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Attività  del governo M5S-Lega
(schede tematiche)  


Approfondimenti all’edizione 2 della scheda “Reddito di Cittadinanza ” Legge 28 marzo 2019 n. 26

Aggiornamento 8 aprile 2019

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1. Iter parlamentare

Il Decreto Legge “Reddito di cittadinanza e Quota 100”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 gennaio 2019, nei mesi di febbraio e marzo è stato esaminato dal Senato (assegnato alla 11° Commissione Lavoro Pubblico e Privato, Previdenza Sociale, con parere delle altre commissioni), dalla Camera (assegnato alla XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato, XII Affari Sociali con parere delle altre commissioni) ed è stato approvato dal Senato il 27 marzo (con 150 sì, 107 no e 7 astenuti), entrando pienamente in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 29 marzo (G.U. n.75, pagg. 64-97).

L’approvazione è avvenuta solo due giorni prima della scadenza del tempo a disposizione per questa tipologia di decreti. I Decreti del Consiglio dei Ministri (o Decreti Legge), che fanno leva “sull’urgenza” del provvedimento, seguono un iter particolare: entrano in vigore subito ma entro 60 giorni Camera e Senato devono approvarli con eventuali emendamenti, pena il decadimento. Il decreto definitivo raccoglie quanto emerso dall’esame parlamentare e dal confronto/scontro con le parti sociali (enti locali, sindacati, imprese, terzo settore, ecc.), in particolare su alcuni temi che sono stati al centro del dibattito politico di questi due mesi.

Al Decreto Legge sono collegati altri decreti, da approvare al più tardi entro 6 mesi, che riguardano in particolare l’organizzazione/ riorganizzazione dei vari enti ed istituti pubblici coinvolti.

Per gestire l’attuazione del Decreto è stata costituita una “cabina di regia” composta dal Ministero del Lavoro (che si occupa del monitoraggio complessivo dell’attuazione della misura), da un rappresentante dell’ANPAL, da un rappresentante dell’INPS e dai responsabili per le politiche del lavoro delle 21 giunte regionali e delle provincie autonome (Trento e Bolzano).

Per la gestione dei patti per il lavoro e dei patti per l’inclusione sociale , il Ministero del Lavoro, con un decreto da adottare entro 60 giorni, istituisce il Sistema Informativo del Rdc, in cui operano due piattaforme digitali dedicate al Rdc:

- una presso l’ANPAL, per il coordinamento dei Centri per l’Impiego (CpI);

- una presso il Ministero del Lavoro per il coordinamento dei comuni.

In sostanza il Rdc e la Pensione di Cittadinanza riguarderanno i quasi 5 milioni di poveri che già l’ISTAT classifica come tali (circa 1 milione e 700mila nuclei famigliari), per i quali il governo ha stanziato risorse finanziarie pari a 5.906,8 milioni di euro per il 2019, 7.166,9 nel 2020, 7.391 nel 2021, 7.245,9 dal 2022.


Il Rapporto ISTAT 2017 su “la povertà in Italia” ha classificato come poveri circa 1 milione e 700mila nuclei famigliari. Quanto stimato dall’ISTAT è frutto delle inchieste a campione svolte dall’istituto sulle spese per consumi delle famiglie e la possibilità di soddisfare i bisogni essenziali(1. alimentazione adeguata; 2. disponibilità di una abitazione adeguata alla dimensione del nucleo familiare, riscaldata e dotata dei principali servizi, beni durevoli e accessori; 3. minimo necessario per mantenersi in buona salute, istruirsi, vestirsi, ecc.).

Per povertà assoluta, l’ISTAT intende l’incapacità di acquisire beni e servizi necessari ad uno standard di vita accettabile nel contesto di appartenenza.

Per povertà relativa, l’ISTAT intende le difficoltà economiche ad acquisire beni e servizi necessari ad uno standard di vita accettabile nel contesto di appartenenza.

Quanto alla distribuzione della povertà nel nostro paese, il rapporto ISTAT segnala che rispetto al 2016, 1. l’incidenza della povertà assoluta aumenta soprattutto nel Mezzogiorno; 2. c’è un peggioramento nei comuni Centro di Area Metropolitana e nei comuni più piccoli fino a 50.000 abitanti; 3. la povertà è in aumento anche nei centri e nelle periferie delle aree metropolitane del Nord.

