze produttive hanno assunto carattere sociale e sono quindi diventate antagoniste al capitale, quanto più il movimento oggettivo della società è orientato verso il superamento del rapporto di capitale, tanto meno la borghesia può comprendere il movimento reale della società. I suoi interessi generali come classe e gli interessi dei suoi singoli membri sono in contrasto con esso. Il suo modo di essere e il suo ruolo di classe dominante che deve ostacolare il corso delle cose, le impedisce di accettarlo per quello che è e di elaborare una conoscenza di esso e del suo carattere oggettivo e necessario. Non è questione dell’intelligenza dei singoli borghesi né della loro capacità di “fare i propri interessi” nei limiti in cui il movimento reale lo consente (che anzi in questo molti di essi sono maestri). La questione è l’antagonismo tra le tendenze oggettive e gli interessi della borghesia. Proprio nella misura in cui questa elabora una coscienza per la pratica, ossia una coscienza che dà fondamento teorico e generale alla sua azione di resistenza al movimento delle cose, la guida e la giustifica (la rende cioè “razionale”), essa deve per forza elaborare una coscienza non conforme al movimento reale delle cose e alle sue ragioni, ma una falsa coscienza di essi. Dato che le sue azioni sono in contrasto con le cose, la sua coscienza non può essere conforme ad esse; la borghesia deve al contrario elaborare una coscienza deformata di esse. È ad esempio tipico che la borghesia deve far derivare il movimento delle masse dall’esistenza del “comunisti cattivi” che essa reprime, mentre in realtà è il movimento delle masse che genera i comunisti.

 

3. La cultura della classe dominante è sempre meno scienza del movimento delle cose e sempre più strumento per distogliere gli uomini dal comunismo

 

Da quando è mutato il ruolo della borghesia nella società (dall’inizio della fase imperialistica del capitalismo), la sua cultura e in generale la sua attività di pensiero hanno cessato di avere come oggetto la comprensione del movimento delle cose e si sono trasformate principalmente in mezzo di governo degli uomini.

La cultura della classe dominante non dice come le cose stanno andando, ma come la classe dominante ha bisogno che vadano. Essa è frammentaria, ossia rifugge dalla ricerca delle cause delle cose e delle connessioni tra esse. Quando è sistematica, diventa prescrizione morale, teologica descrizione dell’inconoscibile, psicologia che metafisicamente prescinde dal fondamento oggettivo dei moti psicologici. L’intossicazione delle menti e delle coscienze, la promozione tra le masse di stati d’animo di delusione, di rassegnazione e di evasione sono diventati per la borghesia un’importante arma di conservazione: la borghesia ne ha creato ed elaborato gli strumenti, li perfeziona e li usa largamente.

 

4. La sovrastruttura culturale borghese non è uno strumento di conoscenza e di informazione; essa è uno strumento della controrivoluzione preventiva

 

Il movimento reale delle cose si traduce capillarmente ed “astutamente” in stimoli atti a determinare le masse ad azioni conformi alle sue tendenze. La sovrastruttura culturale della società borghese ha principalmente il compito di subissarci di stimoli atti a distoglierci dal movimento di trasformazione delle cose, dal comunismo; sforzo della classe dominante è teso ad elaborarla, selezionarla ed adeguarla a quel ruolo. Questa sovrastruttura ci dà le informazioni (vere, inventate o una via di mezzo) che qualcuno reputa utili per distoglierci dal comunismo. Essa costruisce e diffonde un’immagine del mondo funzionale a intralciare il cammino delle masse verso il comunismo, che a sua volta diventa un’ulteriore causa di errore anche per la stessa classe dominante (gli hitleriani ad esempio invasero l’Unione Sovietica convinti di poter contare sulla sollevazione popolare contro i comunisti; lo stesso accadde a Kennedy e ai suoi soci a Cuba alla Baia dei Porci).

  

Non ci interessa qui mettere in luce gli svariati percorsi molecolari, a volte contorti e contraddittori, attraverso cui l’interesse generale della classe dominante si traduce in stimoli ed azioni dei suoi membri e degli esponenti della sovrastruttura culturale del società.

Il fatto è che lo stato attuale dei mezzi di ricerca e di comunicazione delle socieetà imperialiste è il risultato della combinazione degli effetti

- del rifuggire della borghesia dalla indagine scientifica dei processi reali della società;

- degli interessi costituiti dei suoi membri che tengono celati alcuni fatti e diffondono ad arte notizie su altri (segreto industriale, bancario, commerciale, ecc., la selezione dell’informazione mirata ad ottenere effetti favorevoli in campo economico e politico, la “politica dello spettacolo” offerta dalla borghesia alle masse e le esigenze “di immagine” che ne derivano quando questa diventa strumento di lotta tra gruppi contrapposti della classe dominante, ecc.);

- degli interessi costituiti di individui e gruppi che diffondono informazioni false (la guerra psicologica, la propaganda di Stato, le campagne scandalistiche dei gruppi di pressione, ecc.);

- del carrierismo, della fame di denaro e dell’ignoranza degli addetti ai mezzi di comunicazione, conseguenze necessarie del processo che li seleziona.

I censimenti, le statistiche e le inchieste pubbliche, nonostante la loro apparente oggettività, sono largamente manipolati da quando sono diventati mezzi per valutare i risultati della politica economica e più in generale ingredienti della “politica spettacolo” che la borghesia presenta al popolo a paravento della reale attività politica. A ognuno dei milioni di individui a cui le cose vanno male viene contrapposto infatti il dato “oggettivo” che agli “altri”, alla “maggioranza” e “in generale” le cose vanno bene. A ciò che vede, viene contrapposto il “dato oggettivo” che “la realtà” è diversa. E anche questo “fa brodo”. L’apparenza di oggettività di censimenti, statistiche e inchieste pubbliche li rendono anzi strumenti più preziosi di manipolazione.

 

Oltre alle operazioni di manipolazione, il loro ruolo di strumenti di conoscenza del reale è compromesso dalle categorie usate. Censimenti, statistiche e inchieste pubbliche riuniscono dati quantitativi su alcune grandezze, che corrispondono alle categorie dell’economia politica borghese e dell’immagine della società elaborata dalla borghesia.

Queste categorie non corrispondono affatto alle componenti del movimento reale, bensì alle componenti dell’immaginario borghese. Infatti il mondo non va come i borghesi credono, l’andamento del mondo è inspiegabile per i borghesi. Le suddivisioni che essi fanno non sono quelle reali. Basta considerare ad esempio la confusione corrente nella cultura borghese tra contenuto e forma del processo produttivo.

Categorie merceologiche (agricoltura, industria, servizi, ecc.), giuridiche, contrattuali, abitudinarie e formali sono mischiate nei censimenti, nelle statistiche e nelle inchieste pubbliche alla rinfusa a comporre aggregati, molti dei quali hanno scarso o nessun senso pratico. È come dividere il mondo in cose rotonde, quadrate, ecc. e pretendere di ricostruire il movimento e le relazioni del mondo come relazioni e contraddizioni tra quelle forme geometriche! In conclusione i prodotti della sovrastruttura culturale borghese possono servire alla comprensione del movimento reale delle cose solo in misura molto ristretta, a condizione di avere strumenti di valutazione critica di essi e usandoli come elementi complementari alla conoscenza elaborata dal movimento stesso sulla base della socializzazione delle esperienze e dell’elaborazione delle esperienze-tipo.

 

5. L’inchiesta per esperienze-tipo sulle trasformazioni nel processo di produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza

 

 L’attuale disgregazione delle forze rivoluzionarie si manifesta anche nella rarità di momenti che permettono la socializzazione delle esperienze, il mettere assieme le esperienze che un compagno vive in un posto con quelle di altri, per comporre nell’insieme il quadro del movimento della società. Oggi sono rari gli strumenti che permettono di mettere assieme quello che vede il compagno di Taranto con quello che vede quello di Torino, Porto Marghera, Milano ecc. ecc.: i convegni, le assemblee, i giornali, ecc. Ognuno conosce il suo pezzo e spesso non riesce a collocarlo nel generale, a capirne il ruolo nel complessivo movimento della società. I tentativi di rispondere all’esigenza di avere una visione complessiva basandosi principalmente sui mezzi di comunicazione borghesi, sono votati al fallimento, quando non diventano addirittura controproducenti: non mancano casi di compagni intenti ad elaborare teorie sulla base di notizie fasulle pubblicate con molta serietà.