A testimonianza del ruolo centrale del lavoro, la povertà assoluta è diminuita tra gli occupati (sia dipendenti che indipendenti) ed è aumentata tra i non occupati; inoltre, nelle famiglie che fanno capo a operai, l’incidenza della povertà è più del doppio rispetto alle famiglie che fanno capo a persone “ritirate dal lavoro” (la figura del ritirato dal lavoro non coincide necessariamente con quella del pensionato in quanto, non sempre, il ritirato dal lavoro gode di una pensione; in questa categoria, oltre ai pensionati, rientra chi ha cessato un’attività lavorativa per raggiunti limiti di età, invalidità o altra causa).

Anche la povertà relativa (calcolata sulla spesa pro-capite nel nucleo familiare) cresce rispetto al 2016 e nel 2017 riguarda 3milioni e 171mila famiglie residenti (cioè 9 milioni di individui). Anche in questo caso, la sua incidenza è elevata per le famiglie in cui ci sono operai e quelle in cui ci sono disoccupati.

I dati sulla povertà, che sono una manna dal cielo per Bergoglio e la sua corte di preti e associazioni di carità e beneficenza, sono per noi una “lente” di osservazione, utile per valutare le ricadute pratiche di alcune misure (quanto trasformano la realtà), perché questi dati sono connessi strettamente alla creazione di posti di lavoro e quindi alle iniziative che il governo prende in questa direzione e che le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari (OO-OP) riescono ad imporre ( vedere il capitolo 5 della Scheda n.1 )


2. Stato dell’attuazione

Per l’accordo tra INPS e Caf, il governo ha incrementato di 15 milioni le risorse disponibili per il loro compenso.


3. Enti locali e loro richieste in fase di dibattito parlamentare

In questa parte si indicano più dettagliatamente le richieste degli enti locali al governo in fase di dibattito parlamentare.


3.1 Regioni (proposte di revisione avanzate dalla Conferenza delle Regioni)

I punti centrali dello scontro tra governo e regioni a proposito del Rdc sono stati il ruolo dei navigator e il potenziamento dei CpI (come dimostra anche il ricorso al TAR fatto dalla regione Toscana contro i navigator assunti da ANPAL). L’accordo raggiunto tra regioni e governo riguarda il “piano straordinario di potenziamento dei CpI”, che presenta variazioni rispetto alla prima versione del Decreto.

Il piano straordinario di potenziamento dei CpI avrà durata triennale e risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste dalla Legge di bilancio 2019 (160 milioni per il 2019; 250 milioni per il 2020; 50 milioni per il 2021). In questo piano saranno individuate le regioni che si avvarranno dell’ assistenza tecnica dei navigator nei CpI.

La Conferenza Unificata (che è composta dalla conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome e dalla conferenza Stato-città ed autonomie locali e p artecipa ai processi decisionali in cui la conferenza Stato-regioni e la conferenza Stato-città ed autonomie locali sono chiamate ad esprimersi su un medesimo oggetto), stabilirà la ripartizione tra le regioni delle risorse, che devono essere obbligatoriamente vincolate all’attuazione del Rdc.

Quanto ai n avigator, inizialmente il Decreto prevedeva l’assunzione di 10.000 navigator, di cui 6.000 assunti da ANPAL e 4.000 dalle regioni. Le regioni hanno ottenuto la riduzione del numero dei navigator assunti da ANPAL: da 6.000 diventano 3.000, con contratti di collaborazione a tempo determinato (si ipotizza per due anni) e un compenso di 30.000 euro l’anno .

Il resto dei 3.000 navigator e le relative risorse (per loro la spesa disponibile è di 90 milioni di euro), saranno invece ripartiti tra le regioni (che “potrebbero assumere” le 3.000 unità tramite concorso).

Cristina Grieco, assessore a Formazione, Lavoro e Istruzione della Regione Toscana (e coordinatrice della Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni), è stata una delle principali esponenti dello scontro con il governo contro i navigator assunti da ANPAL e sostiene che con quanto ottenuto dalle regioni, “ intanto” si potranno bandire concorsi regionali per 4.000 posti, che sommati ai 7.600 porteranno entro il 2021 assunzioni per 11.600 unità.

In sostanza il governo M5S-Lega ha ridotto i suoi poteri nella gestione del Rdc e sono cresciuti i poteri delle regioni, amministrate dalle Larghe Intese, contrarie al Rdc. Si apre quindi un ampio terreno di intervento delle OO e OP ( vedere il capitolo 5 della Scheda n.1 ).

Quanto ai Fondi per ANPAL: il piano straordinario di potenziamento dei Cpi prevede la spesa a favore dell’ANPAL (nel limite di 90 milioni di euro per l’anno 2019, di 130 milioni di euro per l’anno 2020 e di 50 milioni di euro per l’anno 2021) per consentire la selezione pubblica dei navigator.


3.2 Comuni (proposte di revisione avanzate dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani- ANCI)

I punti su cui si è concentrata l’ANCI sono:

Risorse finanziarie per i comuni: l’attivazione da parte dei comuni di progetti di pubblica utilità per tutti i beneficiari del Rdc (quasi 5 milioni di individui) deve essere adeguatamente sostenuta anche da un punto di vista finanziario per il successo della misura. I comuni non rientrano nella “cabina di regia” nemmeno a livello territoriale, ma i compiti loro affidati e gli oneri amministrativi che ne derivano risultano gravosi: infatti, pur non dovendo raccogliere le domande, devono prendere in carico i beneficiari del Rdc (patti per il lavoro e patti per l’inclusione sociale), attivare progetti personalizzati e inoltre, sono coinvolti nei controlli anagrafici, cosa che comporta un maggior carico di lavoro per l’amministrazione.

L’ANCI, nel dibattito parlamentare in Camera e Senato, ha richiesto i fondi per coprire il rafforzamento dei servizi sociali comunali e gli ulteriori oneri amministrativi ed organizzativi che la misura Rdc comporta (il governo si è impegnato a provvedere con successivi decreti).


Controlli anagrafici e requisito dei 10 anni di residenza: l’ANCI ha dichiarato “ I comuni stanno infatti già registrando un’affluenza difficilmente gestibile di cittadini presso gli Uffici Anagrafe, pertanto chiediamo risorse per la copertura dei costi di assunzione di impiegati a tempo determinato”. L’ANCI ritiene che i controlli anagrafici in capo ai comuni risultano eccessivamente onerosi: il requisito dei dieci anni di residenza, di cui gli ultimi due continuativi, richiede infatti tempi molto lunghi, l’impiego di molto personale e comporta grandi difficoltà di interlocuzione con gli uffici anagrafici di altri comuni in caso di spostamento di residenza. Per questo chiede che i comuni si occupino solo della verifica degli ultimi due anni continuativi e che si proceda con verifica a campione per i precedenti otto anni (il governo si è impegnato a provvedere con successivi decreti).


Patto per il Lavoro

L’ANCI chiedeva di eliminare dal Decreto il termine temporale dei 6 mesi per l’attivazione dei progetti per i beneficiari del Rdc poiché, pur non configurandosi come un “vero e proprio obbligo” per i comuni, la previsione di tali progetti crea legittime aspettative nel cittadino, la cui realizzazione tuttavia non risulta sostenibile in così breve tempo, per una platea così vasta e senza risorse finanziarie specifiche. Chiedeva di definire in un successivo atto (condiviso con le regioni e da approvare in Conferenza Unificata) le modalità, le procedure e i tempi di attuazione dei progetti utili alla collettività nell’ambito del Rdc.


Patto per l’Inclusione Sociale

L’ANCI chiede che si stabiliscano criteri condivisi dai CpI e dai servizi sociali dei comuni per la valutazione dei nuclei che presentano problemi di avvio al lavoro e necessitano dell’inclusione sociale e propone che ci si accordi nell’ambito della Conferenza Unificata (il governo si è impegnato a provvedere con successivi decreti).


R ichiesta di deroga ai divieti di assumere

L'attuazione del Rdc avrà un consistente impatto sulle attività degli uffici comunali. In particolare saranno coinvolti i servizi anagrafici e i servizi sociali, che dovranno essere potenziati sia per le attività di sportello che di ufficio.

Le attuali disposizioni di carattere finanziario volte al contenimento della spesa di personale rischiano in molti casi di impedire il potenziamento degli uffici, sia attraverso nuove assunzioni di personale a tempo determinato o indeterminato, sia attraverso il maggiore utilizzo di orario straordinario del personale in servizio.

Questa problematica è ancora più evidente nei comuni, presenti in gran parte nelle regioni che saranno maggiormente interessate dal Rdc, che hanno avviato procedure di riequilibrio finanziario pluriennale o che hanno dichiarato il dissesto, per i quale vigono misure di riduzione della spesa di personale più severe.

L’ANCI chiede che le spese aggiuntive che i comuni dovranno sostenere per l’attuazione del Rdc non siano soggette ai limiti di spesa vigenti, in particolare per le assunzione degli assistenti sociali con rapporto di lavoro a tempo determinato (questi infatti non incidono direttamente sui bilanci dei comuni). Quindi l’ANCI chiede di poter assumere nuovo personale.