Come mezzo per far fronte, nella situazione attuale, all’esigenza di comprensione del movimento reale delle cose proponiamo ai nostri lettori di partecipare ad una inchiesta collettiva sulle modificazioni intervenute dal 1970 a oggi (o in un periodo più breve) nella produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza. Chiediamo a ogni nostro lettore di stendere in rapporto relativo alla situazione concrea che egli conosce o sulla quale può condurre personalmente un’inchiesta (non quindi su quello che giornali o riviste hanno scritto che succede a Parigi o a Pomigliano d’Arco).

La situazione presa ad oggetto di indagine deve essere più vasta possibile, ma non tanto da portare a riunire dati generici e confusi: può essere un’impresa, un reparto, un paese, un quartiere, un caseggiato, un gruppo individuato da altri elementi.

 

L’inchiesta mira ad elaborare il quadro generale del movimento in corso componendo tra loro le esperienze-tipo ed elaborando i dati empirici così raccolti in teoria generale del processo reale.

Noi raccoglieremo quindi questi rapporti, li utilizzeremo per l’analisi del movimento economico e politico della società cui Rapporti Sociali è dedicato, li metteremo a disposizione dei compagni interessati, alcuni li pubblicheremo.

 

6. Il rapporto sull’esperienza-tipo

 

Cosa deve contenere un rapporto?

L’Italia è un paese economicamente molto vario. In generale la società borghese presenta una varietà di rapporti economici, nell’ambito del rapporto dirigente che è quello del capitale finanziario. Cercare di ridurre tutti i rapporti economici a quello dirigente porta all’impossibilità di cogliere la specificità di ognuno e quindi a dire banalità prive di senso e all’impossibilità di cogliere la dialettica tra essi che è una parte considerevole della dialettica sociale.

L’analisi deve cogliere la varietà degli elementi del quadro per poterne poi scoprire l’unità. Quindi ogni compagno che conduce l’inchiesta deve in buona misura trarre categorie dalla realtà su cui fa indagine, anziché cercare di coartare questa realtà in vestiti (categorie) che non le si adattano.

Dobbiamo perciò limitarci qui a dare alcune indicazioni generiche su cosa andare a vedere e quantificare. Criteri più concreti potranno eventualmente essere elaborati anche con dibattito tra la redazione di Rapporti Sociali e chi conduce l’inchiesta.

Crediamo che molti scritti pubblicati in Rapporti Sociali possano essere utili, in particolare lo scritto Analisi delle classi (Rapporti Sociali n. 3).

Di certo bisogna porre particolare cura a distinguere la forma del processo produttivo (il rapporto tra uomini nell’ambito del quale essi producono), dal contenuto del processo produttivo (l’attività lavorativa, i mezzi e le strutture di cui si avvale, le forze produttive, le modalità operative). Solo distinguendo forma e contenuto si può comprendere la reciproca dialettica che è la base di tutta la dialettica della società.

 Alla distinzione forma/contenuto che è alla base del movimento della società, le inchieste borghesi sostituiscono generalmente la distinzione in settori merceologici, secondo i diversi oggetti (valori d’uso) prodotti dall’attività lavorativa: derrate agricole, minerali, manufatti, servizi, ecc.

In un’inchiesta utile ai nostri fini bisogna evitare di nascondere la dialettica forma/contenuto sotto le distinzioni merceologiche (peraltro rilevanti ad altri fini): un prodotto dell’attività lavorativa è o non è una merce, incarna o non incarna plusvalore a causa del rapporto sociale in cui è prodotto, sia che si tratti di un panino o di un sospiro, che sia una “cosa” o un “servizio”.

 

Le cose da andare a vedere, su cui fermare l’attenzione e da quantificare, nei casi più comuni oggetto dell’inchiesta crediamo siano a grandi linee quelli indicati nel riquadro.

 

 

Riquadro ****

 

1. Forma del processo produttivo

- lavoro per l’autoconsumo (del lavoratore e dei familiari)

 

- lavoro autonomo produttore di merci

- precario, come rimedio alla disoccupazione,

- vero e proprio (professionisti, artigiani, commercianti, ecc.), con impiego solo di attività lavorativa o anche di rilevanti mezzi di produzione, con impiego solo della capacità lavorativa propria e dei familiari o anche di capacità lavorativa altrui.

 

- cooperazione

 

- lavoro dipendente, da distinguere

 

a) secondo la natura del compratore della capacità lavorativa:

- impresa capitalistica (in essa l’aspetto principale è la produzione di merci per produrre plusvalore),

- impresa familiare/artigiana (in essa l’aspetto principale è la produzione di merci per produrre il proprio reddito – corrisponde al lavoro autonomo del proprietario),

- pubblica amministrazione (quale?),

- famiglie (persone assunte per svolgere servizi domestici e affini, che corrispondono, per chi le assume, a consumo di reddito),

- altri enti non economici (non hanno lo scopo principale di produrre merci: enti culturali, assistenziali, ecc.).

 

b) secondo il contratto di lavoro

- contratto regolare collettivo a tempo indeterminato, a tempo determinato (tipo, rinnovato o no),

- in nero occasionale (precario),

- in nero con rapporto di fatto stabile.

 

In questa parte dell’inchiesta riguardante la forma del processo produttivo occorre:

- tenere d’occhio e quantificare il ruolo di categorie particolari di lavoratori (giovani, donne, invalidi, immigrati dal Terzo Mondo, altri immigrati);

- cercare di capire il tipo effettivo di rapporto che a volte è camuffato dalla scelta del contratto fiscalmente più conveniente (ad esempio: “collaboratore domestico” apparentemente fatto passare per un autonomo venditore di “servizi domestici”);

- mettere in luce le “nuove imprenditorialità” indicando i rapporti di lavoro che creano, i settori in cui si sono sviluppate, i contributi e le agevolazioni di cui hanno usufruito.

 

2. Contenuto del processo produttivo

a) variazioni nel tipo di merci (beni o servizi) prodotti e venduti, con attenzione all’introduzione di nuovi prodotti (in particolare nel campo dei servizi, alcuni del tutto nuovi, altri scorporati dall’attività di imprese produttrici di altre merci, dall’attività della Pubblica Amministrazione e dall’attività familiare);

 

b) innovazioni nel processo produttivo:

- nei macchinari,

- nell’organizzazione del lavoro (ritmi, parcellizzazione, accorpamento delle mansioni, ecc.),

- nella distribuzione dell’attività lavorativa tra reparti e tra unità produttive, nel ruolo ed estensione dell’appalto, nella definizione di centri di spesa e di centri di profitto, ecc.,

- nell’informatizzazione del processo lavorativo,

 - nelle condizioni di lavoro (igiene, sicurezza, distribuzione dell’orario di lavoro, saturazione dell’orario, straordinario, ecc.);

 

c) variazioni nella capacità lavorativa impiegata

- titolo di studio ed esperienza precedente richiesta per lo svolgimento delle singole mansioni,

- durata del periodo di addestramento effettivo per le singole mansioni.

 

In questa parte dell’inchiesta relativa al contenuto del processo produttivo, occorre tenere d’occhio il fatto che una delle più macroscopiche espressioni del limite posto dal capitale allo sviluppo delle forze produttive sta nel fatto che una gran parte di attività lavorative continua ad essere svolta con mezzi, con sistemi e in condizioni antiquati e che una gran massa di forze produttive (sia capacità lavorativa che mezzi di produzione) sono lasciati inoperosi.

 

3. Disoccupazione

a) ex-occupati

- motivo della disoccupazione (licenziamento individuale, chiusura dell’impresa, dimissioni spontanee o “agevolate”, ecc.),

- durata della disoccupazione,

- fonti di sussistenza (reddito).

b) in cerca di prima occupazione

- fonti di sussistenza.

c) cassaintegrati

- tipo, motivo, durata, redditi complementari.

d) prepensionati

- motivo.

Quantificare per tutti i casi le categorie particolari (v. punto 1).

 

4. Scolarizzazione

- frequenza delle scuole superiori, professionali, università,

- rapporto della scuola con la prima occupazione,

- completamento del corso di scuola incominciato,

- scuola-lavoro.

 

5. Redditi

- evoluzione quantitativa, fonte, più lavori, cumulo familiare.

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